Archivio categorie: In sala

Valerian e la città dei mille pianeti, la recensione

La carriera di Luc Besson è costellata di alti e bassi, e negli ultimi 15 anni i secondi sono purtroppo superiori ai primi. Valerian e la città dei mille pianeti incarna alla perfezione l’opera omnia del suo regista, un film che mostra l’ambizione e l’incapacità di mantenere fede alle promesse, che porta in scena sequenze fantastiche mozzafiato e momenti di grande cinema ma anche incredibili tonfi nella banalità e nel già visto.

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L’inganno, la recensione

Nel fin troppo coerente iter lavorativo di Sofia Coppola L’inganno si annunciava come una scheggia impazzita che avrebbe finalmente dato un po’ di pepe a una carriera seduta su standard e schemi ormai rodati. Questo perché il suo nuovo film è il remake di La notte brava del soldato Jonathan, cult del cinema feroce anni ’70, quello fatto di sevizie e morbosità. Un annuncio destabilizzante che poteva creare curiosità, a conti fatti una scelta coraggiosa ma allo stesso tempo un prodotto ben amalgamato all’interno di una visione coppoliana personale e autoriale.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Tiro libero, la recensione

Dio può essere un’importante risorsa di sceneggiatura. Se la costruzione del racconto non è solidissima e si fa fatica a imbastire una progressione narrativa soddisfacente, come si risolve il problema? Beh, è semplice. Basta tirare in ballo l’intervento divino ed ecco che ogni incongruità, ogni soluzione un po’ stiracchiata e prevedibile acquista un senso nuovo e provvidenziale proprio in quanto parte di un piano più grande di noi.

Va detto che Tiro Libero si misura con il metafisico in maniera più sentita e ragionata di quanto lascerebbe presagire questa cinica introduzione. Resta però l’impressione del trucchetto.

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2 biglietti della lotteria, la recensione

Fin dalle sue origini, che affondano le radici nel teatro greco e successivamente nelle commedia dell’arte italiana, il genere della commedia si è sempre soffermato sui poveri, su chi vive alla giornata tra ristrettezze e peripezie di ogni tipo per mangiare. Va da sé, dunque, che il miraggio di questi protagonisti sia sempre stata la ricchezza e i simboli del benessere, come ad esempio la lotteria o altre simili vincite milionarie. Nel cinema italiano abbiamo visto numerosi esempi sull’argomento come il recente Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi e il più datato Ho vinto la lotteria di Capodanno di Neri Parenti, nel quale il compianto Paolo Villaggio si lanciava alla ricerca di un biglietto della lotteria vincente che però ha smarrito distrattamente.

Quest’ultimo canovaccio rappresenta l’ispirazione per il regista romeno Paul Nogoescu che nel suo nuovo film, dal titolo 2 biglietti della lotteria, racconta le rocambolesche vicende di una sgangherata banda di tre amici senza arte né parte alla ricerca di un biglietto della lotteria dal valore di sei milioni di euro. Una commedia ben riuscita, gradevole e divertente, anche se in parte rovinata da una regia fin troppo statica ed elementare.

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L’equilibrio, la recensione

Talvolta, la coerenza è sopravvalutata.

Se Vincenzo Marra, tenendo fede ai propositi iniziali, avesse fatto de L’Equilibrio un documentario, il film avrebbe avuto si e no la metà dell’efficacia del prodotto bello e compiuto che è.

Quanta forza dà a L’Equilibrio, opera di finzione, la combinazione fra tensione drammatica e sociale, un’interrogazione etico–filosofica–religiosa e un approccio rigorosamente realistico nell’immaginare i rapporti, le implicazioni e i punti di vista. Nel tratteggiare il contesto.

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Noi siamo tutto, la recensione

Eccoci qua. Siamo di nuovo in quel periodo dell’anno, precisamente il mese di settembre, in cui escono al cinema film lacrimosi. Fateci caso: nel settembre 2014 toccò a Colpa delle stelle, lo scorso anno a Io prima di te, adesso a Noi siamo tutto. Perché vogliono farci iniziare il nuovo anno (perché sì, il vero Capodanno è a settembre) con la morte nel cuore (scelta di termini niente affatto casuale)? È un mistero.

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Glory – Non c’è tempo per gli onesti, la recensione

Negli ultimi anni il cinema bulgaro ha risentito di un considerevole miglioramento della sua reputazione internazionale. In primo luogo grazie a pellicole intimiste o dai tratti autoriali, capaci di inserirlo pienamente nel solco di certo cinema europeo molto apprezzato sopratutto nei grandi festival internazionali (Cannes, Venezia, Berlino). Basti pensare ad opere come Il Mondo è Grande e la Salvezza è in agguato dietro l’angolo di Stephan Komandarev del 2008 o L’Isola di Kamen Kalev del 2011, che risulta essere proprio una produzione franco-bulgara.

Una giusta configurazione ed una netta politica autoriale emersa a partire dalla fondazione del Centro Nazionale di Cinematografia di Sofia nel 1991, a seguito della fine del regime comunista.

Se prima di allora il cinema bulgaro poteva sostanzialmente dividersi in pellicole di puro intrattenimento o di critica al regime (sopratutto negli anni ’80), ora il tracciato sembra ben definito all’insegna della tradizione del cinema d’autore europeo (strizzando l’occhio ai vicini rumeni ed alla loro idea di cinema).

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Kingsman – Il cerchio d’oro, la recensione

Nel 2014 una nuova tipologia di agenti segreti si è affacciata sul grande schermo guadagnando, immediatamente, una poltrona d’onore nella sconfinata galassia cinematografica delle spy stories. Sono i Kingsman, organizzazione super-segreta anglosassone contraddistinta da una rigida etica professionale ed un’eleganza – tanto nel vestiario quanto nei modi – decisamente fuori dal comune. Liberamente tratto da una miniserie a fumetti di Mark Millar e Dave Gibbons, diretto da Matthew Vaughn e interpretato da un inedito Colin Firth, Kingsman – Secret Service è stato subito lodato da pubblico e critica per le meravigliose sequenze d’azione e la capacità di riuscire a trovare quel giusto ma difficile equilibrio tra action e ironia. Una rivelazione che non poteva certo restare un unicum ed ecco che a tre anni di distanza arriva nelle sale Kingsman – Il cerchio d’oro, seconda adrenalinica avventura che permette agli eleganti agenti segreti in doppiopetto di tornare sul campo per fronteggiare una nuova minaccia ancora più pericolosa della precedente.

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Barry Seal – Una storia americana, la recensione

C’era una volta Tom Cruise, divo di Hollywood che ha conquistato il cuore di milioni di ragazzine a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 e ha sfiorato l’Oscar grazie al soldato storpio di Oliver Stone. Quel Tom Cruise divenuto icona di un certo glamour da tabloid per le relazioni con altre star e per (discutibili) scelte di credo di cui si è fatto massimo portavoce, ha negli anni oscurato un talento e un’intelligenza lavorativa che invece sono ammirevoli. Ad oggi, 2017, Cruise è uno dei divi di Hollywood più completi e coerenti, capace di gestire la sua vita professionale con estrema professionalità… e Barry Seal – Una storia americana ne è l’ennesima prova.

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Appuntamento al parco, la recensione

Emily (Diane Keaton) è una vedova dalla vita apparentemente perfetta; ha una bella casa, un gruppo di amiche e si dedica con entusiasmo al volontariato. Tuttavia non si fatica a capire che la donna sia, in effetti, prigioniera del suo status di borghese in un ambiente falso e artificioso… oltre che dei debiti a lei lasciati dal defunto marito. Donald (Brendan Gleeson), invece, ha deciso di vivere ai margini della società, in una baracca che si è costruito da sé nel parco di fronte la dimora di Emily. Quando quest’ultima è suo malgrado testimone di un’aggressione ai danni dell’uomo, e chiama la polizia, tra i due nascerà un rapporto tanto profondo quanto complesso, a causa degli stili di vita tragicamente inconciliabili e non solo…

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