Cimitero vivente 2 (Pet Sematary 2), la recensione

Jeff Matthews si trasferisce in una nuova città con il padre veterinario dopo che sua madre, la celebre attrice Renee Hallow, è morta a causa di un incidente sul set. Jeff ha difficoltà ad ambientarsi nella nuova comunità ed è vittima degli atti di bullismo di alcuni suoi compagni di scuola. L’unico che si dimostra amico è l’altrettanto disadattato Drew, succube del patrigno, lo sceriffo Gus. In seguito all’ennesima lite con suo figlio, Gus uccide il cane di Drew che, disperato, chiede a Jeff di accompagnarlo in un cimitero indiano per seppellire il suo animale, dal momento che, si racconta, il terreno di quel cimitero è in grado di far resuscitare morti. Effettivamente il cane torna ma è cambiato, si mostra più aggressivo, e attacca Gus uccidendolo. Drew e Jeff decidono allora di seppellire nel cimitero indiano anche l’uomo, ma le cose cominciano a degenerare…

A tre anni di distanza dall’ottimo Cimitero vivente Mary Lambert torna dietro la macchina da presa a dirigere il sequel di quello che era stato un successo di pubblico e critica. La perfetta alchimia che risiedeva dietro il primo film non si ripete, ma il risultato è comunque un gustoso b-movie che punta più sull’ironia e l’intrattenimento, trattando in maniera più superficiale le riflessioni sull’elaborazione del lutto.

Pet sematary 2

Quello che forse manca a Cimitero vivente 2 è una storia davvero “forte” alla base, infatti si possono intravedere un po’ le falle del sequel girato esclusivamente per cavalcare il successo del film precedente senza che ci fosse un reale bisogno di aggiungere qualche cosa alla storia originaria. Il plot, bene o male, cerca di replicare la struttura di quello dell’altro film (e del romanzo di Stephen King che sta alla base di tutto) ponendo al centro della narrazione la difficoltà di elaborare il lutto per una persona cara, innescando il crescendo di orrore sempre tramite la resurrezione di un animale domestico (lì un gatto, qui un cane), meno inquietante ma più temibile. In questo caso, però, la Lambert, su una sceneggiatura di Richard Outten, preferisce subordinare i personaggi agli eventi, il che viene esplicato dal prologo che presenta già il lutto “principale” della vicenda e dal quale si sviluppa la costruzione caratteriale statica del protagonista, a differenza del prequel in cui la personalità di Louis Creed subiva una trasformazione degenerativa, una caduta lenta e costante verso un abisso di follia.

Pet Sematary 2

Nonostante ciò, i personaggi che popolano Cimitero vivente 2 non sono affatto banali, soprattutto i due ragazzini protagonisti Jeff e Drew, interpretati in modo convincete da Edward Furlong (Terminator 2 – Il giorno del giudizio; Brainscan – Il gioco della morte) e Jason McGuire (che uscirà presto dalle scene e qui al suo unico ruolo rilevante). Si tratta dei classici “perdenti” che frequentemente popolano l’universo di Stephen King, sopraffatti da bulletti – qui capitanati da Clyde/Jared Rushton – e pronti a confrontarsi con l’orrore soprannaturale come prova per una metaforica crescita interiore. Fra tutti, però, forse il personaggio che maggiormente rimarrà nella mente dello spettatore è il perfido sceriffo Gus, interpretato da un Clancy Brown (Highlander – L’ultimo immortale) in grande forma.

L’idea di inserire alcune scene ironiche – che hanno per protagonista quasi esclusivamente lo sceriffo “risorto” – forse non è stata una grande trovata, dal momento che così facendo viene a stemperare fin troppo quell’alone opprimente generato inevitabilmente dai temi trattati, dando così un tono un po’ più da farsa all’intero film.

Pet Sematary 2

Ottimo il lavoro del reparto make-up curato dallo specialista Steve Johnson (artefice dei memorabili trucchi di Videodrome, Grosso guaio a Chinatown e Nightmare 4 – Il non risveglio) che raggiunge il suo apice nel riuscito climax finale, affidato abbondantemente all’effetto speciale piuttosto che al crescendo di tensione. Ottima anche la colonna sonora dal sound rock che comprende pezzi, tra gli altri, dei Dramarama e dei Ramones (che comparivano anche nella soundtrack del primo film).

Cimitero vivente 2 è stato praticamente massacrato dalla critica e non ricevette una buona accoglienza neanche da parte del pubblico, floppando al botteghino. Una fama eccessivamente nefasta poiché, pur molto lontano qualitativamente da prototipo, questo sequel è comunque un horror onesto, ritmato e capace di lasciarsi guardare e ricordare con piacere.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Magnifico lavoro di make-up ed effetti speciali.
  • Personaggi funzionali alla storia e ben caratterizzati.
  • C’è un po’ di ironia di troppo che stona con il contesto.
  • Ripropone la linea narrativa del precedente film.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Cimitero vivente 2 (Pet Sematary 2), la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating

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