Archivio categorie: In sala

La bambola assassina, la recensione

Nel turbine da revival anni ’80, che trova espressione al cinema così come in tv e nel mondo dei fumetti, non poteva esimersi una delle icone horror nate al cinema proprio sul finire di quella decade, Chucky, il temibile e sboccato serial killer imprigionato nel corpo plasticoso di un bambolotto e protagonista del franchise La bambola assassina.

Film prodotto nel 1988 e diretto da Tom Holland da un’idea di Don Mancini, La bambola assassina si impose immediatamente nell’immaginario degli horror-fan come uno dei più originali, spaventosi e carismatici boogeyman del cinema di paura. Affiancando altre icone del genere come Freddy Krueger, Jason Voorhees, Michael Myers e Leatherface, Chucky tornò più e più volte al cinema in una lunga saga che conta, ad oggi, sette film, tutti di qualità medio/alta con il picco raggiunto nel 1998 dal cultissimo La sposa di Chucky di Ronnie Yu, in cui la contaminazione con la commedia aveva ridefinito (e in buona parte resuscitato) il brand.

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Rapina a Stoccolma, la recensione

Nell’estate del 1973, nella Sveriges Kreditbank di Stoccolma si verificò un caso eclatante: Jan-Erik Olsson entrò armato in banca, non era interessato ai soldi ma alla liberazione dell’amico Clark Olofsson, detenuto in un carcere locale. Jan-Erik, raggiunto da Clark, prese in ostaggio quattro persone per ben sei giorni, poiché il governo svedese impediva al rapinatore di lasciare la banca con gli ostaggi. Una notizia che fece il giro del mondo per il paradossale impasse in cui si era arenata e sulla quale fece chiarezza, un anno dopo,  un articolo del New Yorker scritto da Daniel Lang e intitolato The Bank Drama, da cui emerse un dato che ha dell’incredibile: gli ostaggi, in particolare Patty Hearst, entrarono talmente in empatia con i rapitori da collaborare con loro volontariamente per il raggiungimento dello scopo, che a quel punto era diventato un affare comune contro l’ottusità del sistema di governo e della polizia. Questo particolare episodio ha dato vita a quel fenomeno che oggi conosciamo come Sindrome di Stoccolma, una situazione in cui gli ostaggi finiscono per legarsi ai loro sequestratori mettendosi anche contro le autorità.

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La prima vacanza non si scorda mai, la recensione

L’avventurosa Marion (Camille Chamoux) e l’ipocondriaco Ben (Jonathan Cohen) hanno più di trent’anni, vivono a Parigi, e si conoscono su Tinder, l’app di incontri. Lei è intrepida e ama l’avventura, lui è ordinato e ipocondriaco. Ma gli opposti si attraggono e, dopo una notte di sesso sfrenato, decidono di trascorrere insieme le loro vacanze estive: a metà strada tra le loro destinazioni da sogno, Beirut per Marion, Biarritz per Ben, finiranno per ritrovarsi… in Bulgaria. Tra ostelli hippy, spiagge affollate e sport estremi, il viaggio di Marion e Ben si trasformerà in un’avventura on the road rocambolesca e bizzarra, un’esperienza indimenticabile nel bene… e nel male.

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Lucania – Terra sangue e magia, la recensione

Nel cuore della Lucania vivono Rocco e sua figlia Lucia. Lui è un contadino burbero, legato alla sua terra in modo indissolubile, mentre lei è una ragazza che ha smesso di parlare subito dopo la morte della madre e sembra aver acquisito il dono di comunicare con i morti. Una “facoltà”, quella di Lucia, che preoccupa molto suo padre il quale si vede costretto a dover ricorrere con fare abitudinario alle cure di una maga contadina. Quando un giorno Rocco respinge l’offerta di Carmine, un autotrasportatore che gli propone di seppellire nella sua proprietà alcuni barili di rifiuti tossici in cambio di denaro, inizia per l’uomo un’inaspettata fuga dalla sua terra insieme a sua figlia. Durante un’aggressione notturna, infatti, Rocco uccide accidentalmente uno degli uomini di Carmine che adesso brama vendetta.

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Arrivederci Professore, la recensione

Dopo essere stato presentato allo Zurich Film Festival, lo scorso ottobre, Arrivederci Professore arriva nelle sale italiane il 20 giugno 2019, distribuito da Notorious Pictures.

Secondo film del regista e sceneggiatore Wayne Roberts, Arrivederci Professore è una storia di rinascita e consapevolezza, nonostante abbia come tema la morte incombente e inevitabile.

Richard Brown, interpretato da Johnny Depp, è uno stimato professore di letteratura al college che riceve una diagnosi che non lascia scampo: cancro terminale ai polmoni. Il tempo che ha da vivere è davvero poco, dai 6 mesi ad un anno, se si sottopone alle cure. Cosa che Richard non farà, decidendo di spendere i suoi ultimi giorni come non ha mai pensato di fare, vivendo una vita che, fino a questa tragica scoperta, non ha osato vivere a pieno.

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SIR – Cenerentola a Mumbai, la recensione

C’era una volta la giovane e romantica Ratna che, arrivata da un villaggio di campagna, trova lavoro come domestica per Ashwin, erede di una ricca famiglia di Mumbai. Ashwin, un po’ come un principe, possiede tutto, me è disilluso sul futuro, Ratna, invece, non possiede nulla ma è piena di speranza e lotta per i suoi sogni. Lui e lei rappresentano due mondi distanti che si avvicinano, facendo emergere sentimenti inaspettati. L’attrazione tra i due è pari a quella tra il Principe e Cenerentola, ma far sì che la fiaba arrivi allo stesso lieto fine sarà ben più arduo per i due promessi sposi indiani.

Grazie alle distribuzione indipendente di Academy Two, arriva nelle sale italiane il 20 giugno, SIR –Cenerentola a Mumbai, presentato lo scorso anno durante la Semaine de la Critique del Festival di Cannes. SIR è il film d’esordio della regista indiana Rohena Gera.

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I morti non muoiono, la recensione

Lo zombi è uno dei “mostri” postmoderni più affascinanti e complessi perché è riuscito con efficacia a raccontare la società, a farsi metafora del malessere, dell’omologazione, del capitalismo imperante che porta al consumismo, della futilità della vita e dei beni attorno a cui tutto ruota. Inoltre, lo zombi è riuscito a svecchiarsi, rinnovarsi, contaminarsi, celebrarsi rimanendo costantemente sulla cresta dell’onda del panorama horror internazionale e facendosi protagonista di successo al cinema, sui fumetti, nei videogiochi e in televisione.

Anche i sassi sanno che il papà putativo dello zombi come lo conosciamo oggi è George A. Romero, giustamente celebrato in ogni dove e dal quale siamo tristemente orfani, che ha saputo donare (a suo dire inconsapevolmente… all’inizio) nuovi significati e una mitologia originale all’immagine del morto vivente slegandolo dalla tradizione religiosa. Da allora – e parliamo del 1968, anno d’uscita del capolavoro La notte dei morti viventi – il nuovo archetipo dello zombi è stato utilizzato da altri, citato, smembrato, ricomposto e riciclato, rimanendo sempre vivo nell’immaginario popolare, grazie anche a prodotti di successo come il serial fumettistico-televisivo The Walking Dead.

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Beautiful Boy, la recensione

Qual è la differenza tra cinema e pubblicità? È una domanda spinosa perché prevede una risposta banalissima: la pubblicità mette al centro un prodotto, un servizio, un’idea per creare attenzione e possibilmente guadagno intorno ad esso, il cinema si occupa invece di raccontare storie che possano incontrare o formare il gusto del pubblico con l’obiettivo nemmeno troppo velato di sbancare al botteghino.

C’è un vago sentore di tautologia, però. Forse è per questo che il fondatore della Paramount, Alfred Zukor, poteva già dire nel secolo scorso che al cinema si fabbricano “dei sogni, dei sogni in serie, dei sogni divertenti che costano poco. (…) Si può trarre da ciò un profitto fantastico”. A fronte di una differenza intuitiva, infatti, sono più i punti di contatto che le differenze tra le due forme di comunicazione, con un’intersezione pressoché totale riguardo allo storytelling.

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Il grande salto, la recensione

Rufetto e Nello sono due rapinatori cinquantenni che vivono nella periferia romana. Dopo quattro anni di reclusione per una rapina andata male, i due sono tornati alle loro vite povere e insignificanti. Rufetto, tra i due, sembra patire maggiormente la situazione dal momento che, non potendo permettersi una casa propria, vive con la moglie e il figlio a casa dei suoceri che lo odiano. Rufetto e Nello sanno molto bene che non è il caso di arrendersi, occorre fare un ultimo grande colpo, quello decisivo che possa far fare ad entrambi “il grande salto”. Ma riprendere in mano l’attività non è cosa semplice e, dopo una serie di bizzarre disavventure, Nello inizia a convincersi che il destino non sia proprio dalla loro parte.

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Climax, la recensione

Quando ci si approccia al cinema di Gaspar Noé bisogna essere preparati perché Irréversible (2002), Enter the Void (2010), Love (2015) non sono film come tutti gli altri ma sono vere e proprie esperienze cinematografiche che si affidano alla sensorialità più atavica per essere vissute… e apprezzate.

Climax, l’ultima opera del regista argentino naturalizzato francese, è in perfetta sintonia con la poetica di Noé, abbracciandone pregi e difetti e, per questo motivo, è un film che va fruito con la debita preparazione all’operato dell’autore.

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