Carriers – Contagio letale, la recensione

Brian, suo fratello Danny, Bobby e Kate sono in viaggio verso Turtle Beach mentre sul mondo si è abbattuto un virus che ne sta decimando l’umanità. I due fratelli vogliono raggiungere l’hotel sulla spiaggia dove erano soliti andare da ragazzini, convinti che lì potranno vivere lontani dal contagio. Ma il viaggio che li conduce verso la loro meta è irto di ostacoli.

La malattia è decisamente tornata di moda al cinema, così come nella realtà. Numerosi sono infatti gli horror e derivati che in questi ultimi anni, ci stanno raccontando di epidemie, pandemie, virus mortali che decimano la popolazione e ci trasportano in un clima post-apocalittico. Ma non parliamo di zombi e morti viventi che spesso sono associati a questa tematica, ma di infetti “vivi”, che scorrazzano per le vie delle città e si scontrano con i pochi ancora immuni che fanno di tutto per rimanere tali.

Tutto sembra essere cominciato nel lontano 2002 con 28 giorni dopo, film derivativo ma importante e fondante di un vero e proprio effetto revival che ha inondato i mercati internazionali sull’argomento contagi ed epidemie. In 28 giorni dopo era un virus sviluppato dal ceppo della rabbia a mietere vittime e trasformare gli infetti in mostri, portando in scena una minaccia che non è il virus in se, bensì il contagiato. Si tratta di persone aggressive e sanguinarie che molto ricordano le creazioni romeriane, a metà strada tra lo zombi tout court e i pazzi di La città verrà distrutta all’alba: l’intero filone che ha fatto seguito al film di Boyle ha adottato proprio questa costante “umana” come pericolo da cui sottrarsi.

Carriers - Contagio letale

Carriers – Contagio letale, invece, prende avvio da un approccio più realistico: niente infetti rabbiosi con istinti omicidi, zero morti viventi cannibali, bensì un virus che contagia e porta lentamente alla morte… proprio come accadrebbe nella realtà.

Quello intrapreso dai fratelli Pastor è dunque un viaggio nell’America distrutta da un virus di cui non si conoscono le origini, sostanzialmente si tratta di un film drammatico con i crismi del cinema di genere, un’opera che preferisce mettere in scena la quotidianità di un gruppetto di amici in cerca di una via di salvezza piuttosto che catastrofi e orrori. Ma nel suo voler trovare una via differente dal solito, Carriers non centra il bersaglio e, a conti fatti, risulta la solita zuppetta riscaldata.

I fratelli dalle origini spagnole Pastor scrivono e dirigono un film dignitoso, ben confezionato e sicuramente gradevole; ma Carriers ha anche un difetto enorme, è anonimo e non lascia il segno. Un compitino ben eseguito ma privo di un’anima: non cattura a dovere e lascia molto vuoto nello spettatore.

Carriers - Contagio letale

Il problema fondamentale è che Carriers non ha mordente, racconta una storia già raccontata altre mille volte e lo fa senza un tocco di personalità ne un’idea forte che possa contraddistinguerlo dalla massa. L’intuizione principale sta nel raccontare un contagio apocalittico con un linguaggio drammatico e realistico, peccato che nel periodo di poco antecedente all’uscita del film dei Pastor lo abbiano fatto anche Right at Your Door e The Road ma con risultati ben superiori, con l’unica differenza che Carriers decide di inquadrare il tutto sotto una prospettiva più teen.

A conti fatti il film dei Pastor si lascia dimenticare alla velocità della luce, a causa anche di una manciata di personaggi poco incisivi che replicano le classiche dinamiche di gruppo messe in scena in gran parte dei film di questo tipo: persone inizialmente molto unite che a poco a poco manifestano segnali di ostilità che porterà alla tragedia interna al gruppo. In questo specifico caso abbiamo due personalità principali rappresentate dai due fratelli Danny (Lou Taylor Pucci) e Brian (Chris Pine), timido e insicuro il primo, forte, deciso e con propensioni da leader il secondo. Il confronto e le sorti che ne avranno seguito sono prevedibili, i personaggi poco incisivi perché già visti, come tutto il film.

Carriers - Contagio letale

Quello che colpisce positivamente in Carriers è la costruzione di alcune scene dal sicuro impatto emotivo. Su tutte la lunga parte con il padre e la bambina malata (interpretati da Christopher Meloni e Kiernan Shipka… si proprio Sabrina dell’omonima serie Netflix!) che culmina con la scena all’ospedale, ma notevole è anche la scena con l’uscita di scena di Bobby (Piper Perabo).

Insomma, Carriers – Contagio letale è un film che funziona più se preso per singole sequenze piuttosto che nell’insieme. Di certo non si può rimproverare gli autori di aver fatto un brutto film, ma piuttosto di aver spremuto le meningi il minimo, portando in scena l’ennesima storia di contagio senza fantasia e senza una vera ragione per essere ricordata. David e Alex Pastor torneranno sull’argomento post-apocalittico nel 2013 con The Last Days, ma con risultati ben più entusiasmanti!

Carino, ok, ma si dimentica con troppa facilità.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Alcune scene di intensità drammatica lasciano il segno.
  • C’è un’anima da b-movie che rende tutto più gradevole e divertente, nonostante la gravità dei fatti raccontati.
  • Somiglia a una marea di altri film sullo stesso tema con l’aggravante che questo non ha personalità.
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One Response to Carriers – Contagio letale, la recensione

  1. Paolo ha detto:

    Dire che è un cesso di film e un complimento, se poi aggiungo black batterfly penso che Chris Pine e Banderas sono attori che hanno bisogno di sceneggiature con più contenuti e non prestarsi a qualsiasi lavoro proposto … La piper nei due film recita nella stessa dimensione una comparsa mediocre.. Sbaglia ad affidarsi alla fama degli attori..
    L ho trovata piuttosto interessante per contenuti e dialoghi nella serie tv azione poliziesco in covert affairs…
    Secondo me ha ottime qualità espressive che se registrate.. a seconda del ruolo è della sceneggiatura può dare molto di più. Ha l obbligo ad ambire..
    P. M.

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