Archivio categorie: In sala

L’immortale, la recensione

La storia di Ciro Di Marzo, detto l’Immortale, inizia nell’ormai lontano 2014 quando su Sky esordiva la serie tv ispirata al successo editoriale di Roberto Saviano (e, di conseguenza, al film di Matteo Garrone) Gomorra. Si tratta di un personaggio inedito, creato appositamente per la serie in parte diretta e supervisionata da Stefano Sollima, anche se indiscrezioni varie ci hanno informato che il personaggio è lontanamente ispirato a Genny o’Mckay, elemento di spicco nel clan degli Scissionisti di Secondigliano, gruppo camorristico che nel 2004 fece guerra al dei Di Lauro, all’epoca dominate su Scampia.

Ciro Di Marzio è stato uno dei personaggi più amati e allo stesso tempo odiati di Gomorra – La serie, intrappolato in un mondo al quale sembrava destinato fin da bambino e abile nel destreggiarsi nelle infide meccaniche criminali fino a una scalata al potere che lo ha portato a “comandare”, pur dovendo sacrificare i suoi affetti, l’amore. Un personaggio incredibilmente complesso, scritto benissimo e interpretato con un’intensità fuori dal comune dalla vera rivelazione di Gomorra – La serie, Marco D’Amore che in curriculum aveva qualche film (tra cui Una vita tranquilla di Claudio Cupellini e Perez. di Edoardo De Angelis) e tanto teatro.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

Cena con delitto – Knives Out, la recensione

Una nobile tradizione, ormai poco praticata sugli schermi cinematografici ma in passato molto in voga, ha voluto che il giallo deduttivo di matrice letteraria trovasse un contraltare di successo anche sul grande schermo. Neanche a dirlo, apripista di questa tendenza è stato tutto quell’immaginario legato all’opera omnia di Agatha Christie e alle trasposizioni di successo dei suoi romanzi, che hanno sempre viaggiato a braccetto con un altro grande esponente del genere, Arthur Conan Doyle e alla sua creatura più fortunata, Sherlock Holmes. Ed è proprio da attribuire all’immortale creatrice di Poirot il rinnovato interesse di Hollywood per il filone “murder mistery”, vista la calorosa accoglienza ricevuta lo scorso anno dal remake di Assassinio sull’Orient Express. Proprio in quest’ottica – vista anche la coincidenza del periodo d’uscita – arriva al cinema Cena con delitto – Knives Out, un prodotto del tutto originale (nel senso che non ha matrice letteraria ne è un remake) che si ancora prepotentemente ai dettami del giallo deduttivo omaggiandolo e decostruendone le regole.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

L’inganno perfetto, la recensione

L’ottantenne Roy Courtnay conosce la coetanea Betty McLeish su un sito di incontri per la terza età e i due cominciano a frequentarsi. Roy però non ha detto alla donna che per guadagnarsi da vivere organizza truffe ai danni di sprovveduti investitori. Quando l’uomo realizza dell’ingente patrimonio di famiglia di Betty, inizia a pianificare un modo per truffare anche lei.

Ad eccezione di alcune garanzie, quando Hollywood affida l’appeal delle proprie storie a vecchie glorie del cinema ormai ottuagenarie, c’è sempre da stare attenti perché la sola è dietro l’angolo. E se si tratta, poi, di film che trattano di truffe e raggiri… beh, la sola è praticamente assicurata!

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +2 (da 2 voti)

Un giorno di pioggia a New York, la recensione

La Grande Mela, da sempre, è luogo cinematografico di incontri, scontri, catastrofi, amori, guerre, sconfitte e vittorie. Location per eccellenza di tanto cinema americano e non, città amata e celebrata da uno dei “grandi vecchi” dell’odierno cinema a stelle strisce, Woody Allen. E proprio l’anno del 40esimo anniversario di Manhattan, forse il film più noto e riuscito del regista, Allen ci riporta nella “sua” città con Un giorno di pioggia a New York. Una coincidenza, in fin dei conti, visto l’iter distributivo travagliato che il film ha avuto a causa delle logore e logoranti accuse a cui il regista è stato nuovamente sottoposto e che hanno ritardato l’uscita del film di circa un anno.

Ma se Un giorno di pioggia a New York rappresenta l’ennesima dichiarazione d’amore di Woody Allen per la metropoli statunitense, quasi sempre protagonista dei suoi film, è anche un ritorno alle origini per quanto riguarda il linguaggio e le tematiche affrontate.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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A Tor Bella Monaca non piove mai, la recensione

Roma. Tra i “casermoni” di Tor Bella Monaca vive Mauro, trentacinquenne, un uomo dal carattere mite e con un futuro che sembra offrirgli ben poche possibilità. Si barcamena come può tra lavoretti saltuari, portafoglio sempre vuoto e da qualche tempo anche senza l’amore, dal momento che Samantha, la sua fiamma di tutta una vita, ha deciso di lasciarlo per un uomo che potesse offrirle ben altre prospettive. Mauro vive con la sua famiglia e tutti i giorni, tra le difficoltà, deve cercare di sedare il carattere irruento di suo padre che sta per sfiorare l’esaurimento nervoso a causa di Ciro, un furbo commerciante che non gli paga l’affitto del locale da oltre un anno. In casa con Mauro c’è anche Romolo, il fratello maggiore, ex delinquente pentito e adesso determinato a mettere la testa a posto e farsi una famiglia. In uno scenario come questo, tra mille ingiustizie e situazioni precarie, tutto può cambiare quando alcuni amici di Mauro esternano la volontà di rapinare la mafia cinese. Ma il dilemma è solo uno: cattivi si nasce o ci si diventa?

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

Midway, la recensione

Forse le cose non accadono mai per caso.

Prima della proiezione riservata alla stampa di Midway, l’ultima fatica di Roland Emmerich, c’è stato un intervento introduttivo della Marina Militare italiana – con tanto di ufficiali in divisa – per parlare di guerra e portaerei. Quale migliore occasione di un film su cui aleggia l’ombra di un passato italiano tutt’altro che memorabile in cui abbiamo indossato gli abiti dei mostri?

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: -1 (da 1 voto)

Frozen II – Il segreto di Arendelle, la recensione

Frozen 2

Nonostante Bob Iger, CEO della Disney, avesse specificato in più occasioni che per la major un sequel di Frozen non fosse priorità, solo sei anni dopo l’uscita del primo film possiamo trovare in sala Frozen II – Il segreto di Arendelle. Le richieste dei fan nei mesi successivi all’uscita di Frozen – Il regno di ghiaccio si sono fatte sempre più insistenti e il fatto che il film sia stato il primo Classico Disney ad aver superato la soglia del miliardo di dollari diventano il film d’animazione di maggior successo della Storia del Cinema ha sicuramente contribuito ad accelerare i tempi, tanto che nel 2015 la Disney annunciò che un sequel di Frozen era ufficialmente in cantiere. In fin dei conti, per una logica puramente commerciale è consigliabile riuscire a catturare lo stesso pubblico che ha garantito il successo del primo film, senza aspettare che fosse troppo cresciuto per snobbare il prodotto. Ma c’è un dato sotto gli occhi di tutti: la fretta nel mettere su la carovana produttiva di Frozen II ha fatto si che venisse fuori un sequel poco ispirato, sicuramente non all’altezza del predecessore.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +3 (da 5 voti)

Cetto c’è, senzadubbiamente, la recensione

Avevamo lasciato Cetto La Qualaunque in fuga all’estero per evitare il carcere a cui era stato condannato per il suo indecoroso iter politico. Si trattava di Tutto tutto, niente niente (2012) poco riuscito sequel del ben più meritevole Qualunquemente (2011), opere nate dalla sinergia creativa di Giulio Manfredonia (regista), Antonio Albanese (interprete e sceneggiatore) e Pietro Guerrera (sceneggiatore). Ora Cetto La Qualunque torna al cinema per una terza avventura, Cetto c’è, senzadubbiamente, che riprende le fila – più o meno – dagli eventi del secondo film.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Light of My Life, la recensione

Le apocalissi al cinema sono cosa ormai risaputa, in tv, poi, non ne parliamo. Il filone post-apocalittico, infatti, è uno dei maggiormente percorsi da certa fantascienza moderna perché consente di mettere l’uomo faccia a faccia con le sue paure più ataviche trasferendo in un futuro non troppo lontano o un presente distopico le conseguenze dell’azione umana scellerata. Uno specchio di possibili futuri in cui a dominare è la legge del più forte e regressione umana e violenza sono indispensabili per sopravvivere.

In un filone che ha regole così codificate e ferree, nasce un film abbastanza fuori dal comune che segna la seconda regia cinematografica per l’attore Casey Affleck, Light of My Life.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Tutti i ricordi di Claire, la recensione

Tutti i ricordi di Claire (La dernière folie de Claire Darling) è un film diretto da Julie Bertuccelli ed è interpretato da Catherine Deneuve (Claire) e Chiara Mastroianni (la figlia Marie). Claire Darling (non è detto che il nome sia una garanzia) è una tenera signora che abita in una grande villa di campagna nei pressi di Verderonne, in Francia. Un bel giorno si sveglia con la convinzione che la sua vita debba finire entro quella stessa sera.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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