Archivio categorie: Recensioni

Gli uomini d’oro, la recensione

Gli uomini d'oro

Non lasciatevi ingannare dai volti di Fabio De Luigi, Edoardo Leo e Giampaolo Morelli che campeggiano sul manifesto. Non interpretate malamente l’ambiguo trailer dai toni fin troppo brillanti. Gli uomini d’oro non è la solita commedia all’italiana… anzi, Gli uomini d’oro non è una commedia!

Il secondo film da regista del talentuoso Vincenzo Alfieri, dopo il divertente ma ancora acerbo I Peggiori, è un heist-movie ambizioso, dal sapore internazionale e dai toni progressivamente drammatici; un tipo di film che di rado vediamo tra le produzioni italiane, coraggiosissimo per certi aspetti e del tutto incosciente per altri.

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Parasite, la recensione

Per capolavoro s’intende un’opera generalmente considerata eccelsa, oppure la prima in ordine d’importanza di un artista, artigiano o autore. Ecco, in sintesi, Parasite di Bong Joon-ho, in sala dal 7 novembre distribuito da Academy Two, è un capolavoro. Ci era andato vicino anche con Madre, altra sua straordinaria opera del 2009 ma, con Parasite, si aggiudica, oltre alla meritatissima Palma d’Oro al Festival di Cannes 2019, l’appellativo di capolavoro senza se e senza ma!

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La Belle Époque, la recensione

Storicamente parlando, con l’espressione “belle époque” possiamo definire quel periodo che va dall’ultimo ventennio dell’800 fino ai primi quindici anni del ‘900, ovvero finché non scoppiasse la Prima Guerra Mondiale, localizzando il centro del un fermento culturale e tecnologico nella capitale francese. Idealizzazione nostalgica di un periodo fiorente per la Parigi dell’epoca, ma anche di altre capitali europee in una manciata di anni in cui l’arte e la scienza avevano notevolmente alzato gli standard di benessere e culturali della classe borghese. Una valutazione retroattiva, ovviamente, coniata quando la povertà e la guerra avevano lasciato molti di quei luoghi in cumuli di macerie, sedati da morte e disperazione.

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Hustlers – Le ragazze di Wall Street, la recensione

La crisi finanziaria che investì Wall Street tra il 2007 e il 2008 ha avuto importanti ripercussioni su molti settori che sono stati giudicati “danni collaterali” di quel letale biennio economico. Alcuni settori anche piuttosto insospettabili… perché difficilmente avremmo potuto pensare che la caduta della borsa potesse riflettersi anche sul lavoro delle stripper e sui night club che affollano Manhattan! Ce lo racconta la sceneggiatrice e regista Lorene Scafaria che parte dall’articolo di Jessica Pressler The Hustlers at Scores, pubblicato sul The New York Times nel 2015, per raccontare una storia di emancipazione femminile ed arte di arrangiarsi: Hustlers – Le ragazze di Wall Street.

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Motherless Brooklyn – I segreti di una città, la recensione

Artista completo che in veste di attore non vediamo in ruolo di rilievo al cinema dal 2014, quando spalleggiava Michael Keaton in Birdman, Edward Norton ha esordito come regista nel 2000 con Tentazioni d’amore e ora firma la sua seconda opera dietro la macchina da presa, la prima anche come sceneggiatore: Motherless Brooklyn – I segreti di una città.

Lo scopo primario di Norton è omaggiare la detective story classica, quella ha che spopolato su carta stampata tra gli anni ’20 e gli anni ’50 e, tra i ’40 e i ‘50, mieteva successi anche al cinema. Per raggiungere questo obiettivo, curiosamente, l’autore prende un romanzo di Jonathan Lethem che però non si ambienta nella New York di metà Novecento come il film, ma in epoca contemporanea. Dunque, tra Hammett e Chandler, John Huston e Roman Polanski, Edward Norton imbastisce un discorso cinefilo che omaggia il genere noir cercando però di inserire riflessioni personali che sfiorano anche l’attualità.

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All the Boys Love Mandy Lane, la recensione

Mandy Lane è la ragazza più desiderata della scuola, una biondina risoluta che fa cadere ai suoi piedi tutti i maschi del liceo, pronti a fare follie per lei, perfino uccidersi. Un giorno Mandy viene invitata da Red a passare un weekend nel suo ranch insieme ai suoi amici, aventi tutti l’unico obiettivo di conquistare la ragazza. Mandy accetta. Dopo una prima giornata passata tra bagni nel lago, alcool, droghe e sesso, i ragazzi dovranno scontrarsi con un misterioso assassino intenzionato a decimarli con l’obiettivo di arrivare a lei, oggetto del desiderio di molti: Mandy Lane.

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The Irishman, la recensione

Curiosamente divenuto fenomeno di culto ancor prima della sua uscita, mai film di Martin Scorsese fu più atteso da pubblico e critica da quando esistono i social network quanto The Irishman, l’epoea gangsteristica che il regista di Taxi Driver ha presentato in anteprima italiana alla 14^ edizione della Festa del Cinema di Roma. Prodotto dal colosso dello streaming Netflix dopo aver trovato diverse porte chiuse, Martin Scorsese ha goduto per il suo nuovo film di un budget di 160 milioni di dollari e il pieno controllo creativo dell’opera, compresi ben sei mesi aggiuntivi di post-produzione. Un trattamento di lusso da parte di Netflix che evidentemente ha creduto moltissimo in questo mastodontico progetto, un vero e proprio kolossal dal cast stellare e dalla durata gargantuesca di ben 210 minuti!

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Kidding – Il fantastico mondo di Mr. Pickles

In attesa della nuova stagione, che sarà pubblicata negli Stati Uniti il 3 novembre, recuperiamo questa chicca dell’anno scorso firmata Showtime, canale televisivo noto per le sue serie provocatorie, che faticano a essere classificate in un genere.

Kidding è stata creata da David Holstein, già sceneggiatore per un’altra serie Showtime, la divertente Weeds. Holstein propose la parte da protagonista a Jim Carrey, che disse che ne avrebbe preso parte solo se a dirigere gli episodi fosse stato Michel Gondry, grande regista visionario che aveva già collaborato con Carrey nello splendido The Eternal Sunshine of the Spotless Mind (come è noto, tradotto orribilmente in italiano con Se mi lasci ti cancello). E così è stato: la visione e visionarietà di Gondry abbracciano tutta la serie, anche se non tutti gli episodi sono diretti dal regista.

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Nell’erba alta, la recensione

Quello tra il cinema e la letteratura è senza dubbio il legame tra arti più stretto e forse più redditizio, con l’horror che da sempre ha rappresentato il filone della settima arte più incline ad attingere a piene mani da racconti e romanzi degli autori più famosi. E così, se fino agli anni Settanta lo scrittore più trasposto sul grande schermo è stato Edgar Allan Poe, dagli Ottanta in poi tale scettro è finito nelle mani di Stephen King. I best seller dello scrittore del Maine, infatti, hanno avuto quasi sempre una doppia vita tra carta e pellicola, con risultati altalenanti che hanno diviso generazioni di fan e di cinefili. Questa volta tocca al racconto Nell’erba alta, scritto insieme a suo figlio Joe Hill, essere portato sullo schermo con un film omonimo prodotto da Netflix e realizzato da quel Vincenzo Natali che dopo lo strabiliante e oramai lontano Il Cubo, e diverse regie di episodi di serie tv, torna a realizzare una storia claustrofobica e con protagonista uno spazio interno che diventa un labirinto malefico e irto di insidie per un gruppo di persone.

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I’ll Take Your Dead, la recensione

A dispetto di quanto possa pensare il grande pubblico, la scena horror americana vede al suo interno numerose produzioni indipendenti o a basso costo, che però in Italia giungono con il contagocce a causa di una distribuzione che privilegia quasi sempre prodotti commerciali per il grande pubblico e le solite case di produzione ormai dominanti (la BlumHouse su tutte). All’interno di questo mare magnum di nomi e titoli reperibili oltreoceano, troviamo anche Chad Archibald, regista e produttore canadese conosciuto ai più per far parte del team che ha partorito titoli come i due modesti Antisocial e il decisamente più brillante Let Her Out. Un andamento altalenante di risultati riscontrabile anche nella sua produzione dietro la macchina da presa in quanto Archibald, dopo alcune pellicole anonime e il convincente per metà The Heretics, torna alla regia con risultati più che discreti con un nuovo film dal titolo I’ll Take Your Dead.

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