Belle & Sebastien – Amici per sempre, la recensione

Il piccolo Sebastien sta crescendo. Ormai ha 12 anni, frequenta regolarmente la scuola pur non amandola, e la sua migliore amica continua ad essere Belle, il Pastore dei Pirenei dal quale il ragazzo non riesce proprio a separarsi. Grandi cambiamenti, però, hanno stravolto la vita in famiglia. Oltre l’arrivo di tre meravigliosi cuccioli, figli di Belle, che Sebastien accudisce con dedizione e volontà, Pierre, il padre del ragazzo, si è sposato con Angélina ed è in procinto di trasferirsi in Canada per iniziare una nuova vita. Sebastien, però, che è cresciuto su quelle montagne insieme al nonno César non ha nessuna intenzione di trasferirsi e abbandonare quei luoghi. A complicare questo delicato momento di scelte e cambiamenti ci pensa Joseph, un sinistro e burbero becchino che rapisce Belle e i suoi cuccioli dopo averne rivendicato la proprietà. 

Ci siamo. Probabilmente siamo arrivati al termine di questo meraviglioso viaggio sulle vette alpine iniziato nell’ormai lontano 2013 con il primo e bellissimo Belle & Sebastien diretto da Nicolas Vanier e proseguito, due anni dopo, con l’altrettanto riuscito Belle & Sebastien – L’avventura continua firmato da Christian Duguay.

La storia d’amicizia tra il piccolo orfano e il suo cane, tratta dall’omonima raccolta di novelle di Cécile Aubry e resa nota alla massa anche grazie alla serie animata creata da MK Company negli anni ottanta, ha trovato giustizia sul grande schermo attraverso una trilogia capace di conferire al racconto un’anima ben precisa, priva di patetismi e forte di un linguaggio utile ad arrivare a tutti, grandi e piccoli. Perché la storia raccontata in Belle & Sebastien non è solo quella di un’amicizia pura ed incondizionata, è anche – e principalmente – un racconto di formazione volto alla ricerca di una propria identità che può essere raggiunta solamente dopo aver fatto i “conti” con le proprie origini. Tutto questo è condito e impreziosito con i meccanismi tipici del cinema d’avventura, quello classico, un genere molto in voga in passato ma che ormai, purtroppo, sembra essere dimenticato dalla settima arte.

Dobbiamo ammettere che, figli di un periodo storico in cui l’intrattenimento si forgia con il reality-show (nella sua forma più balorda) e con le serie televisive, sarebbe stato bello continuare ad assistere in eterno alle avventure spericolate di Sabastien e del suo cane. Ora, poi, che il cerchio si è allargato e “il cane” è diventato “i cani”,  grazie ai tre bellissimi cuccioli di Belle. Ma, consci del fatto che il vero ingegno sta anche nel sapersi “ritirare” al momento giusto, ci auguriamo che i produttori e gli sceneggiatori mantengano le promesse di partenza che vedevano le avventure di Belle & Sebastien, a prescindere dall’enorme successo di pubblico e critica, concludersi nell’arco di una trilogia. Ora che l’ultimo tassello è stato posizionato, conferendo al racconto anche un’ideale conclusione, è bene fermarsi per evitare quell’insano rischio proverbiale di allungare troppo il brodo.

Dopo un primo film pressoché perfetto, in cui lo spirito avventuroso trovava il giusto dialogo con un cinema anche un po’ d’autore, e un primo sequel più scanzonato ma ancora molto attento alla qualità è con il terzo film, Belle & Sebastien – Amici per sempre, che si iniziano ad udire i primi veri campanelli d’allarme. Questa volta la regia passa nelle mani dell’attore Clovis Cornillac che, per l’appunto, si assegna anche il ruolo del villan di turno, Joseph, il cattivissimo e presunto primo-padrone di Belle che si rifà vivo per rivendicare la proprietà del Pastore dei Pirenei e dei suoi tre cuccioli. Spinto ad andare fino in fondo poiché sa di avere la legge dalla sua parte, Joseph è uno di quei cattivissimi così estremi da far inevitabilmente sorridere a causa delle molte ingenuità. Il classico cattivo “tagliato con l’accetta” che fa solo cose cattive e che parla come un vero cattivo. La presenza di un personaggio così finto e bidimensionale, all’interno di una trilogia come quella di Belle & Sebastien sempre molto ancorata ad una narrazione realistica, fa storcere non poco il naso ma, al tempo stesso, è figlia di una sceneggiatura nettamente inferiore (quasi dilettantesca, se si vuole essere cattivelli) a quella dei capitoli precedenti. Strano, dal momento che porta la firma di Juliette Sales, che aveva co-scritto anche i primi due film.

La storia che ci viene narrata in Belle & Sebastien – Amici per sempre, benché ricca di elementi importanti e interessanti come la sofferenza di Sebastien nel sapere che presto dovrà lasciare le montagne per ricominciare altrove o il matrimonio di suo padre con Angélina, manifesta una pesante superficialità in ogni dove e preferisce tralasciare i veri elementi interessanti per dedicarsi unicamente alla storia di Joseph e del rapimento di Belle. Una storia davvero troppo esile adatta come sub-storia e non come unica linea orizzontale della vicenda.

Si percepisce, inoltre, un eccessivo impoverimento della vicenda. Decade, infatti, quell’atmosfera avventurosa e prendere piede una storia che, nonostante rapimenti e fughe, sembra essere decisamente più statica rispetto ai primi due film. Causa principale, e qui la povertà su indicata, è una narrazione che predilige gli spazi interni alle montagne, boschi e vallate a cui eravamo abituati.

Resta la gioia di ritrovare Félix Bousset nei panni di Sebastien, Tchéky Karyo in quelli del nonno César e ancora una volta Thierry Neuvic e Margaux Chatelier ad interpretare Pierre e Angélina (due personaggi che ci sarebbe piaciuto vedere in scena di più e non solo nei primi minuti di film). Dopo due centri clamorosi, la terza freccia scoccata dall’arco viene viziata da un vento non troppo a favore. Poteva essere una tripletta ma poco male: con solamente tre tiri a disposizione, il due su tre, resta comunque un risultato invidiabile.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
  • Regala sempre una certa emozione ritrovare tutti i personaggi dei film precedenti, non solo Sebastien e Belle.
  • La sceneggiatura è davvero debole.
  • Il cattivo, Joseph, proprio non funziona.
  • Decade quel bellissimo senso d’avventura che caratterizzava i primi due capitoli.
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