Archivio categorie: Recensioni

The Suicide Squad – Missione suicida, la recensione

La travagliata esistenza del DC Extended Universe è ormai costellata da tentativi che ne minano la coerenza narrativa, ci abbiamo fatto l’abitudine. Se i fan reclamano a gran voce di “ristabilire lo Snyderverse”, la Warner continua a gettare semi che suonano sempre come nuovi inizi, una sperimentazione in itinere che sta dando buoni frutti soprattutto quando il DCEU tenta la strada dell’intrattenimento per adulti discostandosi il più possibile dall’intento che, qualche anno fa, mandò a monte lo stesso concetto di universo condiviso con il flop della Justice League di Joss Whedon, ovvero cercare di fare il verso alle produzioni Marvel Studios. Per questo motivo, se la versione originaria della Justice League, quella a firma di Zack Snyder, ristabilisce quell’ordine andato perso alzando l’asticella dell’ambizione, della qualità artistica e dei toni adulti, non sono da meno quelle coraggiose schegge impazzite fuori dalla continuity come Joker di Todd Phillips, capace di vincere 2 Oscar, 2 Golden Globe e un Leone d’Oro, o bizzarri sequel che odorano di reboot come The Suicide Squad – Missione suicida di James Gunn.

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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Blood Red Sky, la recensione

Facendo onore alla sua proverbiale tendenza a rappresentare tensioni ed evoluzioni della Storia in tutti i suoi risvolti più cupi, il cinema di genere non poteva non portare sullo schermo le paure derivate da una data così simbolica ed epocale come l’11 settembre. Il cinema post attentato alle “Torri Gemelle”, infatti, ha sovente raccontato le ansie, i timori e i peggiori incubi di un mondo Occidentale sempre più fragile e vulnerabile nei suoi luoghi simbolo. Un’idea che ha trovato forma attraverso film nei quali il fulcro narrativo è rappresentato da una situazione che forse più di ogni altra ci terrorizza e ci pone difronte ad un terribile interrogativo: come reagiremmo se fossimo ostaggi in un aereo ad alta quota? Domanda che può trovare risposta in quei film – alcuni già precedenti al famigerato attentato terroristico, per la verità – ambientati in aerei che da semplice mezzo di trasporto si trasformano in un tetro scenario di morte e terrore: è ciò che accade in Snakes on a Plane, 7500 o Air Force One, giusto per citare gli esempi più efficaci ed adrenalinici.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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They Talk, la recensione

EVP è l’acronimo internazionale per Electronic Voices Phenomena, fenomeno conosciuto anche come psicofonia, che consiste nella registrazione di suoni/voci di matrice non umana attraverso apparecchiature elettroniche. Semplificato al massimo: la registrazione di voci dall’aldilà.

Non è raro che il cinema abbia trattato questo fenomeno per storie d’orrore, basti pensare al celebre White Noise (2005) e relativo sequel (2007), a The Innkeepers (2011), ESP – Fenomeni paranormali (2011) o al più recente Voces (2020). In questo mini-filone dell’horror spettrale va oggi ad inserirsi anche They Talk, sesto film da regista di Giorgio Bruno e sua terza incursione nell’horror dopo l’argentiano Nero Infinito (2013) e il riuscito Almost Dead (2016).

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Possession – L’appartamento del Diavolo, la recensione

1976, Madrid. Una famiglia si trasferisce nell’appartamento al terzo piano di una palazzina situata nel quartiere di Malasaña, rimasto inabitato per quattro anni dopo la morte del precedente proprietario. La diciassettenne Amparo vede subito caricare sulle sue spalle la responsabilità dell’intera casa dal momento che deve badare al fratellino Rafita, al nonno affetto da demenza senile e all’introverso e depresso fratello Pepe mentre sua madre Candela e il patrigno Manolo si destreggiano per portare lo stipendio a casa. Sono proprio la ragazza e il fratellino a notare per primi che l’appartamento nasconde qualcosa di sinistro, mentre Pepe ha intrapreso una singolare corrispondenza con la ragazza che vive nell’appartamento di fronte; ma quando il piccolo Rafita scompare nel nulla, tutta la famiglia si mobilita per ritrovarlo. Amparo, però, è fermamente convinta che il fratellino si trova ancora lì, in quell’appartamento, nascosto come da una forza malefica.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Jungle Cruise, la recensione

I film possono essere ispirati a storie vere, videogiochi, spessissimo romanzi/racconti e fumetti, giochi da tavola, perfino celebri dipinti… poi qualche volta capita che un film sia ispirato a una giostra. Cioè, proprio un’attrazione specifica di uno specifico luna park! Su quest’ultima particolare categoria si sono specializzati i Walt Disney Studios che potendo usufruire della più grande e famosa catena di parchi tematici al mondo, Disneyland appunto, di tanto in tanto si gettando in progetti cinematografici alquanto singolari. A volte il successo è stato incredibile, come per La maledizione della Prima Luna – Pirati dei Caraibi (2003) che ha dato origine a una vera e propria saga milionaria, più spesso questa foga si è trasformata in flop commerciali, come accaduto con La casa dei fantasmi (2003) interpretato da Eddie Murphy, Tomorrowland – Il mondo di domani (2015) con George Clooney o il misconosciuto Fantasmi da prima pagina – Tower of Terror (1997) con una giovane Kristen Dunst. Ora la Disney ci riprova con Jungle Cruise, più ambiziosa che mai e determinata a replicare il successo di Piarti dei Caraibi, un blockbuster fanta-avventuroso che si ispira all’omonima attrazione presente nei parchi di Orlando, Tokyo e Hong Kong.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Come Play – Gioca con me, la recensione

Diabolici, inquietanti seppur dall’aspetto candido e innocente, spesso spietati o vittime di forze più grandi di loro, sia umane che soprannaturali: queste sono solo alcune delle caratteristiche dei bambini che da decenni imperversano nei film horror e affascinano registi e scrittori del genere per via della loro psiche tanto fragile quanto complessa. Un sodalizio ben consolidato, quello tra i film di paura e i suoi piccoli protagonisti, che per tanti anni si è declinato in maniere diverse, ma sempre ben leggibili: si va da figure dalla mente oscura e capacità ipnotiche (Il Giglio Nero e Il Villaggio dei dannati), fino ad arrivare ai figli del diavolo (Omen per esempio), passando per infanti cannibali e assassini (BroodLa covata malefica di David Cronenberg).

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Old, la recensione

Old

C’era un tempo, all’inizio del nostro millennio, in cui il cinema di M. Night Shyamalan stava dando vita a un nuovo modo di raccontare storie di genere. Erano i tempi che da Il sesto senso (1999) andavano fino a The Village (2004), passando per Unbreakable – Il predestinato (2000) e Signs (2002). Un cinema fieramente di genere, horror con virate fantascientifiche, ma che utilizzava un personalissimo linguaggio autoriale. Nonostante Shyamalan ha continuato a donarci grandi film rielaborando il genere fantastico (Lady in the Water ed E venne il giorno), il pubblico e la critica non hanno risposto positivamente; sono seguiti due sonori flop (L’ultimo dominatore dell’aria e After Earth) e una rinascita in piccolo, rivangando gli esordi più horror (The Visit e Split), fino all’ambizioso Glass che ha ridato al regista di origini indiane quel favore del pubblico che era andato a scemare negli anni.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Drag Me To Hell, la recensione

Christine Brown lavora in una banca e desidera la promozione a vice-direttore che sembra essere ormai nelle mani del viscido Stu. Un giorno un’anziana donna si reca alla scrivania di Christine per chiedere una terza proroga al mutuo della sua casa ma Christine, per mostrarsi determinata agli occhi del suo capo, glielo nega umiliandola davanti a tutti. L’anziana, allora, scaglia una maledizione sulla ragazza: in tre giorni la sua vita verrà trasformata in un incubo finché un terribile demone arriverà a trascinare la sua anima nelle fiamme degli inferi. Per Christine sarà una vera corsa contro il tempo per salvare la sua anima, tra sacrifici, sedute spiritiche e difficoltose scelte morali.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Nude Nuns With Big Guns, la recensione

Messico. Un pulmino con a bordo suore e preti si ferma nel bel mezzo del deserto davanti a un posto di blocco di alcuni bikers. Loro sono i Los Muertos e Chavo, il leader, è lì per ritirare da Padre Bernardo una valigetta piena di cocaina che le stesse suore hanno tagliato. Dalla valigetta manca però una partita di droga e Chavo, per trovare il colpevole, comincia a sterminare le suore sul pullman. Sorella Sarah esce allo scoperto e per punizione viene rapita da Chavo, che la rinchiude nel suo locale di striptease dove la droga e la violenta ripetutamente. Dopo giorni di sevizie, Sorella Sarah sente la voce di Dio che le ordina di fare piazza pulita tra i miscredenti, così, armata di due enormi colt, la suora riesce a fuggire dal luogo di prigionia e comincia una sua personale crociata contro i preti e le suore trafficanti di droga. Chavo e i Los Muertos si mettono sulle tracce della suora assassina.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Fear Street Trilogy: i 3 volti della paura di Netflix

Cosa può venir fuori unendo R.L. Stine, ovvero il papà di Piccoli Brividi, con tutti i luoghi comuni del cinema horror post-moderno americano e il target base di Netflix? La risposta arriva da Fear Street, o meglio Fear Street Trilogy, tre film tratti dall’omonima serie di romanzi di R.L. Stine che raccontano un’unica grande storia d’orrore che pesca a piene mani dalle suggestioni del cinema del brivido più popolare degli ultimi 40 anni. Parliamo di Fear Street Parte 1: 1994, Fear Street Parte 2: 1978, Fear Street Parte 3: 1666 tutti e tre diretti e co-sceneggiati da Leigh Janiak, conosciuta dal pubblico horror per il bel body-horror Honeymoon (2014).

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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