Archivio categorie: Netflix

Mindhunter: stagione 2. Mens sana in corpore sano

Si riparte proprio da dove ci eravamo lasciati.

La scena iniziale di Dennis Rader – sì, è proprio lui, il famigerato BTK Killer – è sinonimo di ansia pura, che scema in uno dei migliori anticlimax della serie tv.

All’inizio di (quasi) ogni puntata ci sono pochi minuti dedicati proprio ad uno dei serial killer più efferati della storia degli USA e quasi fanno presagire sia lui il main villain di questa seconda stagione, ma così non è… tutto lascia presagire diventi la vera nemesi di Holden nella terza stagione.

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Venezia 76. The Laundromat

The Laundromat

Chi pensa che i Panama Papers siano cappellini di carta particolarmente ben fatti è caldamente invitato a guardare questo film. Chi sa cosa sono, lo guardi comunque.

Considerato “il più grande leak di informazioni della storia”, quella dei Panama Papers è una vicenda di frodi fiscali, società offshore, crediti, debiti, trust e un sacco di altra roba che chi non ha studiato economia ha tutto il diritto di non capire affatto. O forse no. Forse Soderbergh con questo film vuole convincerci che se tutti capissimo un po’ meglio questa “roba”, il mondo sarebbe un posto più sicuro.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. The King – Il Re

Liberamente ispirato agli Henriad di Shakespeare, The King racconta la guerra tra Inghilterra e Francia dei primi anni del ‘400, in chiave psicologico-drammatica.

Hal, figlio del Re d’Inghilterra Enrico IV, è un giovane che ha deciso di vivere fuori dalla corte, una vita tutt’altro che reale: sbronze, prostitute e dormite molto lunghe. Quando il padre si ammala, Hal sente il peso di un rapporto che per forze naturali finirà, quindi decide di tornare a corte e di vedere di persona come stanno le cose. Qui il confronto inter-generazionale si sposta sulla situazione inglese: molte ribellioni hanno causato una guerra civile, che sta depredando il Paese di quasi tutte le risorse disponibili. Hal è contrario alle azioni punitive intraprese dal padre, grande sostenitore della guerra, che rivendica il diritto di difendere i territori, di preservare l’integrità e l’egemonia della corona.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 76. Marriage Story – Storia di un matrimonio

La fine di un matrimonio. Uno fra gli argomenti più affrontati sul grande schermo.

Quindi declinarlo in modo originale, senza ricorrere ai soliti cliché, sarebbe difficile, se non impossibile, no?

Non per Noah Baumbach, regista e sceneggiatore di Marriage Story – Storia di un matrimonio, opera in Concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia e da dicembre su Netflix.

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Kengan Ashura: il nuovo anime seinen di Netflix

Il 31 luglio 2019 Netflix ha pubblicato la sua ultima fatica anime: la serie action Kengan Ashura, coprodotta assieme allo studio giapponese Larx Entertaiment, con la direzione di Seiji Kishi (Assasination Classroom, Angel Beats, Radiant), la sceneggiatura di Makoto Uezu (Ah! My Goddess: Flights of Fancy, Assasination Classroom, Radiant) e il character design di Kazuaki Morita (Assasination Classroom 2nd Season, Tsukigakirei).

Questa prima stagione di dodici episodi da ventiquattro minuti ciascuno è tratta dal manga omonimo scritto da Yabato Sandrovich e illustrato da Daromeon; il manga, come l’anime, è di genere seinen, cioè riservato ad un pubblico maschile maturo, e precisamente si inserisce nel filone di storie che hanno come nucleo narrativo i combattimenti di arti marziali.

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I Giganti sono tornati! La terza stagione di Attack on Titan

Dopo l’imperituro One Piece, il filosofico Full Metal Alchemist: Brotherhood e il già leggendario Death Note, Attack on Titan sta scalando la vetta degli anime contemporanei più visti al mondo tanto che dalla fine della terza stagione, avvenuta in Giappone il primo luglio, sono passati solo trenta giorni prima che Netflix pubblicasse la prima parte della medesima, precedentemente portata in Italia dalla web tv VVVVID.

La serie diretta da Tetsuro Araki (Black Lagoon, Death Note) e Masashi Koizuka e adattata da Yasuko Kobayashi è ispirata al manga Shingeki no Kyojin (“L’attacco dei Titani/ Il Titano d’Attacco”) di Hajime Isayama, tuttora in corso di pubblicazione sul mensile Bessatsu Shonen Magazine della mitica casa editrice Kodansha.

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Murder Mystery, la recensione

Se coltivate il sogno segreto di improvvisarvi detective dopo aver casualmente assistito a un omicidio, Murder Mystery vi farà drizzare le antenne (per poi farvele afflosciare… ma andiamo per gradi). A impersonare la signora Fletcher del caso abbiamo due nomi forti della commedia: Jennifer Aniston e Adam Sandler.

Audrey e Nick Spitz sono sposati da quindici anni; lei è “solo una dannata parrucchiera” appassionata di gialli, lui un agente di polizia col vizietto della menzogna compulsiva. La più grossa di tutte: aver fatto credere alla moglie di essere diventato detective, quando in realtà ha fallito l’esame ben tre volte.

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Valutazione: 4.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Injustice for all: When They See Us di Ava DuVernay

La regista afroamericana Ava DuVernay nella miniserie When They See Us ci racconta, in appena quattro episodi, l’incredibile vicenda giudiziaria di alcuni ragazzi di colore condannati senza prove evidenti per uno stupro che non hanno mai commesso. Il caso è quello noto della jogger di Central Park, che nell’aprile del 1989 venne trovata in fin di vita dopo essere stata derubata, pestata ed infine violentata.

Chi sono i loro che ci guardano? Le autorità? I bianchi? E quando ci guardano cosa vedono? Criminali e presunti colpevoli già solo per avere una pelle diversa, una cultura diversa, un modo di vivere diverso. È questo il messaggio che sembra far passare la regista e co-autrice della sceneggiatura: ma è un black quotes necessario nell’era Trump/Salvini che stiamo vivendo, mai forzato e sempre funzionale alla vicenda raccontata.

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Stranger Things 3: un’estate per crescere

Nel momento in cui Netflix annuncia che Stranger Things 3 ha battuto tutti i record del colosso dello streaming raggiungendo in soli 4 giorni ben 40 milioni di account, ci troviamo a trarre le fila di una stagione chiaramente creata come punto di transizione all’interno dell’avventura larger than life dei ragazzini di Hawkins, nell’Indiana, e del loro particolare approccio con il soprannaturale e l’entrata nell’età adulta.

La terza stagione di Stranger Things, infatti, si concentra sulla crescita: l’estate di un gruppo di ragazzini che si fa metafora della loro passaggio all’età adulta. Perché l’estate si sa, è una stagione di transizione, di crescita, di esperienze: finisce l’anno scolastico e si apre un mondo che tra vacanze al mare, campi estivi, gite all’estero, riesce a segnare quei bambini, a farli crescere, dar loro quei ricordi che li fa sentire un po’ più maturi e pronti ad affrontare un nuovo, difficilissimo anno scolastico o, in generale, la vita.

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Shaft, la recensione

Samuel L. Jackson torna a vestire i panni di John Shaft. No, non l’icona della blaxploitation cui  Richard Roundtree diede il volto nei primi anni ’70: suo figlio. Anch’egli chiamato John Shaft. Così come il terzo della dinastia, interpretato da Jessie T. Usher. Tutti e tre John Shaft. Se le omonimie vi turbano, vedetela così: dei cinque film che oggi compongono la saga, tre s’intitolano Shaft. Quando si dice la coerenza.

John Shaft Junior (Jesse Usher), JJ per gli amici, è un analista dell’FBI. Non vede suo padre da quando era piccolo. A parte gli imbarazzanti regali di compleanno (preservativi e riviste porno), non ha contatti con lui. Le cose cambieranno quando JJ si ritroverà a indagare sulla morte del proprio amico più caro. Osteggiato dal diretto superiore dell’FBI e consapevole di non potersela cavare da solo contro la mala locale, JJ chiede aiuto al papà (Samuel L. Jackson), ora detective privato. Prende così avvio il più classico dei buddy movie.

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