Archivio categorie: Cinema

Daitona, la recensione

Loris Daitona è un trentenne egocentrico, pigro, sociopatico e con una spocchia che gli causa non pochi problemi nell’intrattenere relazioni umane. Loris Daitona è il peggior esempio di essere umano che si possa immaginare, ma ha un insospettabile passato da romantico scrittore con il grande successo editoriale Ti lovvo, romanzetto teen-rosa scritto all’età di sedici anni. Oggi Loris è in cerca di un nuovo successo, chiestogli a gran voce dal suo editore, ma è l’ispirazione a mancare, ostacolata da una voglia di far nulla ormai epidermica. Noi conosciamo Loris al confuso risveglio nel letto di una ragazza, scacciato in malo modo dalla genitrice che lo sorprende mezzo nudo, sicuramente dopo aver rubato la virtù della figlia. Loris non ha idea di perché sia lì, chi è quella gente e – come nella commedia campione d’incassi Una notte da leoni – deve ricostruire cosa sia accaduto nelle sue ultime 24 ore per decifrare una serie di eventi incomprensibili che stanno accadendo attorno a lui: criminali da strapazzo gli danno la caccia e una misteriosa donna reclama un altrettanto misterioso “Passero rosso”.

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Le invisibili, la recensione

Quando si cammina in gruppo è buona norma adeguarsi all’andatura del più lento, perché nessuno deve essere lasciato indietro per nessun motivo. Fermandosi un attimo a ragionare su questa affermazione, è difficile non trovarsi d’accordo o trovarci qualcosa di sbagliato. Se dalla teoria però si passa all’applicazione pratica, le cose cambiano radicalmente in ogni contesto possibile.

Il presente ci chiede di procedere costantemente ad una velocità elevatissima senza compromessi, pena l’esclusione e l’allontanamento dal mondo del lavoro. Le persone che non si adeguano ai ritmi si trasformano nel reflusso di materiale umano che sempre più sale alla ribalta nelle cronache di tutto il mondo. C’è chi ha la forza di lottare, ma anche chi non incassa bene il colpo e rimane inesorabilmente al tappeto e popola una terra di mezzo che spesso si spinge ai limiti della realtà, fatta di degrado, disagio e depressione.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il ragazzo che diventerà Re, la recensione

Diviso fra Storia e folclore, il condottiero britannico Re Artù, il solo in grado di difendere la Gran Bretagna dagli invasori sassoni tra la fine del V secolo e l’inizio del VI, oltre a genere disappunto tra storici e demologi è ad oggi una delle figure leggendarie più influenti sulla Settima Arte. Non si contano, infatti, le numerose produzioni cinematografiche sorte attorno a questa figura e ci basta pensare che la prima produzione interessata a quest’eroe è un cortometraggio risalente al 1909 diretto da Charles Kent, Launcelot and Elaine. Oggi il mito di Re Artù e della straordinaria spada Excalibur rivive in Il ragazzo che diventerà Re, film per ragazzi scritto e diretto dal talentuoso Joe Cornish.

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Cyrano mon amour, la recensione

Similari sono i percorsi che accomunano il regista Alexis Michalik e lo storico poeta drammaturgo Edmond Rostand; giovani autori a cui con la sua imprevedibilità il teatro ha cambiato la vita.

In seguito alla visione di Shakespeare in Love, Michalik fu solleticato dall’idea di una pellicola che andasse ad approfondire la genesi di una delle più importanti opere del teatro francese, il Cyrano, e fu’ solo l’incontro con le vicissitudini che hanno dato vita alla stesura di quest’opera che quell’idea iniziò a concretizzarsi realmente. Dopo un’attenta documentazione e in seguito alla stesura di una prima sceneggiatura, il progetto iniziò però a sfumare a causa della mancanza di finanziatori; solamente in seguito ad un nuovo incontro con l’opera di Madden (stavolta in forma di adattamento teatrale), il regista si rese conto che la sua pellicola si sarebbe ben adattata a palco e sipario e fu’ un successo tale da rendere possibile la realizzazione della versione cinematografica.

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Il Campione, la recensione

Da quando nel 2016 è uscito nelle sale Veloce come il vento, Matteo Rovere si è imposto come punto di riferimento per tutto quel cinema “giovane” (nelle idee, oltre che per età dei suoi autori) che oggi si contrappone ad un sistema cinematografico che odora di acqua di colonia ma che sembra desideroso di abbracciare uno svecchiamento concettuale ed artistico. Rovere come punto di riferimento, certo, perché in parallelo alla sua attività registica (si pensi al suo ultimo dramma storico sulla fondazione di Roma, Il Primo Re) sta portando avanti un’interessante attività da produttore con la sua società Groenlandia fondata assieme a Sydney Sibilia (la trilogia di Smetto quando voglio). Ora esce nelle sale Il Campione, una dramedy prodotta da Rovere e Sibilia e diretta dall’esordiente Leonardo D’Agostini.

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La Llorona – Le lacrime del Male, la recensione

Escludendo quanto fatto in maniera lungimirante dagli Universal Studios negli anni 30-40-50 con i cosiddetti Mostri Classici e i celebri cross-over tra le saghe di Alien e Predator e Nightmare e Venerdì 13, si fatica a trovare nel genere horror la presenza di universi condivisi alla stregua di quanto accade oggi nel filone cinefumettistico. Probabilmente buttando un occhio proprio a quanto stanno facendo con successo i Marvel Studios, è nato un piccolo universo anche tra le fila del cinema di paura in seguito all’enorme successo ricevuto da The Conjuring – L’evocazione di James Wan che ha dato origine a quello che gli addetti ai lavori conoscono oggi come Conjuringverse. Sei anni e sei film (ma con un settimo in arrivo in estate) che hanno come matrice comune i coniugi Warren e i loro casi di investigazione del soprannaturale capaci di generare prequel e spin-off della saga madre senza dover coinvolgere i Warren stessi in prima persona. Se in questi anni abbiamo assistito alla nascita della saga sulla bambola demoniaca Annabelle e del demone con abito da suora protagonista di The Nun, ora tocca a La Llorona – Le lacrime del Male, personaggio mai introdotto nella saga-madre di The Conjuring ma ad essa comunque collegato.

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Hellboy, la recensione

In un momento storico come questo, in cui il cinecomic è stato eletto a nuovo rappresentante dell’intrattenimento cinematografico (e televisivo), con miriadi di produzioni che adattano anche la più sconosciuta graphic novel, è abbastanza ovvio che tornasse sul grande schermo anche Hellboy, uno dei personaggi più originali e carismatici mai comparsi su carta stampata.

Creato nel 1993 da Mike Mignola e già portato sul grande schermo da Guillermo Del Toro nel 2004 e nel 2008, Hellboy guadagna oggi un nuovo adattamento cinematografico che è anche un vero e proprio reboot in confronto a quanto fatto da Del Toro nel dittico interpretato da Ron Perlman. Questa volta dietro la macchina da presa è stato chiamato Neil Marshall, grande artigiano di fantastici b-movie fanta-orrorifici del calibro di Dog Soldiers, The Descent e Doomsday. Un reboot che sulla carta suonava alquanto bene e che, a film pronto e confezionato, mostra scoperta la guardia a causa di vistosi problemi produttivi.

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After, la recensione

Cominciamo dalla fine.

After è un film che non merita più di due stelline. Allo stesso tempo, però, rappresenta un film unico nel suo genere e per certi versi imperdibile.

Anna Todd ha scritto una fan-fiction su Wattpad, una piattaforma di narrativa online dove si possono leggere e postare racconti gratuitamente. Prima un capitolo, poi un altro, poi la pubblicazione cartacea e il successo internazionale. Grazie alla storia della relazione tra Tessa (Josephine Langford) e Hardin (Hero Fiennes Tiffin) è nato un fenomeno letterario, che ancora prima di essere sugli scaffali delle librerie, era stato già opzionato per il grande schermo.

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Cafarnao – Caos e Miracoli, la recensione

Sembra che Cafarnao, oltre ad indicare l’antica città della Galilea, sia anche un modo di dire che in Libano indichi un grande caos. Lo ha spiegato Nadine Labaki durante la conferenza stampa del film, parlando di una possibile assonanza biblica, e tutto improvvisamente è diventato molto chiaro.

È possibile che un bambino nasca, cresca e muoia nel caos? La risposta occidentale, anzi meglio borghese, ovviamente è no, ma il cafarnao della miseria e della povertà diventa sempre più normalità quando si guarda per un attimo al di fuori della propria comfort zone senza filtri. È proprio lì che si potrebbe riconoscere qualcuno come Zain (il bravissimo Zain Al Rafeea), un bambino che decide di querelare i propri genitori per averlo messo al mondo in una situazione così drammatica.

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Oro verde – C’era una volta in Colombia, la recensione

Il realismo magico si verifica quando in un’ambientazione realistica e minuziosamente dettagliata s’introduce un elemento troppo strano per essere credibile. Non per niente il realismo magico è nato in Colombia.” L’incipit della serie Narcos, con il suo richiamo a Gabriel García Márquez, descrive perfettamente anche Birds of Passage (Pájaros de verano, 2018), prima prova da sceneggiatrice e regista per la quarantenne produttrice colombiana Cristina Gallego, cui si affianca dietro la macchina da presa il più esperto Ciro Guerra (El abrazo de la serpiente, 2015).

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