Archivio categorie: In sala

La mia vita con John F. Donovan, la recensione

Rupert Turner è un bambino particolarmente maturo, sensibile e che sogna di fare l’attore. Vive da solo con sua madre Sam, che in un certo senso è anche la sua unica amica, e a scuola subisce spesso le angherie dei compagni che lo considerano “diverso” e lo deridono per le sue ambizioni. Rupert custodisce un segreto enorme di cui nessuno è al corrente, nemmeno sua madre. Da anni ormai, il bambino porta avanti uno scambio epistolare e di carattere squisitamente confidenziale con il divo americano del cinema e della tv John Donovan. Nelle lettere che John scrive a Rupert rivela quanto sia difficile vivere sotto i riflettori, essere un personaggio pubblico e dover nascondere il proprio “essere” per evitare il rischio di deludere ammiratori e fan. Una mattina come tante, in trepida attesa per l’arrivo di una nuova lettera di John, Rupert apprende dal notiziario che il suo amico di penna è stato ritrovato nel suo appartamento morto suicida. Sgomento, tristezza e solitudine attanagliano Rupert che si vede privato, improvvisamente, di quell’unica cosa che lo rendeva orgoglioso.

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Daitona, la recensione

Loris Daitona è un trentenne egocentrico, pigro, sociopatico e con una spocchia che gli causa non pochi problemi nell’intrattenere relazioni umane. Loris Daitona è il peggior esempio di essere umano che si possa immaginare, ma ha un insospettabile passato da romantico scrittore con il grande successo editoriale Ti lovvo, romanzetto teen-rosa scritto all’età di sedici anni. Oggi Loris è in cerca di un nuovo successo, chiestogli a gran voce dal suo editore, ma è l’ispirazione a mancare, ostacolata da una voglia di far nulla ormai epidermica. Noi conosciamo Loris al confuso risveglio nel letto di una ragazza, scacciato in malo modo dalla genitrice che lo sorprende mezzo nudo, sicuramente dopo aver rubato la virtù della figlia. Loris non ha idea di perché sia lì, chi è quella gente e – come nella commedia campione d’incassi Una notte da leoni – deve ricostruire cosa sia accaduto nelle sue ultime 24 ore per decifrare una serie di eventi incomprensibili che stanno accadendo attorno a lui: criminali da strapazzo gli danno la caccia e una misteriosa donna reclama un altrettanto misterioso “Passero rosso”.

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Carmen y Lola, la recensione

Siamo nelle periferie di Madrid. Paco (Moreno Borja) ha un banco di frutta e verdura che gestisce insieme alla moglie Flor (Rafaela Leon) e alla figlia sedicenne Lola (Zaira Morales). Una famiglia gitana, fiera delle origini e delle tradizioni ataviche da cui ha tratto abitudini di tipo patriarcale ed uno stile di vita che potremmo definire “integralista”.

Antiche usanze hanno plasmato i loro costumi fin dai tempi lontanissimi con regole non scritte ma ugualmente categoriche. Un regime talmente totalizzante da intimidire chiunque avesse mai cercato di cambiare le cose. Un ragazzo ed una ragazza devono sposarsi giovanissimi per poi procreare numerosi figli. La cultura scolastica passa in secondo piano. È sufficiente saper calcolare “il resto” per gestire un banco al mercato o, per le donne, lavorare preferibilmente come parrucchiere.

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Toy Story 4, la recensione

Quando nel 1995 John Lasseter completava Toy Story forse non immaginava che avrebbe fatto la storia del cinema d’animazione, anzi del Cinema. Infatti Toy Story – Il mondo dei giocattoli arrivava in un periodo in cui il cinema d’animazione stava sperimentando, soprattutto in casa Disney, basti pensare che l’anno precedente Il Re Leone aveva già introdotto l’utilizzo dell’animazione computerizzata per un maggior realismo delle scene. Con Toy Story, però, Lasseter si spinse oltre: realizzare un intero lungometraggio con animazione 3D in computer grafica, tra l’altro di qualità sbalorditiva per l’epoca. Il film fu un successo enorme di pubblico (il maggior incasso del 1995) e di critica, che lo consacrò tra i 100 migliori film statunitensi di tutti i tempi, fu candidato a quattro premi Oscar vincendone uno, e nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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La bambola assassina, la recensione

Nel turbine da revival anni ’80, che trova espressione al cinema così come in tv e nel mondo dei fumetti, non poteva esimersi una delle icone horror nate al cinema proprio sul finire di quella decade, Chucky, il temibile e sboccato serial killer imprigionato nel corpo plasticoso di un bambolotto e protagonista del franchise La bambola assassina.

Film prodotto nel 1988 e diretto da Tom Holland da un’idea di Don Mancini, La bambola assassina si impose immediatamente nell’immaginario degli horror-fan come uno dei più originali, spaventosi e carismatici boogeyman del cinema di paura. Affiancando altre icone del genere come Freddy Krueger, Jason Voorhees, Michael Myers e Leatherface, Chucky tornò più e più volte al cinema in una lunga saga che conta, ad oggi, sette film, tutti di qualità medio/alta con il picco raggiunto nel 1998 dal cultissimo La sposa di Chucky di Ronnie Yu, in cui la contaminazione con la commedia aveva ridefinito (e in buona parte resuscitato) il brand.

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Rapina a Stoccolma, la recensione

Nell’estate del 1973, nella Sveriges Kreditbank di Stoccolma si verificò un caso eclatante: Jan-Erik Olsson entrò armato in banca, non era interessato ai soldi ma alla liberazione dell’amico Clark Olofsson, detenuto in un carcere locale. Jan-Erik, raggiunto da Clark, prese in ostaggio quattro persone per ben sei giorni, poiché il governo svedese impediva al rapinatore di lasciare la banca con gli ostaggi. Una notizia che fece il giro del mondo per il paradossale impasse in cui si era arenata e sulla quale fece chiarezza, un anno dopo,  un articolo del New Yorker scritto da Daniel Lang e intitolato The Bank Drama, da cui emerse un dato che ha dell’incredibile: gli ostaggi, in particolare Patty Hearst, entrarono talmente in empatia con i rapitori da collaborare con loro volontariamente per il raggiungimento dello scopo, che a quel punto era diventato un affare comune contro l’ottusità del sistema di governo e della polizia. Questo particolare episodio ha dato vita a quel fenomeno che oggi conosciamo come Sindrome di Stoccolma, una situazione in cui gli ostaggi finiscono per legarsi ai loro sequestratori mettendosi anche contro le autorità.

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La prima vacanza non si scorda mai, la recensione

L’avventurosa Marion (Camille Chamoux) e l’ipocondriaco Ben (Jonathan Cohen) hanno più di trent’anni, vivono a Parigi, e si conoscono su Tinder, l’app di incontri. Lei è intrepida e ama l’avventura, lui è ordinato e ipocondriaco. Ma gli opposti si attraggono e, dopo una notte di sesso sfrenato, decidono di trascorrere insieme le loro vacanze estive: a metà strada tra le loro destinazioni da sogno, Beirut per Marion, Biarritz per Ben, finiranno per ritrovarsi… in Bulgaria. Tra ostelli hippy, spiagge affollate e sport estremi, il viaggio di Marion e Ben si trasformerà in un’avventura on the road rocambolesca e bizzarra, un’esperienza indimenticabile nel bene… e nel male.

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Lucania – Terra sangue e magia, la recensione

Nel cuore della Lucania vivono Rocco e sua figlia Lucia. Lui è un contadino burbero, legato alla sua terra in modo indissolubile, mentre lei è una ragazza che ha smesso di parlare subito dopo la morte della madre e sembra aver acquisito il dono di comunicare con i morti. Una “facoltà”, quella di Lucia, che preoccupa molto suo padre il quale si vede costretto a dover ricorrere con fare abitudinario alle cure di una maga contadina. Quando un giorno Rocco respinge l’offerta di Carmine, un autotrasportatore che gli propone di seppellire nella sua proprietà alcuni barili di rifiuti tossici in cambio di denaro, inizia per l’uomo un’inaspettata fuga dalla sua terra insieme a sua figlia. Durante un’aggressione notturna, infatti, Rocco uccide accidentalmente uno degli uomini di Carmine che adesso brama vendetta.

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Arrivederci Professore, la recensione

Dopo essere stato presentato allo Zurich Film Festival, lo scorso ottobre, Arrivederci Professore arriva nelle sale italiane il 20 giugno 2019, distribuito da Notorious Pictures.

Secondo film del regista e sceneggiatore Wayne Roberts, Arrivederci Professore è una storia di rinascita e consapevolezza, nonostante abbia come tema la morte incombente e inevitabile.

Richard Brown, interpretato da Johnny Depp, è uno stimato professore di letteratura al college che riceve una diagnosi che non lascia scampo: cancro terminale ai polmoni. Il tempo che ha da vivere è davvero poco, dai 6 mesi ad un anno, se si sottopone alle cure. Cosa che Richard non farà, decidendo di spendere i suoi ultimi giorni come non ha mai pensato di fare, vivendo una vita che, fino a questa tragica scoperta, non ha osato vivere a pieno.

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SIR – Cenerentola a Mumbai, la recensione

C’era una volta la giovane e romantica Ratna che, arrivata da un villaggio di campagna, trova lavoro come domestica per Ashwin, erede di una ricca famiglia di Mumbai. Ashwin, un po’ come un principe, possiede tutto, me è disilluso sul futuro, Ratna, invece, non possiede nulla ma è piena di speranza e lotta per i suoi sogni. Lui e lei rappresentano due mondi distanti che si avvicinano, facendo emergere sentimenti inaspettati. L’attrazione tra i due è pari a quella tra il Principe e Cenerentola, ma far sì che la fiaba arrivi allo stesso lieto fine sarà ben più arduo per i due promessi sposi indiani.

Grazie alle distribuzione indipendente di Academy Two, arriva nelle sale italiane il 20 giugno, SIR –Cenerentola a Mumbai, presentato lo scorso anno durante la Semaine de la Critique del Festival di Cannes. SIR è il film d’esordio della regista indiana Rohena Gera.

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