Big Mouth: la nostra mostruosa adolescenza

L’8 febbraio Netflix ha pubblicato l’episodio speciale di San Valentino della terza stagione della serie animata Big Mouth, creata da Nick Kroll (The Oh, Hello Show; The League, Kroll Show), Andrew Goldberg (I Griffin), Mark Levin (Innamorarsi a Manhattan, Alla ricerca dell’isola di Nim, Genitori in blue jeans) e Jennifer Flackett (Beverly Hills 90210, Avvocati a Los Angeles, Viaggio al centro della Terra).

L’uscita anticipata di cinque giorni è un’opportunità per fare un onesto binge watching e recuperare le prime due stagioni di questo dissacrante e irriverente cartone animato, riservato a un pubblico tardo adolescente o ad adulti sarcastici.

La storia è quella di Nick e Andrew – i nomi non sono casuali dato che gli autori hanno ammesso di essersi ispirati alle proprie vite – che stanno iniziando il secondo anno delle scuole medie e hanno a che fare con i primi problemi della crescita, o della non-crescita.

Nick è ancora intrappolato nel corpo di un bambino con un gran capoccione, nei momenti di sconforto va in soffitta a farsi dare consigli dal fantasma di Duke Ellington, invece Andrew è in piena crisi ormonale e viene tormentato giorno e notte dallo sboccato Maurice, un mostro degli ormoni, ovvero l’incarnazione delle prime e irruente pulsioni di un adolescente.

I due migliori amici vengono da contesti diversi: Nick è figlio di due benestanti medici progressisti, emotivi e alquanto imbarazzanti, con un fratello maggiore inquietante e una sorella popolare mentre Andrew è figlio unico, con un padre burbero e una madre ansiosa.

I due ragazzi sono nella stessa classe di Jessi, fulva ragazzina dalla lingua tagliente il cui mostro degli ormoni è l’esuberante Connie, e con Jay, il buffone della scuola ossessionato tanto dai giochi di magia quanto dal sesso, al punto che farà dire a Maurice in persona: “è lui stesso il suo mostro degli ormoni!”.

I quattro ragazzini avranno a che fare con tutti i riti di passaggio all’età adulta: primo ballo scolastico, primo ciclo mestruale, uso di sostanze stupefacenti, pigiama party et cetera; le loro disavventure sono intrecciate con quelle di alcuni personaggi secondari degni di nota come il coach Steve (il bislacco professore di educazione fisica con un evidente ritardo nello sviluppo della personalità adulta), la piccola Missy (secchiona imbranata figlia di fricchettoni-radical chic) e le immancabili mean girls della scuola.

L’innovazione di questo cartone animato consiste nella metaforizzazione dei sentimenti umani, come era già successo nel 2015 per il discusso Inside Out della Disney, rappresentati sia mostri degli ormoni che da altre entità che appaiono nella seconda stagione come Lo Spirito della Vergogna e La Depressione.

I personaggi hanno un dialogo costante coi loro custodi e possono decidere di ignorarli o meno; le difficoltà del loro rapporto simbiotico impersonano bene le turbe psichiche del difficile periodo dell’adolescenza così come le battute boccacesche di Maurice, e soprattutto di Jay, ne rappresentano la mancanza di filtri. L’aggressività del linguaggio tuttavia è incanalata in una storyline che alla fine di ogni episodio presenta dei messaggi positivi e soprattutto politically correct; la scelta del tratto morbido e della colorazione vivida, tipici dell’ animazione per l’infanzia, invece esaltano l’aspetto satirico dello show che intende evidenziare la precocità delle nuove generazioni.

Ma arriviamo al punto cruciale: Big Mouth regge il confronto con le altre contemporanee serie animate per adulti targate Netflix quali Bojack Horseman, Rick e MortyF is for Family e soprattutto con gli illustri capostipiti del genere (I Simpsons, South Park e I Griffin)?

La risposta è sì, ma sta anche nel mezzo: innanzitutto occorre specificare che Big Mouth, nonostante il costante turpiloquio, è soprattutto rivolta ai “giovani adulti”, dai quindici anni in su, ovvero un pubblico che può ancora immedesimarsi nei protagonisti ma che può anche ridere dei loro errori, senza considerarli infantili o di dubbio gusto, perciò magari non sarà apprezzata appieno dai fans della poetica politico-esistenzialista di Bojack Horseman o dei Simpsons.

La sceneggiatura senza inibizioni può essere paragonata a quella dello spregiudicato South Park, nonostante non ne tocchi i livelli estremi di scorrettezza, e del recente Brickleberry .

Aspettiamo dunque per settembre il seguito della terza stagione e intanto godiamoci l’episodio speciale sulla dissacrazione della festa più commerciale dell’anno.

Ilaria Condemi de Felice

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