2 gran figli di…, la recensione

Per i produttori americani forse sarebbe il caso di sedersi un attimo davanti a un caffè bollente e riflettere sullo stato della commedia yankee: è evidente che prodotti che una decina/quindicina di anni fa sarebbero andati forte, oggi non possono funzionare allo stesso modo. E questa riflessione nasce in seguito all’esito negativo al botteghino di 2 gran figli di…, un’esperienza che in effetti positiva non è neanche per lo spettatore, che si ritrova a guardare per quasi due ore un film che sembra pensato e realizzato nel 2003 (data a caso), messo in magazzino, dimenticato li e ora distribuito senza neanche curarsi troppo di scansar via la patina di polvere.

Il traino principale per 2 gran figli di… è il duo di protagonisti, Ed Helms e Owen Wilson, il primo simbolo di uno degli ultimi baluardi della commedia a stelle e strisce davvero di successo, la trilogia di Una notte da leoni, il secondo incarnazione di quella commedia ormai impolverata a cui si aggrega tranquillamente il film di Lawrence Sher, direttore della fotografia proprio di Una notte da leoni e qui al suo esordio alla regia.

La storia? Pete e Kyle sono due fratelli gemelli (eterozigoti ai massimi livelli!), cresciuti da una madre single che negli anni ’70 amava la promiscuità sessuale. Al matrimonio della genitrice, i due fratelli scoprono che il loro padre non è morto come gli era stato fatto credere in tutti questi anni, ma è vivo e sperduto chissà dove negli Stati Uniti, visto che la stessa donna non è sicura della sua identità. Per questo motivo Pete si convince a un viaggio attraverso gli stati alla ricerca del genitore sconosciuto, basandosi su pochi indizi lasciatigli dalla mamma, e nella ricerca si unisce anche Kyle, che ha appena scoperto che presto sarà padre.

Sembra una trama già letta quella di 2 gran figli di…, letta e vista, che si adagia senza troppa verve su tutti i cliché del buddy movie e della commedia on the road.

Pete e Kyle, interpretati rispettivamente da Ed Helms e Owen Wilson, sono quanto di più diverso ci si potrebbe aspettare, non solo d’aspetto (ed è ironico che i due siano gemelli) ma soprattutto di personalità. Il primo è preciso, posato, riflessivo, spesso severo, e disilluso da una vita che forse è stata un po’ cattiva con lui soprattutto a causa di un matrimonio fallito e un pessimo rapporto con l’unico figlio, cresciuto dalla sua ex. Forse proprio per questo motivo per Pete è importante realizzare il rapporto con un padre mai conosciuto, per avere il coraggio di imbastire un rapporto ottimale con un figlio che quasi non sente suo. Di contro, Kyle è un uomo che vive alla giornata, senza pensieri, arricchito per caso grazie alla pubblicità sulla bottiglia della salsa BBQ che gli assicura di vivere di rendita. Kyle è un donnaiolo, irresponsabile, forse non così interessato a conoscere l’identità del genitore, ma ora che sta per diventarlo anche lui, l’idea di conoscere il padre lo stuzzica.

Questo male assortito duo, che inevitabilmente non fa altro che battibeccare tutto il tempo abbandonandosi nel momento opportuno alla solidarietà e all’amore fraterno, come il canovaccio richiede, è protagonista di un film troppo lungo per quello che ha da raccontare e inaspettatamente parco di momenti divertenti. L’avventura on the road, infatti, gira attorno alla ricerca del vero genitore e sembra vivere più delle comparsate di volti celebri nei panni dei possibili padri piuttosto che su situazioni realmente comiche. J.K. Simmos, Christopher Walken, l’ex giocatore di football Terry Bradshaw, tutti impegnati in scene madri che compongono il film in maniera episodica trascinandolo verso un finale a sorpresa che fa a pugni con la logica. Alla fine, la cosa più divertente di un film che sceglie anche di metter da parte la volgarità per adottare una morale per famiglie non proprio in sintonia con la moderna commedia americana, è la scena del check-in all’hotel, dove c’è un concierge senza voce. Un raro momento di comicità in due ore fin troppo fiacche.

Originariamente il film doveva intitolarsi Bastards, scelta poi accantonata dal pericolo di non trovare una distribuzione su larga scala e adeguata promozione, diventando Father Figures. Da noi tradotto scioccamente 2 gran figli di… forse per fare il verso a 2 single a nozze, altra commedia con Owen Wilson che appartiene proprio al periodo d’oro di cui sopra. E tutto torna.

Robero Giacomelli

PRO CONTRO
  • Ed Helms e Owen Wilson sono due professionisti e potrebbero farti un film anche senza regista e senza sceneggiatura.
  • Troppo lungo e poco divertente, alla fine annoia.
  • Sembra essere stato pensato e realizzato 15 anni fa, risulta ormai fuori tendenza per poter piacere e guadagnare soldi.
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2 gran figli di..., la recensione, 5.0 out of 10 based on 1 rating
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    One Response to 2 gran figli di…, la recensione

    1. Fiona ha detto:

      Buonaaaa. Grazie

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