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After Midnight, la recensione

Dopo l’esperimento di 17 a mezzanotte (2014), l’attivissimo Davide Pesca si rimette al timone di un nuovo horror antologico italiano, After Midnight (2018): questa volta si è scelto saggiamente di diminuire gli episodi e puntare più sulla qualità che sulla quantità; inoltre, se il primo era progettato per la distribuzione sul web, questo è pensato specificamente per la distribuzione in homevideo (uscirà per la Home Movies il prossimo autunno): 8 registi per 8 episodi, tutti curatissimi nella realizzazione e negli aspetti tecnici (fotografia, montaggio, musica), episodi che vanno a comporre una specie di Creepshow all’italiana.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 75. The Nightingale

The Nightingale è forse il film più chiacchierato di questa 75ª Mostra del Cinema di Venezia e per ragioni totalmente sbagliate.

Basta fare una piccola ricerca online per avere un quadro piuttosto pittoresco di quanto avvenuto alla fine della proiezione stampa di questo film, un fatto increscioso che ha attirato molta attenzione forse divergendola un po’ troppo dalla pellicola stessa.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 75. Zan (Killing)

È davvero difficile scrivere di Shinya Tsukamoto al Lido di Venezia, visti i precedenti del regista in laguna.  Nel 2002 vince il Gran Premio della Giuria con Un serpente di giugno, nel 2011 fa il bis con Kotoko: premio Orizzonti miglior film, premio speciale della Giuria Orizzonti. Ecco qui, quanto è difficile trattare i lungometraggi del fenomeno giapponese.

Ad ogni modo, quando arrivo in Sala Darsena vengo da tre proiezioni consecutive, ciascuna della durata di almeno un paio d’ore. Sulla necessità di tagliare mezze ore da almeno il 70% dei film in concorso meglio non parlare, è sicuramente più interessante notare come gli ottanta minuti di questa proiezione nipponica, rispecchiano un cinema sempre molto fedele alla limitazione degli sprechi di pellicola, alla cultura del “necessario”, al non volere strafare, al rimanere aderenti alle narrazioni. E nulla di più.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 75. Nuestro tiempo

Un gigantesco e luminoso toro rosso campeggia sulla veduta notturna di una città. Questa è la suggestiva immagine che vediamo sulla locandina di Nuestro tiempo, il nuovo lavoro del sempre controverso Carlos Reygadas (e che avrebbe dovuto in origine più poeticamente intitolarsi Donde nace la vida). E in effetti è un’immagine che riassume bene un conflitto centrale e che riprende un topos già incontrato nel precedente Post Tenebras Lux (il purtroppo indimenticabile Minotauro luminoso).

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 75. Capri-Revolution

Capri-Revolution è il titolo poco piacevole (decisamente meglio l’originario Capri-Batterie, che se non altro trova giustificazione nel corso del film) dell’ultima fatica di Mario Martone, che con quest’opera termina un trittico di affreschi storici iniziato con Noi credevamo e proseguito con Il giovane favoloso.

Protagonista è la brava Marianna Fontana, la star di Indivisibili che regala una nuova preziosa performance che la conferma come attrice dal futuro promettente.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 75. 22 July

22 July è una delle ventidue produzioni Netflix in concorso al 75esimo Festival del Cinema di Venezia, affidata a Paul Greengrass, noto regista di action/thriller come The Bourne Supremacy e Green Zone.

La storia che ci viene raccontata, però, non è proprio un thriller, anche se per gran parte è stata girata come se fosse tale. Qui si parla del tentativo di colpo di Stato (una bomba indirizzata al Primo Ministro norvegese) di Oslo del 2011, dove hanno perso la vita otto persone, e della seguente strage dell’isola di Utoya, perpetrata ai danni di giovani figli della classe dirigente. Tra di loro c’è un ragazzo in particolare, che si è salvato con il fratello dopo essere stato colpito cinque volte, riportando danni permanenti all’occhio destro (cecità totale) e a parte del sistema locomotorio, senza contare le schegge del proiettile rimastegli incastonate vicino alla corteccia celebrale, che quotidianamente minacciano di uccidere sul colpo il giovane.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 75. Opera senza autore

Chiusa la parentesi del malriuscito The Tourist, il brillante premio Oscar (per Le vite degli altri) Florian Henckel von Donnersmarck torna all’apice della sua creatività con un nuovo impegnato lavoro, Opera senza autore (Werk Ohne Autor). Si tratta di un titolo alquanto complesso, lungo tre scorrevolissime ore, nel quale il regista tedesco tenta una ricostruzione della sua nazione sospesa tra storia e arte.

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Venezia 75. Un giorno all’improvviso

Prima opera del regista napoletano Ciro D’Emilio, fattosi notare prima di Venezia 75 con i due cortometraggi Piove e Massimo; probabilmente è perché si tratta di un esordio che ha deciso di non sbilanciarsi troppo, con Un giorno all’improvviso. Scelta sicuramente registica, visto che quando c’è da creare del dramma il regista napoletano dimostra notevoli capacità.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 75. Acusada

La nota cantante e attrice argentina Lali Espósito è protagonista di Acusada, un thriller assai poco convenzionale presentato in concorso alla 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il film è firmato da Gonzalo Tobal, regista al suo secondo lungometraggio, e vede nel cast anche Leonardo Sbaraglia, l’attore di Storie pazzesche (candidato all’Oscar nel 2015), nel ruolo del padre della protagonista.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 75. At Eternity’s Gate

Willem Dafoe interpreta Vincent Van Gogh nel nuovo film diretto da Julian Schnabel. Non è la prima volta che il regista statunitense si cimenta in un racconto di vita, ma At Eternity’s Gate non è affatto un biopic sull’artista olandese. A Schnabel non interessano particolarmente gli eventi biografici in sé, qui addirittura ridotti all’essenziale, ma piuttosto il suo tormento interiore. Il regista, a sua volta egli stesso pittore, si identifica in Van Gogh e tratta il film come se fosse la tela su cui sfogare liberamente la sua creatività. In effetti l’intero lungometraggio è costellato di soluzioni sperimentali e non c’è un solo momento che non tenti l’innovazione sul piano visivo.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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