1917, la recensione

1917 di Sam Mendes

6 aprile 1917, Nord della Francia. I caporali dell’8° battaglione Blake e Schofield sono incaricati dal Generale Erinmore di raggiungere il Colonnello Mackenzie del 2° Devon per consegnargli una lettera da cui dipendono le sorti di centinaia di soldati britannici. Armati di mappe, torce, pistole lanciarazzi, granate e solo pochi viveri, i due soldati devono attraversare la Terra di Nessuno in una corsa contro il tempo per salvare la vita a 1600 commilitoni diretti a un’imboscata nemica, tra i quali il fratello maggiore di Blake, tenete proprio del 2° Devon.

La Grande Guerra è spesso una seconda scelta per il cinema, sovente affascinato dall’ineluttabile scissione Bene/Male a cui si è sempre prestata la Seconda Guerra Mondiale. Invece i fatti del 1914-18 sono cinematograficamente meno attraenti, scarsamente propensi alla spettacolarizzazione, adagiati sull’attesa, sulla staticità delle trincee, sulla scarsa mobilità degli eserciti legati a un’ottica di difesa invece che di attacco. All’Ovest niente di nuovo (1930), Le vie della gloria (1936), La grande illusione (1937), Orizzonti di gloria (1957), La grande guerra (1959), La caduta delle aquile (1966), Gli anni spezzati (1981), War Horse (2011)… una manciata di titoli, forse i più rappresentativi per raccontare questo conflitto, che ci dicono come il Cinema abbia sempre riposto “meno” fiducia in quell’arco bellico.

1917 di Sam Mendes

Questo è solo uno dei motivi per cui Sam Mendes ha fondamentalmente intrapreso una sfida realizzando 1917: non la Seconda Guerra Mondiale, non il Vietnam, neanche il più vicino conflitto in Medio Oriente (tra l’altro già affrontato dal regista nel sottovalutato Jarhead), ma la Prima Guerra Mondiale. Per di più vissuta (quasi) in tempo reale, con un unico gigantesco (ma finto) piano sequenza. Con volti noti dello star system britannico (Colin Firth, Andrew Scott, Mark Strong, Benedict Cumberbatch, Richard Madden) in scena solo per pochi minuti ciascuno. Un’impresa folle, mastodontica, uno di quei progetti rischiosi che o si centrano senza riserve o si falliscono clamorosamente. Sam Mendes quel centro l’ha fatto, ha realizzato un film bellissimo, intenso, importante, una pietra miliare nel genere bellico.

In molti hanno salutato 1917 come il miglior film di guerra dai tempi di Salvate il soldato Ryan e non possiamo dar torto a chi si è affidato a claim tanto sensazionalistici perché Mendes, nel voler rischiare mettendo la tecnica davanti alla narrazione, ha dato al Cinema un film unico, riuscendo lì dove aveva inciampato Christopher Nolan con Dunkirk, ovvero unire alla perizia artistica anche un coinvolgimento emozionale incredibile e inarrestabile fino all’ultimo secondo.

1917 di Sam Mendes

Di base 1917 è un survival movie, elemento che potrebbe lasciare spiazzati quegli spettatori che forse si aspettano un approccio più classico al genere. Una lunghissima sequenza d’azione (che nel tempo del racconto si svolge in 24 ore ma nel tempo di visione in quasi 2 ore) che vede i due soldati protagonisti alle prese con tutte le difficoltà che una situazione come quella in cui sono coinvolti può riservare: trappole nascoste, agguati da cui sfuggire, ratti affamati da evitare, intemperie ed elementi naturali, nemici in ogni dove e poi il tempo che scorre implacabile come la miccia di un esplosivo che si consuma velocemente.

Mendes ci getta in una trincea dell’esercito britannico, tra il fango, la polvere e le pallottole; sembra quasi di sentire l’odore acre della polvere da sparo e il puzzo cancrenoso dei cadaveri. Pone lo spettatore nei panni del caporale William Schofield, interpretato da un impaurito/spaesato ma intensissimo George MacKay (Captain Fantastic), in una corsa irrefrenabile che ricorda molto da vicino la dinamica forsennata e immersiva di un videogame di ultima generazione. In questo costrutto che chiede allo spettatore una partecipazione emotiva e cerebrale gioca un ruolo fondamentale la scelta dell’unico piano sequenza, una scelta stilistica mirata ad accentuare ancor più l’idea del tempo come ostacolo più grande, dell’immedesimazione spettatoriale portata ai massimi livelli. Un piano sequenza gestito magistralmente con diversi stacchi di montaggio nascosti in astute soluzioni narrative e solo una volta dichiarato apertamente dall’occhio del protagonista che si chiude al buio per riaprirsi alla luce.

1917 di Sam Mendes

1917 è l’incontro perfetto tra cuore e cervello, emozione e tecnica impeccabile, in cui ogni elemento è perfettamente gestito per dar vita a un enorme affresco di sopravvivenza che tiene lo spettatore ancorato alla poltrona fino al climax finale, con il crescendo della musica composta da Thomas Newman ad accompagnare la corsa disperata del soldato verso l’obiettivo finale. Da pelle d’oca. Cinema totale e totalizzante.

Sam Mendes, che in questi anni ha dimostrato di essere un artista intelligente e dal curriculum vario, firma probabilmente il suo capolavoro, un film che sa sperimentare con la consapevolezza di intrattenere, la congiunzione naturale e perfetta tra uno sguardo autoriale e lo spettacolo per il grande pubblico. Non è un risultato semplice, soprattutto in un periodo storico in cui sembra vigere la regola della netta scissione tra blockbuster e piccolo cinema d’autore.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
Tecnicamente ineccepibile con un lavoro mostruoso di regia, suono, montaggio e musica.

Ritmo forsennato che coinvolge fino all’ultimo secondo.

Non si vedeva un film di guerra così movimentato e intenso da almeno una ventina d’anni.

Se vi aspettate un film bellico di impianto classico avete sbagliato sala.
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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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1917, la recensione, 9.0 out of 10 based on 1 rating

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