Archivio categorie: In sala

Un’avventura, la recensione

Il musical è il genere cinematografico più difficile, sia da realizzare che da guardare.

Visto con sospetto da molti spettatori per la scarsa possibilità di immedesimazione, quindi non sempre vendibile con facilità, il musical è anche oggetto di tanti, troppi passi falsi da parte di grandi e medie produzioni che spesso e volentieri sacrificano il “concept” a dei cast all stars che diventano il vero criterio con cui vendere il film. E sono rari gli esempi qualitativamente vincenti come, negli ultimi anni, lo sono stati Across the Universe, Rock of Ages e La La Land, esempi a cui guarda giustamente Un’avventura, il film di Marco Danieli distribuito il giorno di San Valentino da Lucky Red.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Alita – Angelo della battaglia, la recensione

Cinema e Manga, due forme espressive che difficilmente trovano un compromesso soddisfacente al di fuori del linguaggio specifico dell’anime, quindi del cinema d’animazione. Eppure non sono rari i casi in cui manga di successo sono finiti sul grande schermo attraverso adattamenti live action, anzi, se cominciamo a spulciare vari database saltano fuori centinaia e centinaia di titoli, quasi tutti ascrivibili al territorio di produzione dell’estremo Oriente. Ma il dato curioso è che comincia a farsi folta anche la schiera di live action provenienti dall’Occidente, il più delle volte bollati dai fan come spazzatura indegna di portare il titolo dell’omonimo cartaceo. Esempi? Dal disastroso Dragonball Evolution di James Wong al non disprezzabile (anche se chiaramente non riuscito) Death Note di Adam Wingard, passando per i più interessanti Ghost in the Shell di Rupert Sanders e Old Boy di Spike Lee. Oggi possiamo aggiungere alla lista un altro titolo, forse tra i più ambiziosi e sicuramente quello maggiormente travagliato, Alita – Angelo della battaglia, che porta la firma di Robert Rodriguez alla regia e James Cameron in sceneggiatura e produzione.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Rex – Un cucciolo a palazzo, la recensione

Il 14 febbraio quest’anno non è solo il giorno degli innamorati, ma anche il giorno in cui dei morbidosi Corgi dal sangue blu arrivano al cinema, distribuiti da Eagle Pictures.

Rex – Un cucciolo a palazzo è un film d’animazione diretto da Ben Stassen, della casa di produzione belga nWave Pictures, già creatrice di Le avventure di Sammy e Bigfoot Junior, e vede come protagonista il cane più amato dalla regina Elisabetta.

Rex è un piccolo batuffolo di Corgi che il principe Filippo dona alla sua regale consorte, che ha occhi solo per questa particolare razza di cagnolini. Ben presto, Rex diventa il favorito della regina, tanto da vantare il suo dolce musino stampato anche sui gadget ufficiali di Buckingham Palace.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Un Valzer tra gli scaffali, la recensione

Se la vita è un supermercato, allora ciò di cui abbiamo bisogno non si trova sugli scaffali, ma nelle corsie. Il film mostra in modo artisticamente convincente cosa si intende per: Beati i puri di cuore”. Accompagnato da questa motivazione Un Valzer tra gli scaffali, che arriverà nei cinema italiani il 14 febbraio distribuito da Satine Film, ha vinto il Premio della Giuria Ecumenica al Festival Internazionale di Berlino.

Tratto dal libro In der Gängen (che poi è anche il titolo originale della pellicola) di Clemens Meyer, che ha curato la sceneggiatura insieme al regista, Thomas Stuber, Un Valzer tra gli scaffali propone una visione inedita su un mondo che appartiene fortemente al nostro quotidiano ma che raramente scrutiamo con attenzione: il supermercato! Una cosa è certa: dopo aver visto questo film nessuno potrà guardare con gli stessi occhi commessi, scatolame, corsie di bibite e muletti.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Ognuno ha diritto ad amare – Touch Me Not, la recensione

Un gruppo di personaggi si avventura in un’esplorazione (non proprio ordinaria) del corpo e dell’intimità, dove i ruoli si confondono e i confini si cancellano. È quello che accade in Ognuno ha diritto ad amare – Touch Me Not, il primo lungometraggio diretto dalla rumena Adina Pintilie, doppiamente premiato alla Berlinale 2018 (con il premio Opera prima e con l’Orso d’oro per il miglior film in concorso). Un titolo assai controverso e – non a torto – contestato per la sua discutibile presenza nel palmarès deciso dalla giuria presieduta da Tom Tykwer.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La paranza dei bambini, la recensione

Notoriamente la “paranza” è una particolare imbarcazione utilizzata per la pesca a strascico, con grandi reti che portano su qualsiasi cosa sia in mare. Nel gergo camorristico, però, la “paranza” è la bassa manovalanza, i “pesci piccoli” che agiscono dietro ordini, come esecutori. Da questa suggestiva figura è nato nel 2016 il romanzo di Roberto Saviano La paranza dei bambini che, come dice il titolo stesso, inquadra il ruolo di criminali minorenni nell’ambiente camorristico. Oggi quel romanzo diventa un film, presentato in concorso alla 69esima edizione del Festival di Berlino, e a dirigerlo è il romano Claudio Giovannesi, che contribuisce anche alla sceneggiatura insieme allo stesso Saviano e Maurizio Braucci.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Copperman, la recensione

«Sventurati i popoli che hanno bisogno di eroi».

Così recitava il drammaturgo tedesco Brecht nella prima metà del novecento e chissà cosa avrebbe detto o pensato oggi che la febbre da eroe, anzi “supereroe”, sta dilagando in tutto il mondo. Se è vero che non si contano più i cinecomics d’oltreoceano è bene notare come, a poco a poco e in maniera molto timida, anche in Italia si respira questa volontà di creare un paladino mascherato. Così, dopo lo sconcertate ragazzo invisibile di Salvatores e il ben più interessante superuomo di Mainetti, arriva un terzo supereroe mascherato che ha il volto di Luca Argentero. Corazzato fino ai denti con un’armatura di rame e armato di razzi segnalatori, questo nuovo combattente italiano si muove silente fra le stradine di un piccolo comune umbro per difendere i più deboli e sconfiggere i prepotenti. Signori e signore, ecco a voi Copperman.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il Corriere – The Mule, la recensione

Una volta si diceva che la vecchiaia rende le persone più sagge, ma stando a quanto ci mostra il cinema degli ultimi tempi questa regola sembra ormai un vetusto optional, un epitaffio al cambio generazionale avvenuto in tempi non sospetti. Dopo aver assistito, infatti, alle scorribande criminali di un rapinatore di banche in cerca di redenzione con Old Man & the Gun, che ha segnato l’addio alle scene di Robert Redford, un’altra immensa gloria della Hollywood neoclassica esplora territori di criminalità senile, Clint Eastwood che con Il corriere – The Mule ci dà un altro bellissimo film che ricorderemo sicuramente negli anni.

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Remi, la recensione

Remi è un bambino di dieci anni che vive nelle campagne francesi assieme a sua madre, la signora Barberin, e suo padre Jérôme. Quando a causa di un incidente quest’ultimo perde il lavoro e la moglie si vede costretta a vendere il loro bene più grande, la mucca da latte, Jérôme rivela a Remi che loro non sono i veri genitori e di averlo trovato, quando era ancora neonato, in un vicolo di Parigi. Non potendo più garantire al piccolo un futuro, Jérôme si vede costretto a portare Remi all’orfanotrofio. Giunto in città, il piccolo Remi viene notato da Vitalis, un anziano musicista di strada italiano che si esibisce per le piazze dei paesi assieme al suo fedele cane Capi e la scimmietta Joli-Couer. Vitalis decide di comprare da Jérôme il piccolo per sottrarlo al suo destino in orfanotrofio e da quel momento Remi finisce sotto l’ala protettiva di Vitalis che presto insegnerà al bambino a leggere, a scrivere e a cantare in pubblico unendo cuore e tecnica. Quando Remi avanza la volontà di voler scoprire le proprie origini e conoscere i veri genitori, il viaggio di questa “bizzarra” compagnia di girovaghi subisce una deviazione di rotta che li condurrà fino all’Inghilterra.

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Le nostre battaglie, la recensione

Non so quanto sia giusto parlare di cinema sociale francese, ma la cinematografia d’oltralpe affonda le mani nel tessuto dilaniato del paese per raccontare puntualmente quello che sta succedendo oggi, anzi da un bel po’ di tempo. Perché qualcosa è evidente che c’è qualcosa che non vada – e no, non si tratta del franco CFA – ma il fatto stesso di esserne consapevoli non basta, bisogna farne una questione culturale raccontandolo.

Guillame Senez non si sottrae e mette su un film in cui il contesto è silenziosamente tossico per la storia che ospita.

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