After Life: ritornare alla vita

L’8 marzo è uscita su Netflix la nuova serie di Ricky Gervais, After life. Era un po’ che non vedevamo Gervais occuparsi di un progetto originale (senza contare lo stand-up comedy) e After life è sicuramente qualcosa che si distanzia molto dalla comicità destabilizzante di The Office o di Derek.

La storia parla di Tony (interpretato da Gervais), uomo di mezza età rimasto vedovo dopo la lunga lotta della moglie contro un tumore al seno. È proprio lei (Kerry Godliman) che aprirà ogni puntata attraverso il video di addio che ha lasciato al marito, per motivarlo, aiutarlo e cercare di farlo alzare dal letto. Perché, proprio come la moglie si aspettava, la sua dipartita getta Tony in un terribile stato di depressione. Il cognato (Tom Basden) e i colleghi di lavoro saranno sempre pronti ad aiutarlo per quanto possibile ma Tony sembra voler rendere la vita impossibile a tutti: avendo accarezzato l’idea del suicidio, l’uomo decide che l’unico modo che ha ora per andare avanti è di fregarsene degli altri e fare solo quello che gli va di fare, e se così non fosse… potrebbe sempre togliersi la vita.

Iniziano così una serie di disavventure che vedono Tony come uno scorbutico dispensatore di scomode quanto maleducate verità, ma per quanto cercherà di respingere tutti ci sarà sempre qualcuno capace di toccare in lui un sentimento che credeva di aver perso per sempre. Prima fra tutti la sua adorata cagnolina, che diventerà la vera chiave di volta per la risoluzione del conflitto di Tony: è infatti per lei che inizialmente decide di non suicidarsi, per potersene occupare.

Poi arriveranno altre persone che come lui hanno perso un compagno (tra cui la straordinaria Penelope Wilton) e Tony potrà vedere in prima persona cosa significhi superare o lasciarsi schiacciare dallo sconforto. E ancora tanti altri che invece, malgrado la sua misantropia, riusciranno a mostrargli ciò che di buono si nasconde nelle persone.

After life sembrerebbe una serie costruita sul cinismo, sull’insofferenza verso i difetti altrui (caratteristiche di cui spesso lo stesso Gervais si fa vanto) ed è anche stata venduta con questo approccio alla dark comedy e al politicamente scorretto. Ma fin dalle prime puntate capiamo subito che è probabilmente completamente l’opposto: e anche se la parte “scorretta” è dannatamente divertente, sono i suoi momenti delicati e inaspettatamente commoventi che ci conquisteranno.

After life è un’ode alla vita, all’amicizia, a tutto ciò che c’è di buono nelle persone. È composta da sole sei puntate da mezz’ora e viene naturale guardarsele tutte insieme, preoccupati e divertiti dal personaggio di Tony, per arrivare alla fine del viaggio, commossi alle lacrime e coccolati dallo straordinario percorso che Gervais è riuscito a strutturare. Ed è anche una serie che probabilmente aiuterà molte persone che abbiano affrontato o stiano affrontando una battaglia così grande come è quella di perdere una persona cara. Non credo si possa chiedere molto di più a una black comedy.

Aspettando la prossima creazione di Ricky Gervais, buona visione! (e preparate i fazzoletti…)

Silvia Biagini

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