Archivio categorie: In sala

Charlie Says, la recensione

Qual è la storia dietro il “pluriomicida” più conosciuto nella storia moderna?

Questa domanda dice abbastanza della trama di Charlie Says, che ha accompagnato una tarda serata al Lido di Venezia in occasione della 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, in una delle due sale allestite a lato delle pareti dello storico Casinò.  Quello che però non è specificato è che la regista Mary Harron (American Psycho) ha optato per adottare un punto di vista diverso rispetto a quello di Charles Manson; più precisamente, ha scelto di ruotare attorno a una delle tre ragazze che nel 1969 hanno compiuto congiuntamente a Manson due stragi a Los Angeles (in una di queste due perse la vita Sharon Tate, attrice e moglie del regista Roman Polanski).

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il Re Leone, la recensione

il re leone

Nel giugno del 1994 (nel periodo natalizio in Italia), usciva nei cinema Il Re Leone, 32° Classico Disney che segnava l’apice del successo della casa di produzione in quello che è stato definito il periodo del Rinascimento Disney. Il film d’animazione diretto da Roger Allers e Rob Minkoff, infatti, oltre a ricevere l’unanime plauso della critica, diventò in breve tempo il maggior incasso di tutti i tempi per un film d’animazione ed è tutt’oggi il film d’animazione tradizionale di maggior successo negli Stati Uniti. Inoltre, Il Re Leone portò a casa ben due Oscar, tre Golden Globe e ne è stato tratto un musical a Broadway che vinse ben sei Tony Awards. Insomma, un successo a tutto tondo.

Ma Il Re Leone è anche uno dei film d’animazione maggiormente rimasto nel cuore degli spettatori, grandi e piccoli, godendo ancora oggi, nel 2019, di una popolarità invidiabile. Eppure Disney ci riprova e nel turbine dei remake che sta investendo lo studio di Burbank, anche Il Re Leone è stato “rifatto”.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Crawl – Intrappolati, la recensione

Crawl - Intrappolati

Un argomento particolarmente florido nel filone horror dei beast movies è quello che interessa alligatori, coccodrilli e altri rettili acquatici. Non sono pochi, infatti, i film che hanno incentrato su questa particolare minaccia gustosi divertissment a base di sopravvivenza estrema, gore massiccio, un pizzico d’avventura e urla a squarciagola. Se torniamo indietro negli anni, possiamo trovare autentiche perle come l’ineguagliato Allligator (1980) di Lewis Teague, il gustoso Killer Crocodile (1989) di Fabrizio De Angelis, Lake Placid (1999) di Steve Miner e Crocodile (2000) di Tobe Hooper. Dopo di che, in mezzo a una marea di scadenti produzioni televisive e direct to video a cui ha contribuito la famigerata trash-maker The Asylum, possiamo citare giusto un terzetto di titoli che si fanno ricordare con gran piacere, tutti prodotti nel 2007: Paura Primordiale di Michael Katleman, Rogue di Greg McLean e Black Water di David Nerlich. Poi il buio, se non sporadici tentativi di utilizzare rettili realizzati in brutta CGI per filmetti da seconda serata televisiva. Fino a oggi.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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The Nest – Il nido, la recensione

Quello che accade a Villa dei Laghi è un mistero. Un mistero tacito, quasi un “macguffin”.

Perché il giovane paraplegico Samuel è costretto a vivere tra le mura della magione senza la possibilità di spingersi oltre il cancello? Cosa accade durante la notte tra i corridoi della villa? Cosa trama Elena, madre di Samuel, e il gruppo di persone che popolano la tenuta e sembrano appartenere a una setta? Ma soprattutto, cosa c’è fuori dai confini di Villa dei Laghi?

Una serie di domande si accumulano durante la visione di The Nest – Il nido, lungometraggio d’esordio di Roberto De Feo, domande che arrivati a un certo punto sembrano quasi destinate a non aver risposta, almeno non fino in fondo, finché tutta la verità esplode deflagrante in uno dei finali più suggestivi e terrificanti di questa annata cinematografica.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Sangue nella bocca, la recensione

sangue nella bocca

Sangue nella bocca (Sangre en la boca) è una co-produzione fra Argentina e Italia diretta dall’argentino Hernan Belon nel 2016, ma uscita nelle sale italiane solo adesso. Il regista, che ha all’attivo diversi documentari e cortometraggi, si cimenta qui con la sua seconda prova in un lungometraggio, dopo l’esordio nel 2011 con il dramma El Campo.

Con il nostro film, siamo ancora nel genere drammatico, unito però al cinema sportivo e a una spiccata componente erotica, elementi che si intrecciano in maniera indissolubile. La storia, se vogliamo, rinnova il mito di Rocky – che continua a fare scuola nel cinema – cioè racconta la vita sportiva e umana del personaggio, accentuando però notevolmente il lato passionale.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Nevermind, la recensione

Eros Puglielli è una figura singolare e interessante nel cinema italiano di oggi: un regista magari non tanto sbandierato dalla critica, ma che quando gira un film lascia sempre il segno. Indipendente, sì, ma abituato a girare anche con nomi grossi, una combinazione che consente libertà espressiva e al contempo massima professionalità: Puglielli si muove agilmente fra i generi più disparati, prediligendo ciò che riguarda il fantastico e alternando il cinema con le fiction per la televisione.

Il sorprendente Nevermind (2018) è probabilmente la summa del suo cinema, anzi del suo immaginario, che spazia dal reale all’irreale, dal fantastico al grottesco, dal dramma alla commedia, senza soluzione di continuità. È un film impossibile da rinchiudere in un genere: raggruppa infatti tutte le suddette categorie, le mescola e supera ogni confine dando vita a un unicum che riesce a suscitare stupore nello spettatore – caratteristica per niente scontata, soprattutto nel cinema italiano di oggi.

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Valutazione: 10.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Fast and Furious: Hobbs & Shaw, la recensione

Quando nell’ormai lontano 2013 il personaggio di Luke Hobbs fece capolino nella saga di Fast and Furious riscuotendo un enorme favore da parte degli spettatori, avevamo già capito che un nuovo membro si era stabilmente unito alla “famiglia”. Erano i tempi di Fast and Furious 6, a dar corpo allo strabordante agente del DSS c’era un Dwayne Johnson in costante ascesa, e in più momenti l’ex wrestler riusciva anche a rubare la scena ai colleghi più rodati della saga. Deckard Shaw anche entra scena nel sesto film del franchise, un colpo di coda geniale come scena post credits che annunciava la spietata ex-spia del MI6 interpretata da Jason Statham come vendicativa minaccia del film successivo. Ed è infatti in Fast and Furious 7 nel 2015 che Hobbs e Shaw si incontrano e scontrano per la prima volta, delineando una nuova coppia di avversari capaci di catturare l’attenzione per ben due film, ridefinendo anche le priorità di casting all’interno della saga action economicamente più fruttuosa di sempre.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Goldstone, la recensione

Nel controsenso generale, l’arido deserto australiano sta diventando terreno fertile per pellicole di genere crime. Veri e propri western moderni forti di campi lunghi su silenziose distese incontaminate si tingono di importanti connotati politici in questo Goldstone.

Presentato per la prima volta nel 2016 durante il Toronto Film Festival, il nuovo film del regista Ivan Sen arriva finalmente nelle nostre sale a partire dall’ 8 Agosto ed è un’opera che non può non lasciare indifferenti.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Quake – Il terremoto del secolo, la recensione

Un thriller riflessivo che si posiziona nel solco tracciato del precedente capitolo senza scimmiottarlo per accontentare il botteghino. The Quake – Il terremoto del secolo riesce dove molti film d’azione e soprattutto molti sequel hanno fallito. Piuttosto che incastrare subito il protagonista in nuovo scenario apocalittico per arrivare in fretta al sodo – come hanno fatto ai tempi Die Hard 2 o Mission Impossible 2 – stavolta il regista norvegese John Andreas Andersen si avventura prima in un’esplorazione dei personaggi alle prese con i postumi della prima pellicola, lasciando che la catastrofe imminente cresca silenziosamente.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Hotel Artemis, la recensione

Nella torrida estate italiana che avrebbe dovuto aprire agli spettatori le porte dei cinema senza “interruzione di servizio”, come sbandierato dalla fallimentare iniziativa Moviement, si stanno susseguendo nelle (poche) sale rimaste attive titoli che non potremmo di certo definire primizie. Film ormai vecchi di anni, rimasti nei magazzini dei distributori in attesa del momento più propizio per lanciarli, come la finestra lasciata praticamente vuota dalla possibile concorrenza. Oltre a tanto cinema festivaliero (si pensi a Tesnota, Il ritratto negato, Il segreto di una famiglia, L’ultima ora…), c’è anche qualche recupero tra le fila del cinema più mainstream, spesso titoli che si sono contraddistinti in patria per scarsi risultati al botteghino e un’accoglienza tiepida da parte della critica; titoli che distribuiti ora, nell’assoluta desolazione, possono invece realizzare buoni risultati. Sta accadendo con Serenity – L’isola dell’inganno, disastroso noir destrutturato di Steven Knight, e potrebbe accadere con Hotel Artemis, il lungometraggio d’esordio dell’apprezzato sceneggiatore Drew Pearce, uscito negli USA (con scarso risultato) più di un anno fa.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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