Archivio categorie: Cinema

Shanda’s River, la recensione

L’horror Shanda’s River (2018) di Marco Rosson è una chiara dimostrazione di come il cinema sia fatto innanzitutto di idee, e del fatto che si possano fare buoni prodotti anche in un sistema indipendente. Anzi, ultra-indipendente in questo caso, visto che Rosson – come riporta Nocturno.it – utilizza un budget irrisorio, girando 88 scene in soli 9 giorni complessivi di riprese. Cast artistico e tecnico sconosciuto al grande pubblico, effetti speciali artigianali, fotografia essenziale: eppure il film funziona discretamente bene, nonostante alcune pecche estetiche e narrative, ha ottenuto premi in festival di tutto il mondo ed è stato distribuito in Italia in Dvd e Blu-ray dalla label indipendente Cine-Museum – un successo niente affatto scontato per un film indipendente.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Tre volti, la recensione

Dopo averci mostrato il volto ordinario della sua città nel precedente Taxi Teheran, Jafar Panahi torna ad appassionarci con un nuovo lungometraggio ancora più evoluto e sofisticato. Il film in questione presenta non pochi tratti in comune con Taxi Teheran (a cui si farà spesso riferimento nel corso del testo per semplificare la spiegazione).

In Tre volti il confine tra finzione è realtà si assottiglia fino ad avvolgerci di una sensazione piacevolmente disorientante. Tutto sembra sfuggire a qualsiasi definizione univoca, perfino lo stesso materiale visivo, diviso tra il dramma e la commedia, tra il viaggio etnografico e la cronaca di una morte annunciata.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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1983: una presa di coscienza

Il 30 novembre, in sordina, e insieme a tanti altri prodotti più pubblicizzati è uscita su Netflix la prima serie originale polacca. Creata da Joshua Long e diretta fra i tanti da Agnieszka Holland (The Secret Garden, Rosemary’s Baby, In Darkness) la serie racconta una realtà alternativa dove la cortina di ferro non è mai caduta.

Ci troviamo quindi catapultati in questa Varsavia del 2003 seguendo le vicende dell’ispettore Anatol Janow (Robert Więckiewicz) e dello studente di legge Kajetan Skowron (Maciej Musiał) alle prese con una serie di sospetti suicidi. I cammini dei due protagonisti si incontreranno fino a legarsi mentre il mistero si infittisce.

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Mowgli – Il figlio della giungla, la recensione

Impossibile parlare di Mowgli – Il figlio della giungla ignorando l’iter produttivo e distributivo che l’hanno accompagnato.

Inizialmente pensato con il titolo apri-saga Jungle Book: Origins, Mowgli ha iniziato il suo viaggio pre-produttivo nel lontano 2014, quando la Warner Bros. si era dimostrata interessata a produrre una nuova versione del capolavoro immortale di Rudyard Kipling per le nuove generazioni e, dato il previsto utilizzo massiccio della performance capture, si era pensato di offrire all’attore Andy Serkis – vero simbolo della performance capture – la possibilità di esordire alla regia, dopo la prova già dimostrata nei tre film de Lo Hobbit come regista di seconda unità.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Alpha – Un’amicizia forte come la vita, la recensione

Il cinema d’avventura per ragazzi si manifesta periodicamente quasi a volerci comunicare che uno dei generi d’intrattenimento più longevi e sani sia ancora lì, pronto a rassicurarci con storie di crescita dall’immancabile messaggio positivo. Negli ultimi anni, però, questo genere ha abbandonato la sua raffigurazione classica cedendo spesso e volentieri a una contaminazione con linguaggi più moderni ed estendendo la sua portata a storie e personaggi mutuati dai fumetti e dai videogiochi. Per questo motivo film come Alpha – Un’amicizia forte come la vita ci appare come una mosca bianca e seppure abbracci in toto l’ottica del rinnovamento tecnologico applicato all’aspetto visivo, ha un’aria così classica da riportare alla mente il grande cinema d’avventura di una volta.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Santiago, Italia, la recensione

Esistono pagine di storia che, seppure irreversibilmente tragiche, rimangono sconosciute ai più. Una di queste è quella che fu scritta in Cile l’11 settembre 1973 e alla quale Nanni Moretti dedica il suo ultimo film Santiago, Italia.

Quel giorno l’esercito guidato da Pinochet rovesciò il governo di Salvador Allende, ponendo fine alla democrazia e instaurando una violenta dittatura destinata a durare diciassette anni. Una vicenda che vide il tramonto di una dirompente speranza, quella del cambiamento, soffocata per sempre. Moretti, attraverso le testimonianze dei rifugiati politici cileni in Italia, si concentra sul ruolo svolto dall’ambasciata italiana a Santiago, che a tantissimi oppositori diede non solo asilo (e quindi modo di sfuggire alle persecuzioni) ma anche l’occasione di raggiungere il nostro Paese, dove la permanenza fu loro garantita a tempo indeterminato.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il castello di vetro, la recensione

Il castello di vetro è il grande affresco di una famiglia eccentrica, resiliente e affiatata: una straordinaria storia di eccessi. Oggi si definirebbe “famiglia disfunzionale”, ma l’appellativo non renderebbe l’idea.

Tratto dal best-seller autobiografico della celebre giornalista americana Jeannette Walls, seconda di quattro figli, il film punta sulla presenza della straordinaria Brie Larson (Premio Oscar per Room), che incarna la Walls da giovane. Jeannette è una donna che, influenzata dalla natura piacevolmente selvaggia del suo problematico padre, e della non meno problematica madre, trova la determinazione per costruirsi una vita di successo, seguendo le proprie regole.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La prima pietra, la recensione

È il 23 dicembre ed un normalissimo giorno di scuola, prima delle vacanze di Natale, scorre mentre tutti sono in fermento per la recita imminente. Un bambino, durante la ricreazione, lancia una pietra dal cortile: rompe una vetrata e ferisce bidello e consorte che, fatalità, passavano proprio li dietro in quel momento. Chi ha lanciato la pietra? Samir, un bambino musulmano. L’accaduto, naturalmente, darà vita ad un surreale dibattito, ricco di colpi di scena, che vedrà protagonisti il preside Ottaviani (Corrado Guzzanti), la maestra (Lucia Mascino), il bidello e sua moglie (Valerio Aprea e Iaia Forte) e la mamma del bambino insieme a sua suocera (Kasia Smutniak e Serra Yilmaz).

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Colette, la recensione

Colette è stata una delle più grandi scrittrici francesi del XX secolo… eppure questa frase non è altro che una riduzione approssimativa della personalità di questa donna formidabile. La sua, infatti, è stata una vita caratterizzata dalle molteplicità: di carriere (scrittrice sì, ma anche critica teatrale, giornalista, attrice di varietà, commerciante), di amori (due mariti e molti amanti), di convinzioni (emancipata ma avversa alle suffragette). E il regista Wash Westmoreland cerca di delineare parte delle sfaccettature di Colette all’interno dell’omonimo film, dandoci un assaggio che ci fa desiderare di degustare la porzione completa.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Non ci resta che vincere, la recensione

Non ci resta che vincere (Campeones) di Javier Fesser è una commedia spagnola con un protagonista assoluto (Javier Gutiérrez) e una nutrita squadra, in senso vero, di comprimari.

Marco Montes (Gutiérrez) è il cinico, arrogante e presuntuoso vice allenatore di una prestigiosissima squadra di basket spagnola. Durante una partita di campionato perde le staffe e si lascia andare un po’ troppo. Quella sfuriata, in diretta televisiva, gli costa il posto.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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