Annabelle 3, la recensione

La bambola veicolo per il Maligno che risponde al nome di Annabelle si è ormai imposta come icona contemporanea del cinema horror ed è diventata, di fatto, il simbolo del ConjuringVerse, l’universo cinematografico condiviso che collega tra loro diverse opere a marchio Warner Bros. che hanno come comun denominatore i casi a cui hanno lavorato i coniugi Warren, demonologi e ricercatori del paranormale realmente esistiti. Ramificandosi in ormai quattro saghe, il ConjuringVerse ha come fiore all’occhiello proprio la serie di film dedicati alla bambola Annabelle, protagonista dell’inquietante prologo di The Conjuring e poi al centro di ben due film che raccontano le sue malefatte antecedenti all’incontro con i Warren raccontato da James Wan. Annabelle 3, invece, riprende le fila proprio dal momento in cui i coniugi demonologi prendono in “affido” la bambola e la rendono inoffensiva custodendola in una teca chiusa a chiave nel loro “museo degli orrori”.

Annabelle 3, che in originale titola Annabelle Comes Home, è diretto dall’esordiente Gary Dauberman esperto del genere in quanto già sceneggiatore dei precedenti due Annabelle, di The Nun e degli IT di Andy Muschietti. Il film si concentra quasi interamente durante una notte, quando i coniugi Warren lasciano la loro figlia Judy con la babysitter Mary Ellen, che ben presto viene raggiunta dalla sua migliore amica Daniela. Quest’ultima, però, ha un interesse particolare per la stanza dei cimeli dei Warren perché vorrebbe mettersi in contatto con suo padre defunto utilizzando uno dei monili che i padroni di casa custodiscono sottochiave. Per questo motivo, riuscita a intrufolarsi nella stanza, apre accidentalmente la teca in cui è conservata la bambola Annabelle e scatena il demone che la possiede, che darà vita alle terrificanti storie che si celano negli oggetti lì custoditi. Per Judy, Mary Ellen e Daniela sarà una notte da incubo!

Annabelle Come Home

La saga di Annabelle non segue un canone narrativo specifico, ogni film è estremamente differente dal precedente, cercando di esplorare suggestioni e topoi appartenenti anche a tradizioni orrorifiche differenti, in cui la bambola non è mai minaccia in quanto tale, ma veicolo per lo scatenarsi di entità malefiche. Quindi, se il primo film partiva da spunti alla Manson family per sviluppare poi l’orrore attraverso il filone sulle nascite demoniache come Rosemary’s Baby, il secondo si ancorava completamente a un’atmosfera inquietante e mefitica attraverso collegi stregati e possessioni demoniache di infanti, il terzo alleggerisce i toni e decide di creare un potpourri horror fatto di spettri, demoni e licantropi!

Con un bizzarro effetto a metà tra Piccoli Brividi e Scooby-Doo, Gary Dauberman – che oltre ad essere regista è sceneggiatore anche di questo capitolo – strizza l’occhio a quel fan dell’horror capace di apprezzare il genere a 360° e, senza prendersi troppo sul serio, inanella una serie di trovate dal sapore quasi episodico che divertiranno soprattutto lo spettatore zoccolo duro del cinema dell’orrore. Con una meccanica che ricorda tanto I 13 Fantasmi di William Castle (rifatto anche da Steve Beck nel 2001 con I 13 Spettri), Annabelle 3 è un circo horror dove si susseguono spose cadavere assassine, cani mannari, traghettatori di anime, televisori che mostrano il futuro a la Twilight Zone e terrificanti demoni cornuti, il tutto condito con una sapiente organizzazione della tensione figlia proprio della lezione waniana di The Conjuring.

Annabelle 3

Infatti il merito maggiore di questo terzo film sta proprio nell’organizzazione di singoli momenti di paura, come ormai il ConjuringVerse ci ha abituato e bisogna dar lode a Dauberman dell’ottimo lavoro svolto in almeno tre momenti capaci di creare una tensione palpabile; mi riferisco in particolare alla prima comparsa della sposa assassina (che, invero, ricorda molto la scena della suora nel dipinto in The Conjuring – Il caso Enfield), il momento in cui Annabelle è illuminata dalla lampada colorata e la macro-sequenza del Traghettatore, nuovo candidato a un film stand-alone. Certo, ci sono anche sciocchezze francamente evitabili come il cane mannaro che davvero ricorda i Piccoli Brividi di R.L. Stine o anche la scena iniziale sull’uscio del cimitero, ma nel complesso Annabelle 3 sa fare il suo lavoro egregiamente.

Oltre alla presenza dei sempre ottimi Vera Farmiga e Patrick Wilson in partecipazione straordinaria nei canonici ruoli di Lorraine e Ed Warren, si fanno apprezzare anche il terzetto femminile protagonista, in particolare la piccola Mckenna Grace (già vista in Amityville: Il risveglio e Hill House), che dà vita a una Judy Warren che ha accettato con maturità e un pizzico di rassegnazione il suo essere “stramba”, cosa che le crea non pochi problemi con i suoi coetanei. Si fa notare anche Katie Sarife, la ragazza che scatena la furia di Annabelle, quella che sarebbe stata il classico personaggio di contorno in un horror anni ’80 e che qui assume un ruolo primario e inaspettatamente tragico.

Annabelle Comes Home

Superiore all’acerbo primo capitolo firmato da John R. Leonetti ma di molto inferiore all’inquietantissimo Annabelle 2: Creation di David F. Sandberg, questo Annabelle 3 è un tipico prodotto estivo capace di rinfrescare una calda serata a suon di brividi sapientemente elargiti. Cinema di consumo fatto con ingredienti di qualità.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Momenti di tensione molto ben architettati.
  • Un cast ben assortito e funzionale, con un terzetto di protagoniste decisamente riuscito.
  • Alcune scelte narrative spingono verso il b-movie… e non donano al film nel suo complesso.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Annabelle 3, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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