Archivio categorie: In sala

Venezia78. Qui rido io, la recensione

Vincenzo m’è padre a me!”, ripete meccanicamente Peppiniello in Miseria e nobiltà innescando il tormentone comico. Una frase entrata nella storia del teatro, del cinema, della commedia italiana nel suo complesso, grazie all’estro di Eduardo Scarpetta, uno dei più grandi commediografi della Storia del nostro Paese, creatore della maschera comica Felice Sciosciammocca (portato al cinema con grande successo da Totò) e padre biologico di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, ovvero il trio di talenti più importante della scena teatrale italiana del dopoguerra per almeno un trentennio.

Mario Martone, che oltre ad essere un uomo di cinema è un uomo di teatro, cattura l’immagine di Eduardo Scarpetta e il personaggio che ne è scaturito per fornirne una descrizione costantemente in bilico tra realtà e scena. Qui rido io, in concorso alla 78ª Mostra del Cinema di Venezia e al cinema dal 9 settembre, fornisce uno spaccato limpido di un’epoca, la Napoli della Belle Époque, di un contesto, l’ambiente artistico teatrale, e affronta la tematica della paternità, intesa tanto dal punto di vista biologico quanto da quella prettamente artistico.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: +1 (da 1 voto)

Malignant, la recensione

Non è azzardato considerare James Wan uno dei più concreti eredi del movimento New Horror hollywoodiano che si è sviluppato nell’underground cinematografico post-sessantottino. Fermo restando che nel cinema del giovane regista di origini malesi non c’è (e non ci vuole essere) quel fervore politico e quegli intenti sociali che muovevano le opere dei primi Romero, Cronenberg, Craven e Hooper, nel suo operato si nota comunque una diretta influenza da stili, argomenti e topòi in generale che hanno caratterizzato la rinascita del cinema horror americano. Perché James Wan è stato uno spettatore affamato di immagini, uno studente diligente, un vero fan ed è grazie al “passato” di cui si è nutrito che ora è tra gli autori di punta di questo genere, capace non solo di inanellare un successo economico dietro l’altro, ma anche di vantare un nutrito numero di pellicole oggi considerate tra i classici contemporanei del cinema horror.

Ed è proprio grazie a questo perdurare di successi che Wan può permettersi si passare con estrema nonchalance da un blockbuster come Aquaman a un horror low-budget estremo e creativo come Malignant prima di tornare nuovamente al cinecomic con Aquaman and the Lost Kingdom.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: +1 (da 1 voto)

Venezia78. Dune, la recensione

In principio Dune era un romanzo di Frank Herbert pubblicato a metà anni sessanta. Un racconto interplanetario complesso e articolato che fece da ispiratore e capostipite per molte sceneggiature di genere fantascientifico divenute film intramontabili, come l’intera saga di Star Wars.  Durante gli anni settanta Dune incantò Alejandro Jodorowsky che ne avviò un progetto per un film faraonico rimasto, però, sempre e solo sulla carta (a tal proposito segnaliamo l’interessantissimo documentario Jodorowsky’s Dune che è nelle sale in questi giorni). Il decennio successivo venne il turno di David Lynch che riuscì a realizzarne un vero film, accolto con favore dal pubblico ma non dalla critica, con effetti speciali costosissimi e cast importante. Oggi Dune è diventato finalmente un film adulto grazie alla computer grafica e al genio visionario del regista canadese Denis Villeneuve.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli, la recensione

Anno Domini 2021, Fase 4 del Marvel Cinematic Universe.

Mentre beghe legali contrappongono la ormai ex Black Widow ai vertici della Disney e il catalogo Disney+ si arricchisce di serie Marvel Strudios, con l’agognata apertura al Multiverso grazie a Loki e l’esplorazione di realtà alternative con What If…?, sul grande schermo esordisce un nuovo supereroe, Shang-Chi, il primo in ruolo da protagonista a portare nell’MCU suggestioni dall’Estremo Oriente.

Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli è un’esclusiva cinematografica (in sala dal 1° settembre), a differenza degli altri prodotti Disney distribuiti negli ultimi mesi quasi in day-to-date con la piattaforma di streaming Disney+, e in quanto tale sarà il vero banco di prova su cui testare il grado di affetto (e interesse) del pubblico cinematografico ai prodotti Marvel anche nell’era pandemica.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Candyman, la recensione

<<Si racconta di me agli angoli delle strade, vivo nei sogni delle persone ma senza dover esistere>>.

Con queste parole Candyman descriveva se stesso e la sua condizione di leggenda metropolitana a Helen Lyle, la studentessa di antropologia interpretata da Virginia Madsen protagonista del classico del cinema horror diretto da Bernard Rose.

Era il 1992 e l’allora 32enne regista londinese dirigeva con Candyman – Terrore dietro lo specchio il suo primo successo commerciale portando, molto liberamente, sul grande schermo il racconto di Clive Barker The Forbidden, contenuto nel quinto volume dei Books of Blood.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Frammenti dal passato – Reminescence, la recensione

La famiglia Nolan quando si occupa di produzione o produzione esecutiva preferisce la fantascienza! Christopher Nolan era l’uomo dietro Transcendence, esordio alla regia del direttore della fotografia Wally Pfister che poi si rivelò un flop commerciale, mentre il fratellino Jonathan Nolan è il produttore di Frammenti dal passato – Reminescence che segna invece l’esordio alla regia di un lungometraggio di Lisa Joy, che insieme a lui ha creato l’affascinate serie HBO Westworld.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Lo sciame, la recensione

Se nell’immaginario collettivo l’estate fa rima con sole, mare, spiagge, vacanza e tanto divertimento, per gli appassionati dell’horror, invece, le atmosfere balneari fungono anche da suggestivo sfondo per serate passate con amici a guardare film con protagonisti killer mascherati alla caccia di allegre compagnie di adolescenti, fantasmi e demoni di ogni tipo e, soprattutto, animali feroci, famelici e senza pietà per le proprie vittime.

Un filone, quello dei beast movie, che oltre a ergere a protagonisti i classici squali e mostri marini, di tanto in tanto propone come minacce gli animali da sempre pronti a rovinare la quiete estiva: gli insetti. Sono tante, infatti le produzioni di ogni tipo e ambizione, per la maggior parte di serie B o addirittura direct-to-video, nelle quali sciami di api o altri animaletti simili mettevano a repentaglio l’incolumità di intere città, dando vita a storie dall’alto tasso di “ignoranza”, spettacolarità e azione. Il tutto, spesso e volentieri, a discapito della qualità sia dal punto di vista della scrittura, con storie il più delle volte inverosimili e lacunose, sia di quello della recitazione, piuttosto mediocre e approssimativa.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Il Mostro della Cripta, la recensione

Il mostro della cripta

La generazione Y, ovvero quella degli attuali 30-40enni, meglio nota come millennials, è cresciuta con il mito degli anni ’80. Incrociati per un lustro o poco più, se non addirittura vissuti solo di riflesso attraverso i racconti, il cinema e la musica, gli anni ’80 hanno letteralmente stregato tutta una frangia di giovani adulti e adulti che in questo particolare periodo storico hanno idealizzato un grimorio di “nerditudine” alimentata oggi da più settori dell’intrattenimento, cinema e tv in primis. Forse possiamo far risalire alla serie Netflix Stranger Things il climax di questo ritorno agli anni ’80, fatto sta che cinema, piattaforme streaming, fumetti e videogames stanno letteralmente affogando negli anni ’80. Non che sia un male, anzi, stiamo (ri)vivendo uno dei periodi più floridi per l’industria dell’intrattenimento pop e questo non può che far bene a tanto sano entertainment che parte da solide basi di qualità. È il caso anche dell’ultimo lungometraggio di Daniele Misischia, Il mostro della cripta, ambientato nel 1988 e rigorosamente devoto a tutto quell’immaginario nerd fanta-orrorifico sedimentato proprio nei favolosi eighties.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: +1 (da 1 voto)

Free Guy – Eroe per gioco, la recensione

free guy

Avete presente The Truman Show di Peter Weir? Bene, ora immaginatelo ambientato nel mondo videoludico di Fortnite. Se riuscite a unire questi due universi apparentemente agli antipodi avrete Free Guy – Eroe per gioco, il nuovo folle e divertentissimo fanta-action di Shawn Levy interpretato da Ryan Reynolds, Jodie Comer e Taika Waititi.

Guy trascorre una vita tranquilla a Free City, dove le stranezze sono all’ordine del giorno ma lui, impassibile, ripete quotidianamente le stesse azioni, tra l’ordinare un caffè e latte nella sua caffetteria preferita e il subire rapine nella banca in cui lavora.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

La casa in fondo al lago, la recensione

Quello delle case infestate è forse il filone più antico del genere horror, sia se parliamo di cinema che di letteratura; basti pensare che il primo film horror della Storia del cinema, Le manoir du diable, che Georges Méliès realizzò nel 1896, si ambientava proprio in un castello maledetto, mentre il capostipite delle letteratura gotica, Il castello di Otranto (1764) di Horance Walpole, è proprio una ghost story in piena regola a cui fa da sfondo la magione maledetta del titolo. Va da se che sull’argomento si è detto e mostrato pressoché tutto. Ma la rinata mania cinematografica per case infestate, fantasmi e possessioni ha fatto si che la fantasia di qualche autore volasse a tal punto da trovare un espediente originale per raccontare una classicissima storia che ha al centro una casa infestata dagli spettri.

Parliamo de La casa in fondo al lago (The Deep House), lungometraggio scritto e diretto dai francesi Alexandre Bustillo e Julien Maury, in uscita al cinema il 5 agosto distribuito da Notorious Pictures.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)