Archivio categorie: Recensioni

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, la recensione

Willem Dafoe interpreta Vincent Van Gogh nel nuovo film diretto da Julian Schnabel. Non è la prima volta che il regista statunitense si cimenta in un racconto di vita, ma Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità (At Eternity’s Gate in originale) non è affatto un biopic sull’artista olandese. A Schnabel non interessano particolarmente gli eventi biografici in sé, qui addirittura ridotti all’essenziale, ma piuttosto il suo tormento interiore. Il regista, a sua volta egli stesso pittore, si identifica in Van Gogh e tratta il film come se fosse la tela su cui sfogare liberamente la sua creatività. In effetti l’intero lungometraggio è costellato di soluzioni sperimentali e non c’è un solo momento che non tenti l’innovazione sul piano visivo.

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Ralph Spacca Internet, la recensione

Nella sala giochi del signor Litwak la vita dei personaggi dei videogames procede tranquilla e felice, a volte un po’ troppo monotona come accade a Vanellope, principessa del gioco di corse Sugar Rush, che vorrebbe qualche emozione nuova, qualche pista inedita. Per questo motivo, il suo inseparabile amico Ralph decide di costruirle una nuova pista che però manda in tilt il gioco e causa la rottura del volante con cui si controlla Sugar Rush. Il signor Litwak, allora, è costretto a staccare la spina in procinto di far portare via per sempre Sugar Rush, visto che non vengono più prodotti pezzi di ricambio e l’unico disponibile è venduto da un privato su eBay a prezzo esorbitante. Così Ralph e Vanellope, intenzionati a salvare il gioco e la loro amicizia, decidono di avventurarsi in internet sfruttando il modem wi-fi che Litwak ha appena istallato, così da raggiungere eBay e ordinare di persona il pezzo di ricambio. Ma non immaginano quanto sia vasta, stramba e piena di pericoli la rete…

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Profumo: supplire la mancanza

Il 21 dicembre è uscita su Netflix una serie accolta con particolare curiosità: Profumo. La serie si ispira all’omonimo romanzo di Patrick Süskind del 1985 e all’omonimo film del 2006. Tutti e tre di origine tedesca, parlano della storia di Grenouille, orfano francese che grazie ad un olfatto super sviluppato si appassiona all’arte della creazione di profumi, per poi trasformarsi in omicida.

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Suspiria, la recensione

Presentato in concorso alla 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il Suspiria di Luca Guadagnino esce finalmente allo scoperto dopo un’attesa lunga quasi più di un anno. A precederlo c’è ovviamente il notevole successo riscosso dal precedente Chiamami col tuo nome, ma anche una certa diffidenza (non del tutto ingiustificata) da una parte dei devoti all’originale di Dario Argento.

Possano questi ultimi rasserenarsi: come già precedentemente anticipato dallo stesso Guadagnino, il suo NON è un remake dell’originale del 1977!

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Aquaman, la recensione

Nonostante il palese fallimento del progetto “DC Extended Universe”, avviato da Warner Bros. con Batman V Superman: Dawn of Justice nel 2016 e naufragato progressivamente fino al fallimento di Justice League nel 2017, di alcuni film era comunque già stata avviata la produzione e se Wonder Woman 1984 è comunque una conseguenza del successo del film di Patty Jenkins, con Aquaman e Shazam! si è andati decisamente in un territorio ignoto, in cui era soprattutto Aquaman a risultare una pericolosa incognita sia per il massiccio costo produttivo di 200 milioni di dollari, sia per la scomoda parentela proprio con l’odiato Justice League.

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Moschettieri del Re – La penultima missione, la recensione

Nella Francia del 1600, la Regina Anna teme che il viscido e perfido Cardinale Mazzarino stia tramando contro la Corona e il proprio Paese. Per garantire la libertà ai perseguitati Ugonotti e aver salva la vita del giovanissimo Luigi XIV, la Regina decide di riunire un’ultima volta i quattro Moschettieri per affidare loro quest’ultima – anzi penultima, stando al titolo – missione. Ma i tempi non sono più quelli di una volta e i quattro Moschettieri del Re sono drasticamente invecchiati. Adesso D’Artagnan è un allevatore di maiali con il ginocchio fragile, Athos è affetto da sifilide e costantemente in lite con le sue due mogli, Aramis per sfuggire ai debiti si è riscoperto abate e Porthos, a causa di problemi con l’alcool, ha la memoria fortemente annebbiata. Nonostante lo scetticismo di partenza, fatta eccezione per il sempre esuberante D’Artagnan, i quattro decidono di accettare l’incarico e difendere ancora una volta il Regno.

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La Befana vien di notte, la recensione

Sul finire degli anni ’80 è nato il progetto “Ciak Junior”, iniziativa promossa dal Gruppo Alcuni che si propone di insegnare ai giovani studenti tutte le fasi della produzione audiovisiva, dalla scrittura alla produzione vera e propria di cortometraggi, realizzati da ragazzini per ragazzini. Chi, come me, ha superato da almeno un lustro i 30 anni, ricorderà che questi corti venivano proposti su Canale 5 la domenica mattina (è probabile che ci siano ancora nel palinsesto Mediaset visto che l’iniziativa è ancora viva, non ho indagato) e si trattava di prodotti modesti ma apprezzabili soprattutto per il nobile scopo che si prefiggevano. Ora nei cinema arriva un film per ragazzi, interamente italiano, che si intitola La Befana vien di notte: non c’entra nulla con Ciak Junior e il Gruppo Alcuni, sia ben chiaro, ma a guardarlo torna immediatamente alla mente quel tipo di prodotti pedagogici e poco più che amatoriali che Canale 5 mandava in onda per scopi puramente promozionali.  

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Il gioco delle coppie (Non-Fiction), la recensione

Olivier Assayas è un regista notoriamente poliedrico e ambizioso. Dopo averlo visto giocare con la ghost-story per raccontare lo sbriciolamento dell’identità nell’odierna società crossmediale (Personal Shopper), forse potrà stupire vederlo cimentarsi in una commedia poco sorprendente ma frizzante e godibilissima.

In effetti a prima vista potremmo persino pensare di essere di fronte ad una tappa non troppo rilevante nel suo variegato percorso cienematografico. Eppure Non-Fiction (Doubles vies) conquista con quella sua strizzata d’occhio al cinema più recente di Woody Allen (e fa venire in mente soprattutto Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni), sebbene le situazioni che mette sul grande schermo sembrino forse più figlie di una certa Nouvelle Vague.

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Spider-Man: Un nuovo universo, la recensione

Se seguite le complesse questioni di diritti che attanagliano le major cinematografiche nello sfruttamento di personaggi Marvel, saprete sicuramente che Spider-Man è uno dei main characters della Casa delle Idee maggiormente conteso, anche perchè uno dei più popolari di sempre. Proprietà cinematografica di Sony Pictures, che ne ha realizzato ben cinque film, Spider-Man è stato corteggiatissimo dalla Disney nell’incarnazione dei Marvel Studios per l’inserimento del personaggio nell’UCM, cosa che è avvenuta nel 2016 a partire da Captain America: Civil War con un contratto di co-partecipazione tra Studios. La Sony, però, non ha rinunciato all’amichevole ragno di quartiere e oltre ad avviare un suo universo formato da super-villains (il primo tassello è stato Venom), ha avuto la pensata di produrre un film d’animazione che esplorasse le potenzialità del Ragnoverso, espediente che permette all’Uomo Ragno di casa Sony di convivere idealmente con quello di casa Disney senza necessità di reboot e potenziale confusione.

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Bird Box, la recensione

Il 21 dicembre su Netflix, è stato distribuito Bird Box un horror post apocalittico diretto da Susanne Bier (The Night Manager).

Veniamo subito presentati a Malorie (Sandra Bullock), una donna che si prende cura di due bambini in quella che sembra chiaramente una situazione disperata: all’aria aperta sono tutti obbligati a tenere una benda sugli occhi, pena la morte… ci dicono. La loro missione è quella di percorrere in barca un fiume, per arrivare dove non ci è dato sapere.

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