36TFF. Wildlife, la recensione

“Nessuno conosce il perché delle proprie azioni. Tutto è fatto nel vago perseguimento della felicità.”

Queste sono parole di Richard Ford, scrittore del romanzo Incendi, da cui il film Wildlife è tratto.

L’attore trentaquattrenne Paul Dano si cimenta nella sua prima opera da regista, mettendo in scena un lungometraggio che non solo convince, ma che rispetta appieno lo spirito del romanzo di Ford.

Ma una cosa per volta.

Wildlife gareggia in concorso alla 36esima edizione del Torino Film Festival.

La storia segue Joe, un ragazzo quattordicenne che vive nel Montana degli anni Sessanta assieme ai suoi genitori. Durante la torrida estate, il Midwest è devastato da frequenti incendi, e il padre di Joe, dopo aver perso il lavoro al golf club, decide di unirsi agli uomini che vengono spediti a domare le fiamme. Questa è la premessa da cui divampa il lento deteriorarsi della famiglia di Joe.

L’insicurezza economica, la confusione emotiva, tutto è portato sul grande schermo con una naturalezza che diviene quasi brutale, come nei migliori racconti di Carver.

Niente è esplicitato dai personaggi, in balia di loro stessi; e, quindi, a parlare sono i fatti, le azioni che appaiono spesso così illogiche, guidate dalla cieca illusione che per la felicità sia necessaria la sicurezza economica.

E qui Paul Dano fa del suo meglio, conducendo una regia che delinea bene l’immobilità sentimentale dei personaggi, con l’uso di campi medi e totali.

Wildlife è un eccezionale racconto di formazione nonché prima prova registica per un attore che già ci aveva conquistato con lungometraggi del calibro di Little Miss Sunshine, Il petroliere o, il meno conosciuto ma geniale, Swiss Army Man; e ora si rivela maturo per sviluppare sia la sceneggiatura, sia la ragia di un film così carico di significato. E sceglie anche attori ineccepibili: il dramma viene gestito alla perfezione da Jake Gyllenhaal e Carey Mulligan, per non parlare di Ed Oxembould, che interpreta un Joe in balia del vero fuoco del film. Infatti, l’incendio delle foreste del Montana non è l’unico ad ardere durante la pellicola: a spazzare via, in silenzio, la vita idilliaca che il ragazzo aveva vissuto sino ad allora è soprattutto quello emotivo.

Michele Cappetta

PRO CONTRO
  • Ottima recitazione.
  • Sceneggiatura cesellata.
  • Atmosfera perfetta.
  • Ennesimo film che racconta la classe media americana (anche se lo fa bene!).
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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