Archivio categorie: In sala

La stanza, la recensione

La stanza

Una donna in abito bianco, da sposa, è in piedi in bilico sul davanzale della finestra. Fuori una pioggia torrenziale, sotto di lei il vuoto. Ma suona il campanello e la donna viene richiamata alla realtà, distolta dal gesto che indiscutibilmente è un tentativo di suicidio. Alla porta c’è Giulio, che chiede ospitalità nel bed & breakfast che Stella, l’aspirante suicida, gestisce insieme a suo marito Sandro, che presto raggiungerà la donna e il loro ospite. Dire di più della trama del thriller La stanza sarebbe un delitto perché il terzo lungometraggio del talentuoso Stefano Lodovichi è un continuo susseguirsi di sorprese e colpi di scena.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Body Cam, la recensione

Negli ultimi anni il cinema americano si è fatto sempre più impegnato e assiduo portavoce di tematiche politiche e sociali, su tutti la lotta di classe e, ancor più nello specifico, la problematica razziale e la condizione degli afroamericani con la sua drammatica scia di morte e lotte furibonde, volte ad affermare libertà e parità di diritti. Una questione che sul grande schermo ha trovato naturale sbocco in film acclamati da pubblico e critica come Detroit, See You Yesterday e Il coraggio della verità – The Hate U Give – giusto per citare tre titoli noti ai più – nei quali la denuncia sociale diventa quanto mai toccante, dolente e incisiva grazie ad immagini talvolta forti, ma necessarie per recapitare un messaggio diretto ed efficace.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Soul, la recensione

Ventitreesimo lungometraggio d’animazione della Pixar, Soul è anche il primo a non raggiungere il grande schermo a causa delle restrizioni anti-covid che hanno spinto la Disney a convogliare parte delle sue uscite 2020 direttamente sulla piattaforma streaming Disney+. Un gran peccato, perché il film scritto e diretto da Pete Docter, con il supporto di Kemp Powers, fonda una importante componente della sua personalità sull’immagine e sul suono che sicuramente vengono valorizzati dalla fruizione al cinema, un lavoro in parte sperimentale che va a braccetto con l’esplorazione di tematiche inusuali per il cinema d’animazione per famiglie che Pete Docter sta portando avanti da diversi anni.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Tutti per 1 – 1 per tutti, la recensione

Esattamente due anni fa esordiva sul grande schermo I Moschettieri del Re – La penultima missione, singolare commedia mascherata da cappa e spada che traeva molto liberamente ispirazione da I tre moschettieri e Vent’anni dopo di Alexandre Dumas. Si trattava di un vero e proprio blockbuster, scritto e diretto da Giovanni Veronesi con un grande cast che annoverava Pierfrancesco Favino, Rocco Papaleo, Valerio Mastandrea, Sergio Rubini e Margherita Buy, un vero e proprio esperimento di generi per il cinema italiano che però non riscosse lo sperato successo e fu stroncatissimo dalla critica. Eppure, nonostante tutto e perfino in barba a un colpo di scena finale che lasciava ben poche possibilità di continuare la storia, arriva un sequel, Tutti per 1 – 1 per tutti, con stesso cast tecnico e artistico ma un distacco ben più netto dall’opera letteraria di partenza e una curiosa virata verso il fantasy per famiglie.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 2 voti)

Natale in Casa Cupiello, la recensione

L’operazione messa in atto da Picomedia e RaiFiction non era tra le più semplici perché confrontarsi con un capolavoro riconosciuto, che appartenga esso al mondo del cinema, della letteratura, della musica o del teatro, come in questo caso, è sempre rischioso. Rischioso perché si ha a che fare con qualcosa di molto alto e difficilmente replicabile con i medesimi risultati qualitativi, rischioso perché, nel pensar comune, è quasi un sacrilegio “rifare” quello che qualcuno ha già fatto (molto) bene. È un po’ quello che è avvenuto con Natale in Casa Cupiello, capolavoro di Eduardo De Filippo con cui hanno voluto “rischiare” Edoardo De Angelis e il suo team per la prima trasposizione filmica della pièce teatrale del grande Eduardo.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

In vacanza su Marte, la recensione

in vacanza su marte

La commedia italiana di Natale, sia nella formula del Cinepanettone della ex scuderia DeLaurentiis che in qualsiasi altra forma assunta negli ultimi 25 anni, è croce e delizia della produzione cinematografica nostrana. Una manna dal cielo per il botteghino stagionale e affettuoso appuntamento fisso annuale di tanto pubblico che con questi film c’è cresciuto, ma anche filone odiatissimo dai “cinefili col culo stretto” che lo reputano la morte della settima arte, la commedia di Natale si è materializzata per decenni nella coppia comica Massimo Boldi e Christian De Sica che sulla pochade di fine anno hanno costruito un’intera carriera e hanno creato una incredibile affiliazione al pubblico. Ma la storia è nota: quella magia che andava avanti dal 1985 con I Pompieri e in maniera pressoché fissa dal 1989 con Fratelli d’Italia si era rotta nel 2005 dopo Natale a Miami per ragioni che qui non ci interessa approfondire. La coppia “scoppiata”, però, è tornata insieme nel 2018 nella commedia (non natalizia) diretta dallo stesso Christian De Sica Amici come prima, riscuotendo anche un buon successo. Ma quello era solo il primo passo verso il cinema che ha dato a Boldi e De Sica la fama nazionale, il passo verso In vacanza su Marte che rinverdisce in pieno la formula del “vero” cinepanettone senza esserlo ufficialmente.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Voces, la recensione

A partire dagli inizi del nuovo millennio la scena horror internazionale ha visto il grande ritorno di quel continente che ha fatto la storia del genere, sia dal punto vista stilistico che produttivo, ovvero la cara e vecchia Europa. Qualcosa, però, rispetto al passato è cambiato poiché se una volta a dominare la scena era l’Inghilterra, basti pensare alla tradizione della letteratura gotica e alle produzioni della famosa e mitica Hammer Films, al giorno d’oggi i due paesi protagonisti di questa rinascita sono stati Francia e Spagna. Contraddistinte da approcci stilistici molto diversi fra loro, le due floride realtà prediligono filoni completamente diversi fra loro ed in un’ipotetica mappa geografica del vecchio continente sarebbero rappresentati con questi colori: da un lato la Francia col colore rosso, come il sangue che sgorga a fiumi nei suoi film di fine primo decennio dei duemila; dall’altro, invece, il blu scuro e ombroso della Spagna, a simboleggiare le tantissime ghost stories portate sullo schermo dai suoi tanti talenti, Jaume Balaguerò e Paco Plaza su tutti.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Ve ne dovevate andare – You Should Have Left, la recensione

La paura dei fantasmi è uno dei sentimenti più antichi e ancestrali insiti nell’animo umano, ed anche per questo rivisitato da artisti di ogni epoca, in particolare in letteratura, la cui modalità di rappresentazione e visione d’origine sono legate in maniera indissolubile ad un nome ben preciso: Edgar Allan Poe. Il maestro americano della letteratura gotica, infatti, è colui che ha codificato il modo di raccontare le storie di fantasmi e ha delineato un nuovo punto di vista con cui gli uomini inquadrano gli spiriti provenienti da altre dimensioni. Se prima di Poe i fantasmi venivano ricercati solamente in religioni del passato, antiche divinità esotiche o in castelli avvolti da terribili maledizioni tramandate di generazione in generazione, con lo scrittore statunitense si parte da un principio tanto innovativo quanto vicinissimo all’animo umano: i fantasmi hanno origini non esterne all’uomo, ma risiedono dentro di noi e le insenature inesplorate della nostra coscienza.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Mank, la recensione

Quarto Potere di Orson Welles, uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, fu candidato a ben 9 Oscar, vincendone solo uno, per la miglior sceneggiatura originale di Herman J. Mankiewicz e dello stesso Welles.

A quasi ottant’anni da quel premio, però, la diatriba su chi abbia scritto questa meravigliosa sceneggiatura è ancora viva: la paternità è davvero di entrambi? O Welles si prese tutto il merito quando Mank accettò una buona proposta economica, nonostante si sia poi reso conto di aver dato vita alla sua miglior sceneggiatura?

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Venezia 76. Mosul, la recensione

Mosul

Mosul di Matthew Michael Carnahan è nella sezione Fuori Concorso della Mostra del cinema di Venezia 2019.

Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta le azioni della squadra SWAT di Ninive, che negli ultimi recentissimi anni ha combattuto strenuamente per liberare la città di Mosul (in Iraq) dalle spire letali delle truppe di Daesh ovvero l’ISIS.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: +4 (da 4 voti)