Archivio categorie: In sala

Dolor y gloria, la recensione

Durante la 75° Mostra del Cinema di Venezia, il presidente della Biennale Paolo Baratta in un incontro informale ha rivelato come il presente del cinema sia contraddistinto da due caratteristiche fondamentali: uno stravolgimento continuo della struttura classica in tre atti e il ricorso ad un materiale personale ed emotivo ormai irrinunciabile. Registi emergenti alle prese con l’opera prima, maestri affermati dell’ultimo secolo riescono con sempre maggior naturalezza a comunicare un’intimità spesso relegata a grandi capolavori o a casi isolati.

Dolor y Gloria si inserisce in questo solco alla perfezione e forse è l’opera perfetta per raccontare questa nuovo corso cinematografico. Secondo lo stesso Pedro Almodóvar il film è la conclusione di una trilogia – iniziata 32 anni fa con La legge del desiderio e proseguita con La mala educación – in cui la biografia del regista spagnolo si intreccia con il desiderio e la finzione cinematografica.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: +1 (da 1 voto)

Unfriended: Dark Web, la recensione

Prodotto nel 2014 ma distribuito nei cinema l’anno successivo da Universal Pictures e Blumhouse, Unfriended – che inizialmente si intitolava Cybernatural – ha rappresentato un piccolo salto in avanti nel cinema horror di impostazione POV, un’estremizzazione che, a suo modo, ha fatto tendenza gettando una boccata d’aria fresca nel logoro concept dei found footage in prima persona. Il film di Levan Gabriadze, infatti, si svolgeva completamene sul monitor di un computer, tra chat, videochiamate, ricerche on line e video su youtube, un format prontamente riciclato in chiave thriller con il brillante Searching (2018) di Aneesh Chaganty e ora riproposto nel sequel ufficiale del film di Gabriadze, Unfriended: Dark Web.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Quando eravamo fratelli, la recensione

Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a modo suo”, diceva Tolstoj in Anna Karenina, molti anni prima di veder fiorire un canone cinematografico così declinato: coming-of-age in cui un giovane inizia a esplorare la propria individualità sessuale e non, processo ostacolato dalla presenza di genitori inaffidabili e periferie americane dall’allure malinconicamente fatiscente.

Uno dei casi più recenti in tal senso è il film Moonlight diretto da Barry Jenkins, il quale cavalca con padronanza quest’ondata di cliché e a cui vola spesso il pensiero guardando Quando eravamo fratelli di Jeremiah Zagar. Ambientato negli anni Novanta e perciò girato in 16mm per dare una veste vintage alla fotografia, il film di Zagar racconta la formazione del piccolo Jonah tra giochi coi fratelli e liti genitoriali furibonde.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Attenti a quelle due, la recensione

Il gioco del remake al femminile continua ad entusiasmare Hollywood nonostante il buzz negativo che spesso si genera intorno a questo genere di operazioni e i risultati sulla carta spesso dolenti. Dopo gli acchiappafantasmi di Ghostbusters e i ladri di Ocean è ora il turno dei due seduttori interpretati da Marlon Brando e David Niven di tingersi di rosa.

Dopo una navigata esperienza alla direzione di alcuni episodi dell’acclamata serie Veep, Chris Addison al suo debutto sul grande schermo confeziona una commedia della truffa sciatta, prevedibile e tutt’altro che memorabile: Attenti a quelle due.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Pokémon: Detective Pikachu, la recensione

Ad oggi, quello di Pokémon è il franchise video ludico più remunerativo al mondo, secondo solo a Super Mario. Cifre astronomiche che hanno fatto si che la proprietà intellettuale creata nel 1996 da Satoshi Tajiri si sia diffusa a macchia d’olio su praticamente ogni medium: dai manga agli anime passando irrimediabilmente per un celeberrimo gioco di carte e un merchandising sterminato. Era inevitabile che, prima o poi, Pikachu & co. finissero anche sul grande schermo in versione live action seguendo il trend dei numerosi personaggi dell’immaginario d’animazione protagonisti negli ultimi anni di film a tecnica mista.

In realtà, ai Pokémon sono stati dedicati una lunghissima sequela di lungometraggi, alcuni arrivati nei cinema, iniziata nel 1997 e con all’attivo ben 21 film (un 22° è atteso per quest’anno in Giappone), ma Pokémon: Detective Pikachu è il primo a vantare una collaborazione distributiva con una major americana e il primo a coinvolgere attori in carne ed ossa, quindi destinato ad essere fruito da un pubblico molto più ampio dei già numerosi irriducibili fan del franchise.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: +2 (da 2 voti)

Red Joan, la recensione

La placida routine dell’anziana Joan Stanley (Judi Dench) viene improvvisamente sconvolta quando le autorità bussano alla sua porta per arrestarla, accusandola nientemeno che di spionaggio. L’attempata signora viene condotta fuori dalla tranquillità del suo villino, tra la curiosità del vicinato, e sottoposta a un serrato interrogatorio. Al suo fianco c’è il figlio Nick (Ben Miles), avvocato di successo dapprima adirato per l’affronto che sua madre sta subendo, poi sempre più incredulo nell’apprendere che le ragioni dell’arresto potrebbero non essere prive di fondamento.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: +3 (da 3 voti)

Il grande spirito, la recensione

Ci vuole coraggio a unire metaforicamente il territorio martoriato di Taranto alle praterie delle tribù indiane. Dove sono i bisonti, i cavalli, gli accampamenti in una città di mare preda dei fumi del’Ilva? A rigor di logica la costruzione non dovrebbe reggersi nemmeno per scherzo, ma sullo schermo Sergio Rubini in veste di regista è riuscito a fare in modo che i conti tornino senza problemi.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Ted Bundy – Fascino criminale, la recensione

Tra le figure più controverse dell’immaginario criminale statunitense, il killer seriale Ted Bundy ha spesso solleticato le corde dell’industria culturale spopolando nell’ambiente musicale come fermo punto di riferimento della fascinazione del Male, ispirando saggi e romanzi e finendo al centro di film, spesso dal taglio spudoratamente di genere, e quasi mai di buona qualità. Ora il famigerato assassino che ha avuto i natali nel Vermont è protagonista di un film che trascende i dettami del b-movie per raccontare la vicenda dell’uomo che ha sfidato la giustizia in un thriller processuale dal linguaggio brillante e molto pop: Ted Bundy – Fascino criminale.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: +2 (da 2 voti)

Che fare quando il mondo è in fiamme?, la recensione

Unico documentario in concorso alla 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, What You Gonna Do When The World’s on Fire? (Che fare quando il mondo è in fiamme?) è l’opera dell’italiano Roberto Minervini, autore già noto tra Cannes e Venezia.

Si tratta di un lungometraggio dalla tematica – come insegnano Spike Lee e l’Oscar a Moonlight – sempre attuale: il razzismo imperante negli Stati Uniti. E – ahinoi – non siamo più ai tempi di Martin Luther King e Malcolm X, bensì ai giorni nostri.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Pet Sematary, la recensione

Il clamore di pubblico e critica generato dal primo capitolo di It nel 2017, che ha fatto del film di Andy Muschietti l’horror di maggior incasso della storia del cinema, non poteva lasciare indifferenti produttori e majors che ora, prevedibilmente, si sono lanciati nella trasposizione cinematografica di racconti e romanzi di Stephen King. A volte ri-proposizioni, proprio come è stato per It che un film (però per la tv) lo aveva già avuto nel 1990. E così ora tocca a Pet Sematary, forse uno dei romanzi più belli e intensi del “Re del brivido”, che era già stato portato al cinema nel 1989 da Mary Lambert, con tanto di sequel nel 1992.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 4.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: +1 (da 1 voto)