Archivio categorie: In sala

The Grudge, la recensione

Se Nietzsche ci spiegava con L’eterno ritorno dell’uguale l’inevitabile ciclicità degli eventi che conduceva a una sostanziale immutabilità del senso delle cose, qualcuno a Hollywood deve aver preso dannatamente sul serio la sua teoria abbassando in maniera precipitosa l’intervallo di tempo tra un ciclo e il successivo. Perché se ormai la concezione di remake o reboot è prassi nel mondo del cinema, ancora di più se parliamo di cinema horror, le distanze tra un reboot e l’altro si accorciano sempre di più e così assistiamo a distanza di pochi anni anche a operazioni come The Grudge, forse spinto dal rinnovo generazionale del pubblico già pronto ad avere una nuova versione dell’incubo proveniente dal Giappone.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Sola al mio matrimonio, la recensione

Pamela, giovane Rom insolente e piena di ironia, non assomiglia a nessun’altra ragazza della sua comunità. Vive con la nonna e la figlioletta, Bebè, in un villaggio innevato e poverissimo alle porte di Bucarest, ma sogna la libertà e mondi da esplorare. Rompendo con le tradizioni soffocanti del suo mondo scappa nottetempo alla volta dell’ignoto, per conoscere Bruno, uomo “incontrato” su un sito per matrimoni combinati, con il quale spera di sposarsi in Belgio, per cambiare il suo destino e quello della figlia.

Presentato alla 72ª edizione Festival di Cannes nella sezione ACID, Sola al mio matrimonio, primo lungometraggio di Marta Bergman, è stato acclamato a numerosi festival internazionali, tra cui il Rome Independent Film Festival, dove ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria ed il premio come miglior attrice, alla protagonista Alina Serbam.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani, la recensione

Dopo l’incetta di premi nei festival di mezzo mondo portata a termine dal 1917 di Sam Mendes, per uno strano caso del destino arriva soltanto oggi in sala a dargli manforte, indirettamente, il documentario di Peter Jackson They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani. Non un paradosso come quello dell’uovo e della gallina, ma un non meglio precisato impasse distributivo (la premiere ufficiale internazionale è datata ottobre 2018).

Non si può ridurre il tutto a due opere indipendenti legate semplicemente dal medesimo contesto storico, né risolvere la questione con una due approcci differenti ad un evento lontano nel tempo. Bisognerebbe chiedere a Sam Mendes se abbia avuto modo di visionare They Shall Not Grow Old prima, durante o dopo la realizzazione del suo film e abbia preso più di uno spunto dal rito proibito effettuato dal regista neozelandese sul materiale d’archivio dell’Imperial War Museum e della BBC per riportarlo in vita.

VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Doppio sospetto, la recensione

Sul poster che accompagna la promozione di Doppio Sospetto, campeggia un estratto dell’entusiasta recensione americana di Variety dopo la première al Toronto Film Festival dello scorso anno: un noir magnifico degno del miglior Hitchcock. Nella corsa, a caldo, della stesura di un pezzo per la copertura di un festival è facile rimanere abbagliati e lasciar correre con più libertà le dita sulla tastiera del proprio computer.

Il film di Olivier Masset-Depasse può rientrare tranquillamente nel genere noir, ma non basta metter su una storia morbosa fatta di sospetti e incoerenze per scomodare l’autore di Psycho e La finestra sul cortile e stabilire una discendenza diretta. Non aiuta in questo senso nemmeno l’incetta di premi ai Magritte du Cinema 2020 che, con le dovute proporzioni rispetto agli altri grandi premi cinematografici, lo ha reso un caso cinematografico.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Volevo nascondermi, la recensione

Sarò il più onesto possibile nell’introduzione di questa recensione confessando che il primo pensiero dopo che mi è stata assegnata è stato: “che palle”.

Storie biografiche di pittori/artisti/musicisti dannati non rientrano esattamente nei generi che più prediligo e troppo spesso tendono a creare una fastidiosa patina di mitologia intorno alla figura narrata.

Non è questo invece il trattamento che Giorgio Diritti riserva al suo Antonio Ligabue mettendo in scena in Volevo nascondermi la cruda e sofferta vita del pittore senza fronzoli e medaglie ritraendo la travagliata esistenza di un’artista scomodo e fastidiosamente repellente nell’aspetto e nelle maniere.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

La Gomera – L’isola dei fischi, la recensione

Il titolo scelto per rappresentare la Romania nella corsa all’Oscar per il miglior film straniero 2020 è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che dopo essere passato in concorso a Cannes 2019 è stato incluso anche nella sezione Festa Mobile del 37° Torino Film Festival.

Un film che si apre con i migliori auspici, a cominciare dai bei titoli di testa che scorrono sullo schermo e sui quali leggiamo un nome importante tra i produttori: quello della regista tedesca Maren Ade, autrice del bellissimo Vi presento Toni Erdmann, un nome che è una garanzia e le aspettative non vengono certo deluse.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Permette? Alberto Sordi, la recensione

Se diciassette anni fa Alberto Sordi non ci avesse lasciato, ora avrebbe 100 anni.

Proprio per celebrare il centenario dalla nascita dell’Albertone nazionale, Rai Fiction e Ocean Production hanno realizzato con la direzione di Luca Manfredi il film Permette? Alberto Sordi, biopic e accorato omaggio a uno dei più grandi e rappresentativi attori italiani che sarà distribuito al cinema da Altre Storie il 24-25-26 febbraio anticipando la prima visione televisiva su Rai1 martedì 21 aprile 2020.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

La mia banda suona il pop, la recensione

Tony, Lucky, Micky e Jerry sono i Popcorn… o meglio erano i Popcorn, una band in voga nei primi anni ’80 capace di scalare ogni classifica con la hit Semplicemente complicata, singolo estratto dall’album di grande successo Frantumami di baci. Oggi il quartetto non esiste più, i Popcorn si sono sciolti da oltre 30 anni e ogni singolo membro della band conduce una vita ordinaria, come l’ex ribelle Lucky che è un visibilmente invecchiato ferramenta con moglie “mignotta” che lo cornifica, o da fallito, come il bassista Jerry che si guadagna da vivere facendo l’artista di strada. Poi c’è chi il successo ancora lo brama, come il frontman Tony che si alterna tra squallidi reality show ed esibizioni durante battesimi e matrimoni, e la ex reginetta del gruppo Micky, alcolizzata persa, che conduce un programma di cucina su una tv locale. Ma per i quattro si presenta l’occasione di tornare sul palco a suonare ancora una volta: un concerto, unica data a San Pietroburgo, voluta da un milionario con la fissa per gli anni ’80. A tentare la “missione impossibile” della reunion ci prova Franco, storico manager dei Popcorn… ma il concerto è solo una copertura per un furto milionario!

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: -1 (da 1 voto)

Cattive acque, la recensione

Dal 20 febbraio arriva in sala Cattive acque, il film che racconta la storia di Robert Bilott, interpretato da Mark Ruffalo, avvocato ambientalista protagonista di un’estenuante battaglia legale, durata ben 19 anni, contro il colosso chimico DuPont e di come, da uomo tenace e combattivo, ha rappresentato 70mila cittadini dell’Ohio e della Virginia, la cui acqua potabile era stata contaminata dallo sversamento incontrollato di PFOA (acido perfluoroottanoico). Grazie ad uno studio tossicologico sulle vittime, Bilott riuscì a dimostrare i rischi per la salute associati alla contaminazione delle acque e ottenne per loro un importante risarcimento. 

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)

Bad Boys For Life, la recensione

Era il 1995 quando il produttore Jerry Bruckheimer affidava all’allora esordiente Michael Bay la regia di Bad Boys, un buddy-movie che cavalcava il successo dei vari Arma Letale giocando la carta della coppia all-black. Per l’allora trentenne Michael Bay era l’occasione di approdare al cinema direttamente dal portone principale dopo una bella gavetta nel mondo pubblicitario e dei videoclip musicali, per Bruckheimer era una sfida vinta in partenza grazie a un filone del cinema action particolarmente in voga e la possibilità di catturare il pubblico afroamericano grazie a una coppia di protagonisti molto amati dai giovani di quegli anni che, di fatto, avevano per la prima volta occasione di lavorare in un blockbuster direttamente come protagonisti: Will Smith e Martin Lawrence.

VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: +1 (da 1 voto)