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RomaFF14. The Vast of Night

Quello portato in scena dall’esordiente Andrew Patterson non è ne più ne meno che un esercizio di stile. The Vast of Night nasce dalla voglia di sperimentare, di mescolare e confondere suggestioni provenienti da media differenti e per far ciò sceglie una storia di fantascienza che più classica non si può, omaggiando apertamente l’età gloriosa della fantascienza televisiva, quella di Rod Serling e il suo Ai confini della realtà.

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Profondo di Giuliano Giacomelli in concorso all’International Tour Film Festival

Profondo

Profondo, l’opera prima di Giuliano Giacomelli, prosegue il suo percorso festivaliero. Dopo essere stato scelto per rappresentare l’Italia al IX Cinefantasy IFFF di San Paolo in Brasile, il dramma intriso di mistero e fantasy è in concorso all’8ª edizione dell’ITFF – International Tour Film Festival, la cui ultima tappa si terrà dal 9 al 13 ottobre nella città di Civitavecchia.

L’ITFF è una prestigiosa vetrina internazionale per corti e lungometraggi da tutto il mondo che ospiterà Profondo di Giuliano Giacomelli in concorso nella sezione “Lungometraggi italiani”.

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Obsessio – La storia di Trevor McNills, la recensione

Tra i più prolifici registi italiani di genere possiamo oggi individuare il giovanissimo Giovanni Marzagalli, catanese classe 1988, attivo nel panorama indie horror/thriller fin dal 2011 con il nome d’arte John Real. Dal suggestivo Native fino ad arrivare al derivativo e non particolarmente riuscito Il Carillon, passando per Midway – Tra la vita e la morte, Marzagalli/Real ha sempre tenuto una costante soprannaturale nelle sue storie che oggi, con Obsessio – La storia di Trevor McNills viene messa da parte in favore del racconto di un’ossessione dai forti connotati drammatici.

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Waiting for the Barbarians, la recensione

wainting for the barbarians

Presentato In Concorso alla 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Waiting for the Barbarians è stato il colpo di coda del Festival. Il film con la regia del colombiano Ciro Guerra, alla sua prima esperienza in lingua inglese, ha una produzione quasi tutta italiana ed è la trasposizione cinematografica del romanzo omonimo del 1980 del premio Nobel John Maxwell Coetzee, che ha messo lo zampino anche nella sceneggiatura del film.

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Life as a B-Movie: Pietro Vivarelli, la recensione

“Consideriamo l’opera, non l’artista”, recita il noto adagio. Ma se la vita dell’artista è un’opera d’arte essa stessa? Allora è il caso di considerarle entrambe.

Parlare di “opera d’arte” è forse esagerato, ma senza dubbio la vita di Piero Vivarelli si rispecchia nella sua opera, e viceversa. Pur senza scomodare Nella misura in cui, film quasi autobiografico, è buffo scoprire come il regista di numerose commedie licenziose fosse egli stesso comicamente licenzioso.

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Venezia 76. La mafia non è più quella di una volta

Dopo Belluscone-Una storia siciliana, che indagava i rapporti tra l’ex Presidente del Consiglio e le famiglie mafiose di Cosa Nostra, ecco un secondo documentario firmato da Franco Maresco a tema “mafia”, dedicato agli eroi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: La mafia non è più quella di una volta.

Anche qui è presente il “mitico” organizzatore di feste palermitane Ciccio Mirra, uomo che apertamente si dichiara pro e contro la mafia. Per non parlare di questo soggetto altamente poco credibile, citiamo invece la musa di Moresco: la celebre fotografa Letizia Battaglia. Quest’ultima è stata la più celebre reporter della così detta Seconda Guerra di Mafia, quella per intenderci che ha portato alla morte dei due giudici, così come all’eliminazione di molti membri della famiglia Corleone.

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Venezia 76. Atlantis

La guerra dev’essere alle porte per Valentyn Vasyanovich, dal momento che nel suo Atlantis, ambientato nel 2025, è già finita da un anno. Una prospettiva spaventosa, ma il film è comunque capace di conservare uno scampolo di ottimismo.

Seguiamo le vicende di Sergiy (Andryi Rymaruk) ex-militare affetto da disturbo da stress post traumatico. “Seguiamo” non è la parola giusta. Più che altro lo guardiamo da lontano. Il regista ucraino adotta uno stile caratteristico: camera fissa, posta a una certa distanza dagli eventi, in modo da racchiudere l’interezza della scena. Avete presente quei videogiochi in cui si può fissare la telecamera sul personaggio, costringendolo al centro dell’inquadratura? Ecco. Solo che qui non è centrata sul personaggio, ma sulla scena. Una scelta azzeccata per raccontare lo scollamento del protagonista dal mondo che lo circonda. Un mondo che, come la mitica Atlantide, sembra destinato a essere abbandonato.

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Venezia 76. Giants Being Lonely

La vita è infelicità e non so quando può arrivare la morte. Giochiamo a baseball!

La frase iniziale di Giants Being Lonely riassume appieno l’intero film.

Presentato nella sezione Orizzonti della 76esima Mostra del Cinema di Venezia, il lungometraggio narra le vicende di Adam, Bobby e Caroline, intenti ad attraversare quella sottile linea d’ombra che separa l’adolescenza dall’età adulta. Nel piccolo centro di Hillsborough, nella Carolina del Nord, trascorrono il loro ultimo anno di scuola in attesa del ballo e, soprattutto, giocando a baseball.

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Venezia 76. Borotmokmedi (The Criminal Man)

Borotmokmedi

Borotmokmedi (The Criminal Man) del regista georgiano Dmitry Mamuliya è un film inserito, forse per sbaglio, nella sezione “Orizzonti” della Mostra del Cinema di Venezia.

Esterno – giorno: ci troviamo su strade che si snodano alla periferia di Tblisi, tra collinette spoglie e nulla d’altro. Un uomo, sceso dalla sua auto, si ritrova ad assistere da lontano ad una esecuzione. Un malcapitato viene freddato da tre colpi di pistola per poi venire abbandonato su un prato. Il casuale testimone attende che le auto degli assassini si dileguino per poi avvicinarsi e studiare con calma la scena del delitto. Decide di chiamare la Polizia solo dopo essere giunto a casa. Compone il numero, attende e poi riappende.

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Venezia 76. About Endlessness

Il piccione non è sceso dal ramo e non ha smesso di riflettere. Stavolta il suo pensiero si slancia oltre l’esistenza, cercando di cogliere qualcosa che superi la finitezza. Il piccione riflette sull’infinito.

Roy Andersson conquistò il Leone D’oro (a sorpresa e meritatissimamente) grazie al suo stile peculiare di camere fisse, colori slavati e malinconica ironia. Cinque anni dopo riprende il discorso in quello che già si sente definire come un B-side de Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza. Per certi versi l’accostamento è azzeccato: come molti lati B dei vinili o delle audiocassette di una volta, About Endlessness è più breve, ostico e introspettivo rispetto al lato A. Ma se guardiamo all’intera produzione del regista svedese, dovremmo definirlo almeno un lato D, dal momento che i precedenti Canzoni del secondo piano e You, the Living  formavano un continuum ideale col piccione. Quindi forse è meglio limitarsi a considerare il film di per se stesso. D’altronde parla dell’infinito: il materiale non manca.

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