City of Lies – L’ora della verità, la recensione

Dopo essere stato presentato al Noir in Festival 2018 a Como, City of Lies – L’ora della verità arriva nei cinema italiani, in anteprima mondiale, il 10 gennaio 2019, distribuito dalla Notorius Pictures.

Il film, diretto da Brad Furman, è la riduzione cinematografica del romanzo L.A.byrinth del giornalista di Rolling Stone Randall Sullivan, basato su vicende realmente accadute e candidato al Premio Pulitzer.

Il film, per ora, uscirà solo in Italia e non sono mancate le critiche, le illazioni e le informazioni distorte in merito alle ragioni per cui non sarà nei cinema di altri paesi. È arrivata “l’ora della verità” anche per le vicende che girano intorno al film che, in barba a quanto dicono i giornali e gli uffici stampa, sarà disponibile solo in Italia non certo per le vicende accadute sul set, ma per ben altri motivi. City of Lies, infatti, non uscirà nelle sale americane poiché la società di distribuzione Global Road che possedeva i diritti del film è fallita e caduta in bancarotta, bloccando questo e molte altre pellicole che sono in cerca di nuovi distributori. È completamente falsa, quindi, la notizia che City of Lies sia bloccato in America a causa delle vicende che riguardano Johnny Depp, accusato di aver aggredito sul set il location manager Gregg Brooks lo scorso luglio, insieme ad altri membri della troupe. La questione delle aggressioni, infatti, è già stata svolta e risolta in tribunale, con la smentita delle accuse rivolte a loro da parte di Depp, del regista e di alcuni membri dello staff e il ritiro definitivo delle accuse da parte di Gregg Brooks.

City of Lies – L’ora della verità ci mostra la vita, ormai distrutta, dell’ex detective Russell Poole, realmente esistito e interpretato da Johnny Depp, che ha dedicato la sua intera esistenza al tentativo di risolvere i casi intricatissimi degli omicidi di due star del rap anni ’90, Tupac Shakur e The Notorius B.I.G., due casi irrisolti ancora oggi. Poole, alla disperata ricerca della verità, arriva al punto di non ritorno, giocandosi addirittura la carriera, ma questo non gli impedisce di continuare a provare di risolvere i due omicidi, sicuro che siano collegati tra loro, per amore della giustizia e della divisa che indossava. Passano vent’anni, Pool è invecchiato e appesantito dall’età e dai tormenti, un reporter della ABC Jack Jackson, interpretato da Forest Whitaker, lo contatta poiché anche lui in cerca della verità dopo che alcune vicende giudiziarie hanno sconfessato le sue teorie sul caso Tupac e Notorius Big. Insieme, i due provano a incastrare i pezzi di un puzzle infinito di teorie, prove e cospirazioni.

Dal canto suo, il regista prova a non creare fazioni ma a raccontare i fatti così come sono avvenuti e lo fa spezzando la narrazione in due linee temporali, una che vede il detective Poole sul campo, un’altra che lo vede protagonista, vent’anni dopo, di una lotta contro tutto e tutti alla ricerca della verità. Un andare avanti e indietro nel tempo che, da un lato cerca di dare allo spettatore tutte le informazioni che gli servono per tirare le proprie conclusioni, e dall’altro un po’ lo confonde, aiutato da una sceneggiatura molto verbosa e piena zeppa di informazioni. Ma la confusione che ne deriva è anche funzionale per sottolineare l’incertezza, il mistero e il caos che ancora circondano questi omicidi.

Nonostante City of Lies uscirà solo nei nostri cinema, il caso che tratta purtroppo è ben lontano dall’interesse del pubblico italiano poiché racconta di fatti di cronaca poco sentiti nel nostro Paese. Per fortuna, il film non è solo questo in quanto la ricerca spasmodica della verità svela altarini ben diversi, che sfociano in vicende di razzismo radicato in profondità nelle istituzioni americane e nel corpo della polizia, corruzione, abuso di potere e criminalità in coloro che, invece, dovrebbero proteggere i cittadini. Ma non solo, City of Lies racconta l’ossessione di un uomo che sacrifica la sua stessa vita, fino alla sua morte nel 2015, lotta contro le ingiustizie, forse per sentirsi un po’ meno sporco dei suoi colleghi e per ripulire l’immagine della professione alla quale ha dedicato l’esistenza, trascurando addirittura moglie e figli.

I due attori protagonisti costruiscono tra loro un’intesa credibile, reggendo sulle spalle tutto il film senza mai fare un passo falso. Johnny Depp, in particolare, dà al suo personaggio la giusta interpretazione, rassegnata, triste e profondamente tormentata ma mai patetica nonostante il look invecchiato, ingrassato e trascurato.

City of Lies – L’ora della verità è un film che vale la pena vedere nonostante i suoi limiti, poiché ci regala uno spaccato di storia criminologica americana fatta di omicidi, faide e rivalità ma anche di razzismo e corruzione. Un racconto ben preciso di un caso ancora aperto, fatto di immagini di repertorio, ricostruzioni dei fatti, testimonianze e deduzioni che si muovono attorno alle affascinanti personalità di due rapper che hanno fatto la storia della musica.

Rita Guitto

PRO CONTRO
  • Johnny Depp e Forest Whitaker hanno una bella sinergia sullo schermo e reggono insieme un intero film.
  • La narrazione spezzata in due linee temporali è molto interessante.
  • C’è stato un buon uso di immagini di repertorio e una ricercata ricostruzione dei fatti.
  • La sceneggiatura è un po’ troppo verbosa.
  • Lo spettatore potrebbe mancare di empatia poiché le vicende non sono così sentite da un pubblico che non è americano.
  • Perché i baffi gialli?
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City of Lies - L'ora della verità, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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