Archivio categorie: In sala

Ant-Man and the Wasp, la recensione

Per salutare i 10 anni di vita dei Marvel Studios, oltre all’esordio in assolo di Black Panther e lo sconvolgente Avengers: Infinity War, abbiamo ritrovato Ant-Man, “piccolo” grande eroe creato da Stan Lee nel 1962 a cui era stato affidato il compito di chiudere la Fase 2 dell’MCU nel 2015. Come annunciato nella prima scena post credits del primo film, Ant-Man adesso non è da solo nelle sue avventure ma affiancato da un altro noto e amato personaggio Marvel, Wasp. E così, ventesimo lungometraggio del glorioso Marvel Cinematic Universe, il nuovo tassello della saga più imponente e fortunata di Hollywood è Ant-Man and the Wasp, riuscitissimo sequel che conferma l’appeal di un personaggio così “strano” e controcorrente come l’uomo formica.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Darkest Minds, la recensione

Siamo in America, nel pieno di un futuro distopico (sì, di nuovo). Una misteriosa epidemia colpisce tutti i bambini, causandone la morte o facendo sì che sviluppino dei superpoteri. Chi ne è dotato, come Ruby (Amandla Stenberg), viene considerato una minaccia dal governo e spedito in un campo di prigionia: qui la giovane finge per diversi anni di non essere un’arancione (controllano la mente altrui e perciò vengono eliminati), finché non viene scoperta e costretta a darsi alla macchia.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The End? L’inferno fuori, la recensione

Roma, un mattino come tanti. Il manager Claudio Verona si sta recando a lavoro tra i soliti disagi che la Capitale quotidianamente riserva. Ma per l’uomo è una giornata importante, responsabile di chiudere un affare milionario per conto della sua azienda. Un guasto intrappola Claudio nell’ascensore dell’edificio in cui lavora e mentre si dispera per il ritardo che gli sta costando l’agognato appuntamento, si rende conto che fuori sta accadendo qualche cosa di strano. Pare che un’epidemia si stia diffondendo a vista d’occhio in città e chi ne rimane contagiato si trasforma in un mostro violento e assetato di sangue. In men che non si dica, anche nel palazzo in cui Claudio si trova si estende il virus e per l’uomo l’ascensore diventa l’unico posto sicuro. Ma per quanto tempo può resistere in quella situazione?

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Shark – Il primo squalo, la recensione

Interessante mix quello che sta alla base di Shark – Il primo squalo (The Meg, in originale), shark movie di prepotente stampo action che raccoglie suggestioni da due filoni cinematografici ben riconoscibili e sedimentati nell’immaginario spettatoriale. Da una parte abbiamo l’horror acquatico che da Spielberg in poi ha fatto quasi genere a sé, dall’altra il filone avventuroso-fantascientifico che immerge la civiltà in scenari fantastici, spesso preistorici e inospitali, scoperti in zone inesplorate della Terra, dove i secoli non sembrano essere trascorsi. Ecco, prendete, dunque, Il Continente scomparso, unitelo a Lo Squalo e aggiungete una massiccia dose di action spettacolare, avrete così Shark – Il primo squalo.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Die in One Day – Improvvisa o muori, la recensione

Si era già parlato in un articolo precedente riguardo Fino all’inferno dei fratelli Eros e Roberto D’Antona. Ora sbarca nelle sale cinematografiche (il che è un grandissimo successo per ogni film indipendente) il terzo lungometraggio di Eros D’Antona, Die in One Day – Improvvisa o muori (2018), prodotto dalla sua factory Funny Dreamers Productions. Entrambi i registi stanno dimostrando di avere dimestichezza con vari generi, passando fluidamente dall’uno all’altro sia nell’arco temporale, sia durante lo stesso film. Eros D’Antona, dopo il pulp action/comedy Insane e l’horror del filone “case infestate” Haunted, si tuffa nel survival-movie (e anche trap-movie, per utilizzare il termine coniato da Nocturno Cinema per questo filone).

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Fino all’Inferno, la recensione

I fratelli pugliesi Eros e Roberto D’Antona (entrambi registi, ma Roberto è anche attore) si sono fatti le ossa dirigendo fan film (ricordiamo quelli su Dylan Dog) e web series su Youtube, spesso in coppia, oltre a vari cortometraggi, e ora sono approdati – meritatamente – nel professionismo con film distribuiti in sala e in homevideo.

Dopo aver fondato, insieme alla regista e attrice Annamaria Lorusso, la casa di produzione L/D Productions, Roberto D’Antona esordisce alla regia di un lungometraggio con l’horror The Wicked Gift (2017), una terrificante vicenda a base di incubi e demoni; con il suo secondo lungo, Fino all’inferno (Road to Hell, 2018) cambia invece totalmente registro, dirigendo un pulp “all’americana” ricco di riferimenti espliciti a Tarantino e Rodriguez, mescolando elementi action, da gangster-movie e horror, il tutto condito da un’ampia dose di ironia.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Ocean’s 8, la recensione

Debbie Ocean è pronta ad uscire dal carcere per buona condotta dopo cinque anni, otto mesi e dodici giorni. Un periodo relativamente lungo per Debbie, durante il quale ha escogitato al dettaglio il colpo più grande della sua vita. Una truffa assolutamente perfetta. Una volta fuori di prigione, senza perder tempo, la donna inizia a mettere in piedi una squadra infallibile, tutta al femminile, composta solo dalle migliori nei rispettivi campi. La prima della lista, ovviamente, non può che essere Lou, complice storica di Debbie, a cui si aggiunge l’esperta in gioielli Amita, la truffatrice Costance, la ricettatrice Tammy, l’hacker Palla Nove e la stilista Rose. Il colpo? Semplice! Rubare 150 milioni di dollari in diamanti dal collo della famosa attrice Daphne Kluger durante la prestigiosa – e sorvegliatissima – cerimonia al Met Gala di New York.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Hereditary – Le radici del Male, la recensione

Quello che sta accadendo al cinema horror ha dell’interessante. Parallelamente alle produzioni mainstream per il pubblico da multisala, solitamente rappresentate dai film della Blumhouse o quelli del Conjuring-verse della Warner Bros, viaggia uno sparuto gruppo di opere destinate a un pubblico più “selezionato”, amanti di quell’horror d’autore che va oltre la sola esperienza di visione in sala. Si tratta di prodotti selezionati in festival non essenzialmente di settore (come Sundance, Cannes, Venezia), spesso di autori esordienti o anche di affermati artisti. Oggi questo sempre più folto numero di film, dei quali fanno parte opere come Babadook, It Follows, The VVitch, Il sacrificio del cervo sacro, si arricchisce di Hereditary – Le radici del male, acclamato esordio alla regia di Ari Aster.  

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Io, Dio e Bin Laden, la recensione

La parabola discendente che vede protagonista Nicolas Cage non accenna ad arrestarsi e proprio quando il noto attore di Ghost Rider aveva tra le mani un progetto potenzialmente interessante, gestito da persone giuste, il tutto si risolve in un fuoco di paglia che dà vita all’ennesimo “brutto film con Nicolas Cage”. Che peccato! Che peccato constatare che Io, Dio e Bin Laden (Army of One) è una commedia totalmente sbagliata, che non riesce a sfruttare neanche per un secondo l’irresistibile soggetto da cui nasce. 

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Skyscraper, la recensione

Lo avevamo lasciato a San Diego, impegnato a difendere la città dal feroce attacco distruttivo di tre bestie giganti, adesso, a tre mesi di distanza da Rampage – Furia animale, torna nelle sale Dwayne Johnson con un nuovo adrenalinico film che prova a far dialogare – riuscendoci abbastanza bene – l’action  “muscolare” a cui la star ci ha abituati con il dramma catastrofico dai toni indubbiamente più seriosi. Stiamo parlando del vertiginoso Skyscraper.

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