Amori che non sanno stare al mondo, la recensione

Ispirato al romanzo firmato dalla stessa regista, Amori che non sanno stare al mondo è un trattato intimo e idealista sulla caotica follia e l’incoerente ossessione che immancabilmente sperimenta chi si abbandona al sentimento più complesso e discusso di sempre.
Claudia (Lucia Mascino) e Flavio (Thomas Trabacchi) sono due docenti universitari che per anni si sono scontrati ma soprattutto amati, al punto da progettare il matrimonio. Tuttavia, sebbene Claudia fatichi non poco ad accettare la cosa, il loro rapporto è finito. Flavio, nel frattempo, s’è invaghito della giovanissima Giorgia e Claudia si è ritrovata a provare interesse per Nina (Valentina Bellè), una sua studentessa.

Amori che non sanno stare al mondo è un film fatto di parole taglienti e di rabbia inarrestabile; di malinconica ironia – sola arma intangibile per dominare la sofferenza – e di situazioni arenate nell’illusione di un passato perduto per sempre. Quest’ultimo viene costantemente rievocato attraverso numerosi flashback (non a caso, in bianco e nero) che raccontano allo spettatore una felicità ormai dissolta, inafferrabile, quasi onirica. Eppure la smania di tener stretti e sempre vivi i ricordi, alla stregua di un mistico rituale per favorirne l’impossibile ritorno, rappresenta il centro nevralgico di una pellicola irrisolta ma coraggiosa, che colpisce e confonde.

Francesca Comencini dirige una storia che non ha paura di smascherare le proprie fragilità; inevitabili, dal momento che le dinamiche psicologiche in ballo sono di per sé estremamente difficili da razionalizzare in immagini. Lasciamo al pubblico stabilire se l’esperimento sia riuscito o meno, perché percezioni e sensibilità sono quanto di più soggettivo esista. Garantiamo, però, che la sintassi filmica, in sapiente bilico tra dramma e commedia, lungi dalla pretesa di dare risposte, pone domande delicate e senza tempo con la garbata efficacia che troppo spesso viene a mancare nei prodotti del cinema nostrano.

E’ un peccato che l’interpretazione del cast non sempre sia all’altezza di un impianto tanto ambizioso e rilevante. La Mascino, in primis, non appare mai davvero calata nel proprio ruolo che, a onor del vero, è più che mai ricco di sfaccettature. La sua Claudia, infatti, sperimenta una gamma piuttosto ampia di emozioni e stati d’animo esasperati e contraddittori: dapprima fugge dalla realtà, poi vi si getta a capofitto; pretende attenzioni, per poi scegliere la solitudine. Un personaggio così ben scritto avrebbe certamente lasciato il segno e favorito l’empatia di gran parte delle spettatrici se affrontato diversamente dall’attrice protagonista.

Alla luce di tanta furiosa irrequietezza, la Comencini annuncia un’unica certezza: l’amore è una guerra fatta sì di assurde ossessioni e incorreggibile egocentrismo… ma da combattere senza esclusione di colpi.

Chiara Carnà

PRO CONTRO
  • La Comencini ha davvero qualcosa da dire sull’amore, e sa come comunicarlo.
  • È un film piacevolmente ironico e folle
  • L’interpretazione sopra le righe dell’attrice protagonista.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Amori che non sanno stare al mondo, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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