Archivio categorie: Netflix

The Perfection, la recensione

Charlotte è una violoncellista di successo (interpretata da Allison Williams, già vista in Get Out-Scappa) costretta ad abbandonare lo studio della musica per badare alla madre gravemente malata. Dopo dieci anni di sofferenza, l’anziana donna muore e Charlotte ricontatta i suoi vecchi maestri di musica, che intanto hanno portato alla ribalta una nuova musa del violoncello. Tra le due donne scatta subito un’attrazione saffica incontrollabile, ma presto ci si accorge che Charlotte ha architettato un piano apparentemente diabolico.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il buco, la recensione

La più efficace metafora della società umana, rigorosamente verticale, arriva da un film spagnolo che ha spopolato nei festival di mezzo mondo e ora arriva in streaming su Netflix, El Hoyo, tradotto letteralmente in italiano come Il buco.

Goreng si fa internare volontariamente per sei mesi ne La Fossa, una struttura verticale a livelli nella quale si può portare un solo oggetto con se e l’uomo sceglie un libro, il Don Chisciotte di Cervantes. Ogni livello può ospitare due persone e, una volta al giorno, in un buco posto al centro del livello, scende una piattaforma colma di cibo, che si può mangiare liberamente per soli due minuti, senza poter trattenere nulla con se. Il problema è che il cibo è lo stesso per tutti gli ospiti della struttura, sufficiente per il sostentamento degli oltre 200 livelli se ognuno si limitasse a mangiare solo il necessario.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Bloodride: la nuova serie horror antologica di Netflix

In un panorama seriale in cui si sta ritrovando il gusto per le stagioni brevi e gli episodi di 30 minuti di durata, Netflix produce (insieme a Monsters Scripted AS) e distribuisce sulla sua piattaforma Bloodride, una serie antologica di origine norvegese creata da Kjetil Indregard e Atle Knudsen. Si tratta di soli 6 episodi dalla durata che oscilla tra i 25 e i 31 minuti, sei storie indipendenti l’una dall’altra che hanno come unica matrice l’intro rappresentato da un bus che conduce i protagonisti delle storie verso una destinazione ignota (ma facilmente deducibile). Sei storie in bilico tra l’horror, il fantastico e il thriller che traggono forza dalla semplicità delle trame sempre e comunque rappresentate da un colpo di scena finale che tende a ribaltare la prospettiva sugli eventi.

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Furie, la recensione

Recentemente siamo stati piacevolmente invasi da film action cruenti, spettacolari e quasi oltre i limiti del filmabile che hanno dato una nuova percezione di cinema d’azione. Si pensi, ad esempio, a The raid 1 & 2, Headshot o La notte su di noi che hanno riportato in auge il concetto di stunt come acrobata scavezzacollo, in grado di ricevere colpi su colpi continuando a girare come se nulla fosse.

Ma anche il concetto di artista marziale è stato ampiamente rivalutato grazie a queste pellicole così realistiche e spettacolari, che non lesinano in particolari sanguinolenti al limite dello splatter. Sembra quasi di essere tornati alle follie di Police Story di Jackie Chan, solo che i siparietti comici e slapstick sono stati sostituiti da violenza inaudita che è difficile vedere anche nei peggiori horror.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Ajji, la recensione

Di solito il cinema indiano è noto dalle nostre parti per commedie danzerine e smielate, che sono i tipici prodotti che Bollywood mette in cantiere per riempire le sale e avere riscontri al botteghino. Ma ecco che il film di Devashish Makhija ci mostra un’India totalmente immersa nel lerciume, tra topi, cani randagi anoressici e umidità soffocante. Tra rifiuti e sporcizia, un’anziana donna insieme ad una sua amica prostituta trovano una bambina priva di sensi: quest’ultima si scoprirà essere la nipotina dell’anziana, la Ajji (ovvero nonna) del titolo.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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BoJack Horseman: quando Fedro incontra Don Draper

Il 22 agosto 2014 Netflix non sapeva – o forse sì – che pubblicando la prima stagione di BoJack Horseman avrebbe fornito il collegamento definitivo tra serie animata e serie d’autore.

Sì, perché nonostante i lungometraggi animati siano riusciti da un bel po’ a strapparsi di dosso il pregiudizio di essere un prodotto dai contenuti “leggeri” o per un pubblico giovanile, i “cartoni animati” americani ed europei per la tv e l’home video dovevano ancora fare il grande balzo, così come lo fecero le serie tv agli inizi degli Anni Duemila.

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Luna Nera: l’eclissi della serialità italiana

Solchiamo subito una linea di demarcazione: queste parole che leggerete sono frutto di un’analisi e di un punto di vista sul prodotto seriale, non sul cast, sulla produzione o sulle presunte – e rivedibili – strategie di marketing che hanno spinto questa serie tv ad esser pubblicizzata in pompa magna per una particolarità (e curiosità) di genere: il liberatorio “tutto al femminile”.

Fatta questa breve, ma doverosa premessa, veniamo a noi: la serie tv Luna nera è mediocre.

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Skam Italia: la serie che gli adolescenti italiani si meritavano

Ancora non si è capito cosa generi l’aporia che da sempre caratterizza il cinema italiano adolescenziale: com’è possibile che escano film degni di pregio come Fiore, Scialla, Alì ha gli occhi azzurri, La paranza dei bambini, La terra dell’abbastanza e tanti altri ma quando si tratta di fiction non si riesce a creare dei personaggi che siano qualcosa di più di macchiette stereotipate in preda agli ormoni.

Insomma: gli Americani hanno avuto Dawson’s Creek, che al giorno d’oggi è quasi del tutto inguardabile, ma i discendenti di Dante si sono dovuti subire gli intrallazzi amorosi de I Cesaroni, I ragazzi del muretto, Un medico in famiglia e di Un posto al sole.

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Sex Education – Stagione 2: i maestri diventano allievi

Uscita il 17 gennaio con la seconda stagione sulla piattaforma streaming, Sex Education si conferma uno dei prodotti Netflix più azzeccati dell’ultimo paio d’anni, con una visione aggiornata della classica commedia adolescenziale che risulta fresca e, appunto, educativa.

Creata da Laurie Nunn, la serie segue il personaggio di Otis (Asa Butterfield), un sedicenne sessuofobo figlio di Jean (Gillian Anderson, la Dana Scully della serie X-Files) una terapeuta sessuale e affettiva. Con la sua immensa conoscenza teorica in materia sessuale, Otis viene approcciato da Maeve (Emma Mackey) che gli propone di collaborare insieme a una clinica del sesso sottobanco, in modo da aiutare i compagni di scuola nelle loro problematiche legate al sesso e allo stesso tempo guadagnarci qualcosa.

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Diamanti grezzi, la recensione

Potremmo quasi intitolare questa recensione “la rivincita di Adam Sandler”, in quanto la sua performance ha quasi del miracoloso vista la sua attitudine a scegliere ruoli in commediole modeste e demenziali. Ma non ci dimentichiamo che era già stato selezionato niente meno che da Paul T. Anderson per il suo Ubriaco d’amore, ruolo che per la prima volta portò alla luce le sue grandi doti drammatiche. E i fratelli Safdie fungono allo stesso modo da apripista per tutto il potenziale inespresso di questo attore, che con il giusto coach in panchina riesce a sfoderare prestazioni che per un pelo non vengono prese in considerazione dalla giuria degli Oscar.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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