Archivio categorie: Recensioni

1983: una presa di coscienza

Il 30 novembre, in sordina, e insieme a tanti altri prodotti più pubblicizzati è uscita su Netflix la prima serie originale polacca. Creata da Joshua Long e diretta fra i tanti da Agnieszka Holland (The Secret Garden, Rosemary’s Baby, In Darkness) la serie racconta una realtà alternativa dove la cortina di ferro non è mai caduta.

Ci troviamo quindi catapultati in questa Varsavia del 2003 seguendo le vicende dell’ispettore Anatol Janow (Robert Więckiewicz) e dello studente di legge Kajetan Skowron (Maciej Musiał) alle prese con una serie di sospetti suicidi. I cammini dei due protagonisti si incontreranno fino a legarsi mentre il mistero si infittisce.

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Mowgli – Il figlio della giungla, la recensione

Impossibile parlare di Mowgli – Il figlio della giungla ignorando l’iter produttivo e distributivo che l’hanno accompagnato.

Inizialmente pensato con il titolo apri-saga Jungle Book: Origins, Mowgli ha iniziato il suo viaggio pre-produttivo nel lontano 2014, quando la Warner Bros. si era dimostrata interessata a produrre una nuova versione del capolavoro immortale di Rudyard Kipling per le nuove generazioni e, dato il previsto utilizzo massiccio della performance capture, si era pensato di offrire all’attore Andy Serkis – vero simbolo della performance capture – la possibilità di esordire alla regia, dopo la prova già dimostrata nei tre film de Lo Hobbit come regista di seconda unità.

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Alpha – Un’amicizia forte come la vita, la recensione

Il cinema d’avventura per ragazzi si manifesta periodicamente quasi a volerci comunicare che uno dei generi d’intrattenimento più longevi e sani sia ancora lì, pronto a rassicurarci con storie di crescita dall’immancabile messaggio positivo. Negli ultimi anni, però, questo genere ha abbandonato la sua raffigurazione classica cedendo spesso e volentieri a una contaminazione con linguaggi più moderni ed estendendo la sua portata a storie e personaggi mutuati dai fumetti e dai videogiochi. Per questo motivo film come Alpha – Un’amicizia forte come la vita ci appare come una mosca bianca e seppure abbracci in toto l’ottica del rinnovamento tecnologico applicato all’aspetto visivo, ha un’aria così classica da riportare alla mente il grande cinema d’avventura di una volta.

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Santiago, Italia, la recensione

Esistono pagine di storia che, seppure irreversibilmente tragiche, rimangono sconosciute ai più. Una di queste è quella che fu scritta in Cile l’11 settembre 1973 e alla quale Nanni Moretti dedica il suo ultimo film Santiago, Italia.

Quel giorno l’esercito guidato da Pinochet rovesciò il governo di Salvador Allende, ponendo fine alla democrazia e instaurando una violenta dittatura destinata a durare diciassette anni. Una vicenda che vide il tramonto di una dirompente speranza, quella del cambiamento, soffocata per sempre. Moretti, attraverso le testimonianze dei rifugiati politici cileni in Italia, si concentra sul ruolo svolto dall’ambasciata italiana a Santiago, che a tantissimi oppositori diede non solo asilo (e quindi modo di sfuggire alle persecuzioni) ma anche l’occasione di raggiungere il nostro Paese, dove la permanenza fu loro garantita a tempo indeterminato.

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Il castello di vetro, la recensione

Il castello di vetro è il grande affresco di una famiglia eccentrica, resiliente e affiatata: una straordinaria storia di eccessi. Oggi si definirebbe “famiglia disfunzionale”, ma l’appellativo non renderebbe l’idea.

Tratto dal best-seller autobiografico della celebre giornalista americana Jeannette Walls, seconda di quattro figli, il film punta sulla presenza della straordinaria Brie Larson (Premio Oscar per Room), che incarna la Walls da giovane. Jeannette è una donna che, influenzata dalla natura piacevolmente selvaggia del suo problematico padre, e della non meno problematica madre, trova la determinazione per costruirsi una vita di successo, seguendo le proprie regole.

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La prima pietra, la recensione

È il 23 dicembre ed un normalissimo giorno di scuola, prima delle vacanze di Natale, scorre mentre tutti sono in fermento per la recita imminente. Un bambino, durante la ricreazione, lancia una pietra dal cortile: rompe una vetrata e ferisce bidello e consorte che, fatalità, passavano proprio li dietro in quel momento. Chi ha lanciato la pietra? Samir, un bambino musulmano. L’accaduto, naturalmente, darà vita ad un surreale dibattito, ricco di colpi di scena, che vedrà protagonisti il preside Ottaviani (Corrado Guzzanti), la maestra (Lucia Mascino), il bidello e sua moglie (Valerio Aprea e Iaia Forte) e la mamma del bambino insieme a sua suocera (Kasia Smutniak e Serra Yilmaz).

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Colette, la recensione

Colette è stata una delle più grandi scrittrici francesi del XX secolo… eppure questa frase non è altro che una riduzione approssimativa della personalità di questa donna formidabile. La sua, infatti, è stata una vita caratterizzata dalle molteplicità: di carriere (scrittrice sì, ma anche critica teatrale, giornalista, attrice di varietà, commerciante), di amori (due mariti e molti amanti), di convinzioni (emancipata ma avversa alle suffragette). E il regista Wash Westmoreland cerca di delineare parte delle sfaccettature di Colette all’interno dell’omonimo film, dandoci un assaggio che ci fa desiderare di degustare la porzione completa.

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Non ci resta che vincere, la recensione

Non ci resta che vincere (Campeones) di Javier Fesser è una commedia spagnola con un protagonista assoluto (Javier Gutiérrez) e una nutrita squadra, in senso vero, di comprimari.

Marco Montes (Gutiérrez) è il cinico, arrogante e presuntuoso vice allenatore di una prestigiosissima squadra di basket spagnola. Durante una partita di campionato perde le staffe e si lascia andare un po’ troppo. Quella sfuriata, in diretta televisiva, gli costa il posto.

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36TFF. Rossz Versek – Bad Poems, la recensione

Quando il trentenne Tamás viene lasciato dalla sua ragazza, il dolore e la confusione lo costringono a una analisi di sé stesso. E fra ricordi e immaginazione, rivive la sua infanzia attraverso tre alter ego: il sé bambino, adolescente e ragazzo.

L’opera seconda del regista ungherese Gábor Reisz, Rossz Versek – Bad Poems, in concorso al 36esimo Torino Film Festival, è una delicata commedia romantica che analizza i temi della crescita e della maturazione con sguardo autentico e originalissimo.

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La casa delle bambole – Ghostland, la recensione

Buona parte dei successi horror degli ultimi 15 anni devono molto al cinema del terrore degli anni ’70: remake più o meno ufficiali e film che a quel decennio guardano con insistenza, cercando ispirazione nelle pellicole di quegli anni e nei registi che hanno esordito in quel periodo di grande fermento e sperimentazione. Autori come Rob Zombie, Eli Roth, James Wan e film come Non aprite quella porta di Marcus Nispel, L’alba dei morti viventi di Zack Snyder, Le colline hanno gli occhi di Alexandre Aja, i più recenti Halloween di David Gordon Green e Suspiria di Luca Guadagnino. Tutto ha origine in quel magnifico decennio.

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