Archivio categorie: Recensioni

Obbligo o verità, la recensione

Avete presente quei film horror realizzati negli Stati Uniti nel pieno degli anni ’80 quando bastava una semplice scusa, un piccolo pretesto come una festività o una ricorrenza da calebdario per portare in scena uno spettacolo slasher? Per lo più si trattava di film colmi di déjà-vu, non sempre di qualità soddisfacente al palato dell’horrorofilo ingordo di facile emoglobina ed erano utili ai produttori per tirare su bei guadagni con il minimo sforzo, economico e creativo. È un po’ quello che accade oggi con l’impero Blumhouse, solo che lo slasher spesso e volentieri è sostituito da storie di possessione demoniaca e luoghi infestati e Obbligo o verità, ultimo improbabile horrorino che porta il marchio di Jason Blum, ne è la scadente apoteosi.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Thelma, la recensione

Quello dell’adolescenza e i suoi contrasti, contraddizioni e difficoltà nell’improvviso passaggio da bambini ad adulti è un tema caro non solo alla psicologia, ma anche al mondo del cinema che, attraverso diversi generi e linguaggi narrativi, ne ha spesso raccontato le dinamiche più scabrose e per certi versi inquietanti. Un ulteriore esempio di questo forte interesse e legame si può notare in Thelma, nuovo lavoro di Joachim Trier il quale, rifacendosi in maniera evidente ad un grandissimo classico del passato come Carrie di Brian De Palma, dà vita ad un thriller/horror psicologico che tratta il tema della crescita e della scoperta di un mondo che va al di là degli schemi imposti da una rigida educazione. Potenziale di partenza molto promettente gettato alle ortiche, però, da una storia che implode su se stessa e, seppur supportata da un impianto visivo dal forte impatto e di grande simbolismo, non riesce a esprimere del tutto la carica emotiva e il tormento della giovane protagonista.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Una vita spericolata, la recensione

Rossi è un trentenne che nella vita ha concluso ben poche cose. Gestisce un’officina che va a rotoli, non ha una famiglia su cui contare e nemmeno una fidanzata che possa supportarlo nelle scelte della vita. Ha solo BB, il suo migliore amico, ex campione di rally e adesso fancazzista. Sommerso dai debiti, Rossi si reca in banca per implorare un prestito e invece, a seguito di una sequela di bizzarri fraintendimenti, si ritroverà – senza volerlo – a rapinare la banca e fuggire a bordo di una macchina rubata con il suo amico e una ragazza (un’attricetta finita in disgrazia) presa in ostaggio durante la fuga. Diretti in Puglia, inseguiti da un improbabile commissario di polizia, i due fuggiaschi non sanno che il denaro “rubato per sbaglio” non apparteneva alla banca ma a un manipolo di brutti ceffi disposti a tutto pur di riappropriarsi della refurtiva.

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Valutazione: 1.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Noi siamo la marea, la recensione

I movimenti del mare sono più antichi della stessa umanità: flusso e riflusso sono determinati dalle forze gravitazionali tra la Luna e la Terra. Le maree influiscono sui ritmi di vita di migliaia di specie viventi e contribuiscono alla regolazione dei movimenti del nostro pianeta. Cosa succederebbe se sparisse il mare?
Nel 1994, una sera come tante, l’oceano sulla costa di Windholm, fittizia città costiera tedesca, scompare sotto le maree e non tornerà mai più. Il caso diventa ancora più strano quando gli abitanti del villaggio si rendono conto che anche tutti i bambini sono scomparsi nottetempo. Dopo una lunga ricerca, questi vengono dichiarati morti e la comunità piange la gioventù perduta. Quindici anni dopo, la diciannovenne Hanna (Swantje Kohlhof), unica figlia rimasta a Windholm, porta i turisti sulla scena (sperando di far ritornare la vita nel villaggio) ed incontra il dottorando in fisica Micha (Max Mauff), che sta facendo ricerche scientifiche su questi misteriosi eventi insieme alla sua collega Jana (Lana Cooper). Hanna vuole convincere Micha che i bambini sono ancora vivi.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Sposami, stupido!, la recensione

Yassine (Tarek Boudali) si è trasferito dal Marocco a Parigi per studiare architettura, dove colleziona un ottimo voto dietro l’altro. Peccato che, dopo una nottata di bagordi, lo studente modello non si svegli in tempo per il suo ultimo esame, disavventura che gli costa il visto e la permanenza in Francia. La soluzione? Sposare qualcuno per convenienza, come il suo migliore amico Fred (Philippe Lacheau)! Dopo il matrimonio Yassine può finalmente tirare un sospiro di sollievo, almeno fino a quando un ispettore parecchio sospettoso non incrocia la sua strada…

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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L’affido – Jusqu’à la garde, la recensione

Vincitore del Leone d’Argento per la miglior regia e del premio Opera Prima Luigi de Laurentiis alla 74esima edizione della Mostra dell’Arte Cinematografica di Venezia, Jusqu’à la garde (che in Italia è diventato L’affido) del regista Xavier Legrand è un film che trae la sua forza da una storia tanto potente quanto tristemente comune. Narrata attraverso una regia che raramente si vede così incisiva e forte.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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211 – Rapina in corso, la recensione

Un Oscar vinto e collaborazioni con alcuni dei più talentuosi registi del panorama Hollywoodiano, ma anche tanti, troppi film mediocri. Questa è la storia di Nicolas Cage, uno degli attori dalla carriera più altalenante dell’attuale panorama cinematografico. Proveniente da una nota famiglia di artisti (i Coppola) ma capace di destreggiarsi con una certa personalità artistica e professionale, Cage negli ultimi anni non ne sta imbroccando una e 211 – Rapina in corso ne è l’ennesima dimostrazione.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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A Quiet Passion, la recensione

È semplice raccontare di cosa parla A Quiet Passion: Terence Davies sceglie la biografia della poetessa statunitense Emily Dickinson per confezionare un biopic che segua le tappe della sua vita fino alla morte. È difficile, invece, parlare di come il regista inglese porti avanti questo racconto con una complessità espressamente ricercata, confezionando un film che, per dirla con le parole della distributrice Claudia Bedogni, lascia qualcosa allo spettatore anche dopo il contesto della sala cinematografica.

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Mary e il fiore della strega, la recensione

Lo Studio Ghibli non potrà mai chiudere davvero i battenti. Nonostante il viale del tramonto intrapreso inevitabilmente dal maestro Hayao Miyazaki e la recente scomparsa di Isao Takahata, lo spirito che lo ha contraddistinto nella sua luminosa storia pervade in qualche modo tutti coloro che hanno avuto la fortuna e l’onore di farne parte. È il caso specifico di Hiromasa Yonebayashi che, terminata la sua collaborazione con lo studio cinematografico dopo aver firmato la regia di due applauditi cortometraggi d’animazione (Arrietty del 2010 e Quando c’era Marnie del 2014), ne ha aperto uno in proprio, lo Studio Ponoc, per continuare la strada dell’animazione con uno sguardo nuovo. Il primo risultato post-Ghibli è Mary e il fiore della strega, banco di prova importante per trovare analogie e differenze con la tradizione.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Ogni giorno, la recensione

Le vie dello young adult sono davvero infinite!

Da quando certa letteratura per adolescenti è finita al cinema con successo (si veda Twilight e Hunger Games, ma in un certo senso un illustre precedente potrebbe essere Harry Potter!), le major prima e le realtà produttive un po’ più piccine dopo si sono interessate con voracità a qualsiasi cosa lontanamente di target young adult abbia superato un tot di vendite in libreria. Ed è così che abbiamo visto nascere tante saghe fanta-adolescenziali al cinema che non sono mai andate oltre il primo film, spesso risultando pesanti flop, come è accaduto con Shadowhunters o, ancora peggio, con Divergent, che saga lo è diventata ma con incassi in calo da film a film fino alla cancellazione del capitolo conclusivo.

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