Angoscia, la recensione

Per promuovere il film horror Angoscia, è stata utilizzata una frase dello storico magazine di settore Fangoria, che recita: “il più raccapricciante e significativo film horror dai tempi di It Follows”. Angoscia è del 2015, It Follows del 2014. Capirete che quel claim forse non ha una valenza così significativa come si potrebbe immaginare a un primo acchito. E infatti Angoscia non è questo pezzo da 90 che ci vorrebbero vendere… anzi, siamo di fronte a un horrorino dal cortissimo respiro che si dimentica già alla conclusione dei titoli di coda.

Scritto e diretto da Sonny Mallhi, qui al suo esordio dietro la macchina da presa e con un passato da produttore con titoli del calibro di Ombre dal passato, The Strangers e Hates – House at the End of the Street, Angoscia fa del minimalismo il suo stendardo. Un horror dai connotati fortemente drammatici che racconta una storia di fantasmi per descrivere il disagio adolescenziale.

La sedicenne Tess ha dei disturbi del comportamento che hanno portato sua madre a consultare vari specialisti che le hanno diagnosticato un disturbo dissociativo dell’identità. La presunta malattia ha portato la ragazza ad auto-isolarsi dai coetanei, anche con quel ragazzo che le piace tanto e che sembrerebbe ricambiare. Un giorno Tess trova una tomba appartenente a Lucy, una ragazza psicologicamente molto simile a Tess investita mortalmente da un’auto poco tempo prima. Da quel momento, Tess sembra come perseguitata da una presenza che cerca di impossessarsi del suo corpo.

Con un ritmo lentissimo e un’attenta ricerca dell’aspetto psicologico, Angoscia inizialmente rivela un’anima ben lontana dal genere horror, facendo del minimalismo narrativo e figurativo una precisa scelta forse dettata anche da una prepotente natura low budget. Poi, col passare dei minuti, Mallhi decide di piegarsi alle logiche dell’horror e qui il film precipita inesorabilmente verso il baratro.

Privo di idee e di identità, Angoscia comincia a gettare alla rinfusa suggestioni provenienti da vari filoni dell’horror, pur rimanendo preponderante la ghost story. Avremo, così, una forte componente da possessione (non demoniaca) che scimmiotta L’esorcista nell’accanimento medico sulla giovane protagonista e non porta, di fatto, a nulla, a cui subentra uno sviluppo che accenna alla reincarnazione e al contatto con l’aldilà che offre, invece, l’aspetto più interessante della vicenda. Però si tratta di vie battute ma non fino in fondo, come se l’autore avesse una conoscenza molto superficiale del genere e avesse gettato nel calderone un po’ quello che per lui è l’horror, senza approfondirne mai nessun aspetto. Per questo motivo Angoscia è svilente, cambia strada almeno un paio di volte dal tema di fondo (drammatico) e non riesce a raccontare nulla in maniera compiuta.

Un ulteriore problema è che, seppur provandoci qua e là, Mallhi non riesce a creare la tensione, che si esaurisce con qualche classico gioco di piani sonori e solo in un’occasione intraprende la strada dell’interessante intuizione visiva (le mani sulla finestra).

Brava la giovane protagonista Ryan Simpkins (Revolutionary Road, A Single Man), ma l’impegno dell’attrice non vale purtroppo la candela perché il film è evanescente come la presenza che si aggira per i suoi 90 minuti di durata.

Angoscia è nei cinema italiani dal 3 agosto distribuito da Twelve Entertainment.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • La giovane protagonista Ryan Simpkins.
  • Lento e povero di idee.
  • Non riesce a creare mai la tensione.
  • Batte diverse strade (dell’horror) senza riuscire mai ad approfondirne una.
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