Archivio categorie: Serie TV

Il noir secondo Stephen King: The Outsider

Il materiale di base di tutta l’opera kinghiana si presta perfettamente ad un racconto di ampio respiro, come può essere una miniserie TV, piuttosto che ad un unico arco narrativo di due ore. Questo perché oltre ad essere la mole del romanzo spesso una “mattonata” (raramente meno delle cinquecento pagine) sono i punti di vista molteplici, lo sciorinamento quasi maniacale dell’interiorità dei personaggi, l’analisi dei loro demoni personali ed affettivi a plasmare una narrazione così complessa da rendere quasi impossibile una riduzione non tanto fedele (il cinema e la letteratura sono due linguaggi differenti), ma almeno ricca quanto la controparte cartacea.

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Batter Call Saul – Stagione 5: la spada di Damocle

Il 20 aprile si è conclusa la quinta stagione di Better Call Saul, la serie spin-off di Breaking Bad, ormai da tempo affermatasi come prodotto di grande qualità (ma non ci saremmo aspettati niente di meno da Vince Gilligan). Una serie che negli anni ha ricevuto svariati premi – tra cui due Critics Choise Television Awards – soprattutto per i suoi interpreti, la fotografia e la regia.

Come era prevedibile aspettarsi, Better Call Saul viene spesso paragonato al suo predecessore, sia per sentenziare che nulla potrà mai esserne all’altezza, e sia per azzardare che ci troviamo davanti a un prodotto perfino superiore. E per quanto sarebbe in effetti ingiusto metterli a confronto in questo modo, l’impulso viene spontaneo, essendo due prodotti dello stesso autore e facenti parte dello stesso universo narrativo. Senza togliere inoltre che i suoi due personaggi principali compiono una simile parabola discendente. Ma se in Breaking Bad assistiamo alla lenta autodistruzione di un ego frustrato, nel secondo prodotto di Gilligan la questione si articola su più piani.

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Tiger King: omicidio, caos, follia… e adorabili felini!

A metà tra un true-crime e un documentario seriale, Tiger King racconta una storia tanto folle da sembrare inventata… ma non lo è affatto! Quello che può apparire come un mockumentary tratta, invece, di una realtà nuda e cruda, aberrante e allo stesso tempo affascinante. Sarà soprattutto per questo motivo che Tiger King: Murder, Mayhem and Madness è schizzato al primo posto tra le serie tv più viste per ben 16 giorni, arrivando a segnare un record.

Tiger King è una mini-serie originale Netflix, di 7 puntate, disponibile sulla piattaforma dal 20 marzo 2020, ideata e realizzata da Eric Goode e Rebecca Chaiklin. In soli 10 giorni di programmazione, la docu-serie ha totalizzato più di 34 milioni di visualizzazioni, tanto da convincere i produttori a ideare una puntata speciale, una sorta di aftershow distribuito il 12 aprile, intitolata “The Tiger King and I”, in cui l’attore Joel McHale intervista alcuni protagonisti della serie per scoprire che impatto ha avuto la celebrità sulle loro vite.

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Locke & Key: un successo teen Netflix dal fumetto horror di Joe Hill

Tratta dall’omonima serie a fumetti scritta da Joe Hill e illustrata da Gabriel Rodriguez, Locke & Key è una delle ultime serie originali Netflix di successo. Fin dal gioco di parole sulla pronuncia del titolo, che invece di essere Lock and Key, ovvero serratura e chiave, diventa Locke, che è il nome della famiglia protagonista, la serie gioca su aspettative che però, puntualmente, fatica a mantenere.

Innanzitutto, gli stessi giochi di parole, che vengono annunciati come preponderanti nel primo episodio, finiscono in realtà nel titolo. Inoltre, molto più importante, a essere presto deluse sono sicuramente le aspettative per chi ha letto il fumetto.

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The Hateful Five: 5 insopportabili eroine delle serie TV

Hanno volti incantevoli, capelli perfetti e carattere da vendere.
Quante protagoniste del piccolo schermo potrebbero rientrare in questa descrizione?
La quasi totalità delle serie TV che hanno raggiunto una solida popolarità vanta nel cast almeno una ragazza bella e tosta. Oggi, a circa tre anni dallo scandalo Weinstein e sull’onda dirompente del movimento culturale #MeToo, questa costante è più che mai una certezza, grazie anche alla crescente presenza dietro le quinte (e non solo) di sceneggiatrici e showrunner donne (un esempio su tutti, la Phoebe Waller-Bridge di Fleabag).
I prodotti seriali sono da sempre una fucina di ritratti femminili destinati a imprimersi nell’immaginario collettivo. Esilaranti reginette della commedia o spietate muse del dramma, capaci di tracciare, ciascuna a suo modo, un affresco non convenzionale della sensibilità femminile.

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Nevernight: il vero erede de Il Trono di Spade

Il pluripremiato scrittore australiano Jay Kristoff è ormai famosissimo in tutto il pianeta grazie ai propri romanzi fantascientifici per ragazzi (The Illuminae Files, Aurora Rising, Lifel1k3 ) ma è con la saga dark fantasy The Nevernight Chronicle che è riuscito ad attirare l’attenzione della critica “seria”, tanto da essere quasi definito l’erede di George R.R. Martin.

Mentre in Italia i tre volumi degli Accadimenti di Illuminotte (Nevernight) editi dalla Mondadori facevano il tutto esaurito, nella madrepatria di Kristoff la Screen Australia con la collaborazione di YouTube cominciò la produzione di una web-serie basata su questo innovativo fantasy.

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The Sinner, terza stagione: povero omicida!

Alla fine di marzo si è conclusa sul canale americano USA Network la terza stagione di The Sinner, la serie antologica che segue le investigazioni del detective Ambrose (Bill Pullman). Inizialmente era stata concepita come una serie autoconclusiva destinata a terminare dopo la prima stagione (ispirata al romanzo di Petra Hammesfahr), ma visto l’enorme successo altre stagioni sono state annunciate.

La prima stagione aveva una trama molto particolare, fatta di flashback, intrecci narrativi e una protagonista principale (Jessica Biel) in preda ad un’amnesia. Il mistero quindi era totale e scoprirlo una vera sfida per lo spettatore.

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Tales from the Loop. La relatività temporale nella serie sci-fi tratta dalle opere di Stålenhag

Il cambiamento è parte integrante della Natura. Si cresce, si invecchia, si muore.

Ma il tempo (del cambiamento) è relativo, come spiegava Einstein, è può essere lunghissimo, quasi impercepibile nel suo scorrere, così come può trascorrere in un battito di ciglia.

Parte proprio da questo basilare principio fisico l’architettura ideologica alla base di Tales from the Loop, la serie fantascientifica di Amazon Prime Video che sta facendo – giustamente – parlare di se.

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I Recuperoni: Fushigi Yuugi, l’anime millennial che tutti stavamo aspettando

A metà degli anni ’90, quando i Millennials non sapevano di essere Millennials e il girl power non era uno slogan che faceva vendere t-shirt, la globalizzazione riuscì a portare nelle tv occidentali alcune pietre miliari dell’animazione giapponese quali I Cavalieri dello Zodiaco, Ken il Guerriero, Dragon Ball e soprattutto Sailor Moon. In ciascuno di questi anime la lotta fra il Bene e il Male era sublimata da alcuni espedienti narrativi tipici della cultura nipponica: la retorica del sacrificio, lo spirito di squadra, le battaglie cruente e anche una certa sensualità velata.

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I’m Not Okay With This: i super problemi dei super-eroi

Dopo il discreto successo di The End of the F***ing World, Netflix ha ripescato dall’opera omnia del fumettista Charles Foreman e ha ri-assegnato la creazione della trasposizione della graphic novel I’m Not Okay With This al regista Jonathan Entwistle (The End of the F***ing World, Vanity Fair, Human Beings). Il 26 febbraio 2020 dunque è stato pubblicato questo nuovo prodotto young adult: appurata per tutti sia la bravura di Foreman che di Entwistle nel riportare le problematiche giovanili, le aspettative su questa nuova serie erano molto alte, ma qualcosa è andato storto.

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