Archivio categorie: Recensioni

Due amici, la recensione

Commedia tragicomica, quella diretta da Louis Garrel, uomo polivalente che, oltre a regista, è conosciuto internazionalmente come attore; e qui ne dà una prova, mettendosi in scena come Abel, l’amico di Clement (Vincent Macaigne), che lavora come comparsa per alcune produzioni cinematografiche e che nel giro di una settimana si è innamorato di Mona (Golshifteh Farahani), commessa di un bar nella Gare du Lion.

I due amici sono tipi diversi, l’uno (Clement) introspettivo, attento al prossimo, premuroso. L’altro, invece, è un donnaiolo, aspirante scrittore innamorato solo di sé stesso, e che più di una volta sembra credere poco nel rapporto con gli altri. Mona è una ragazza problematica e con un segreto: vive in prigione e può uscire solo per lavorare e in poche altre occasioni.  Questo il contesto in cui si svilupperà la più ovvia delle vicende.

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L’ultima ora, la recensione

L’ultima ora,L’heure de la sortie come titola in originale, racconta la storia di una classe liceale, una classe liceale speciale. Dodici ragazzi sono stati selezionati per i loro meriti scolastici e frequentano la prima classe delle superiori, quando il quarantenne supplente Pierre Hoffman sostituisce il loro professore di Lettere che ha tentato il suicidio durante un compito in classe. Già dall’inizio il rapporto con il nuovo arrivato non è dei migliori, e perché l’autorità dell’insegnante viene messa in discussione, e perché è effettivamente difficile empatizzare con chi non ti dà credito.

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Annabelle 3, la recensione

La bambola veicolo per il Maligno che risponde al nome di Annabelle si è ormai imposta come icona contemporanea del cinema horror ed è diventata, di fatto, il simbolo del ConjuringVerse, l’universo cinematografico condiviso che collega tra loro diverse opere a marchio Warner Bros. che hanno come comun denominatore i casi a cui hanno lavorato i coniugi Warren, demonologi e ricercatori del paranormale realmente esistiti. Ramificandosi in ormai quattro saghe, il ConjuringVerse ha come fiore all’occhiello proprio la serie di film dedicati alla bambola Annabelle, protagonista dell’inquietante prologo di The Conjuring e poi al centro di ben due film che raccontano le sue malefatte antecedenti all’incontro con i Warren raccontato da James Wan. Annabelle 3, invece, riprende le fila proprio dal momento in cui i coniugi demonologi prendono in “affido” la bambola e la rendono inoffensiva custodendola in una teca chiusa a chiave nel loro “museo degli orrori”.

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Wolf Call – Minaccia in alto mare, la recensione

Cinema e sottomarini sono un binomio difficilissimo da far collimare con efficacia e ce lo dimostra il nutrito stuolo di film che periodicamente associa una trama bellico/politica con una claustrofobica location sottomarina. Brutti film per lo più, dispiace dirlo. Di solito, infatti, fare un film di guerra in un sottomarino è il modo più economico per una casa di produzione per sfruttare il genere bellico, vista la possibilità di girare in un ambiente unico, in interni ricostruiti in un teatro di posa, con pochi attori, computer grafica relativamente semplice per gli esterni nei fondali marini e nessuna necessità di stupire lo spettatore con scene troppo spettacolari.

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Nureyev – The White Crown, la recensione

Oleg Ivenko è un abile e credibile ballerino, ma quando si parla di recitazione non si può dire esattamente lo stesso.

Certo, non è semplice interpretare la leggenda della danza Rudolf Nureyev nel film diretto e interpretato dal magnifico Ralph Fiennes. Già, perché anche se l’attore britannico fa da sparring partner in questo biopic dedicato al ballerino ucraino, si percepisce un abisso di esperienza e abilità in quasi tutte le scene che li vedono recitare insieme.

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La mia vita con John F. Donovan, la recensione

Rupert Turner è un bambino particolarmente maturo, sensibile e che sogna di fare l’attore. Vive da solo con sua madre Sam, che in un certo senso è anche la sua unica amica, e a scuola subisce spesso le angherie dei compagni che lo considerano “diverso” e lo deridono per le sue ambizioni. Rupert custodisce un segreto enorme di cui nessuno è al corrente, nemmeno sua madre. Da anni ormai, il bambino porta avanti uno scambio epistolare e di carattere squisitamente confidenziale con il divo americano del cinema e della tv John Donovan. Nelle lettere che John scrive a Rupert rivela quanto sia difficile vivere sotto i riflettori, essere un personaggio pubblico e dover nascondere il proprio “essere” per evitare il rischio di deludere ammiratori e fan. Una mattina come tante, in trepida attesa per l’arrivo di una nuova lettera di John, Rupert apprende dal notiziario che il suo amico di penna è stato ritrovato nel suo appartamento morto suicida. Sgomento, tristezza e solitudine attanagliano Rupert che si vede privato, improvvisamente, di quell’unica cosa che lo rendeva orgoglioso.

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Daitona, la recensione

Loris Daitona è un trentenne egocentrico, pigro, sociopatico e con una spocchia che gli causa non pochi problemi nell’intrattenere relazioni umane. Loris Daitona è il peggior esempio di essere umano che si possa immaginare, ma ha un insospettabile passato da romantico scrittore con il grande successo editoriale Ti lovvo, romanzetto teen-rosa scritto all’età di sedici anni. Oggi Loris è in cerca di un nuovo successo, chiestogli a gran voce dal suo editore, ma è l’ispirazione a mancare, ostacolata da una voglia di far nulla ormai epidermica. Noi conosciamo Loris al confuso risveglio nel letto di una ragazza, scacciato in malo modo dalla genitrice che lo sorprende mezzo nudo, sicuramente dopo aver rubato la virtù della figlia. Loris non ha idea di perché sia lì, chi è quella gente e – come nella commedia campione d’incassi Una notte da leoni – deve ricostruire cosa sia accaduto nelle sue ultime 24 ore per decifrare una serie di eventi incomprensibili che stanno accadendo attorno a lui: criminali da strapazzo gli danno la caccia e una misteriosa donna reclama un altrettanto misterioso “Passero rosso”.

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Carmen y Lola, la recensione

Siamo nelle periferie di Madrid. Paco (Moreno Borja) ha un banco di frutta e verdura che gestisce insieme alla moglie Flor (Rafaela Leon) e alla figlia sedicenne Lola (Zaira Morales). Una famiglia gitana, fiera delle origini e delle tradizioni ataviche da cui ha tratto abitudini di tipo patriarcale ed uno stile di vita che potremmo definire “integralista”.

Antiche usanze hanno plasmato i loro costumi fin dai tempi lontanissimi con regole non scritte ma ugualmente categoriche. Un regime talmente totalizzante da intimidire chiunque avesse mai cercato di cambiare le cose. Un ragazzo ed una ragazza devono sposarsi giovanissimi per poi procreare numerosi figli. La cultura scolastica passa in secondo piano. È sufficiente saper calcolare “il resto” per gestire un banco al mercato o, per le donne, lavorare preferibilmente come parrucchiere.

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Toy Story 4, la recensione

Quando nel 1995 John Lasseter completava Toy Story forse non immaginava che avrebbe fatto la storia del cinema d’animazione, anzi del Cinema. Infatti Toy Story – Il mondo dei giocattoli arrivava in un periodo in cui il cinema d’animazione stava sperimentando, soprattutto in casa Disney, basti pensare che l’anno precedente Il Re Leone aveva già introdotto l’utilizzo dell’animazione computerizzata per un maggior realismo delle scene. Con Toy Story, però, Lasseter si spinse oltre: realizzare un intero lungometraggio con animazione 3D in computer grafica, tra l’altro di qualità sbalorditiva per l’epoca. Il film fu un successo enorme di pubblico (il maggior incasso del 1995) e di critica, che lo consacrò tra i 100 migliori film statunitensi di tutti i tempi, fu candidato a quattro premi Oscar vincendone uno, e nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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I Am Mother, la recensione

Luke, sono tuo padre

Frase più nota, forse, non esiste.

Una notizia sconvolgente, una saga unica, una rivelazione che rimarrà negli annali della storia del Cinema.

Con le dovute proporzioni, I Am Mother sarebbe potuto essere un piccolo cult, proprio come al tempo si rivelò Star Wars.

Dovute proporzioni, dicevamo.

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