Baby Boss, la recensione

Quando due fratelli lavorano insieme, le montagne si trasformano in oro.” (Proverbio cinese)

Baby Boss è il nuovo nato (in tutti i sensi) della Dreamworks Animation, nei cinema italiani dal 17 aprile, giorno di Pasquetta.

Basato sull’omonimo libro per ragazzi scritto da Marla Frazee, Tom McGrath (artefice della trilogia di Madagascar, ma anche di  Megamind) ci fa assistere all’arrivo di un nuovo fratellino per Tim, un bambino di sette anni molto fantasioso, ma talmente sveglio da capire subito che un neonato che veste in nero, indossando un costoso orologio al polso e che ha difficoltà a staccarsi dalla sua 24Ore, risulta parecchio inquietante.

Così, Tim, fucile ad aria compressa alla mano e mettendo in pratica le sue tecniche ninja, scopre che quello che agli occhi dei genitori è un dolce ed esigente neonato, in realtà è una spia a capo della Baby Corporation, impegnato ad investigare sulla Poppy Co., che sta cercando di sostituire i bambini con dei cuccioli “per sempre”.

Per fermare questo complotto, Tim e Baby Boss dovranno mettere da parte la loro competizione ed agire uniti come una squadra, o meglio, come fratelli.

Per sapere dove inizia la fantasia e dove finisce la realtà, dovete necessariamente vederlo. Tim, infatti, vi catapulterà nel suo mondo virtuale dove ogni azione reale è una missione da compiere con qualcuno da salvare. Ma tra dinosauri e pirati, Tim dovrà lottare per la sua sopravvivenza. Ovvero, mantenere il triangolo d’amore, formato esclusivamente da lui e dai suoi genitori, senza che l’arrivo del nuovo fratellino scombussoli il suo mondo perfetto, facendogli avvertire una mancanza di attenzioni da parte dei Templeton.

Le linee morbide e gli occhi particolarmente grandi, rendono la grafica accattivante, soprattutto per quanto riguarda il look di Baby Boss (la cui voce originale è di Alec Baldwin), che suscita empatia nello spettatore.

La trama non è particolarmente complessa e nonostante ci siano i presupposti per creare un film d’azione, man mano che va avanti, gli elementi principali sembrano perdersi lasciando spazio a un susseguirsi di gag, che fanno sorridere piuttosto che divertire e che fanno percepire la durata del film, più lungo di quanto realmente sia.

Simpatica la scelta di affidare a Steve Buscemi la voce originale di Francis, il cattivo antagonista di Baby Boss, ormai diventato un’icona delle crime story, soprattutto dopo averci abituati a vederlo protagonista della serie di successo  Boardwalk Empire.

Tema conduttore del film è l’importanza della famiglia, che lo rende adatto anche a un pubblico adulto. Niente giochi digitali per Tim, né smartphone per Baby Boss, ma tanta tanta fantasia.

La grafica apparentemente semplice, offre in realtà più di qualche spunto creativo, come ad esempio la differenziazione visiva tra il mondo reale ed il mondo fantastico di Tim.

Curata la colonna sonora per quanto riguarda il tema principale,  che si rende protagonista ai fini narrativi.

Si può tranquillamente evitare la visione in 3D.

Marcella Valenti

PRO CONTRO
  • Tematica della famiglia trattata in modo leggero ed originale.
  • Colonna sono ora piacevole e funzionale.
  • Non mancano momenti divertenti.
  • Baby boss risulta adorabile.
  • Un ritmo non sempre costante.
  • Alcune svolte narrative sono trattate in maniera superficiale.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +6 (da 6 voti)
Baby Boss, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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