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Venezia 76. Atlantis

La guerra dev’essere alle porte per Valentyn Vasyanovich, dal momento che nel suo Atlantis, ambientato nel 2025, è già finita da un anno. Una prospettiva spaventosa, ma il film è comunque capace di conservare uno scampolo di ottimismo.

Seguiamo le vicende di Sergiy (Andryi Rymaruk) ex-militare affetto da disturbo da stress post traumatico. “Seguiamo” non è la parola giusta. Più che altro lo guardiamo da lontano. Il regista ucraino adotta uno stile caratteristico: camera fissa, posta a una certa distanza dagli eventi, in modo da racchiudere l’interezza della scena. Avete presente quei videogiochi in cui si può fissare la telecamera sul personaggio, costringendolo al centro dell’inquadratura? Ecco. Solo che qui non è centrata sul personaggio, ma sulla scena. Una scelta azzeccata per raccontare lo scollamento del protagonista dal mondo che lo circonda. Un mondo che, come la mitica Atlantide, sembra destinato a essere abbandonato.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Giants Being Lonely

La vita è infelicità e non so quando può arrivare la morte. Giochiamo a baseball!

La frase iniziale di Giants Being Lonely riassume appieno l’intero film.

Presentato nella sezione Orizzonti della 76esima Mostra del Cinema di Venezia, il lungometraggio narra le vicende di Adam, Bobby e Caroline, intenti ad attraversare quella sottile linea d’ombra che separa l’adolescenza dall’età adulta. Nel piccolo centro di Hillsborough, nella Carolina del Nord, trascorrono il loro ultimo anno di scuola in attesa del ballo e, soprattutto, giocando a baseball.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Borotmokmedi (The Criminal Man)

Borotmokmedi

Borotmokmedi (The Criminal Man) del regista georgiano Dmitry Mamuliya è un film inserito, forse per sbaglio, nella sezione “Orizzonti” della Mostra del Cinema di Venezia.

Esterno – giorno: ci troviamo su strade che si snodano alla periferia di Tblisi, tra collinette spoglie e nulla d’altro. Un uomo, sceso dalla sua auto, si ritrova ad assistere da lontano ad una esecuzione. Un malcapitato viene freddato da tre colpi di pistola per poi venire abbandonato su un prato. Il casuale testimone attende che le auto degli assassini si dileguino per poi avvicinarsi e studiare con calma la scena del delitto. Decide di chiamare la Polizia solo dopo essere giunto a casa. Compone il numero, attende e poi riappende.

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Valutazione: 2.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. About Endlessness

Il piccione non è sceso dal ramo e non ha smesso di riflettere. Stavolta il suo pensiero si slancia oltre l’esistenza, cercando di cogliere qualcosa che superi la finitezza. Il piccione riflette sull’infinito.

Roy Andersson conquistò il Leone D’oro (a sorpresa e meritatissimamente) grazie al suo stile peculiare di camere fisse, colori slavati e malinconica ironia. Cinque anni dopo riprende il discorso in quello che già si sente definire come un B-side de Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza. Per certi versi l’accostamento è azzeccato: come molti lati B dei vinili o delle audiocassette di una volta, About Endlessness è più breve, ostico e introspettivo rispetto al lato A. Ma se guardiamo all’intera produzione del regista svedese, dovremmo definirlo almeno un lato D, dal momento che i precedenti Canzoni del secondo piano e You, the Living  formavano un continuum ideale col piccione. Quindi forse è meglio limitarsi a considerare il film di per se stesso. D’altronde parla dell’infinito: il materiale non manca.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. A Herdade (The Domain)

Prodotto da Paulo Blanco (attore e produttore portoghese con più di duecento film all’attivo), A Herdade presenta Joao Fernandes, il più grande latifondista d’Europa, che nel corso della sua vita si trova a fronteggiare cambiamenti politico-sociali nel Portogallo (dagli anni 40 ai giorni nostri) e alcuni sconvolgimenti che riguardano in primis la sua famiglia.

Molto importante per capire questo film è approfondire la sua ambientazione storica. Iniziamo negli anni 40, sotto la dittatura fascista, con il genero di Joao colonnello dell’esercito; in questo periodo la situazione economica è florida, le varie piantagioni rendono al proprietario molto bene, ma viene chiesto a lui di schierarsi a favore del regime, in quanto una delle personalità più di spicco nell’intero Paese. Arriva poi la rivoluzione dei garofani (1974), durante la quale i comunisti prendono il potere spodestando il regime precedente; così il potere economico della famiglia di Joao si vede ridimensionare notevolmente, tanto che questi è costretto a vendere parte delle proprie attività. Infine, arrivano gli anni 90, caratterizzati da una relativa stabilità politica (è arrivata la democrazia); il potere dei Ferandes è molto dimensionato, tanto che non riescono a far fronte alle spese per il mantenimento delle terre rimaste.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Gloria Mundi

Gloria Mundi di Robert Guédiguian è un film che balbetta e zoppica eppure è nel concorso per il Leone D’Oro. Non ci è permesso di conoscere la motivazione di questa scelta ma dobbiamo prenderne atto.

La primissima inquadratura ci mostra la nascita di Gloria, una bella bambina attorno la quale ruota una famiglia complicata. Poco alla volta vengono chiariti i complessi legami parentali tra tutti i personaggi, almeno all’apparenza.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Fulci For Fake

Il regista lombardo Simone Scafidi è sicuramente una delle figure più significative del panorama cinematografico italiano indipendente di oggi, uno dei pochi a poter essere definito Autore nel senso pieno della parola: non solo perché ha una propria estetica e una serie di temi ricorrenti, ma perché travalica i generi per creare qualcosa di nuovo. Parliamo inoltre di un regista in grado di muoversi senza soluzione di continuità fra il film a soggetto (Gli arcangeli, Eva Braun, La festa), il documentario tout-court (Zanetti Story) e una forma particolare di cinema che sta a metà strada fra la fiction e il documentario: una formula già sperimentata in Appunti per la distruzione e che torna – seppure in modalità differenti – nel suo nuovo film Fulci for fake (2019), un docu-film in concorso a Venezia 76 nella sezione Documentari Classici (e un indipendente che approda a Venezia è un segnale di speranza per il cinema italiano).

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Valutazione: 10.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Babyteeth

Milla sta morendo. È malata di cancro e trascorre l’adolescenza tra una madre stordita dai tranquillanti, un padre psichiatra frustrato, lezioni di violino e chemioterapia. Fino a quando non si innamora di Moses, spacciatore ribelle che se ne frega di tutto, che, nonostante il parere contrario dei genitori, comincia a frequentare ritrovando l’entusiasmo per la vita.

Babyteeth è l’opera prima dell’attrice e regista Shannon Murphy presentata in Concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Colectiv (Collective)

Nel 2015, in Settembre, un locale rumeno chiamato Collectiv è andato a fuoco a causa di problemi con gli impianti. L’incendio divampato ha coinvolto l’intera struttura, e chi vi era dentro in quel momento. Il bilancio è grave: 57 feriti per ustioni, tutti portati all’ospedale di Bucarest per ricevere le cure necessarie. Necessarie, sì, ma non sufficienti.

Tempo una settimana, infatti, e le persone ricoverate sono morte. I parenti avevano chiesto di trasportare i feriti in altri paesi dell’Unione Europea, ma il Governo si era opposto, dicendo che gli strumenti in possesso dell’ospedale erano adeguati e pari a quelli provenienti dalla Germania.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Mosul

Mosul di Matthew Michael Carnahan è nella sezione Fuori Concorso della Mostra del cinema di Venezia 2019.

Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta le azioni della squadra SWAT di Ninive, che negli ultimi recentissimi anni ha combattuto strenuamente per liberare la città di Mosul (in Iraq) dalle spire letali delle truppe di Daesh ovvero l’ISIS.

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