Aneddoti di Cinema. James Dean, tra la tragedia e il mito: la Porsche 550 Spyder

Il prossimo 30 settembre saranno passati esattamente 64 anni dall’incidente che costò la vita a James Dean sulla Route 466 a bordo della sua Porsche 550 Spyder, mentre si dirigeva a Salinas (California) per partecipare ad una gara automobilistica.

L’attore statunitense morì a 24 anni, con tre film all’attivo da protagonista e una radiosa carriera scritta nel suo futuro.

Nel settembre del 1955 Dean era impegnato nelle riprese de Il Gigante, film diretto da George Stevens e tratto dall’indimenticabile romanzo drammatico di Edna Ferber, la produzione del film gli aveva vietato, senza alcun tipo di riserve, di partecipare alle corse automobilistiche che tanto amava per tutta la durata della realizzazione del film, regola che l’attore nato a Marion (Indiana) si guardò bene dal rispettare. Alle 15:30 del 30 settembre del 1955 Dean venne multato a Mettler, in California, per aver superato il limite di velocità. Questo fu uno dei motivi per cui si speculò (e parecchio) sulla morte del giovane attore che nonostante le voci e i rumors di quei giorni su un suo presunto eccesso di velocità al momento dell’impatto, stava viaggiando ad una velocità di 88km/h.

Il Gigante

La Porsche su cui viaggiava Dean era stata da lui stesso ribattezzata “Little Bastard”, per via delle clamorose prestazioni che era in grado di offrire, grazie anche alle modifiche apportate dall’amico e meccanico Rolf Wütherich.

George Barris, proprietario del Garage in cui la Porsche era stata per qualche tempo prima che Dean la comprasse, dichiarò che dopo aver visto l’attore prelevare l’auto e partire sgommando disse ad uno dei suoi aiutanti “ho un brutto presentimento”, frase che ad oggi risulta parecchio sinistra.

I pezzi della Porsche, dopo l’incidente, tornarono nel Garage di Barris ma leggenda narra che i pezzi venduti finirono tutti su auto che furono successivamente vittime di gravi incidenti. Come se non bastasse, quando l’auto venne caricata su un rimorchio per essere riportata nel suo garage di origine, i sostegni si spezzarono e quest’ultima franò su un meccanico che si ruppe l’anca e una gamba. George Barris, intimorito dal fatto che quell’auto potesse davvero essere dannata, la donò a un’organizzazione che promuoveva una campagna di sensibilizzazione contro l’eccesso di velocità, un mare di visitatori fu così spinto a pagare un biglietto di un dollaro pur di sedersi qualche secondo nel posto di guida della “Little Bastard”. A Sacramento però, una delle tappe della campagna, ancora una volta la Porsche si staccò dai sostegni senza motivo e ferì alla gamba un addetto.

Il mistero e la maledizione dell’auto aleggiavano sempre di più e incredibilmente, un camion che la trasportava venne tamponato, la Spyder finì per scivolare sulla strada e uccise il conducente di un’auto. Lo stesso Camion, giunto dopo varie peripezie in Oregon, finì per schiantarsi sulla vetrina di un negozio (fortunatamente vuoto) e così, i rottami dell’auto furono definitivamente rispediti a Barris. L’auto, caricata su un treno, non ritornò mai più nel suo garage di provenienza e sparì per sempre nonostante una taglia milionaria messa dallo stesso Barris sull’eventuale ritrovamento della Porsche.

Quell’auto svanì e con lei una delle più grandi star del 900, James Dean venne candidato per due volte agli Oscar dopo la sua dipartita e la sua fama fu sempre più grande, la sua immagine da eterno giovane rese il suo volto iconico e lo fece diventare in fretta il manifesto della gioventù americana.

Di generazione in generazione il mito di James Dean vive ed emoziona come se non fosse mai morto, come se quel maledetto 30 settembre 1955 lui fosse arrivato a destinazione sano e salvo.

Nel corso di questi 64 anni gli omaggi alla star americana sono stati tanti e alcuni davvero indimenticabili come il documentario diretto da Robert Altman e George W. George dal titolo The James Dean Story.

Significativa e importante anche una dichiarazione di uno degli attori più iconici e apprezzati del panorama internazionale, Robert De Niro, che durante un’intervista al David Letterman Show ammise quanto James Dean fosse stato importante nella sua formazione da attore, definì Dean come un vero e proprio mito e disse che senza la sua ispirazione e quella di Marlon Brando probabilmente non avrebbe mai fatto l’attore.

Dopo 64 anni, siamo ancora qui a parlare di lui, unico, raggiante, indimenticato “Rebel Without a Cause”.

Andrea Di Pede

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