Archivio categorie: In sala

Un viaggio a quattro zampe, la recensione

Il cinema ha trovato negli animali degli ottimi protagonisti, non-attori spontanei e dal sicuro appeal verso il pubblico. Personaggi naturalmente in prima linea quando si parla di cinema d’animazione ma garanzia anche per il cinema live action che, dai tempi di Babe – Maialino coraggioso, vincitore di un premio Oscar, ha stipulato con gli amici a quattro zampe un vero sodalizio artistico.

Arriva nei cinema un’opera che rinnova proprio questo sodalizio, Un viaggio a quattro zampe (A Dog’s Way Home, in originale) che ha il sapore della storia vera – pur non essendolo – ed è tratto dal romanzo di W. Bruce Cameron Una casa per Bella, già autore di Dalla parte di Bailey da cui è stato tratto il film Qua la zampa!.

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Escape Room, la recensione

Nel 1997 usciva un piccolo film destinato a lasciare il segno e lanciare il mini-filone horror dei trap-movie, parliamo di Cube – Il cubo, stupendo esordio al lungometraggio dell’italo-canadese Vincenzo Natali. Da allora in molti hanno seguito l’orma di quell’opera escogitando fantasiose trame con personaggi intrappolati in prove mortali, alcuni con estrema fortuna reinventando il filone e contaminandolo con violenza estrema e splatter, come accaduto con la saga di Saw, altri cadendo nell’assoluto anonimato, come del resto è successo ai due seguiti dello stesso Cube.

Oggi Adam Robitel, già responsabile di Insidious: L’ultima chiave, tenta di ripercorrere la strada aperta da Cube, lasciando da parte le truculenze di Saw, e porta sul grande schermo Escape Room.

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Cocaine – La vera storia di White Boy Rick

La voglia di esplorare, al cinema e in tv, con puntualità chirurgica il decennio degli anni ’80 non mostra segnali di arresto e ancora una volta Hollywood guarda all’epoca dei capelli cotonati per raccontare una storia vera che affonda le mani nel crime più nero. Arriva nei cinema distribuito da Warner Bros. Entertaiment Italia Cocaine – La vera storia di White Boy Rick, period drama criminale che estende il racconto nel triennio 1984-1987.

L’adolescente Rick aiuta il padre nel recupero e il commercio illegale di armi da fuoco in una Detroit grigia e allagata dalla criminalità. Per guadagnarsi il rispetto delle gag, Rick vende personalmente armi a spacciatori di colore che lo soprannominano White Boy Rick e lo accolgono come un fratello. Per evitare l’arresto a suo padre, Rick si lascia però corrompere dalla polizia che intende utilizzarlo come informatore per mettere le mani sullo spaccio di cocaina che sembra avere radici fino al gabinetto del sindaco.

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C’è tempo, la recensione

Stefano (Stefano Fresi), precario e un po’ immaturo, vive a Viganella, un paesino di montagna dove svolge due lavori bizzarri: l’osservatore di arcobaleni e il guardiano di uno specchio che riflette i raggi del sole illuminando il paese, dove si è trasferito insieme alla moglie Luciana. Alla morte del padre, straricco e mai conosciuto, Stefano scopre, nel giro di pochi minuti, di avere un fratello tredicenne, Giovanni (Giovanni Fuoco), e di doversi prendere cura di lui, essendo l’unico parente in vita. Un notaio gli affida, quindi, la tutela legale del ragazzino. Stefano, in difficoltà economica, inizialmente accetta l’incombenza della gestione di un minore per ricevere in cambio un generoso lascito.

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Non sposate le mie figlie! 2, la recensione

Nel 2014 il parigino Philippe de Chauveron dirigeva Non sposate le mie figlie! (Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?), regalando alla commedia d’oltralpe un ennesimo frizzante successo. Uno degli ultimi, a dire il vero.
L’inesorabile calo di piacevolezza e originalità che, di lì a poco, avrebbero subito le brillanti pellicole francesi è tutt’altro che un mistero. Ed ecco che, mentre continuiamo a domandarci sconsolati, film dopo film, cosa sia capitato alla cinematografia gallica per intorpidirsi a tal punto… un’improvvisa speranza squarcia il grande schermo. Si tratta di un sequel inaspettato quanto atteso: Non sposate le mie figlie! 2 (il titolo originale, letteralmente, si chiede: Che cos’altro abbiamo fatto al buon Dio?).

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Gloria Bell, la recensione

Annotate questa data: giovedì 7 marzo la distribuzione Cinema porta nelle sale un nuovo lungometraggio diretto da Sebastián Lelio, vincitore del premio Oscar per il miglior film straniero nel 2018 con Una Donna Fantastica.

Con questo suo nuovo lungometraggio, Gloria Bell, sulle orme di registi come Michael Haneke e il suo Funny Games (1997) rifatto dieci anni più tardi con più noti volti hollywoodiani, Lelio ci propone un remake shot-by-shot di Gloria (2013) diretto dallo stesso.

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The Guilty – Il colpevole, la recensione

Den Skyldige – The Guilty è uno dei più brillanti esempi di come un film ambientato in un unico luogo e con un unico personaggio possa incatenarti allo schermo senza concederti un istante di respiro.

Gustav Möller presenta il suo primo lungometraggio in concorso al 36esimo Torino Film Festival.

La storia resta inchiodata per 85 minuti al poliziotto Asger Holm, costretto al pronto intervento telefonico per un’indagine interna in cui è l’indiziato principale.

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Captain Marvel, la recensione

Forte dei tre Oscar appena vinti con Black Panther e della spasmodica attesa che i fan ripongono in Avengers: Endgame, i Marvel Studios portano sul grande schermo Captain Marvel che non solo è il primo film Marvel con un supereroe donna protagonista, ma anche un vero e proprio prequel all’Universo Cinematografico Marvel costruito in questi undici anni.

Il personaggio creato nel 1967 da Stan Lee (testi) e Gene Colan (disegni) ha avuto nei decenni diverse incarnazioni per ben otto collane dedicate, ma per l’introduzione nel Marvel Cinematic Universe è stata scelta l’ultima, quella che vede nei panni del supereroe cosmico l’aviatrice Carol Danvers.

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Ancora auguri per la tua morte, la recensione

Nel 2017 il regista Christopher Landon ha diretto per Blumhouse uno dei teen-horror più freschi, “originali” e divertenti degli ultimi anni, Auguri per la tua morte (Happy Death Day) e il successo di pubblico e critica è stato tale da spingere la casa di produzione fondata da Jason Blum a mettere immediatamente in cantiere un sequel. Oggi, a distanza di due anni esatti, salutiamo quel sequel, Ancora auguri per la tua morte (Happy Death Day 2U) che non ripete la magia del predecessore ma riesce a mutare quella “freschezza” con una formula fedele ma incentrata su idee completamente diverse.

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Dragon Ball Super: Broly, la recensione

Non è possibile affrontare in maniera del tutto obiettiva una colonna portante dell’infanzia/adolescenza come Dragon Ball. Il frutto del genio di Akira Toriyama ha accompagnato le generazioni a cavallo tra gli anni ’90 e l’inizio degli anni duemila diventando un cult, sistematicamente riproposto sulle reti Mediaset per via della sua iconicità. Rileggendo parodisticamente Lo Scimmiotto, testo fondativo della letteratura giapponese, il celebre fumettista giapponese ha creato via via un manga, un anime e poi un universo che ancora oggi non smettere di ingrandirsi.

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