7 uomini a mollo, la recensione

Bertrand (Mathieu Almaric) è un padre di famiglia quarantenne, in crisi, disoccupato da due anni, che vive sul divano; Marcus (Benoît Poelvoorde) vende piscine in vetroresina in un posto dove le piscine proprio non le compra nessuno ed è sull’orlo del fallimento; Laurent (Guillaume Canet), nonostante sia il dirigente di un’azienda che funziona bene, è arrabbiato con l’umanità e sta affrontando grandi problemi familiari; Simon (Jean-Hugues Anglade) vorrebbe essere una rockstar, talento ne avrebbe anche ma vive solo in un camper; Thierry (Philippe Katerine) è un uomo rimasto bambino che lavora alla piscina municipale. A questi antieroi, semplicemente derelitti, si aggiungono Basil e Avanish interpretata da Alban Ivanov e Balashingam Tchamilchelvan. Per dare senso alle loro vite disastrate e disilluse, decidono di unire le forze in un’iniziativa tanto insolita quanto sensata: partecipare ai campionati mondiali di nuoto sincronizzato maschile in Norvegia!

Attenzione: anche le allenatrici non sono meno reiette. Due ex campionesse di sincronizzato di coppia, diventate nemiche dopo un incidente. Una sta sulla sedia a rotelle, incattivita dalla vita (Leila Bekhti), l’altra è un’alcolista (Virginie Efira). Marginali, complessati e sottostimati, sono loro i 7 uomini a mollo del titolo del film (Le Grand Bain in originale) di Gilles Lellouche, interpretati da un gruppo di attori che rappresentano, in pratica, la nazionale francese della recitazione, convocata da Lellouche, per raccontare la storia di un riscatto, in stile Full Monty, prendendo in giro i miti del successo e dimostrando che imprese impossibili non esistono.

Stiamo vivendo un periodo strano, la gente è sempre più smarrita, ripiegata su se stessa. Abbiamo perso il senso della collettività. Uno sport di gruppo – racconta il regista – obbliga a faticare insieme per un obiettivo comune, a sostenersi a vicenda. E il tepore dell’acqua protegge dal mondo esterno, invita a confidenze. In questa gara di individualismo nella quale siamo intrappolati nonostante la nostra volontà ci scordiamo cosa siano la collettività, la passione, l’apprezzamento e lo sforzo”.

7 uomini e mollo è una commedia generosa, divertente, intelligente e profonda, che parla di rinascita, riscatto sociale e vulnerabilità dell’esistenza, sfruttando quello che simbolicamente è l’elemento che incarna proprio il concetto di rinascita: l’acqua. Nell’acqua di una piscina comunale Lellouche filma corpi imperfetti, pance cadenti e volti segnati da rughe e dispiaceri. L’acqua si trasforma quasi in uno specchio spietato che riflette pregi e difetti di tutti i personaggi. La piscina è il luogo per nuotare in un ambiente nuovo e dimenticare la vita fuori. Negli spogliatoi il regista riprende confessioni, pianti, insoddisfazioni e umana solidarietà.

Il regista vuole sfidare l’immaginario collettivo: il nuoto sincronizzato non è mai associato agli uomini. Lellouche lavora sulla mascolinità, su ciò che rappresenta nella società contemporanea e, per far ciò, sfida le convenzioni della virilità. Gli attori, proprio come nel film, hanno fatto davvero un allenamento alla Rocky: “Ci alzavamo alle 4 di mattina e subito giù in acqua – racconta Guillaume Canet – concentratissimi, un impegno che non riesco a definire meglio che con la parola coraggio”.

La regia è regolata come un balletto o, se vogliamo, come un’esibizione di nuoto sincronizzato. Sebbene sia una commedia corale, i personaggi vengono identificati con rapidità e disinvoltura, utilizzando una sintesi narrativa interessante. Ogni personaggio ha il suo preciso spazio, la proprio vita ed esperienza.

7 uomini a mollo gode di un lato musicale importante, capace di giocare un ruolo di rilievo nell’esprimere la tristezza dei personaggi. Gli attori sono tutti appartenuti agli anni ’80 e quindi Jon Brion, che ha filmato il soundtrack, utilizza ad hoc brani revival come l’evergreen Easy Lover di Phil Collins, per l’emozionante finale!

Gilles Lellouche, dosando bene tutti i registri, mette in scena una commedia sociale, fotografia del mal di vivere al tempo della crisi, personale ed economica. Grazie ad un’ottima sceneggiatura che racconta come l’unico antidoto al senso di fallimento e profonda solitudine, che spesso sentiamo, siano solo l’amore e l’amicizia.

Nonostante una regia a grana grossa, una struttura farraginosa e qualche passaggio confuso di sceneggiatura il film vince grazie all’elegante lavoro formale del regista, alla fotografia ricercata, alle inquadrature, a certi movimenti di macchina e al montaggio.

Dal 20 dicembre in sala, in Italia, distribuito da Eagle Pictures.

Ilaria Berlingeri

PRO CONTRO
  • Commedia intelligente e attuale.
  • Il cast: nazionale francese di recitazione!
  • Sceneggiatura a tratti farraginosa.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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