A casa tutti bene, la recensione

«Io sono cresciuto orfano. A me la famiglia mi sta sul cazzo!»

(Pietro – Ivano Marescotti)

Pietro e Alba sono felicemente sposati da cinquant’anni. La loro vita matrimoniale, esattamente come quella di chiunque, ha visto alternare momenti belli ad altri brutti ma grazie ad un coraggioso – e sempre più raro – spirito di “sopravvivenza”sono riusciti a superare a testa alta ogni difficoltà fino ad arrivare a festeggiare le nozze d’oro. In occasione di questo lieto evento, Pietro e Alba hanno pensato di riunire tutta la famiglia (ma proprio tutta, compresi parenti scomodi o ex-mogli dei figli) proprio su quell’isola dove si sono innamorati e dove hanno passato i loro anni più belli. Quello che doveva essere un raduno di mezza giornata, però, si trasforma in una permanenza di tre lunghi giorni a causa di un’improvvisa mareggiata che impedisce ai traghetti di transitare. Per tutti i membri della famiglia sarà l’occasione buona di fare i conti con il passato, con il presente, con le gelosie, i tradimenti, i sogni infranti e tutte le frustrazioni tipiche degli “adulti” di oggi.

A casa tutti bene è un film che segna una tappa importante all’interno della filmografia di Gabriele Muccino. Un’operazione dal valore squisitamente metaforico che sancisce il ritorno a “casa”, ormai definitivo, del regista romano dopo una parentesi americana durata svariati anni. Già nel 2016 c’era stato un riaffaccio sulla scena italiana, con il deludente e poco incisivo L’estate addosso, ma è proprio con A casa tutti bene che Gabriele Muccino torna a quelle atmosfere a lui care che lo hanno fatto conoscere ed apprezzare al grande pubblico.

Questa nuova fatica di Muccino, infatti, ci riporta dalle parti de L’ultimo bacio. Lì a fare da protagonisti erano le crisi di cuore di un gruppo di trentenni carichi di vita ma, al tempo stesso, pieni di insicurezze, frustrazioni e angosce esistenziali. L’ultimo bacio venne riconosciuto subito come film generazionale in quanto capace di raccontare come pochi il mondo dei trentenni descrivendo, nello specifico, tutti quegli adulti costretti a comportarsi come tali ma dominati ancora da un irrefrenabile impeto adolescenziale. Adesso quegli adulti sono cresciuti e molti di loro, che in fin dei conti sono molti di noi, li ritroviamo proprio in A casa tutti bene. Questa volta decade quell’aspetto strettamente generazionale perché i riflettori sono accesi su un nutrito gruppo che comprende un po’ tutte le fasce d’età, ma la poetica che anima l’intera vicenda non è dissimile da quella de L’ultimo bacio.

Adesso Muccino riflette sulla dura, a tratti impossibile, vita di coppia e lo fa prendendo in esame una famiglia così allargata da ospitare le coppie di ieri (gli anziani che festeggiano le nozze d’oro), quelle di oggi (la maggior parte dei protagonisti in scena) e le coppie di domani (i due adolescenti in procinto di fidanzarsi). Ne esce fuori un ritratto veritiero e perciò spaventoso, un girone dantesco dove trovano spazio tutti i vizi e i peccati che le persone comuni compiono ogni giorno, a volte senza nemmeno rendersene conto. Le situazioni “di vita” che Muccino porta in scena nel suo film sono molte e tutte così ancorate al reale che è impossibile non ritrovarsi in almeno una di queste. E se proprio non c’è un’identificazione diretta ecco allora che ci sarà sicuramente un personaggio pronto a ricordarci un parente più o meno vicino della nostra famiglia.

A tal proposito risulta vincente il personaggio di Riccardino (interpretato da un convincente Gianmarco Tognazzi che sembra nato per questo ruolo), il cugino testa calda che nessuno può sopportare perché pieno di debiti e costantemente alla richiesta di favori e lavori, ma anche e soprattutto quello di Carlo (Pierfrancesco Favino, bravissimo), costretto a dividersi tra moglie ed ex-moglie per accontentare entrambi i figli avuti da matrimoni differenti. Ma anche il Paolo di Stefano Accorsi, seppur a tratti un po’ patetico, rispecchia uno stereotipo che vive in tutte le famiglie: l’artista, quello che non ha mai messo su famiglia per inseguire altri ideali e che perciò finisce per catalizzare la curiosità di tutti.

Ma Muccino, desideroso di muovere i passi in quella commedia amara che trae ispirazione da indiscussi maestri come Monnicelli o Risi, guarda alle coppie di oggi con un fare talvolta sarcastico e talvolta pietoso conscio che nessuno in amore può essere davvero felice. Perché, come dice più volte Paolo nel film, in un rapporto di coppia si è veramente sé stessi solamente nei primi venti minuti, quando ancora nessun impegno è stato realmente preso. A casa tutti bene, dunque, diventa il titolo perfetto per un film che racconta di una famiglia i cui membri, in realtà, stanno tutti terribilmente male poiché afflitti da disagi, insoddisfazioni e turbe di varia natura. Tanti pezzi difettosi di un’unica giostra destinata a cadere a pezzi da un momento all’altro. L’unica speranza sembra essere racchiusa nei due adolescenti Luna ed Edoardo (rispettivamente Elisa Visari e Renato Raimondi), i “puri” della situazione che guardano con distacco i “grandi” noncuranti del fatto che, tra qualche anno, anche loro sono destinati a compiere esattamente i medesimi errori. Ed è proprio qui che il film di Muccino rivela la sua falla più clamorosa, nella maldestra gestione della componente adolescenziale. Sotto quest’aspetto Gabriele Muccino è fermo agli anni settanta e ottanta e gli adolescenti che racconta nel film sono figli di quell’adolescenza che lui ha vissuto ma che purtroppo non ha più nulla in comune con i quindicenni di oggi.

Poco altro, in realtà, c’è da rimproverare al film. Una storia semplice, in cui apparentemente non accade nulla, ben raccontata per merito di una sceneggiatura frizzante ed un cast strepitoso che raccoglie buona parte del cinema italiano che vale. Oltre ai già citati Favino, Accorsi e Tognazzi, anche Sabrina Impacciatore (tra i personaggi più interessanti del film), Stefania Sandrelli, Ivano Marescotti, Carolina Crescentini, Valeria Solarino, Gianpaolo Morelli, Giulia Michelini, Elena Cucci, Claudia Gerini, Massimo Ghini e Sandra Milo.

Un film capace di raccontare bene l’italiano di oggi, le coppie di oggi e le famiglie di oggi. Quanti, almeno una volta nella vita, non si sono ritrovati ad una festa di matrimonio, a una comunione o semplicemente ad un Natale in compagnia di parenti presunti o tali, mai visti o incontrati solo pochissime volte? A casa tutti bene racconta esattamente questo. Una riunione tra parenti accomunati solo da un albero genealogico.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
  • Un vero e proprio film d’attori.
  • Una storia che sa essere divertente e amara riflettendo, in modo molto realistico, sulla famiglia e sulla vita di coppia di oggi.
  • Una scrittura sostanzialmente diligente.
  • La visione che Muccino ha degli adolescenti di oggi. Irreale e banale.
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