Archivio categorie: In sala

Attacco al Potere 3, la recensione

Iniziata nel 2013 per la regia di Antoine Fuqua, la saga di Attacco al Potere ha guadagnato una popolarità importante nell’odierno panorama del cinema action diventando in breve tempo uno dei maggiori successi di sempre per la casa di produzione Millennium Films. Capace quasi di triplicare con gli incassi il budget di 70 milioni di dollari, il primo film ha immediatamente dato il via libera a un sequel nel 2016, Attacco al Potere 2, che addirittura è costato meno e ha incassato ancora di più! Un’occasione troppo ghiotta per non riportare una terza volta in scena il capo della sicurezza del Presidente USA Mike Banning che oggi ritroviamo in azione in Attacco al Potere 3 – Angel Has Fallen.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il sole è anche una stella, la recensione

Una mattina qualunque a New York, con la gente che corre verso la propria meta guardando dritto di fronte a sé come se avesse il paraocchi; fortuna che Natasha (Yara Shahidi) rivolge il proprio sguardo al soffitto stellato della Grand Central Station proprio mentre Daniel (Charles Melton) si mette a osservare dall’alto lo sciamare di persone indaffarate. Il loro è un cambio di prospettiva che diventa fondamentale, è un “deus ex machina” che farà letteralmente scontrare i due giovani. Sembra tutto propizio all’avvio di una significativa storia d’amore, se non fosse che i due hanno solo 24 ore da passare insieme: il giorno dopo Natasha ritornerà forzatamente in Giamaica insieme alla sua famiglia, in quanto sprovvisti dei documenti necessari per rimanere in America.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il Signor Diavolo, la recensione

1952. Il funzionario ministeriale Furio Momentè viene mandato dai suoi superiori in Veneto per far chiarezza su un caso di omicidio che implica un minore, che ha ucciso un suo coetaneo convinto di uccidere il Diavolo. Il compito primario di Furio è contrattare con la madre della vittima per far si che non sia coinvolta nella vicenda la Chiesa, dal momento che il periodo elettorale si avvicina e uno scandalo di questo tipo potrebbe gettare in cattiva luce il partito di maggioranza, la Democrazia Cristiana. Ma il caso del piccolo Carlo è ben più complesso di quello che si potrebbe aspettare, intriso di un’aura inquietante che getterà nel dubbio Furio e le sue convinzioni.

A distanza di ben dodici anni dal suo ultimo horror, Il nascondiglio, Pupi Avati torna a dirigere un film pregno di mistero e capace di toccare corde di inquietudine molto profonde, Il Signor Diavolo.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Submergence, la recensione

La storia dei due amanti separati dalle circostanze protagonisti di Submergence è un bel polpettone di dramma e speranza che abbraccia una moltitudine di generi (romantico? thriller di spionaggio?) e che affronta non poche tematiche (crisi geologica, scoperta delle oceaniche profondità, Jihad) ma che purtroppo fatica a trovare una sua reale identità.

Danielle (Alicia Vikander) è una bio-matematica e studia le profondità dell’oceano ancora inesplorate; in un idilliaco albergo in cui soggiorna, incontra James (James McAvoy), una spia scozzese. Nell’arco di qualche giorno e a seguito di una serie di scambi di battute discutibili, scocca la scintilla e tra un camminata in spiaggia e una partita a  Shangai i due si innamorano profondamente soffrendo terribilmente al momento della separazione.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Charlie Says, la recensione

Qual è la storia dietro il “pluriomicida” più conosciuto nella storia moderna?

Questa domanda dice abbastanza della trama di Charlie Says, che ha accompagnato una tarda serata al Lido di Venezia in occasione della 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, in una delle due sale allestite a lato delle pareti dello storico Casinò.  Quello che però non è specificato è che la regista Mary Harron (American Psycho) ha optato per adottare un punto di vista diverso rispetto a quello di Charles Manson; più precisamente, ha scelto di ruotare attorno a una delle tre ragazze che nel 1969 hanno compiuto congiuntamente a Manson due stragi a Los Angeles (in una di queste due perse la vita Sharon Tate, attrice e moglie del regista Roman Polanski).

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il Re Leone, la recensione

il re leone

Nel giugno del 1994 (nel periodo natalizio in Italia), usciva nei cinema Il Re Leone, 32° Classico Disney che segnava l’apice del successo della casa di produzione in quello che è stato definito il periodo del Rinascimento Disney. Il film d’animazione diretto da Roger Allers e Rob Minkoff, infatti, oltre a ricevere l’unanime plauso della critica, diventò in breve tempo il maggior incasso di tutti i tempi per un film d’animazione ed è tutt’oggi il film d’animazione tradizionale di maggior successo negli Stati Uniti. Inoltre, Il Re Leone portò a casa ben due Oscar, tre Golden Globe e ne è stato tratto un musical a Broadway che vinse ben sei Tony Awards. Insomma, un successo a tutto tondo.

Ma Il Re Leone è anche uno dei film d’animazione maggiormente rimasto nel cuore degli spettatori, grandi e piccoli, godendo ancora oggi, nel 2019, di una popolarità invidiabile. Eppure Disney ci riprova e nel turbine dei remake che sta investendo lo studio di Burbank, anche Il Re Leone è stato “rifatto”.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Crawl – Intrappolati, la recensione

Crawl - Intrappolati

Un argomento particolarmente florido nel filone horror dei beast movies è quello che interessa alligatori, coccodrilli e altri rettili acquatici. Non sono pochi, infatti, i film che hanno incentrato su questa particolare minaccia gustosi divertissment a base di sopravvivenza estrema, gore massiccio, un pizzico d’avventura e urla a squarciagola. Se torniamo indietro negli anni, possiamo trovare autentiche perle come l’ineguagliato Allligator (1980) di Lewis Teague, il gustoso Killer Crocodile (1989) di Fabrizio De Angelis, Lake Placid (1999) di Steve Miner e Crocodile (2000) di Tobe Hooper. Dopo di che, in mezzo a una marea di scadenti produzioni televisive e direct to video a cui ha contribuito la famigerata trash-maker The Asylum, possiamo citare giusto un terzetto di titoli che si fanno ricordare con gran piacere, tutti prodotti nel 2007: Paura Primordiale di Michael Katleman, Rogue di Greg McLean e Black Water di David Nerlich. Poi il buio, se non sporadici tentativi di utilizzare rettili realizzati in brutta CGI per filmetti da seconda serata televisiva. Fino a oggi.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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The Nest – Il nido, la recensione

Quello che accade a Villa dei Laghi è un mistero. Un mistero tacito, quasi un “macguffin”.

Perché il giovane paraplegico Samuel è costretto a vivere tra le mura della magione senza la possibilità di spingersi oltre il cancello? Cosa accade durante la notte tra i corridoi della villa? Cosa trama Elena, madre di Samuel, e il gruppo di persone che popolano la tenuta e sembrano appartenere a una setta? Ma soprattutto, cosa c’è fuori dai confini di Villa dei Laghi?

Una serie di domande si accumulano durante la visione di The Nest – Il nido, lungometraggio d’esordio di Roberto De Feo, domande che arrivati a un certo punto sembrano quasi destinate a non aver risposta, almeno non fino in fondo, finché tutta la verità esplode deflagrante in uno dei finali più suggestivi e terrificanti di questa annata cinematografica.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Sangue nella bocca, la recensione

sangue nella bocca

Sangue nella bocca (Sangre en la boca) è una co-produzione fra Argentina e Italia diretta dall’argentino Hernan Belon nel 2016, ma uscita nelle sale italiane solo adesso. Il regista, che ha all’attivo diversi documentari e cortometraggi, si cimenta qui con la sua seconda prova in un lungometraggio, dopo l’esordio nel 2011 con il dramma El Campo.

Con il nostro film, siamo ancora nel genere drammatico, unito però al cinema sportivo e a una spiccata componente erotica, elementi che si intrecciano in maniera indissolubile. La storia, se vogliamo, rinnova il mito di Rocky – che continua a fare scuola nel cinema – cioè racconta la vita sportiva e umana del personaggio, accentuando però notevolmente il lato passionale.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Nevermind, la recensione

Eros Puglielli è una figura singolare e interessante nel cinema italiano di oggi: un regista magari non tanto sbandierato dalla critica, ma che quando gira un film lascia sempre il segno. Indipendente, sì, ma abituato a girare anche con nomi grossi, una combinazione che consente libertà espressiva e al contempo massima professionalità: Puglielli si muove agilmente fra i generi più disparati, prediligendo ciò che riguarda il fantastico e alternando il cinema con le fiction per la televisione.

Il sorprendente Nevermind (2018) è probabilmente la summa del suo cinema, anzi del suo immaginario, che spazia dal reale all’irreale, dal fantastico al grottesco, dal dramma alla commedia, senza soluzione di continuità. È un film impossibile da rinchiudere in un genere: raggruppa infatti tutte le suddette categorie, le mescola e supera ogni confine dando vita a un unicum che riesce a suscitare stupore nello spettatore – caratteristica per niente scontata, soprattutto nel cinema italiano di oggi.

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Valutazione: 10.0/10 (su un totale di 1 voto)
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