Colette, la recensione

Colette è stata una delle più grandi scrittrici francesi del XX secolo… eppure questa frase non è altro che una riduzione approssimativa della personalità di questa donna formidabile. La sua, infatti, è stata una vita caratterizzata dalle molteplicità: di carriere (scrittrice sì, ma anche critica teatrale, giornalista, attrice di varietà, commerciante), di amori (due mariti e molti amanti), di convinzioni (emancipata ma avversa alle suffragette). E il regista Wash Westmoreland cerca di delineare parte delle sfaccettature di Colette all’interno dell’omonimo film, dandoci un assaggio che ci fa desiderare di degustare la porzione completa.

In Colette conosciamo così la donna e la scrittrice (interpretata da Keira Knightley) solo a partire dal suo matrimonio con Willy (Dominic West), imprenditore letterario e luciferino che l’allontana dalla sua amata campagna per trapiantarla in una Parigi dal clima nocivo, in tutti i sensi: l’aria insalubre della città e i tradimenti di Willy caratterizzano i primi anni parigini di Colette, che però grazie al suo senso pratico e alla sua arguzia riuscirà ad adattarsi, dettando alcune delle sue condizioni al marito (almeno per un po’ di tempo). Di fatto Colette rende aperto il matrimonio e scopre la scrittura, un modo per liberarsi e valorizzarsi. Peccato che Willy apponga il proprio nome ai libri della moglie, trattandola come una schiava sforna-bestseller e scialacquando i loro introiti…

Westmoreland, insieme agli sceneggiatori Richard Glatzer e Rebecca Lenkiewicz, sceglie dunque di concentrarsi su quel periodo che potremmo chiamare “anatomia di un matrimonio” nella vita di Colette, escludendo tutti gli anni che seguiranno il divorzio da Willy, ma che vi assicuriamo essere altrettanto affascinanti. Certo è vero che anche gli anni col primo marito furono una girandola di eventi per la nostra scrittrice, e la natura d’essere del film consiste proprio nel suo semplice mostrarceli: Colette, oltre a essere vissuta nel pieno dell’elettrizzante Belle Époque, ha inoltre contribuito a far nascere i primi accenni di quella che oggi chiamiamo cultura pop grazie alla sua serie di racconti “Claudine”, incentrati su una ragazza giovane, sveglia e sbarazzina a cui tutte le francesi del primo ‘900 volevano assomigliare, tanto da tagliarsi i capelli come lei, vestirsi come lei, nonché usare i prodotti del marchio “Claudine”. Merchandising d’inizio secolo.

Il film riesce quindi a non sprofondare del tutto nella palude dei biopic insipidi grazie all’eccezionalità dei tempi e della figura di cui ci parla. È con un pizzico di cinismo, perciò, che diciamo che senza queste caratteristiche Colette sarebbe stata una pellicola dimenticabile, pur rimanendo un ritratto grazioso e aggraziato come la penna della sua protagonista.

Giulia Sinceri

PRO CONTRO
Un racconto che ha il merito di mostrarci un personaggio sui generis. È la storia a tenere in piedi il film, non il modo in cui è raccontata.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Colette, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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