Archivio categorie: Netflix

The Eddy: la musica protagonista

L’8 maggio è uscita su Netflix la nuova serie prodotta e diretta (le prime due puntate) da Damien Chazelle (Whiplash, La La Land), The Eddy. Per la sceneggiatura, Chazelle si è affidato alle capaci mani di Jack Thorne, affermato scrittore noto soprattutto per Skins, Shameless, This is England (la serie).

Come c’era da aspettarsi, visto che prima di tutto è un prodotto di Chazelle, The Eddy è una serie immersa dall’inizio alla fine nel suo grande amore per il jazz. Il protagonista è Elliot Udo (interpretato da Andrè Holland, già visto in Castle Rock, Selma e Moonlight) un ex pianista americano che, dopo la morte di un figlio e la separazione dalla moglie, decide di trasferirsi a Parigi e aprire un jazz club insieme al suo migliore amico. Le cose cambieranno radicalmente quando la figlia ribelle di Elliot (Amandla Stenberg) si trasferirà dal padre e il socio d’affari e amico verrà trovato morto.

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Non ho mai…: il trionfo dell’inclusività in salsa camp

Il 27 aprile Netflix ha rilasciato lo scoppiettante Non ho mai… scritto e ideato da Lang Fisher (Brooklyn Nine-Nine, The Mindy Project, The Onion News Network) e Mindy Kaling (The Office, E poi c’è Katherine, The Mindy Project, Saturday Night Live) che racconta le disavventure di un’adolescente americana nerd e secchiona di origine indù e delle sue svitate amiche.

Nonostante la trama quasi banale, potete stare tranquilli, non è un’altra stupida commedia americana e il pubblico che ha amato Insatiable e le sue ciniche sfumature camp non rimarrà deluso.

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Summertime: malinconia portami via

Avevi ragione tu mia cara

La vita non dura mai, una sera

Il tempo di una follia

Che breve poi fugge via

E poi

Cosa rimane dentro noi

Questa celeste nostalgia…

 

Ebbene sì, l’eterno Riccardo Cocciante la sapeva lunga già nel 1982 quando cantò Celeste nostalgia.

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Hollywood: l’epoca d’oro del Cinema (ri)vista da Ryan Murphy

Il confine tra la realtà e l’immaginazione è spesso labile e il cinema, la letteratura, la televisione ce lo ricordano di continuo in una eterna sfida in cui siamo chiamati ad ascoltare storie inventate, ma del tutto verosimili. Ma cosa accadrebbe se partissimo da una storia vera per confluire poi in uno sviluppo (e un epilogo) del tutto fantasioso? Accade che sfociamo nel territorio del “what if”, ormai caro a Quentin Tarantino, che prende il là da eventi reali per modificarli progressivamente in corso fino a raggiungere obiettivi del tutto fantasiosi. Insomma, cosa sarebbe accaduto se Adolf Hitler fosse stato ucciso in Francia nel 1944? E se quella notte di agosto del 1969 Sharon Tate e i suoi amici non fossero stati uccisi dalla Manson Family? E, soprattutto, se nella Hollywood di fine anni ’40 qualcuno si fosse imposto a favore di neri, omosessuali e donne, oggi il cinema e la società tutta sarebbero differenti?

Proprio quest’ultimo “what if” interessa la miniserie Hollywood, 7 densissimi episodi da 50 minuti l’uno che potete trovare su Netflix e che portano la firma in regia e sceneggiatura, insieme a Ian Brennan, del “Re” del piccolo schermo Ryan Murphy.

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Batter Call Saul – Stagione 5: la spada di Damocle

Il 20 aprile si è conclusa la quinta stagione di Better Call Saul, la serie spin-off di Breaking Bad, ormai da tempo affermatasi come prodotto di grande qualità (ma non ci saremmo aspettati niente di meno da Vince Gilligan). Una serie che negli anni ha ricevuto svariati premi – tra cui due Critics Choise Television Awards – soprattutto per i suoi interpreti, la fotografia e la regia.

Come era prevedibile aspettarsi, Better Call Saul viene spesso paragonato al suo predecessore, sia per sentenziare che nulla potrà mai esserne all’altezza, e sia per azzardare che ci troviamo davanti a un prodotto perfino superiore. E per quanto sarebbe in effetti ingiusto metterli a confronto in questo modo, l’impulso viene spontaneo, essendo due prodotti dello stesso autore e facenti parte dello stesso universo narrativo. Senza togliere inoltre che i suoi due personaggi principali compiono una simile parabola discendente. Ma se in Breaking Bad assistiamo alla lenta autodistruzione di un ego frustrato, nel secondo prodotto di Gilligan la questione si articola su più piani.

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Tyler Rake, la recensione

L’action è un genere cinematografico davvero anomalo.

A differenza di altri generi, non è necessariamente legato alla contemporaneità, nonostante sia strettamente connesso all’avanzamento tecnologico del medium cinema. L’action odierno, piuttosto, è imbrigliato in canovacci narrativi che si ripetono immutati da almeno quarantacinque anni (e sono comunque mutuati dal western), assicurando allo spettatore un senso di confortante famigliarità: non importa se un film d’azione è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, nel post 11 settembre o in un futuro prossimo, avremo sempre la sicurezza che c’è un eroe o antieroe (ma anche più di uno) impegnato in una missione ai limiti del possibile utile a risolvere anche conflitti personali e farlo uscire dall’avventura (vivo o morto, questo spetta allo sceneggiatore) cambiato, evoluto.

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Tiger King: omicidio, caos, follia… e adorabili felini!

A metà tra un true-crime e un documentario seriale, Tiger King racconta una storia tanto folle da sembrare inventata… ma non lo è affatto! Quello che può apparire come un mockumentary tratta, invece, di una realtà nuda e cruda, aberrante e allo stesso tempo affascinante. Sarà soprattutto per questo motivo che Tiger King: Murder, Mayhem and Madness è schizzato al primo posto tra le serie tv più viste per ben 16 giorni, arrivando a segnare un record.

Tiger King è una mini-serie originale Netflix, di 7 puntate, disponibile sulla piattaforma dal 20 marzo 2020, ideata e realizzata da Eric Goode e Rebecca Chaiklin. In soli 10 giorni di programmazione, la docu-serie ha totalizzato più di 34 milioni di visualizzazioni, tanto da convincere i produttori a ideare una puntata speciale, una sorta di aftershow distribuito il 12 aprile, intitolata “The Tiger King and I”, in cui l’attore Joel McHale intervista alcuni protagonisti della serie per scoprire che impatto ha avuto la celebrità sulle loro vite.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Dov’è il mio corpo?, la recensione

Una mano mozzata, ibernata in un reparto di un ospedale di Parigi, decide di fuggire per trovare il corpo da cui è stata tagliata. Si scoprirà essere di Naoufel, giovane di origine magrebina. Il ragazzo, dopo un’infanzia e un’adolescenza difficili, è stato costretto da una serie di sfortunati eventi a diventare fattorino per una pizzeria, sebbene avesse da sempre sognato di diventare astronauta o tuttalpiù pianista. Durante il suo lavoro, il giovane incontra inoltre Gabrielle, ragazza di cui si innamora… per citofono.

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Locke & Key: un successo teen Netflix dal fumetto horror di Joe Hill

Tratta dall’omonima serie a fumetti scritta da Joe Hill e illustrata da Gabriel Rodriguez, Locke & Key è una delle ultime serie originali Netflix di successo. Fin dal gioco di parole sulla pronuncia del titolo, che invece di essere Lock and Key, ovvero serratura e chiave, diventa Locke, che è il nome della famiglia protagonista, la serie gioca su aspettative che però, puntualmente, fatica a mantenere.

Innanzitutto, gli stessi giochi di parole, che vengono annunciati come preponderanti nel primo episodio, finiscono in realtà nel titolo. Inoltre, molto più importante, a essere presto deluse sono sicuramente le aspettative per chi ha letto il fumetto.

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Raccontami di un giorno perfetto: come incorniciare bene una trama coi buchi

Raccontami di un giorno perfetto (All the Good Places) è il romanzo di Jennifer Niven che nel 2015 vinse il Goodreads Awards (premio popolare più influente del web) e tanti altri, anche in Italia, come romanzo young adult dell’anno. La Niven è stata tuttavia accusata di aver “romanticizzato” le malattie mentali e al tempo stesso di aver caratterizzato i suoi protagonisti in maniera grossolana (Ilenia Zodiaco e Matteo Fumagalli docet); questo non ha comunque fermato la piattaforma più famosa al mondo (si, parliamo di Netflix…) dal produrre un film omonimo con la regia di Brett Haley (Nei miei sogni, No Limits, Barmaids) e rilasciarlo il 28 febbraio 2020.

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