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Venezia 76. A Herdade (The Domain)

Prodotto da Paulo Blanco (attore e produttore portoghese con più di duecento film all’attivo), A Herdade presenta Joao Fernandes, il più grande latifondista d’Europa, che nel corso della sua vita si trova a fronteggiare cambiamenti politico-sociali nel Portogallo (dagli anni 40 ai giorni nostri) e alcuni sconvolgimenti che riguardano in primis la sua famiglia.

Molto importante per capire questo film è approfondire la sua ambientazione storica. Iniziamo negli anni 40, sotto la dittatura fascista, con il genero di Joao colonnello dell’esercito; in questo periodo la situazione economica è florida, le varie piantagioni rendono al proprietario molto bene, ma viene chiesto a lui di schierarsi a favore del regime, in quanto una delle personalità più di spicco nell’intero Paese. Arriva poi la rivoluzione dei garofani (1974), durante la quale i comunisti prendono il potere spodestando il regime precedente; così il potere economico della famiglia di Joao si vede ridimensionare notevolmente, tanto che questi è costretto a vendere parte delle proprie attività. Infine, arrivano gli anni 90, caratterizzati da una relativa stabilità politica (è arrivata la democrazia); il potere dei Ferandes è molto dimensionato, tanto che non riescono a far fronte alle spese per il mantenimento delle terre rimaste.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Gloria Mundi

Gloria Mundi di Robert Guédiguian è un film che balbetta e zoppica eppure è nel concorso per il Leone D’Oro. Non ci è permesso di conoscere la motivazione di questa scelta ma dobbiamo prenderne atto.

La primissima inquadratura ci mostra la nascita di Gloria, una bella bambina attorno la quale ruota una famiglia complicata. Poco alla volta vengono chiariti i complessi legami parentali tra tutti i personaggi, almeno all’apparenza.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Fulci For Fake

Il regista lombardo Simone Scafidi è sicuramente una delle figure più significative del panorama cinematografico italiano indipendente di oggi, uno dei pochi a poter essere definito Autore nel senso pieno della parola: non solo perché ha una propria estetica e una serie di temi ricorrenti, ma perché travalica i generi per creare qualcosa di nuovo. Parliamo inoltre di un regista in grado di muoversi senza soluzione di continuità fra il film a soggetto (Gli arcangeli, Eva Braun, La festa), il documentario tout-court (Zanetti Story) e una forma particolare di cinema che sta a metà strada fra la fiction e il documentario: una formula già sperimentata in Appunti per la distruzione e che torna – seppure in modalità differenti – nel suo nuovo film Fulci for fake (2019), un docu-film in concorso a Venezia 76 nella sezione Documentari Classici (e un indipendente che approda a Venezia è un segnale di speranza per il cinema italiano).

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Valutazione: 10.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Babyteeth

Milla sta morendo. È malata di cancro e trascorre l’adolescenza tra una madre stordita dai tranquillanti, un padre psichiatra frustrato, lezioni di violino e chemioterapia. Fino a quando non si innamora di Moses, spacciatore ribelle che se ne frega di tutto, che, nonostante il parere contrario dei genitori, comincia a frequentare ritrovando l’entusiasmo per la vita.

Babyteeth è l’opera prima dell’attrice e regista Shannon Murphy presentata in Concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Colectiv (Collective)

Nel 2015, in Settembre, un locale rumeno chiamato Collectiv è andato a fuoco a causa di problemi con gli impianti. L’incendio divampato ha coinvolto l’intera struttura, e chi vi era dentro in quel momento. Il bilancio è grave: 57 feriti per ustioni, tutti portati all’ospedale di Bucarest per ricevere le cure necessarie. Necessarie, sì, ma non sufficienti.

Tempo una settimana, infatti, e le persone ricoverate sono morte. I parenti avevano chiesto di trasportare i feriti in altri paesi dell’Unione Europea, ma il Governo si era opposto, dicendo che gli strumenti in possesso dell’ospedale erano adeguati e pari a quelli provenienti dalla Germania.

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Venezia 76. Mosul

Mosul di Matthew Michael Carnahan è nella sezione Fuori Concorso della Mostra del cinema di Venezia 2019.

Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta le azioni della squadra SWAT di Ninive, che negli ultimi recentissimi anni ha combattuto strenuamente per liberare la città di Mosul (in Iraq) dalle spire letali delle truppe di Daesh ovvero l’ISIS.

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Venezia 76. Lan Xin Da Ju Yuan (Saturday Fiction)

Spy story ambientata a Shangai nel 1941, Saturday Fiction è un film che ricorda per molti tratti una fiction televisiva. Per questo motivo, difficile da digerire per una platea cinematografica.

La trama ruota attorno a un’attrice di teatro e cinema che torna a Shangai per mettere in piedi una commedia. In città, però, c’è anche il suo ex marito, incarcerato dai giapponesi perché si crede essere in possesso di informazioni rilevanti. Che mestiere facesse non ci è dato saperlo.

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Venezia 76. Woman

Le donne non sono mai così forti come quando si armano della loro debolezza, scriveva Marie de Vichy. E il documentario Woman, presentato nella sezione Fuori Concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, lo dimostra.

Infatti, 2.000 donne di 50 paesi diversi hanno avuto il coraggio di aprire il loro cuore di fronte alle telecamere e raccontare sé stesse. Ciò che prende forma è un potentissimo affresco della condizione femminile nella società odierna, e seppure le culture dei paesi d’origine delle protagoniste siano svariate e ben differenti fra loro, le circostanze paiono comuni.

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Venezia 76. The Painted Bird

Tre ore, bianco e nero, poche parole, tanta violenza.

Ricetta per un polpettone indigeribile? Non se i cuochi sono il regista Václav Marhoul e il direttore della fotografia Vladimír Smutný.

Tratto dall’omonimo romanzo di Jerzy Kosiński, The Painted Bird narra la cruda odissea di un bimbo (Petr Kotlár) affidato dai genitori a una vecchia zia che vive in mezzo al nulla, con l’idea di metterlo al sicuro dall’olocausto. Malauguratamente non hanno fatto i conti con un nemico ben più crudele dei nazisti: l’animo umano. Quando la zia passa a miglior vita e la casa è divorata dalle fiamme, il povero bimbo si trova abbandonato a se stesso. Purtroppo per lui, la solitudine non durerà a lungo.

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Venezia 76. 45 Seconds of Laughter

La Mostra del cinema di Venezia è da sempre aperta anche a documentari ovvero rappresentazioni della realtà attraverso gli occhi attenti di cineasti impegnati. Tim Robbins era presente di persona per accompagnare il suo 45 Seconds of Laughter ovvero il racconto toccante del progetto The Actor’s Gang a cui lo stesso artista partecipa da tempo.

Si tratta di un programma dedicato a detenuti di carceri di massima sicurezza con lunghe pene da scontare, spesso anche a vita. Robbins volle che al progetto prendessero parte detenuti di varie etnie e di diverse gang in un mix molto variegato. Persone “toste” abituate alla violenza e alla settarietá. Mai un saluto nè uno sguardo con nemici di altre gang ma qui ugualmente a contatto grazie ad attori esperti di comunicazione.

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