Apostolo, la recensione

Ottobre è un mese caldo per Netflix: la bella stagione è ormai alle spalle e gli spettatori ricominciano a chiudersi in casa. Bisogna prepararsi a cibarli con prodotti freschi. Fra i più attesi è uscito il 12, Apostolo, di Gareth Evans. I più appassionati di film d’azione avranno riconosciuto lo straordinario regista che si è affermato con i film di arti marziali The Raid, e The Raid 2. Questa volta però Evans ha voluto osare con un genere differente e ci troviamo davanti un prodotto completamente nuovo. Apostolo è un film horror incredibilmente ben curato senza cadere nei cliché di genere. La storia inizia nel 1905 con Thomas (Dan Stevens) alla ricerca della sorella rapita su una remota isola gallese. Si scontrerà con una comunità rurale guidata dal pastore Malcolm (uno straordinario Michael Sheen) fedele ad un oscuro culto pagano, e con il mistero stesso nascosto nell’isola.

La tensione cresce lentamente, sorretta da una fotografia cupa, ma non per questo torbida o poco chiara, come spesso accade nei film horror. Ogni azione durante il corso della storia è nettamente percepibile rendendola ancora più agghiacciante nella sua chiarezza. Inizialmente si ha l’impressione che avremo davanti una storia che riguarda una sorta di guerra di religione, il nostro Dio contro il loro (ricordando nel racconto del passato del protagonista il Silence di Scorsese), ma la questione è piacevolmente più complessa. A detta del regista la sua più grande ispirazione per questo film è stato The Wicker Man, cult di genere del 1973, e sicuramente le similitudini sono tante, soprattutto per quanto riguarda la prima parte del film. Ma è nella seconda che Evans sceglie di compiere un passo in più e porta la trama ad una dimensione soprannaturale, incrementando contemporaneamente l’orrore e l’elemento disturbante.

Da colori grigi e legati alla terra si passa sempre di più a una graduale intensificazione del rosso, del sangue, della violenza più cruda. I movimenti di macchina sono agili ma mantengono sempre il focus sull’azione, senza mai diventare confusi: non si perde nemmeno un attimo di questa quasi morbosa brutalità. Soprattutto la macchina non molla mai per un secondo il protagonista Dan Stevens, ogni suo movimento, ogni sua espressione, donandoci l’espressione di una buonissima prova attoriale.

La parte più interessante del film però è probabilmente quello che Evans ha voluto suggerirci con questo ribaltamento della trama, dal terreno al soprannaturale. Il film potrebbe essere interpretato come una critica alla società, a tutte le società in effetti, che possano mai essere esistite: per quanto possano essere buone le intenzioni di coloro che da una posizione di potere usino la religione per ammansire il popolo, non saranno mai immuni allo sfruttamento della stessa da chi invece ambisca soltanto al dominio. Alla fine, per quanto una creatura mistica possa sembrare malvagia, sono sempre gli uomini ad agire in sua vece e a servirsene, non il contrario.

Apostolo è un film horror intelligente e fa quello che ogni film del genere dovrebbe fare: scovare una paura umana e sviscerarla per quello che effettivamente è.

Aspettiamo ansiosi la prossima creazione di Evans.

Silvia Biagini

PRO CONTRO
  • Un horror intelligente che si presta a diverse letture.
  • Ottimo Michael Sheen e il suo personaggio.
  • La gestione della violenza e dell’aspetto più brutale della vicenda.
  • Qualche minuto in meno avrebbe aiutato il film.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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