Archivio categorie: Cinema

Il primo Natale, la recensione

Probabilmente è grazie agli oltre 11 milioni guadagnati dal loro ultimo film, L’ora legale, record al botteghino per un film italiano nel 2017, che il duo comico Ficarra e Picone ha potuto portare a segno un’opera tanto ambiziosa e produttivamente impegnativa come Il primo Natale. Ormai garanzie di una commedia votata alla satira sociale, che proprio con L’ora legale aveva raggiunto il suo apice, Ficarra e Picone voltano pagina e, pur non rinunciando alla loro comicità, firmano la regia di una fiaba per famiglie perfetta per il periodo delle festività natalizie.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Atlantique, la recensione

Una delle opere prime più interessanti dell’anno arriva finalmente su Netflix. Si tratta di Atlantique, titolo insignito del Grand Prix Spéciale della Giuria a Cannes e che segna l’esordio alla regia di Mati Diop, attrice francese di origine senegalese e già autrice di alcuni cortometraggi.

Il film è un’estensione del quasi omonimo Atlantiques, un documentario di 16 minuti girato dalla regista nel lontano 2009. L’argomento di fatto è lo stesso: la traversata dell’Atlantico compiuta da alcuni giovani senegalesi. Nel lungometraggio premiato a Cannes questo però non viene mai mostrato né costituisce realmente il fulcro della narrazione, ma piuttosto lo sfondo. La sua presenza è quasi fantasmatica, messa in bocca ad un gruppo di personaggi dall’esistenza spettrale. Questo perché, da un certo punto in poi, la sceneggiatura intreccia il racconto di formazione di una giovane donna, Ada, con una micro-vicenda dai risvolti quasi fantastici. Tuttavia, in entrambi casi la drammaturgia sembra essere un elemento ben presente.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Living with Yourself: quando il nostro Io ha bisogno di un upgrade!

Living with Yourself è la nuova serie originale Netflix che ha come punto di forza una interessante idea di partenza. Infatti la domanda che si pone è: cosa faremmo se dovessimo vivere letteralmente con un’altra versione di noi stessi?

La serie segue le vicende di Miles (Paul Rudd), un uomo sulla cinquantina che sta attraversando la classica crisi di mezz’età. Miles si sente vecchio e fiacco, in ambito sia personale che lavorativo: la routine con la moglie Kate (Aisling Bea, nota comica irlandese) è ormai diventata noiosa e ripetitiva e la sua posizione come pubblicitario non lo stimola più. Un giorno però, dopo una presentazione importante, nota che il suo collega Dan (Desmin Borges), prima un suo sottoposto, ora lo sta superando nella corsa alla promozione. Dan gli confida il suo segreto: una spa particolarmente efficace, che ti fa sentire come rinato.

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Il Cardellino, la recensione

Normalmente, di questi tempi, quando un libro scala le classifiche di vendita o entra in circuiti di promozione estremamente grandi, è quasi normale aspettarsi la trasformazione cinematografica immediata per tradurre le parole in immagini. Chissà se anche Donna Tartt, dopo esser stata insignita nel 2014 del premio Pulitzer per Il Cardellino, pensava che il pregiato frutto della sua scrittura sarebbe arrivato sul grande schermo!

Ci è sempre stato insegnato che le vie del cinema sono infinite e i profondi cambiamenti nei modelli produttivi e distributivi ne sono la testimonianza concreta, ma è singolare che almeno da noi in Italia sullo schermo bianco questa trasposizione non arriverà mai perché nessun distributore ha accettato la sfida. Cosa poteva andare storto con un film con le spalle estremamente coperte e un target già intercettato prima ancora della sua uscita? E perché proprio Il Cardellino piuttosto che mille altri prodotti di bassa lega che intasano le nostre sale?

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Haunt, la recensione

Controverso, discusso, eclettico, eccentrico e al tempo stesso amato da molti appassionati del genere horror, Eli Roth è un regista che ha segnato gli ultimi quindici anni della scena contemporanea con il suo stile a metà fra il serio e il faceto e intriso di tanta voglia di esprimere tutto il suo amore verso i filoni cinematografici che più ama (trai quali un posto di gran rilevo ha il cinema di genere made in Italy). Caratteristiche che l’autore statunitense ha messo in evidenza sia nei panni di regista che in quelli di produttore, attività fertile portata avanti negli ultimi anni con sempre maggior costanza e in cui si è cimentato nuovamente con Haunt, alla cui regia troviamo Scott Beck e Bryan Woods.

Questi ultimi, reduci dal successo di A Quiet Place, di cui hanno firmato la sceneggiatura, tornano dietro la macchina da presa dopo il thriller/horror Nightlight (2015) con uno slasher in piena regola che risente tantissimo delle loro esperienze artistiche passate e dell’ala protettrice di un Roth sicuramente entusiasta del risultato.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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TFF37. Letto n.6

Letto n. 6

La dottoressa del turno di notte di una importante clinica pediatrica muore suicida. La sostituisce Bianca (Carolina Crescentini), che accetta il lavoro senza rivelare di essere incinta. Quando viene a sapere che dovrà passare le notti proprio nella stanza dalla quale si è buttata la collega, le inquietudini hanno inizio. Malgrado lo scetticismo del marito (Pier Giorgio Bellocchio), i timori di Bianca non tarderanno a essere confermati: una notte, seguendo rumore di singhiozzi, fa conoscenza con il bambino del letto numero sei. Vuole la sua mamma. Bianca lo rassicura: domani mamma arriva. Ma la notte seguente il bambino si presenta in infermeria, accusandola di essere una bugiarda. Bianca cerca informazioni sul bambino, scoprendo che il letto numero sei è vuoto da tempo.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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TFF37. Wet Season

Il primo vero colpo di fulmine tra i titoli passati in concorso al 37° Torino Film Festival è arrivato durante i primi giorni di proiezione. Inaspettatamente, ma non troppo: il regista Anthony Chen si era già fatto notare con Ilo Ilo, splendida e toccante opera prima premiata con la Caméra d’or a Cannes nel 2013.

Con Wet Season Chen si conferma uno dei giovani autori più promettenti del panorama orientale portando alla ribalta la cinematografia di un paese come Singapore.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 2 voti)
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L’immortale, la recensione

La storia di Ciro Di Marzo, detto l’Immortale, inizia nell’ormai lontano 2014 quando su Sky esordiva la serie tv ispirata al successo editoriale di Roberto Saviano (e, di conseguenza, al film di Matteo Garrone) Gomorra. Si tratta di un personaggio inedito, creato appositamente per la serie in parte diretta e supervisionata da Stefano Sollima, anche se indiscrezioni varie ci hanno informato che il personaggio è lontanamente ispirato a Genny o’Mckay, elemento di spicco nel clan degli Scissionisti di Secondigliano, gruppo camorristico che nel 2004 fece guerra al dei Di Lauro, all’epoca dominate su Scampia.

Ciro Di Marzio è stato uno dei personaggi più amati e allo stesso tempo odiati di Gomorra – La serie, intrappolato in un mondo al quale sembrava destinato fin da bambino e abile nel destreggiarsi nelle infide meccaniche criminali fino a una scalata al potere che lo ha portato a “comandare”, pur dovendo sacrificare i suoi affetti, l’amore. Un personaggio incredibilmente complesso, scritto benissimo e interpretato con un’intensità fuori dal comune dalla vera rivelazione di Gomorra – La serie, Marco D’Amore che in curriculum aveva qualche film (tra cui Una vita tranquilla di Claudio Cupellini e Perez. di Edoardo De Angelis) e tanto teatro.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Cena con delitto – Knives Out, la recensione

Una nobile tradizione, ormai poco praticata sugli schermi cinematografici ma in passato molto in voga, ha voluto che il giallo deduttivo di matrice letteraria trovasse un contraltare di successo anche sul grande schermo. Neanche a dirlo, apripista di questa tendenza è stato tutto quell’immaginario legato all’opera omnia di Agatha Christie e alle trasposizioni di successo dei suoi romanzi, che hanno sempre viaggiato a braccetto con un altro grande esponente del genere, Arthur Conan Doyle e alla sua creatura più fortunata, Sherlock Holmes. Ed è proprio da attribuire all’immortale creatrice di Poirot il rinnovato interesse di Hollywood per il filone “murder mistery”, vista la calorosa accoglienza ricevuta lo scorso anno dal remake di Assassinio sull’Orient Express. Proprio in quest’ottica – vista anche la coincidenza del periodo d’uscita – arriva al cinema Cena con delitto – Knives Out, un prodotto del tutto originale (nel senso che non ha matrice letteraria ne è un remake) che si ancora prepotentemente ai dettami del giallo deduttivo omaggiandolo e decostruendone le regole.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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L’inganno perfetto, la recensione

L’ottantenne Roy Courtnay conosce la coetanea Betty McLeish su un sito di incontri per la terza età e i due cominciano a frequentarsi. Roy però non ha detto alla donna che per guadagnarsi da vivere organizza truffe ai danni di sprovveduti investitori. Quando l’uomo realizza dell’ingente patrimonio di famiglia di Betty, inizia a pianificare un modo per truffare anche lei.

Ad eccezione di alcune garanzie, quando Hollywood affida l’appeal delle proprie storie a vecchie glorie del cinema ormai ottuagenarie, c’è sempre da stare attenti perché la sola è dietro l’angolo. E se si tratta, poi, di film che trattano di truffe e raggiri… beh, la sola è praticamente assicurata!

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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