CLOWN T. Intervista a Giuliano Giacomelli e Lorenzo Giovenga

Darkside Cinema.it ha scambiato due chiacchiere con Lorenzo Giovenga e Giuliano Giacomelli, che oltre ad essere due preziosi collaboratori del nostro portale web, sono registi e sceneggiatori. Scopo dell’intervista? Sapere qualche cosa su Clown T. una nuova serie che in questo momento si trova nel pieno del suo processo produttivo. Parliamo di una sit-com, nello specifico, che ha come tema centrale la clown terapia, una pratica molto diffusa negli ospedali di tutto il mondo e resa celebre dal film con Robin Williams Patch Adams.

Ma sentiamo cosa hanno da dirci a riguardo gli autori della serie Giuliano Giacomelli e Lorenzo Giovenga.

 

La tradizione italiana della sitcom è legata a determinati prodotti che oggi sembrano attrarre sempre meno il pubblico, soprattutto quello più giovane. Voi avete un preciso punto di riferimento per la realizzazione di Clown T.?

Giuliano Giacomelli. Ammetto di non essere un grande conoscitore della sit-com, né di quella straniera né di quella italiana. Facendo rapidamente mente locale sulle sit-com nostrane, le uniche che mi balzano alla memoria (poiché erano quelle che seguivo da piccolino) sono le celebri Casa Vianello o Nonno Felice. Ma sono sitcom che potevano funzionare anni fa, oggi non avrebbero assolutamente la stessa forza e sicuramente non apparirebbero “appetibili” al pubblico più giovane che cerca prodotti dal linguaggio più sperimentale e frizzante. In questa direzione si è mossa la sitcom con Luca e Paolo, Camera Caffè, che però non mi è mai piaciuta granché… Proprio per questo motivo, quando abbiamo deciso di affrontare la serie Clown T, abbiamo guardato maggiormente a prodotti americani piuttosto che italiani. E sicuramente la serie che più di ogni altra ci ha ispirato è stata Scrubs, che io ho da subito amato sia per lo stile che per l’abile maniera con cui riesce a far sorridere pur trattando tematiche serie e delicate.

Lorenzo Giovenga. Domanda insidiosa. Neanche io sono un grande conoscitore delle sit-com italiane, ma forse perché non ce ne sono molte. Il format che più va in Italia sono le serie da prime time da un’ora a puntata, da i vari Distretto di polizia, a Don Matteo sino al più recente Benvenuti a tavola (di cui apprezzo il livello qualitativo decisamente più elevato). Per quanto riguarda la serialità più breve, a parte le varie soap che decisamente non ci interessano, occorre rivolgersi giusto a sporadici casi di Camera Cafè o Love Bugs, tra l’altro entrambi terminati, oppure alle interessanti docu-serie di MTV come Ginnaste o Calciatori. A parte questi esempi l’Italia non ha una dimensione giovanile per la serialità… L’unico caso che mi è sembrato interessante è quello di Una mamma Imperfetta di Ivan Cotroneo, nato per il web e poi finito in tv… Ma anche qui ho notato una strana discrepanza fra gli intenti di una serie giovane e brillante per il linguaggio e gli argomenti poco adatti ai più giovani. Il nostro punto di riferimento sono state due serie americane: Scrubs per tematiche, stile e personaggi, Modern Family per l’originalità del linguaggio.

 

Da sinistra Marco Arata, Elena Misiti, Stefano Cavanna e Mr.T

Da sinistra Marco Arata, Elena Misiti, Stefano Cavanna e Mr.T

In che modo vi siete approcciati alla tematica della clown terapia? Avete avuto qualche tipo di consulenza da parte di chi pratica realmente questo servizio?

G.G.  La clown terapia è una tematica che ho sempre avuto molto a cuore, mi è sempre interessato molto e continua a sorprendermi il fatto che ci sia ancora moltissima ignoranza su questa terapia. Generalmente si tende a guardare al clown dottore con molta confusione. Non tutti sanno che in prevalenza, a svolgere il servizio, sono giovani volontari che non necessariamente hanno a che fare con il mondo ospedaliero. Per non parlare, poi, di tutti quelli che invece tendono a non fare troppa differenza tra il clown circense e il clown dottore. Mi sembrava molto interessante, dunque, far luce su una tematica come questa ed approfondirla per bene all’interno di una serie spiegando davvero cosa significa clown terapia ed essere un clown dottore. Quando io e Lorenzo ci siamo messi alle prese con i vari script di puntata, abbiamo realizzato che anche noi, tutto sommato, sapevamo davvero poco di questo Servizio e a tal proposito è stato illuminante il nostro incontro con la Onlus ANTAS (Associazione Nazionale Terapie Alternative e Solidali) che si è da subito innamorata del progetto, ci ha fatto da consulente in fase di sceneggiatura e ci ha fatto conoscere dei veri clown dottori che, grazie alle loro storie, ci hanno portato ad avere una visione molto chiara di cosa voglia dire oggi essere un Clown Dottore.

L.G.  Da quando è nata l’idea della serie mi sono sempre domandato cosa possa spingere delle persone a vestirsi da Clown e passare il loro week-end dentro gli ospedali portando un po’ di gioia e un po’ di colore, senza essere costretti da nessuno e soprattutto senza essere pagati. Sono persone che ammiro perché io stesso non so se ci riuscirei. Pertanto credo che sia interessante scoprire il mondo dei clown dottori, sia dentro che fuori dall’ospedale, cercare di comprendere i motivi che li hanno spinti a fare quello che fanno e il modo in cui vivono la loro quotidianità, fatta come tutte le persone “normali” di impegni, lavoro, stress etc. Quello che si scoprirà è che ognuno di loro ha scelto questa strada per i motivi più disparati. Greta, Damiano e Teodoro, i protagonisti della serie, sono l’uno diverso dall’altro e il bello sarà comprenderli, capire quanto e come il servizio abbia influenzato le loro vite e il modo di affrontare i problemi. Questa attività è così forte che non può non modificare lo stile di vita di chi la pratica. Siamo partiti da questo presupposto e ci siamo documentati il più possibile per offrire un’immagine veritiera del clown dottore cercando al contempo di far ridere e riflettere, evitando inutili toni melodrammatici, tipici di certa fiction nostrana.

Che destinazione avrà questa serie? Tv o web?

G.G.  Difficile rispondere adesso a questa domanda. Inizialmente io e Lorenzo abbiamo subito pensato a Clown T., come una serie televisiva. Poi, quando abbiamo iniziato a confrontarci con diverse realtà produttive, ci è stato più volte consigliato di guardare al panorama del web piuttosto che quello televisivo. Ad oggi abbiamo trovato il prezioso sostegno produttivo di Cineama che ha sin da subito mostrato molto interesse ed entusiasmo verso il nostro progetto così da attivarsi subito per la realizzazione della puntata pilota. Vedremo quale sarà la destinazione finale, se web o tv, abbiamo diversi canali aperti e non intendiamo precluderci nessuna strada. Non è detto che non possano essere presi in considerazione entrambi i circuiti, quello televisivo e quello del web.

L.G. E’ stato proprio grazie al supporto di Cineama, soprattutto nella persona di Tania Innamorati, e di associazioni come ADO (Associazione Dipendenti Ospedalieri) e ANTAS e a figure come l’ASL di Frosinone che siamo riusciti nel fondamentale passo di girare la puntata pilota presso l’ospedale SS Trinità di Sora. Siamo molto soddisfatti del risultato e spero che grazie ad essa riusciremo a capire che destinazione avrà Clown T.

Clown T in postazione di montaggio

Clown T in postazione di montaggio

Questo progetto prevede la collaborazione di importanti personalità del mondo dello spettacolo come Lillo e Greg, Giulio Scarpati, Marco Messeri, Stefano Natale e Renato Scarpa. Come siete entrati in contatto con loro e come gestirete la loro fama all’interno della serie?

G.G.  Questo è l’aspetto che mi rende più fiero di questo progetto, ossia essere riuscito raccogliere l’interesse e l’adesione di grandi nomi dello spettacolo. Lillo & Greg, Marco Messeri, Renato Scarpa, Giulio Scarpati e Stefano Natale sono dei miei grandissimi miti da sempre e non avrei mai immaginato che un giorno avrebbero accettato di prendere parte ad un mio progetto. Con molti di loro siamo entrati in contatto grazie all’attore Fabrizio Mineo che, oltre a recitare in uno dei ruoli principali, ha preso molto a cuore il progetto così da darci un’importante sostegno nella lunga fase di casting. Come gestiremo la loro fama? Meglio lasciare un po’ di curiosità no?! Possiamo giusto anticipare che molti di loro entreranno nel progetto come simpaticissime e bizzarre guest star di puntata pronte a portare brio e colore tra le corsie dell’ospedale.

L.G. Come gestire la loro fama credo che sia uno degli aspetti più divertenti. E’ sempre interessante scrivere dei ruoli per personaggi famosi, in modo da poter “sfruttare” la loro popolarità cercando o di cavalcare l’onda o, al contrario, di giocare sui contrasti. La cosa che inoltre mi ha piacevolmente colpito è come questi personaggi siano stati disponibilissimi e gentilissimi, tutto al contrario di quanto di solito si è tenuti a pensare.

 

Il resto del cast, invece? Cosa potete dirci dei protagonisti?

G.G.  Se per i vari personaggi secondari e guest star abbiamo voluto puntare su grandi nomi dello spettacolo, ci piaceva l’idea di utilizzare dei giovanissimi attori per i ruoli dei tre clown dottori protagonisti. Elena Misiti, Stefano Cavanna e Marco Arata sono tre attori alle prime armi ma secondo me hanno un grandissimo talento…oltre che la faccia adatta per rivestire il ruolo che ricoprono. La cosa che mi piace di loro, della loro interazione come trio all’interno della serie, è che sono tre attori con alle spalle formazioni completamente differenti l’uno dall’altro: Elena, con il teatro, si fa carico sicuramente di una formazione più classica; Stefano, invece, ha grandi esperienze come conduttore di programmi televisivi per bambini, oltre a essere abile prestigiatore, mentre Marco, diversamente dagli altri, è uno youtuber divertentissimo (date uno sguardo al suo canale Mark The Hammer).

L.G. Oltre ai tre giovani e bravi protagonisti e oltre alle guest star, ci sono altri personaggi interpretati da attori di rilievo nazionale che hanno sposato il progetto per divertenti e bizzarri ruoli secondari. Tra questi come non citare il personaggio di una simpatica e irriverente nonna interpretata da Lina Bernardi (Pane e Tulipani, L’ultimo bacio), o quello di Oscar, autista di autoambulanze con passato da stuntman interpretato da Emanuel Bevilacqua (L’odore della notte), o ancora il portantino Leandro che si finge, per qualche ignota ragione, spagnolo interpretato da Lorenzo Lucchi (Buongiorno papà). Senza parlare poi di Mr. T che… Questo lo lascio come sorpresa!

Sul set di Clown T

Sul set di Clown T

Cosa ne pensate del panorama italiano delle serie, che siano web serie o fiction per la tv?

G.G.  Come dicevo in apertura, il panorama delle serie lo conosco davvero molto poco. E questo vale sia per la serie tv che per la web serie. Per quanto riguarda il panorama televisivo, sono dell’idea che c’è davvero bisogno di uno svecchiamento totale dei prodotti che vengono mandati in onda. Buona parte delle serie che vengono prodotte in Italia si sorreggono su modelli vecchi, ormai superati da tempo, non hanno il coraggio di sperimentare e continuano a riproporre linguaggi e tematiche che non sono in grado di apparire “appetibili” ad un pubblico giovane. La maggior parte delle serie che produciamo in Italia sembra che vengano prodotte solo ed unicamente per un pubblico sopra i 40 anni. Fortunatamente, negli ultimi tempi, qualcuno sembra aver capito questa cosa e qualche prodotto un po’ più innovativo sta emergendo, anche grazie al mondo del web, come la fortunata serie ideata da Ivan Cotroneo per la Rai, Una mamma imperfetta. Le web serie le conosco molto poco e credo che ancora sia un campo molto acerbo in Italia. Tutto sommato qualche bel prodotto c’è, come Stuck di Ivan Silvestrini e Inside Batman di Giuseppe Caporale e Roberto Maria Nesci.

L.G. Della fiction e della tv italiana ho già parlato nella prima domanda. Per quanto riguarda il fenomeno delle webseries, ritengo che sia un campo interessante ma non ancora esplorato e capito a dovere. La maggior parte delle volte questo termine viene associato a prodotti di bassa qualità, amatoriali e brutti. In America le webseries possono tranquillamente competere con i prodotti televisivi, mentre in Italia se non metti tre ragazzini in b/n che parlano di sesso attorno a un tavolo e se non giri tutto rigorosamente con il cellulare rischi di fare un prodotto troppo “bello” per il web. Qualcuno sostiene che il pubblico web vuole questo genere di cose, ma io credo che per il momento sia l’unica offerta disponibile. Il web ha la capacità di creare “miti” della porta accanto, alla portata di tutti, con cui poter stabilire un contatto diretto, togliendo quella barriera tra produttore e fruitore. E’ questo, secondo me, il dato più interessante delle web series e degli youtubers in generale, ovvero il modo in cui hanno cambiato il concetto di popolarità e di celebrità, ed è proprio da qua che si deve partire per andare oltre.

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