Batman v Superman: Dawn of Justice, la recensione

Dopo il successo internazionale di critica e pubblico della trilogia sul Cavaliere Oscuro firmata Christopher Nolan, e sull’onda della febbre da cinecomix inaugurata dalla Marvel/Disney, la Warner Bros. ha lanciato anch’essa il suo universo espanso dedicato ai supereroi e, a partire da L’uomo d’acciaio, è nato il cosiddetto DC Extendend Universe, che trova la sua affermazione nel cross-over Batman v Superman: Dawn of Justice.

La Premessa.

In pochi anni la Marvel è riuscita nell’intento di creare un universo cinematografico alternativo a quello cartaceo con grande successo, stabilendo di fatto quella che potremmo considerare la saga (ma prendete con beneficio della semplificazione questo termine) cinematografica più importante e remunerativa del terzo millennio. Va da sé che la grande concorrente della Marvel, ovvero la DC Comics, non poteva stare a guardare e dopo la parentesi autoriale dedicata a Batman con la trilogia diretta da Christopher Nolan, ha deciso che era ora di fare sul serio, impegnandosi a creare un macro-universo cinematografico che sfruttasse le sue icone, facendo irrimediabilmente il verso a quello che ha creato al cinema la Casa delle idee di Stan Lee.

Il primo passo è stato rappresentato dal reboot di Superman, arrivato nel 2013 per la regia del talentuoso Zack Snyder con il titolo L’uomo d’acciaio. Diciamo che questo inizio non è stato tra i più rosei, sia per gli incassi inferiori alle aspettative, sia per degli evidenti problemi di scrittura che non sono riusciti a rendere giustizia alla promettente e personalissima re-visione sul personaggio proveniente da Krypton.

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La Warner Bros. però non si è lasciata scoraggiare, proseguendo imperterrita sulla sua strada e formalizzando un calendario fitto di uscite superoistiche che occupasse i prossimi 5-7 anni e così, già durante un panel del Comic-Con di San Diego del 2013, Zack Snyder rivelò che il loro prossimo passo sarebbe stato un cross-over tra le due più iconiche personalità della DC Comics, preludio al film sulla Justice League.

Batman v Superman entra in produzione nel 2014, su un soggetto di David S. Goyer e una sceneggiatura scritta a quattro mani con Chris Terrio, che aveva già vinto un Oscar per Argo. Una lavorazione particolarmente travagliata che è stata caratterizzata da una sessione di montaggio lunga quasi un anno, atta a trasformare le oltre 3 ore del primo cut in circa 150 minuti.

Ora che Batman v Superman: Dawn of Justice ha visto finalmente luce in quello che comprensibilmente è uno degli eventi cinematografici del 2016, possiamo finalmente trarre le stime di un gigantesco B-movie che riesce a dare una dignitosa coerenza alla marea di spunti che dovranno essere sviluppati nei prossimi film.

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I Personaggi.

Quello che subito salta all’occhio di Batman v Superman è la sua natura di “film di passaggio”, una sorta di dovuto da parte della produzione per dare un senso al prossimo film sulla Justice League, (che arriverà diviso in due parti e diretto sempre da Snyder a partire dal 2017) senza avere il tempo di dedicare prima più film ai vari eroi.

Seppure il sapore da centrifugato non sia stato evitato, Batman v Superman ne esce vincitore grazie soprattutto a un’ottima (e originale, per gli standard cinematografici) rielaborazione di personaggi che il pubblico conosce fin troppo bene. Il Batman e il Superman di questo film abbracciano, infatti, un’idea di eroe ben poco confortante e lontana da quegli standard a cui siamo abituati. Con una descrizione del supereroe che per certi versi ricorda Watchmen, il capolavoro di Snyder dall’opera anticonvenzionale di Alan Moore, troviamo i due personaggi DC in un universo in cui devono far fronte alle conseguenze delle loro precedenti azioni.

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Superman, dopo gli eventi che hanno portato alla distruzione di Metropolis – raccontati in L’uomo d’acciaio – è visto in maniera ambivalente dalla popolazione: alcuni lo considerano un eroe perché ha salvato la Terra dalla catastrofe architettata dal Generale Zod, altri lo vedono come un essere alieno incapace di controllare i propri letali poteri, a fronte del tragico conto delle vittime e dei danni collaterali causati dal suo intervento a Metropolis. Se l’opinione pubblica si divide tra chi lo vorrebbe lontano dalla Terra (è pur sempre un immigrato clandestino!) e chi lo acclama come un Dio (c’è persino una sua statua nel ground zero di Metropolis), lo stesso Kal-El sembra non essere ancora consapevole della sua influenza sull’umanità: è come un bambino alle prese con un formicaio, pronto a fare quello che ritiene un bene senza rendersi conto delle conseguenze disastrose che i suoi poteri possono avere. Per lui l’intervento in Nord Africa che apre il film non è un’azione atta a debellare una guerra civile, ma una nuova occasione per salvare la sua amata Lois Lane, che si trova lì per lavoro. Il suo intervento riesce a sgominare un manipolo di mercenari e salvare la pelle a Lois, ma causa anche un grande numero di vittime tra i civili.

Zack Snyder, dunque, porta avanti un’immagine di Superman molto lontana da quella che la tradizione classica ha avvalorato e lo differenzia anche dalla metafora cristologica che ne era venuta fuori dal Superman Returns di Bryan Singer, conducendo l’eroe a un livello successivo in confronto a L’uomo d’acciaio. Un Dio che non è più un simbolo positivo a tutto tondo, ma macchiato da colpe e peccati che lo rendono molto meno ideale e più “realistico”, come se Superman si fondesse con la sua satira, il Dr. Manhattan di Watchmen.

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Dall’altra parte c’è Batman, intelligentemente presentato come vittima collaterale dell’attacco a Metropolis in un prologo che ci offre una prospettiva differente del finale di L’uomo d’acciaio, vissuto stavolta dall’occhio degli umani che subiscono la furia distruttiva dei kryptoniani. Batman, anzi Bruce Wayne, ha motivi personali per avercela con Superman e la sua attività da vigilante lo spinge più volte a incrociare la strada con quella dell’ultimo figlio di Krypton, sempre irrimediabilmente collegato a episodi di cronaca nera. Per Batman Superman è un criminale alla stregua degli abituali folli di Gotham City, le cui gesta non portano altro che morte e distruzione.

Il Bruce Wayne mostrato in Batman v Superman è invecchiato e disilluso, ben lontano dallo stereotipo di miliardario filantropo e donnaiolo a cui siamo abituati. Nel suo passato ci sono tante macchie (la tenuta dei Wayne è andata a fuoco, con una forma di apprezzabile continuità con i film di Nolan), forse un lutto importante (vediamo il costume di Robin in una teca) e la consapevolezza che anche le sue azioni per il bene della città sono da ritenersi criminose. Non c’è un Ispettore Gordon a supportare e coprire le sue azioni e la clemenza verso i cattivi si è trasformata in rancore e cattiveria: qui Batman non si fa problemi a uccidere e marchia a fuoco i criminali prima di spedirli in prigione.

Si vede che Snyder vuole portare avanti un’idea di cinecomic adulto, violento e molto dark, ben lontano dalle atmosfere pop dell’universo Marvel.

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In mezzo ai due eroi si pone il gran villain, Lex Luthor, l’antagonista per antonomasia della DC, qui ringiovanito rampollo ed erede della più importante compagnia tecnologica del Paese, la Lex Corp. Seppur non caratterizzato dall’iconica pelata, la megalomania di Lex raggiunge livelli ragguardevoli; la sua personalità, per certi versi, è ancora acerba, quasi derivata e debitrice dalla caricaturalità del Joker, e non esiste ancora un approccio in prima persona al mondo della politica, pur mostrando già le innate doti da burattinaio.

Il merito di Batman v Superman sta nel riuscire a unire questi tre personaggi dando ad ognuno di loro il giusto spazio e facendo sì che le loro azioni abbiano una funzione sia se prese singolarmente che se unite in un unicum.

Gli “errori” fatti in L’uomo d’acciaio hanno qui una correzione di rotta, viene data una coerenza a quegli stravolgimenti su personaggi e fatti che avevano fatto storcere il naso ai fan puristi di Superman. Allo stesso tempo vengono gettate nuove basi per sviluppi futuri che prevedono la presenza di altri fondamentali personaggi. A tal proposito solo Diana Prince, alias Wonder Woman, ha un ruolo attivo nella vicenda, mostrata di tanto in tanto mentre escogita un misterioso piano e poi pronta ad entrare in azione nel terzo atto del film, inguainata in un costume da amazzone che può ricordare per certi versi quello della televisiva Xena, e intenta a spalleggiare i due eroi contro la minaccia di Doomsday, magnificamente mostruoso e molto fedele nel look a quello del fumetto. Mentre solo un velocissimo cammeo (a dire il vero anche fin troppo gratuito) è lasciato a coloro che andranno a completare il team della Justice League, ovvero Aquaman, Flash e Cyborg.

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Pro e contro di un lavoro titanico.

Nell’universo cartaceo della DC Batman e Superman si sono scontarti molte volte, soprattutto in anni recenti (Batman: Endgame è del 2014, Justice League del 2011, Batman: Hush del 2002), ma Goyer e Terrio sembra che abbiano tenuto in considerazione soprattutto la miniserie di Frank Miller Il ritorno del Cavaliere Oscuro (1986), sia per il tragico background di Batman e la riproposizione del suo costume/armatura nello scontro con l’avversario, sia per la manipolazione di Superman che sta alla base del loro scontro. A parte questo tributo – Miller è sempre più saccheggiato negli ultimi anni, si veda anche la serie tv Daredevil –  Batman v Superman va per la sua strada, costruendo da zero una storia che si pone innanzitutto come sequel di L’uomo d’acciaio.  Si tratta di un film fin troppo denso di eventi e personaggi che trova il suo maggior difetto nella scrittura semplicistica di alcuni passaggi fondamentali. Diciamo che i 151 minuti di Batman v Superman incappano spesso in buchi di sceneggiatura che si traducono in eccessiva semplificazione.  È come se gli sceneggiatoti ad un certo punto non sapessero più come uscir fuori da   alcune situazioni e allora hanno preso la strada più semplice, bypassando la logica.

Soprattutto l’ultimo atto fa speso ricorso a queste euristiche di scrittura, che debilitano un po’ la portata epica e la credibilità del racconto.

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Se la spettacolarità è assicurata da una parte finale ricca di azione (promessa fin dal titolo) con evidenti richiami anche ai recenti videogame dedicati a Batman (si vedano lezioni di combattimento corpo a corpo dell’Uomo pipistrello), e l’aspetto visivo è quello caratteristico della visionarietà di Snyder (gli incubi di Bruce Wayne ne sono il massimo esempio), è il cast a ricoprire un ruolo chiave. Di Henry Cavill e Amy Adams ne conosciamo già l’efficacia da L’uomo d’acciaio, anche se qui il ruolo di Lois Lane è meno pregnante e a tratti fastidiosamente forzato, quello che ha stupito un po’ tutti è Ben Affleck. Preventivamente pesantemente criticato, Affleck si dimostra un ottimo Bruce Wayne – azzarderei quasi di definirlo il migliore visto fino ad ora al cinema – capace di supportare un ruolo che richiede la prestanza fisica ma anche una certa marmorea espressività che a lui certamente non manca. Così come risulta vincente la scelta di Gal Gadot per impersonare Wonder Woman, per gli stessi identici motivi di Affleck.

Quello che convince meno è Jesse Eisemberg, eccellente attore capace di fare suo il personaggio di Lex Luthor alla stregua di quello che Heath Ledger fece con il Joker, solo che ne esce fuori un villain eccessivamente stravolto e caricato, lontano da quello che dovrebbe essere e forse più vicino a un’estremizzazione (fumettistica) del nerd viziato Mark Zuckerberg di The Social Network.

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Nel suo complesso, dunque, Batman v Superman: Dawn of Justice è senz’altro un film imperfetto, che mostra quei limiti di scrittura dai quali tutte le trasposizioni DC degli ultimi 15 anni non sembrano riuscirsi a sottrarre, allo stesso tempo però è un film estremamente affascinante e complesso, in cui si è riusciti a svecchiare due icone e renderle accattivanti, giustificandone una ulteriore trasposizione.

La curiosità ora risiede nel vedere la Ultimate Cut con i 30 minuti aggiuntivi di Batman v Superman, scartati dalla theatrical cut per una questione di durata e rating.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Affascinante svecchiamento dei personaggi con una visione particolarmente nichilista.
  • Tutti i protagonisti hanno il giusto spazio nella vicenda, malgrado la densità narrativa dell’opera.
  • Interessanti scelte di cast con un Bruce Wayne/Batman che forse non ci saremmo aspettati.
  • Alcune semplicistiche soluzioni di scrittura si traducono in buchi di sceneggiatura. Sarà il caso di allontanare una volta per tutte David S. Goyer?
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Batman v Superman: Dawn of Justice, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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