Classe Z, la recensione

Il contesto scolastico, con tutte le emozioni di cui è portatore e le situazioni grottesche che lo caratterizzano, è da sempre una grande fonte d’ispirazione per il cinema italiano e ogni generazione ha un suo film di riferimento che racconta gli indimenticabili anni del liceo. A un’interminabile lista di titoli – che in questa sede sarebbe inutile e stucchevole ripetere – si aggiunge Classe Z di Guido Chiesa il quale, dopo Belli di papà, accetta un altro progetto targato Colorado Film e firma una pellicola molto giovanile non solo nella volontà di raccontare la scuola attuale, ma anche e soprattutto nella scelta di un cast composto da youtubers e star del web varie molto in voga tra i teenagers, oltre che da altri attori emergenti. Tra i nomi più significativi troviamo Greta Menchi, Alice Pagani, Andrea Pisani, Il Pancio, Enrico Oetiker e Luca Filippi. Tutto lascerebbe pensare quindi ad un prodotto fresco e divertente, ed invece Classe Z si rivela un’opera realizzata ad immagine e somiglianza di molti altri film di questo genere.

In un liceo romano, il primo giorno di scuola dell’ultimo anno riserva una grossa sorpresa per alcuni studenti che vengono dirottati in una nuova classe, la quinta H. La nuova sezione, però, altro non è che un piano malefico del preside per raggruppare gli studenti più indisciplinati per riuscire a bocciarli e cacciarli una volta per tutte. I ragazzi in un primo momento sembrano gradire la situazione, fino a quando non arriva il giovane professore Andreoli, il quale risveglia in loro la voglia di riscatto e di studiare per superare la maturità.

Classe Z è un film che vive di una grande contraddizione rappresentata dalla volontà di raccontare la scuola e gli studenti di oggi, con tutti gli sviluppi tecnologici e tematiche attuali del caso, utilizzando però una struttura narrativa che sprizza vecchiaia da tutti pori.

Chiesa, infatti, inserisce nella classe smartphone, video su youtube, il linguaggio dei social e li utilizza per sviluppare un intreccio molto basato su sketch più da web series che da cinema e che proprio per questo motivo non riesce a reggere un’ora e mezza di durata, che passa tra qualche risata ma anche numerosi momenti di stanca ai limiti della noia.

A questo tentativo di offrire una ventata di novità, tuttavia, fa da contraltare una sceneggiatura infarcita delle solite battute ironiche sulle materie studiate, comicità spicciola e, soprattutto, una serie di personaggi stereotipati e già visti decine di volte in questi tipi di film. Abbiamo la ragazza dal carattere difficile e ribelle, il bello e tenebroso, la sgallettata di turno, lo scapestrato, il guascone e il professore dai metodi innovativi e strambi che vorrebbe richiamare il ben più famoso e consistente insegnante interpretato da Robin Williams ne L’attimo fuggente.

Un enorme carrozzone da commedia dell’arte messo al servizio di una storia banale, scontata e tutta votata al richiamo di luoghi comuni come i valori della solidarietà tra studenti e la magia, o presunta tale, della notte prima degli esami di maturità. Il risultato è una minestra riscaldata che non soddisfa nessuno, né il pubblico giovali né quello più grande e nostalgico degli anni del liceo.

Classe Z rappresenta dunque un altro enorme buco nell’acqua per un regista esperto e di mestiere come Guido Chiesa.

Vincenzo de Divitiis

PRO CONTRO
  • Un aspetto fresco e giovanile grazie ad attori emergenti.
  • La storia vista e rivista.
  • Una fastidiosa retorica che pervade tutto il film.
  • Comicità spicciola che diverte davvero poco.
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