Archivio categorie: Recensioni

I Spit on Your Grave, la recensione del remake

La giovane scrittrice Jennifer Hills affitta una casa in campagna per scrivere in tranquillità il suo nuovo romanzo. Il primo contatto con gli abitanti del posto non è dei migliori, visto che dopo il tentativo di abbordaggio da parte di Johnny, l’aitante gestore di una pompa di benzina, viene cacciata via in malo modo. Johnny e i suoi due amici però rimangano colpiti da Jennifer e cominciano a spiarla nella sua intimità, finché una notte, i tre ragazzi, insieme al garzone con problemi mentali Matthew e con la complicità dello sceriffo del posto, si intrufolano in casa di Jennifer e la stuprano a turno per tutta la notte. Lasciata moribonda, la ragazza si abbandona alle acque del fiume, scomparendo nel nulla. Ma Jennifer non è morta ed è pronta a tornare per consumare la sua vendetta.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Non violentate Jennifer, la recensione del film shock

Jennifer Hills, una scrittrice in cerca della calma adeguata per scrivere il suo prossimo romanzo, si trasferisce in un’isolata casa in campagna. La ragazza è solita prendere il sole in riva al fiume e aggirarsi in vesti succinte nel giardino di casa sua, ma un giorno viene adocchiata da un gruppo di balordi, che la fanno salire con la forza sul loro motoscafo e la portano in un luogo isolato dove la violentano in quattro. Creduta morta, Jennifer viene abbandonata ma, dopo un periodo di degenza e una visita in chiesa per chiedere assoluzione per ciò che sta per fare, la ragazza cerca vendetta verso i suoi aguzzini. Una vendetta particolarmente cruenta…

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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TFF38. Lucky, la recensione

May scrive libri motivazionali indirizzati a un pubblico femminile e, nonostante il successo dei suoi manuali, il rinnovo del suo contratto è in forse tanto che la voglia di partecipare all’ennesima presentazione con firma-copie proprio non ce l’ha. Una notte, qualcuno si intrufola nella casa in cui May vive con suo marito Ted: è un uomo mascherato e armato di coltello che la aggredisce. Ma Ted non è affatto sorpreso della cosa, affermando che la stessa situazione si palesa ogni giorno e anche la polizia, arrivata non appena l’aggressore è scomparso, sembra non prendere troppo sul serio questa storia. Il mattino dopo, Ted risulta irrintracciabile e May, giorno dopo giorno, riceve la “visita” dell’aggressore mascherato. Ma cosa sta succedendo nella vita della donna?

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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TFF38. Calibro 9, la recensione

Il trend del sequel tardivo aveva catturato l’attenzione del cinema italiano di genere all’inizio del terzo millennio, rimescolando le carte della commedia all’italiana con tentativi di rinverdire alcuni dei successi italiani del glorioso periodo a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Possiamo citare, infatti, Febbre da Cavallo – La mandrakata, L’allenatore nel pallone 2, Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo…me, Il ritorno del Monnezza, ma anche La Terza Madre, per cambiare genere, operazioni per lo più fallimentari che – Mandrakata a parte – ci hanno detto che rivangare successi del passato nel cinema italiano non è solo palesemente anacronistico, ma anche dimostrazione di difficile adattabilità alla contemporaneità produttiva per un format che funzionava 30 o 40 anni prima.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Into the Dark: Giu’, la recensione

Siamo giunti alla quinta tappa del nostro tour di approfondimento di Into the Dark, la serie antologica targata Blumhouse destinata al circuito televisivo, recentemente distribuita in Italia da RaiPlay. Una serie di lungometraggi slegati tra loro, dodici (a stagione) come i mesi dell’anno, il cui unico punto in comune è quello di svolgersi durante una ricorrenza.

Parliamo, quindi, di Down (Giù), quinto episodio che ruota intorno alla festa di San Valentino, da sempre simbolo degli innamorati e dell’amore, sentimento che, in questa rassegna oscura, viene capovolto nel suo opposto più malsano e morboso. E soprattutto pericoloso. Mi riferisco allo stalking, fenomeno tristemente attuale (e diffuso), nella sua accezione più estrema, ovvero quando lo stalker decide di raggiungere lo step finale.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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His House, la recensione

Prima che il maledetto Coronavirus cominciasse a stravolgere le nostre vite e, soprattutto, a monopolizzare i media di ogni tipo, l’argomento attorno al quale l’opinione pubblica maggiormente si divideva era senza dubbio quello dell’immigrazione. Tra chi era a favore dell’integrazione fra culture diverse e chi, al contrario, vedeva in esso un ostacolo allo sviluppo economico, il dibattito politico si era fatto sempre più aspro e conflittuale. Uno scontro che, tuttavia, non considerava che dietro i tanti migranti vi sono storie di uomini e donne con tante sofferenze e perdite dolorose alle spalle.

Poteva il cinema horror restare insensibile alla tematica razziale? Assolutamente no. Negli ultimi anni, infatti, l’ala autoriale e impegnata del genere ha affrontato l’argomento con cura e gusto, dando vita ad alcuni prodotti di ottima fattura e ricchi di significati sociali e culturali, come dimostrano i film di Jordan Peele, Us e Get Out nei quali il riscatto e la discriminazione venivano inquadrati dal punto di vista degli afro americani.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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TFF38. The Dark and the Wicked, la recensione

Il cinema horror americano negli ultimi anni sta seguendo diverse strade, una delle quali è indicativa del punto di saturazione che il settore ha raggiunto; infatti, parallelamente a quei prodotti più commerciali espressi con successo in quel di Blumhouse o nelle frange più oscure della Warner Bros. grazie al Conjuringverse, si muovono anche prodotti più indie, dal fare autoriale, che stanno dando una spinta propulsiva al genere elevandolo a stato d’arte. Parliamo di quel cinema fieramente rappresentato da nomi di garanzia come Ari Aster, Robert Eggers e Oz Perkins, che sono stati capaci di far avvicinare anche i cinefili più esigenti al fantastico e complesso mondo dell’horror. Oggi, però, andiamo ad annettere a questo micro-filone anche The Dark and the Wicked che vanta il nome, in regia e sceneggiatura, di Bryan Bertino, apprezzato quanto altalenante professionista della paura.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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L’Uno, la recensione

Quando il teatro incontra il cinema, può accadere di tutto e L’Uno ne è la dimostrazione pratica.

Tutto accade la sera di un 31 dicembre in una elegante tavernetta di una raffinata abitazione privata. I due padroni di casa non stanno attendendo una folla di amici festanti ma soltanto una ristretta cerchia di famigliari perché gli assembramenti non sono consentiti, anche per il veglione di San Silvestro. Non sono permessi nemmeno gli scoppi dei fuochi d’artificio e, dalle ore diciassette, vige pure il coprifuoco serale.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +3 (da 3 voti)

Shadows, la recensione

Una tardiva fascinazione sta attirando il cinema italiano contemporaneo che vuole confrontarsi con le suggestioni fanta/distopiche dallo scenario post-atomico, ovvero quella per i nuclei famigliari obbligati alla reclusione e alla sopravvivenza dettata da un disastro “x”. Lo scorso anno, ad Alice nella Città, fu infatti presentato Buio di Emanuela Rossi, distribuito in VOD la scorsa primavera, e adesso arriva, sempre in VOD nonostante fosse stata annunciata l’uscita in sala con Vision Distribution, Shadows di Carlo Lavagna, anch’esso presentato nell’ambito di Alice nella Città ma nell’edizione 2020.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Killer Machine, la recensione

Karl Hockman è un giovanotto introverso che lavora in un negozio di computer, ma allo stesso tempo è il famigerato killer delle agende telefoniche; Karl, infatti, si impossessa delle agende dei suoi clienti e poi comincia a uccidere uno ad uno i contatti ivi riportati. Una sera, dopo essere venuto in possesso dell’agenda di Terry Munroe, Karl ha un incidente e viene trasportato in gravi condizioni in ospedale, dove muore. Ma in realtà l’anima del killer riesce a penetrare nel sistema informatico dell’edificio e da lì può spostarsi attraverso i cavi elettrici che attraversano tutta la città. Ora Karl vuole completare la sua opera e comincia a uccidere i contatti di Terry utilizzando ogni sorta di apparecchio elettrico. 

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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