Cobra Kai, un approfondimento sulla serie sequel di Karate Kid

In un articolo pubblicato su Variety sono stati resi noti i dati d’ascolto elaborati dalla Parrot Analytics riguardanti Cobra Kai, una produzione originale del servizio Youtube Red che punta di nuovo i riflettori sulla indimenticata saga di Karate Kid con tutti i suoi celebri protagonisti. Un’analisi di questo report ha evidenziato come nella settimana successiva al rilascio sulla piattaforma online, la serie abbia surclassato prodotti come Tredici (Netflix) e The Handmaid’s Tale (Hulu). È la prima volta che un prodotto targato Youtube Red conquista le vette dello streaming, rendendo lo show un caso nel filone della nostalgia cavalcato sempre più dalle grandi case di produzioni.

34 anni dopo il micidiale scontro nella finale dell’All Valley Tournament, Johnny Lawrence (William Zabka), disoccupato e al verde, decide di riaprire il dojo Cobra Kai dopo un incontro fortuito con Miguel (Xolo Mariduena), alimentando la sua antica rivalità con Daniel LaRusso (Ralph Macchio), proprietario di uno show-room di auto di lusso, e riprendendo le fila di una saga mai del tutto finita. Parallelamente i figli degli eroi del passato insieme ai propri coetanei incontrano sulla propria strada il karate, utilizzandolo come acceleratore e parametro dei loro rapporti interpersonali.

Già perché dopo il primo indimenticato lungometraggio del 1984, ci sono stati diversi sequel/reboot più o meno fortunati. Il primo (1986) rielaborava il film originale con ambientazione e personaggi nuovi, il secondo (1989) esplorava un conflitto tra l’allievo e il maestro (Pat Morita), fino ad arrivare a quello in cui Daniel LaRusso veniva accantonato per far posto a Julie Pierce (Hillary Swank) in un episodio al femminile (1994). L’ultimo tentativo di sfruttare e rinverdire l’engagement provocato dal franchise è stato il maldestro reboot del 2010 con protagonisti Jaden Smith e Jackie Chan che, pur richiamando nel titolo il primo capitolo della serie, aveva poco a che fare con lo spirito del predecessore.

Cosa ha permesso quindi a Cobra Kai di raggiungere un successo forse inaspettato in un campo minato? Josh Heald, Jon Hurtwitz e Hayden Schlossberg mettono subito in chiaro le cose fin dalla prima scena. Le immagini d’archivio della pellicola del 1984 si confondono attraverso un montaggio esplicativo con la realtà dei giorni nostri offrendo un’informazione ben precisa: questa serie televisiva vuole esplorare dimensioni nuove abbandonate o scaturite in seguito agli avvenimenti del 1984. Viene richiesta in sostanza una certa competenza storica ed emotiva a chi si affaccia alla materia trattata per comprendere la traiettoria degli sceneggiatori.

Il crane kick, momento icastico di un immaginario vintage, diventa l’incipit narrativo di una storia che trasforma il precedente villain in un antieroe molto più sfaccettato e getta dubbi e ombre sulla presunta purezza del personaggio verso cui siamo da sempre stati portati a simpatizzare. La dicotomia bene/male viene costantemente messa in discussione evitando un approccio a compartimenti stagni e lasciando invece spazio ad una riflessione su più livelli che dona spessore ai personaggi e ai rispettivi archi narrativi.

La narrazione di trent’anni è un punto di forza che riecheggia direttamente e indirettamente (Ralph Macchio omaggia i clienti della propria attività commerciale con piccoli bonsai per dirne una). Se da un lato corrobora un tono emotivo potente ancora oggi, ammiccando alle nostre viscere, dall’altro diventa una sorta di bussola da utilizzare nei momenti in cui la credibilità delle linee narrative sembra venir meno, consentendo ai temi di Cobra Kai di risaltare senza diventare macchiette isolate o riempitivi inutili.

In una società post-moderna che è incapace di creare ricordi nuovi, il prodotto di YouTube Red diventa un esempio da tener presente nel momento in cui ci si approccia ad una materia di tremendo successo, economicamente interessante, ma spesso esausta a causa del suo utilizzo negli anni. Patendo un format fatigue a livello cinematografico, la scelta di trasferire l’eco più potente della narrazione originale in un contesto seriale è stata lungimirante per rimanere nel mood di Karate Kid a fronte di una profondità nuova.

Per questo motivo Cobra Kai è tutt’altro che imprevedibile. Dai set alle situazioni narrative, passando per la colonna sonora anni ‘80, la sensazione di aver già visto tutto, non soltanto in Karate Kid, è palpabile, ma l’intelligenza con cui questo campionario viene tenuto insieme e riproposto colpisce prima che ce se ne possa render conto e senza pietà alcuna per le nostre emozioni, parola degli oltre 30 milioni di utenti che hanno visto la prima puntata e fatto si che ad una settimana dall’uscita YouTube abbia annunciato il rinnovo per una seconda stagione che uscirà nel 2019.

Karate Kid Cobra Kai never dies!

[Al momento i primi due episodi della serie sono disponibili gratuitamente direttamente su YouTube, i restanti 8 possono essere acquistati singolarmente al costo di 2,49 €]

Andrea De Vinco

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