Centurion, la recensione

117 d.C. Il generale romano Quintus Dias è a capo di un forte insediatosi a nord del territorio della Britannia, luogo su cui l’Impero Romano sta espandendo il suo dominio. Il forte di Quintus Dias viene però attaccato dai Pitti, una popolazione estremamente sanguinaria che difende il proprio territorio. Gli uomini del generale vengono sterminati e lo stesso Quintus Dias viene fatto prigioniero da Gorlacon, capo dei Pitti. Dopo essere sfuggito ai suoi prigionieri, Quintus Dias si unisce alla Nona Legione, comandata da Virilus, che marcia proprio per sconfiggere i Pitti e conquistare il loro territorio.

Neil Marshall, grande narratore di generi, stavolta si cimenta con la Storia, si quella con la ‘s’ maiuscola, con un peplum avventuroso stracolmo di sangue e azione. Ma del resto si sa, se non c’è sangue e azione non è Neil Marshall e a noi piace proprio così, un po’ guascone e amante della trippa, in eterno peregrinare tra i generi che hanno fatto grande il macchinario “Cinema”. Del resto, Marshall è diventato una garanzia per un certo tipo di pubblico, un sinonimo di prodotto di qualità, un regista tra i più bravi della sua generazione.

Centurion

Quando nel lontano-vicino 2002 si presentò con Dog Soldiers, Marshall stupì un po’ tutti, data l’energia e la freschezza di quel film di licantropi che è anche un film di guerra, ma che usa toni da commedia e abbonda nello splatter. La conferma arrivò tre anni dopo con The Descent – Discesa nelle tenebre, ad oggi il suo capolavoro, così pregno di tensione e maestria tecnica. Poi è stata la volta di Doomsday: il giorno del giudizio, un godibilissimo fanta-action che ammiccava ai b-movie anni ’80, per arrivare direttamente a questo Centurion, peplum d’azione violentissima che sembra riecheggiare l’inizio de Il gladiatore di Scott ma che poi va in tutt’altra personalissima direzione.

Quattro film, quattro centri e altrettanti modi differenti per trasmettere al pubblico l’amore per il cinema, l’inevitabile cultura e la padronanza del mezzo.

Centurion

Centuiron si fa forte della semplicità del suo concept e della messa in scena. Non esistono inutili fronzoli nel film di Marshall, seppure si comincia con un flash-forward che ci porta immediatamente al “presente” della storia e non manchino colpi di scena, l’intento di Centurion è di raccontare una storia il più semplice e lineare possibile, nella quale si muovono personaggi con i quali è possibile identificarsi, a volte anche un po’ stereotipati, ma fondamentalmente capaci di portare lo spettatore nella storia. In questo intento si riesce anche grazie a uno stuolo di buoni attori, tra quali primeggiano Michael Fassbender e la bellissima Olga Kurylenko. Il primo interpreta il generale Quintus Dias, un buono sanguinario che incarna però tutti i crismi dell’eroe; la seconda è una pitta rimasta muta in seguito a una violenza e ora in collaborazione con i romani. Attorno a questi due personaggi si muovono tutti gli altri che vanno dal comandante Virilus (Dominic West) al capo dei pitti Gorlacon (Ulrich Thomsen), passando per la bella Arianne (Imogen Potts) e il valoroso Brick (Liam Cunningham).

Centurion

Fin dal principio Centurion ci immerge in un susseguirsi di vorticosa azione e sanguinosi combattimenti all’arma bianca, peccando forse proprio in un eccesso di ritmo che potrebbe risultare fastidioso o paradossalmente noioso per lo spettatore alla ricerca di un’ora e mezza di quieta ricostruzione storica. Interessante, però, il modo in cui Marshall, anche sceneggiatore, abbia voluto ben smussare i confini che separano il “bene” dal “male”, immergendo senza alcun dubbio lo spettatore nei panni di un romano e contrapponendo ad esso la popolazione indigena, ma allo stesso tempo mostrando senza troppi pudori la vigliaccheria e la violenza fine a se stessa che si muoveva anche tra le fila e le motivazioni dei soldati romani. Questa pratica votata all’indefinizione dei ruoli è ormai routine, ma in Centurion, in cui si poteva facilmente procedere con taglio netto dei caratteri, si è deciso ugualmente di sfaccettare le parti, rendo il tutto più credibile.

Centurion

Un ottimo lavoro viene svolto anche per le scenografie e la fotografia; nel primo campo Simon Bowles utilizza per lo più l’ambiente naturale, boschivo e nevoso, sul quale interviene il secondo, Sam McCurdy, che filtra il tutto attraverso colori freddi, quasi glaciali, tra cui prevalgono l’azzurro e il grigio.

Con Centurion siamo nei territori della ricostruzione storica cruenta, a volte anche in modo fin troppo compiaciuta, che è andata per la maggiore anche nelle serie tv (basti pensare a Rome, Spartacus, Britannia) che sfocia tranquillamente nel pulp. Il divertimento è assicurato e l’opera nel suo complesso appare estremamente ben realizzata.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
Divertente e ben confezionato pulp di ambientazione storica. La troppa azione potrebbe stancare.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Centurion, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating

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