Archivio categorie: In sala

La mia ombra è tua, la recensione

Emiliano De Vito è un venticinquenne che si è appena laureato con il massimo dei voti in lettere antiche. È un ragazzo non particolarmente attraente, timido e impacciato con le donne ma incredibilmente volenteroso e smanioso di far carriera. Afflitto dal pensiero che in un Paese come l’Italia la sua laurea sia decisamente inutile, Emiliano accetta di buon gusto un incarico molto delicato: al ragazzo viene chiesto di fare da assistente/controllore a Vittorio Vezzosi, uno scrittore sessantenne che si è ritirato in una vita da eremita dopo aver pubblicato I lupi dentro, il suo primo e unico romanzo divenuto anni prima un successo editoriale planetario. Dopo un silenzio durato decenni, Vezzosi ha annunciato la volontà di voler dare un seguito al suo capolavoro letterario. Lo scrittore accetta così l’invito alla “Fiera-Mercato degli anni ottanta e novanta” di Milano proprio per parlare del suo attesissimo sequel. Il ritorno sulle scene di Vezzosi, atteso per tutto questo tempo, non può far altro che smuovere l’euforia di orde impazzite di fans e influencer del web affamati di contenuti. Dopo aver conosciuto il burbero scrittore nella sua villa immersa nella campagna, Emiliano si ritrova in breve tempo “intrappolato” con Vezzosi in una jeep rosso fuoco degli anni ’70, un veicolo senza sportelli, senza tettino e senza parabrezza. Un viaggio on the road tra le strade d’Italia che ha come ultima mèta Milano e che cambierà entrambi in modo irreversibile.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Gold, la recensione del survival-movie con Zac Efron

L’Outback australiano è una location perfetta per il cinema, lande desolate, assolate e inospitali che fanno da sfondo a storie ambientate in un futuro distopico, ma anche un presente beffardo in cui la Natura fa di tutto per rendere davvero ardua la sopravvivenza a sprovveduti esseri umani. L’attore, regista e sceneggiatore Anthony Hayes unisce queste due anime del cinema di genere per dar vita a Gold, un survival-movie dal contesto distopico che arriva al cinema il 30 giugno grazie ad Adler Entertainment.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Black Phone, la recensione

Nel 2020 l’azienda di comunicazione Broadband Choices ha avviato uno studio scientifico denominato Science of Scare Project che, attraverso un’equipe di medici, ha sottoposto un campione di 250 spettatori alla visione di alcuni film horror per cercare di stabilire, dalla frequenza del battito cardiaco, quale fosse il film più spaventoso tra i selezionati. Il risultato ha decretato Sinister (2012) di Scott Derrickson il più ansiogeno di sempre.

A dieci anni esatti da Sinister, il team che ha dato vita a quel piccolo classico del terrore si è riunito per un’altra perla del brivido, Black Phone. Infatti, Scott Derrickson è tornato a collaborare con lo sceneggiatore C. Robert Cargill e con il produttore Jason Blum per portare al cinema uno dei primi racconti di Joe Hill, figlio di Stephen King, contenuto nell’antologia Ghosts.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Elvis, la recensione

La vita di Elvis Presley è stata mestamente breve, ma talmente roboante che nessun biopic sarebbe stato capace di contenerla tutta. Ma il regista australiano Baz Luhrmann pare abbia trovato la chiave giusta. Chi altri meglio di lui poteva raccontare un personaggio così eccessivo, faticoso, esuberante e spropositato come il Re del Rock ‘n Roll?

Elvis, infatti, non è un biopic come altri e non vuole affatto esserlo. La prima parte del film è talmente kitsch, forsennata e decisamente “too much” che mette subito in chiaro le sue intenzioni con lo spettatore: “Stiamo parlando di Elvis, il più grande uomo di spettacolo al mondo. Cosa ti aspetti?”.

E poi, insomma, Baz Luhrmann non ci ha abituati a nulla di diverso.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Pleasure, la recensione

Porno è una parolina magica che attiva immediatamente l’attenzione dell’interlocutore, nel nostro caso lo spettatore. Si sa, il sesso vende e per questo l’industria della pornografia è una delle killer application ormai risapute per testare e diffondere una nuova tecnologia, un mezzo di comunicazione. Il settore dell’entertainment, cinematografico e televisivo, si è spesso interessato al mondo del porno come fenomeno da analizzare e raccontare, testimone di epoche, di cambiamenti sociali, di costumi e abitudini e infatti quello del “racconto sul porno” è diventato un vero e proprio sotto filone molto frequentato dal mondo del cinema e della serialità televisiva contemporanea, basti pensare alla bellissima serie HBO The Deuce, che racconta i primi passi nel mondo della pornografia negli anni ’70 di alcuni aspiranti artisti del settore e della criminalità organizzata newyorkese, oppure tutta una sfilza di titoli per il cinema che vanno dall’imprescindibile Boogie Nights – L’altra Hollywood (1997) di Paul Thomas Anderson a Lovelace (2013) sulla star di Gola Profonda, passando per l’antesignano Larry Flynt – Oltre lo scandalo (1996) sullo storico editore di Hustler.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Lightyear – La vera storia di Buzz, la recensione

Nel corso di una delicatissima missione spaziale, lo Space Ranger Buzz Lightyear ha sulle proprie spalle il destino di un’intera comunità. Insieme alla collega Alisha Howthorne, Buzz ha il compito di esplorare un pianeta sconosciuto e scoprire se questo può essere idoneo alla vita umana. Tuttavia durante un’azione di decollo, a seguito di un errore di valutazione che si rivelerà fatale, Buzz  porta l’intera stazione spaziale a schiantarsi contro il pianeta danneggiando in modo estremamente grave il motore dell’astronave. Adesso Buzz e Alisha, così come tutto l’equipaggio, sono bloccati sul nuovo pianeta e Buzz, sentendosi responsabile dell’accaduto e fedele all’orgoglio di Space Ranger, è determinato a porre rimedio da solo alla situazione. Riparato il nucleo del motore che permette all’astronave di viaggiare in ipervelocità, Buzz deve intraprendere dei voli test attorno al pianeta per verificare il corretto funzionamento del velivolo spaziale. Ma durante ogni giro di prova, a causa dell’ipervelocità spaziale,  i quattro minuti di volo per Buzz equivalgono a quattro anni di vita sul pianeta. Così, test dopo test, Buzz vede invecchiare a vista d’occhio la sua amica Alisha e tutto il suo equipaggio rimasto sul pianeta. A seguito di continui fallimenti che si riveleranno sempre più frustranti e pericolosi per il nostro Space Ranger, volo dopo volo, Buzz si vede costretto ad affrontare una minaccia improvvisa: un esercito di pericolosi robot ha invaso il pianeta e tiene sotto scacco tutta la comunità.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Amanti, la recensione

Lui (Simon) è un giovane spacciatore della Parigi “bene” e ama appassionatamente – ricambiato – lei (Lisa) fino a che un tragico evento lo spinge a fuggire all’estero abbandonando improvvisamente la donna. Poco dopo, lei conosce un altro (Léo) e arriva a sposarlo trovando anche una importante serenità economica. Dopo tre anni di matrimonio lei ritrova casualmente lui, all’altro capo del mondo, e riscopre quell’antico fuoco della passione di cui aveva ormai dimenticato il sapore, ma si ritroverà a fare i conti con il marito.

Pierre NineyStacy Martin e Benoît Magimel sono i tre interpreti intorno ai quali si sviluppa l’intero film. Stiamo parlando di Amanti (Amants) di Nicole Garcia che venne presentato già nel 2020 alla Mostra del Cinema di Venezia ma solo adesso esce nelle sale italiane.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Hustle, la recensione del film con Adam Sandler sull’NBA

Distribuito l’8 Giugno su Netflix, Hustle è uno di quei film che da The Meyerowitz Stories in poi vede Adam Sandler investito in ruoli drammatici. Al centro del film c’è la storia di Stanley Sugarman, talent scout per i Philadelphia 76ers che si trova in una fase difficile della sua carriera. Messo alle strette dopo un’occasione come vice coach, torna a ricercare talenti e in Spagna incontra casualmente Bo Cruz, ragazzo dal passato travagliato ma nel quale si intravede un futuro da campione. Scommettendo tutto su di lui e ostracizzato dai 76ers, lo scopo di Stanley è ora uno solo, ambizioso, arduo e quasi impossibile: portare l’astro nascente, Bo Cruz, in NBA.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Other Side, la recensione

Fredrik si trasferisce insieme alla giovane compagna Shirin e al figlio Lucas in una villetta bifamigliare in un quartiere residenziale. Lui deve subito assentarsi per lavoro, ma a prendersi cura del piccolo ci pensa Shirin che porta con se il fardello di doversi fare accettare come nuova madre da Lucas, dopo che la genitrice biologica è morta in seguito a una lunga malattia. Bastano poche ore nella nuova casa e Lucas comincia a percepire strane presenze che vengono puntualmente scambiate da Shirin per l’esigenza del bambino di attirare l’attenzione e compensare la solitudine, ma quando anche la donna intuisce qualcosa di inquietante tra le mura della casa e sente strani rumori provenire dall’appartamento confinante, completamente disabitato, pensa di indagare. Quello che scoprirà sarà ben più terrificante di qualsiasi immaginabile realtà.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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L’angelo dei muri, la recensione

Tra i più talentuosi esponenti del cinema underground italiano contemporaneo, il friulano Lorenzo Bianchini si è ritagliato negli anni un affettuoso posto d’onore nel cuore di molti fedelissimi spettatori di cinema di genere, grazie a un percorso originale e personalissimo all’interno dei meccanismi dell’orrore psicologico. Era del 2001 l’esordio con il claustrofobico lungometraggio Radice quadrata di tre (Lidris Cuadrade di Trè) e del 2004 la consacrazione con l’avatiano Custodes Bestiae, sono poi arrivati i (purtroppo) invisibili Film sporco (2005) e Occhi (2010), fino al primo vero successo internazionale con Oltre il guado – Across the River (2013), che concentrava tutta la poetica bianchiniana in una storia inquietante e struggente giustamente applaudita in ogni dove. Per il suo passo successivo, che ha il suggestivo titolo L’angelo dei muri, Lorenzo Bianchini ha potuto usufruire di una produzione professionale (Tucker Film con il sostegno di Rai Cinema e MyMovies) e una distribuzione cinematografica, un percorso mainstream che non ha minimamente snaturato il suo approccio alla narrazione filmica per una fiaba dark appassionante e commovente.

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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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