Archivio categorie: Recensioni

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley, la recensione

L’amore di Guillermo del Toro per il cinema, il cinema fantastico in particolare, è ormai noto a tutti e dopo l’omaggio accorato al monster-movie da Guerra Fredda con il premio Oscar La forma dell’acqua e l’elegantissima (e sottovalutata) celebrazione dell’horror gotico e hammeriano con Crimson Peak, il tributo al cinema dei freaks è pressoché obbligato. Ma attenzione, perché il regista di Hellboy prende la strada più tortuosa per portare in scena la magnificenza del circo e delle fiere di paese riadattando il romanzo di William Lindsay Gresham La fiera delle illusioni (1946), che non è focalizzato sui “fenomeni da baraccone” ma utilizza il contesto circense per raccontare i lati più torbidi e oscuri dell’animo umano.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Son, la recensione

Se pensiamo al concetto di maternità nell’accezione imposta dalla nostra società, la mente va subito ad una visione aulica dell’evento, inteso come sublimazione dell’amore tra uomo e donna e la creazione di una famiglia di matrice cattolica. Immaginiamo subito, poi, fiocchi blu o rosa che campeggiano davanti le case di giovani coppie pronte ad accogliere e coccolare un neonato adorabile e dolce. Tutto molto bello e romantico e nessuno mai penserebbe a qualcosa di brutto e malvagio, per non dire diabolico. Cosa succederebbe, però, se ad uscire dal grembo materno fosse il figlio dell’anticristo? Come reagirebbe un genitore diviso a metà fra amore per il proprio figlio e volontà di combattere il maligno? Interrogativi che nel cinema horror sono stati posti in più occasioni, soprattutto nel capolavoro di Roman Polanski Rosemary’s Baby o un altro cult come Omen – Il presagio.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Ero in guerra ma non lo sapevo, la recensione

Nel 1977 usciva al cinema Un borghese piccolo piccolo, un vero capolavoro diretto da Mario Monicelli e ispirato all’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami. Nel 1979 la stampa portò in primo piano il caso di Pierluigi Torregiani, gioielliere milanese finito bersaglio dei terroristi per aver reagito a una rapina e messo sotto scorta. Seppur una di finzione e l’altra reale, le due vicende hanno dei punti in comune che vedono innanzitutto un uomo qualsiasi, un onesto lavoratore, reagire agli infami crimini di una determinata fazione terroristica che ha infiammato le colonne di cronaca degli Anni di Piombo. La vicenda di Torregiani è diventata ora un film, Ero in guerra ma non lo sapevo, prodotto da Eliseo Entertainment di Luca Barbareschi, diretto da Fabio Resinaro e interpretato da Francesco Montanari.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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I’ll Stand by You, la recensione

Secondo il World Health Organization, la Lituania è tra i Paesi al mondo con maggior tasso di suicidi e il primo in Europa. Si conta che nel 2016 il più popoloso dei Paesi Baltici contasse una media di quasi 29 decessi per suicidio ogni 100 mila abitanti, un dato che posiziona la Lituania al terzo posto nel mondo, inferiore solo alla Corea del Sud e alla Groenlandia. Un triste primato che si cerca di studiare e combattere ma che risulta spesso di difficile comprensione e prevenzione. I’ll Stand by You, oltre ad essere una celebre canzone dei Pretenders, è il titolo di un bel documentario scritto da Virginija Vareikyte e diretto dalla stessa insieme a Maxì Dejoie che analizza proprio il tema dei suicidi in Lituania prendendo in esame una nobile iniziativa sociale mirata alla prevenzione di questo triste fenomeno.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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L’ultimo giorno sulla Terra, la recensione

Dopo Don’t Look Up nessuno guarderà con gli stessi occhi un film sul destino apocalittico del nostro pianeta, a maggior ragione se la causa è un corpo celeste in rotta di collisione con la Terra. L’ultimo giorno sulla Terra appartiene proprio a questo genere e anche questo film, che rappresenta l’esordio alla regia di un lungometraggio del francese Romain Quirot, ha ben poco del classico cinema catastrofico anche se vira nell’allegoria esistenziale là dove Adam McKay aveva intrapreso la strada della satira sociale.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il lupo e il leone, la recensione

Orfana di entrambi i genitori, Alma è una ragazza tenace e determinata che sta investendo tutto per poter entrare nel Conservatorio e diventare una giovane pianista. Ma la vita le riserva un nuovo duro colpo quando riceve la notizia della morte dell’amato nonno. Affranta per l’accaduto, Alma decide di partire subito alla volta della sua casa d’infanzia – dove viveva il nonno – sita su un isolotto privato in Canada. La sera del suo arrivo, dopo aver raccolto gli ultimi affetti del nonno e a seguito di una brutta tempesta, Alma si trova nella inaspetatta situazione di salvare due cuccioli d’animale: un leoncino e un piccolo lupo. Alma non sa come gestire quella situazione e così decide di trattenersi più a lungo sull’isola e allevare i due cuccioli insieme. I giorni passano, i due cuccioli crescono rapidamente e diventano amici, quasi fratelli. Ma la felicità è destinata ad interrompersi nuovamente quando i due animali vengono scoperti e così, trattandosi di due specie pericolose, vengono separati dalla ragazza: il leone viene affidato ad un circo itinerante mentre il lupo viene portato in un centro di ricerca. Ma questa divisione non durerà molto perché il lupo capirà presto come fuggire dal centro e il suo obiettivo è chiaramente quello di ritrovare suo “fratello” e subito dopo anche Alma.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Tender Bar – Il bar delle grandi speranze, la recensione

Dopo aver diretto nel 2020 The Midnigh Sky, George Clooney firma il suo ottavo lungometraggio, dal titolo The Tender Bar, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di J. R. Moehringer, scrittore e giornalista, vincitore del prestigioso Premio Pulitzer per il giornalismo di approfondimento e costume, ripercorrendo pedissequamente quello che è scritto nel romanzo, avendo come protagonisti: Ben Affleck e Ron Livingston.

La storia ruota attorno all’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta di J. R. Moehringer, passando dalle innumerevoli esperienze che lo hanno formato come uomo e come intellettuale.  Un padre assente, una figura che sarà sostituita dall’amato zio Charlie (Ben Affleck) che gli instillerà la passione per la letteratura e la scrittura. La sua ammissione alla prestigiosa Yale University segnerà l’inizio di una sfavillante carriera nel mondo del giornalismo.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Scream, la recensione del quinto film

In un’epoca in cui la nostalgia per il passato, nell’immaginario popolare cine-televisivo, è l’unica strada che premia le grandi produzioni hollywoodiane, un ritorno di Scream è pressoché inevitabile. Nessuna saga come quella con Ghostface è riuscita, infatti, a catturare e riflettere sugli umori del pubblico a cui si rivolge creando dei piccoli gioielli di brivido e ironia che hanno avuto origine con quel capolavoro diretto da Wes Craven nel 1996. Ora, all’alba del 2022, mentre quegli umori ci dicono che lo spettatore è pronto ad accettare di buon grado un ritorno alle origini per alcune iconiche saghe degli anni 80 (Ghostbusters), 90 (Matrix) e perfino 2000 (Spider-Man), si profila puntale l’inquietante e dissacrante ombra di Ghostface per un quinto divertentissimo, intelligente e spaventoso capitolo della saga di Scream.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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È andato tutto bene, la recensione

Tout s’est bien passé, adattamento del romanzo È andato tutto bene di Emmanuèle Bernheim che è anche il titolo italiano del film, è il nuovo lungometraggio presentato in competizione al Festival del Cinema di Cannes da François Ozon. Il film tratta di un argomento particolarmente delicato e di attualità: l’eutanasia. Protagonista del film è Emmanuèle Bernheim (Sophie Marceau) che, con la sorella interpretata da Géraldine Pailhas, deve gestire la difficile situazione del padre André Bernheim (André Dussollier) dopo che un infarto lo ha fortemente debilitato, tanto da chiedere alla figlia di aiutarlo a farla finita.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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America Latina, la recensione

I fratelli trentenni Fabio e Damiano D’Innocenzo continuano a decostruire le periferie laziali alla ricerca del torbido che si annida nelle famiglie italiane, nel marcio che cresce nell’animo umano senza distinzione di classe, età, sesso e credo politico. Dopo il fulminante esordio noir de La terra dell’abbastanza (2018), ambientato nel quartiere periferico di Roma East Ponte di Nona, il pluripremiato Favolacce (2020), che faceva sua la periferia romana dei quartieri residenziali, si passa all’Agro Pontino di America Latina, opera numero tre che si avvicina sicuramente più alle atmosfere del loro precedente film per svilupparsi, però, in territori diametralmente opposti.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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