Monthly Archives: novembre 2016

Oceania: i filmakers e le voci italiane presentano il nuovo film Disney a Roma [Video]

Nella giornata di lunedì 28 novembre è stato presentato a Roma Oceania, il nuovo film d’animazione Disney che sarà nei cinema italiani dal 22 dicembre. A presenziare all’incontro con la stampa degli ospiti d’eccezione: i due registi Ron Clements e John Musker, autori storici in casa Disney in quanto artefici di classici come La sirenetta, Aladdin e Hercules, e la produttrice Osnat Shurer (Il figlio di Babbo Natale). A loro si sono uniti i doppiatori italiani del film, ovvero Angela Finocchiaro, Chiara Grispo, Rocco Hunt, Raphael Gualazzi e Sergio Sylvestre.

Vi mostriamo i  video della conferenza stampa.

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Rock Dog, la recensione

Ispirato a Tibetan Rock Dog, una graphic novel di Zheng Jun, Rock Dog è la storia di Bodi, un mastino tibetano che vive in un piccolissimo villaggio abitato per lo più da pecore, la cui stupidità è disarmante. L’arduo compito di proteggerle dal branco di lupi, scagnozzi non tanto svegli dell’ “extralarge” boss Linnux, è affidato a Khampa, padre di Bodi. L’addestramento del figlio, quale suo successore, non produce i frutti sperati, in quanto Bodi è più attratto dalla musica che dalle arti marziali. Sarà grazie all’ascolto di una  radiolina caduta dal cielo, come si trattasse di un segno divino, che Bodi deciderà di lasciare il villaggio per seguire il suo sogno verso Rock and Roll Park ed incontrare la famosissima rock star Angus Scattergood, gatto solitario ed inizialmente senza scrupoli. Nonostante l’atteggiamento contrariato del padre, Bodi intraprende il viaggio verso la realizzazione del suo sogno e la scoperta del fuoco interiore.

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Free State of Jones, la recensione

A meno d’un mese dall’arrivo del magico ricercatore di animali fantastici Scamander, un altro Newt fa capolino nelle sale cinematografiche nostrane (dopo un veloce passaggio all’ultimo Torino Film Festival) con Free State of Jones. Ad interpretarlo è il volto sporco e scavato di un Matthew McConaughey che sempre più ci sta abituando a serissimi ruoli drammatici facendo quasi evaporare un passato fatto di leggere commediole sentimentali e che qui indossa i panni di quello un eroe della Storia americana. Il suo Newt fa Knight di cognome e di fatto, data la naturale dedizione che per tutta la vita ha contraddistinto la sua instancabile lotta contro il profondo razzismo che permeava (e che ancora oggi è lontano dall’essere debellato) il luogo che lui chiamava casa.

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34 TFF. Safe Neighborhood

È Natale. Le strade sono coperte di neve e piccoli gruppetti di cantori intonano le musiche che accompagnano questo periodo dell’anno. Tutto il quartiere è avvolto nel magico abbraccio prefestivo.

Per Ashley sarà l’ultimo Natale in quel quartiere prima di trasferirsi a Pittsburgh. Tuttavia, invece che fare le valigie, decide di fare un’ultima volta la babysitter ai suoi vicini. Per il dodicenne Luke questa è l’ultima occasione per cercare di fare colpo su Ashley, di cinque anni più grande.

Lasciati soli, i due si organizzano come hanno fatto centinaia di serate prima di quella: pizza, un buon film horror e a letto presto. Ma questa non è una serata come tutte le altre! Ben presto i due si rendono conto di essere spiati da qualcuno, che eventualmente riesce ad entrare in casa. Ashley, con grande prestanza di spirito, cerca di far fronte alla pericolosa situazione mentre Luke non rinuncia a fare l’uomo di casa per proteggere la sua amata babysitter.

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Il più grande sogno, la recensione

La Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia ha da sempre rappresentato anche un territorio per nuove proposte ed esordienti che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero apportare una ventata di novità, idee fresche sia dal punto di vista narrativo che stilistico. Ma non sempre è così, purtroppo, e in alcuni casi il nuovo che avanza è ancora più vecchio di chi lo precedeva.

È questo il caso del giovane regista Michele Vannucci che con la sua opera prima, intitolata Il più grande sogno, propone un lavoro nel complesso mediocre, inconcludente e popolato da personaggi già visti e rivisti, protagonisti oltretutto di una storia debole e poco appassionante.

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Snowden, la recensione

Si sta sviluppando una tendenza al cinema che sembra non portare nulla di buono al macro-genere dei biopic, ovvero raccontare le vite di quei personaggi che hanno creato dibattito a livello di costume o cronaca ma che sono assolutamente inadeguati ad essere portati sul grande schermo. Si tratta di personaggi pubblici per scelta o per “errore” che hanno una vita ordinaria, noiosa – potremmo dire da spettatori – e particolarmente anti-cinematografica, su cui, però, si ostinano a far film. È successo due volte con Steve Jobs, una volta con Julian Assange e una volta con Mark Zuckerberg e forse proprio nel film di David Fincher possiamo trovare l’innesco della miccia. Ma se The Social Network aveva una costruzione narrativa avvincente e riusciva a trasformare una persona in un personaggio, andando quindi incontro alle esigenze cinematografiche, così come, tra i molti difetti, Steve Jobs di Danny Boyle aveva “stile”, tutto il resto è fuffa. Ed è proprio in quella amalgama che si inserisce l’ultimo film di Oliver Stone, Snowden, selezionato in concorso all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma e incentrato sulla figura “scomoda” di Edward Snowden.

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3 Generations – Una famiglia quasi perfetta, la recensione

Possiamo cambiare chi ci circonda mentre cerchiamo di cambiare noi stessi?
Ramona, spegnendo le candeline nel giorno del suo compleanno, esprime ogni anno lo stesso desiderio: diventare uomo, diventare Ray. Nel percorso di terapia ormonale sostitutiva, Ray sarà accompagnato da sua madre, Maggie, donna single di mezza età strettamente legata a sua madre, Dolly, e alla sua compagna (non solo metaforicamente, dato che vive ancora insieme a loro).
3 Generations-Una famiglia quasi perfetta, film in concorso nella sezione Alice nella città all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, rappresenta uno di quei rari e paradossali casi in cui l’adattamento del titolo non tradisce il film ma anzi, lo favorisce.

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34 TFF. Sensazionalismo televisivo: Christine e Kate Plays Christine

Ed ora, seguendo la politica di Channel 40 di offrirvi sempre le ultime notizie su fatti di sangue e massacri, con colori vivi, state per vedere un’altra esclusiva – un tentato suicidio.”

Quest’anno il Torino Film Festival ospita due film dedicati alla controversa e malinconica figura di Christine Chubbuck, la giornalista che si suicidò in diretta televisiva.

Come si può ben immaginare la storia è altamente drammatica e delicata ed entrambi i film cercano di mantenere una posizione ben delineata nei confronti dell’accaduto. Christine si pone come spettatore tacito della vicenda avvenuta nel ’74, raccontando gli ultimi mesi di vita della protagonista, cercando di mettere a fuoco quali possono essere state le ragioni dietro a un atto tanto disperato.

Kate Plays Christine, invece, è una sorta di documentario su Kate Lyn Sheil, scritturata per interpretare Christine in un biopic e viene seguita dal regista mentre cerca una connessione con il suo personaggio.

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Come diventare grandi nonostante i genitori, la recensione

Come diventare grandi nonostante i genitori è la nuova commedia diretta da Luca Lucini e prodotta da Walt Disney Italia, nelle sale dal 24 novembre.

Il momento nel quale viene indetto un concorso scolastico per gruppi musicali, coincide (sfortunatamente) con l’arrivo della nuova preside (Margherita Buy) al Melsher Institute, e qui Alex e i suoi amici vorrebbero partecipare al concorso. La preside, però, ostacola i ragazzi nel loro tentativo di partecipazione, pur non potendo comunque impedire che vi si iscrivano. E questo accade contro il parere di tutti, genitori inclusi, che vi si oppongono.

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Mechanic: Resurrection, la recensione

Quando ero piccolo, parenti poco avvezzi al concetto di saga letteraria erano soliti regalarmi libri cronologicamente a caso. Quindi, che so, ho iniziato Harry Potter dal terzo volume. La sensazione era sempre quanto meno estraniante trovarsi in un quella specie di media res non programmata. Ecco, soltanto a fine film ho realizzato che Mechanic: Resurrection, di Dennis Gansel, in uscita in Italia il 24 novembre, è il sequel di Professione Assassino, che non ho visto.

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