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Godzilla II: King of the Monsters, la recensione

Il progetto della Warner Bros. e Legendary Pictures denominato MonsterVerse è molto ambizioso e allo stesso tempo rischioso perché si sa, quando si muovono capitali così ingenti e si mette mano a un mito assoluto come Godzilla, si rischia sempre di lasciare scontento qualcuno e da lì al flop il passo poi è breve. Ma c’è da prendere atto che, per il momento, tutto sta andando esattamente per il verso giusto e quell’avventura iniziata cinque anni fa con il Godzilla di Gareth Edwards sta dando dei buoni frutti.

Dopo lo splendido film del 2014, che rilanciava la figura del lucertolone atomico contestualizzandolo ai giorni nostri ma lasciando intatto il suo background storico, Legendary e Warner si sono imbarcati nell’ormai obbligato territorio dell’universo condiviso e così si è cominciato a progettare, uno dietro l’altro, film che abbracciassero l’immaginario dei monster movie classici con le icone che lo hanno generato. Nel 2017 è toccato a King Kong con Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts, ambientato temporalmente prima di Godzilla ma facente parte dello stesso universo, e oggi, nel 2019, salutiamo Godzilla II: King of the Monsters che oltre a riportare in scena il rettile radioattivo introduce altre creature, denominate Titani, che l’appassionato di kaiju-eiga già conosce: Rodan il mostro alato, la falena gigante Mothra e il drago tricefalo Ghidorah.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

Rocketman, la recensione

Cosa si nasconde dietro gli occhialoni stravaganti, ai glitter e agli eccessivi lustrini dei costumi di Elton John? Il piccolo e introverso Reginald Dwight o un uomo infelice, eccentrico e impegnato nella costante ricerca d’amore e affetto?

Ce lo racconta nel modo più coinvolgente e originale possibile il regista Dexter Fletcher, affiancato proprio dal produttore Elton John e dallo sceneggiatore Lee Hall in Rocketman. Il biopic sulla rockstar inglese ci riporta un periodo movimentato della sua vita, da quando frequentava da piccolo la Royal Academy of Music fino ad arrivare ai primi anni ‘90.

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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Valutazione: +2 (da 2 voti)

Quel giorno d’estate, la recensione

 David è un ragazzo di 24 anni che gestisce un condominio a Parigi e pota come volontario gli alberi della città. Sandrine è sua sorella, madre single della bimba di sette anni Amanda con cui David ha un legame fraterno.

Quel giorno d’estate (Amanda in originale) inizia così: un nucleo familiare scombinato e sempre di fretta che viene presentato con semplicità quasi frivola.

Ma il regista Mikhaël Hers (al suo terzo film dopo Memory LaneThis Summer Feeling), che ha presentato il lungometraggio nella sezione Orizzonti della 75esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, ha in mente tutt’altro.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

Il Traditore, la recensione

L’ultima fatica del pluripremiato regista Marco Bellocchio, che vede Pierfrancesco Favino nei panni del ‘boss dei due mondi’ Tommaso Buscetta, si è fatta positivamente notare sulla croisette, dove è stata presentata in concorso. Il cineasta di Bobbio, dopo Buongiorno, notte e Vincere, decide ancora una volta di fare oggetto della propria cinematografia la nostra identità storica e politica. Il traditore racconta pagine agghiaccianti e sanguinose della recente storia del nostro Paese, concentrandosi su una figura tanto cruciale quanto controversa.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +3 (da 3 voti)

L’angelo del Male – Brightburn, la recensione

Sembra così scontato virare in horror la genesi di un supereroe eppure al cinema nessuno, fino ad ora, ci aveva pensato, se non la fantomatica casa di produzione Troma quando nel 1984 lanciò The Toxic Avengers. Ma al di là delle concessioni ultra-splatter, anche in quel caso il mostruoso protagonista era un paladino della giustizia, quindi un supereroe buono. Invece quello che mancava nel panorama orrorirfico cinematografico era un supereroe malvagio, implacabile, perverso, che utilizzasse le sue capacità superumane per fare del male e spargere terrore. Oggi quel terribile “superman” ce l’abbiamo, ha 12 anni, si chiama Brandon Breyer, proviene da un altro pianeta ed è il protagonista di Brightburn – L’angelo del Male.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

Aladdin, la recensione

Perseguendo con convinzione e determinazione la strada del remake, la Disney porta sul grande schermo un nuovo adattamento live action di un celebre classico che ha segnato la storia del cinema d’animazione: stavolta tocca ad Aladdin, fortunata versione disneyana del racconto Aladino e la lampada magica contenuto nella raccolta Le mille e una notte.

Aladdin è il 31° classico Disney del canone ufficiale, arrivato nei cinema nel 1992, nel pieno di quel periodo considerato “Rinascimento Disney”, diretto da due grandi artisti dell’animazione come Ron Clements e John Musker, già artefici del riuscitissimo La sirenetta (1989) e dei futuri successi Hercules (1997) e Oceania (2016). Forte di una storia appassionante che univa avventura e romanticismo, già più volte esplorata dal cinema per ragazzi con celebri lungometraggi live action che hanno di fatto costruito le basi per il cinema fanta-avventuroso, Aladdin è entrato presto nell’immaginario di un’intera generazione (e una a seguire) grazie a una sinergia di fattori, ottime musiche e un’idea matura di cinema d’animazione che ne fece immediatamente un punto di riferimento per certa narrativa cinematografica per famiglie.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +2 (da 2 voti)

Alive in France, la recensione

Abel Ferrara è un regista, sceneggiatore, attore e cantante che ha sempre vissuto rifuggendo da ogni convenzione diventando, paradossalmente, il più convenzionale dei trasgressori. Il documentario Alive in France, distribuito da Mariposa Cinematografica, ne vorrebbe incorniciare la carriera ma ne tratteggia, al contrario, una parabola discendente.

Ci chiediamo: quale può essere il valore aggiunto di un’operazione mediatica che segue il tour musicale in Francia di questo personaggio vulcanico, eclettico, eccessivo, originale ma privo di glamour?

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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John Wick 3 – Parabellum, la recensione

john wick 3

Che il cinema action stia vivendo un momento di grande rilancio grazie a diversi blockbuster a stelle e strisce è sotto gli occhi di tutti, grazie anche a una nuova generazione di registi cresciuti a pane e film di Hong Kong che ha idee ben chiare su come gestire l’azione cinematografica, offrendo allo spettatore esperienze spettacolari e rocambolesche sequenze di combattimenti. Ma fa piacere soprattutto notare che a contribuire a questa rinascita e allo stesso tempo cavalcarne il successo è stato un piccolo film (neanche 20 milioni di budget) diretto da un regista esordiente dal passato come stuntman e interpretato da un attore sulla via del tramonto. Parliamo di John Wick, diretto nel 2014 da Chad Stahelski e interpretato da un convincentissimo Keanu Reeves.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Dolor y gloria, la recensione

Durante la 75° Mostra del Cinema di Venezia, il presidente della Biennale Paolo Baratta in un incontro informale ha rivelato come il presente del cinema sia contraddistinto da due caratteristiche fondamentali: uno stravolgimento continuo della struttura classica in tre atti e il ricorso ad un materiale personale ed emotivo ormai irrinunciabile. Registi emergenti alle prese con l’opera prima, maestri affermati dell’ultimo secolo riescono con sempre maggior naturalezza a comunicare un’intimità spesso relegata a grandi capolavori o a casi isolati.

Dolor y Gloria si inserisce in questo solco alla perfezione e forse è l’opera perfetta per raccontare questa nuovo corso cinematografico. Secondo lo stesso Pedro Almodóvar il film è la conclusione di una trilogia – iniziata 32 anni fa con La legge del desiderio e proseguita con La mala educación – in cui la biografia del regista spagnolo si intreccia con il desiderio e la finzione cinematografica.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

Unfriended: Dark Web, la recensione

Prodotto nel 2014 ma distribuito nei cinema l’anno successivo da Universal Pictures e Blumhouse, Unfriended – che inizialmente si intitolava Cybernatural – ha rappresentato un piccolo salto in avanti nel cinema horror di impostazione POV, un’estremizzazione che, a suo modo, ha fatto tendenza gettando una boccata d’aria fresca nel logoro concept dei found footage in prima persona. Il film di Levan Gabriadze, infatti, si svolgeva completamene sul monitor di un computer, tra chat, videochiamate, ricerche on line e video su youtube, un format prontamente riciclato in chiave thriller con il brillante Searching (2018) di Aneesh Chaganty e ora riproposto nel sequel ufficiale del film di Gabriadze, Unfriended: Dark Web.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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