Cosa fai a Capodanno?, La recensione

È la notte del 31 dicembre. Mentre le radio non fanno altro che parlare di una straordinaria tempesta solare che accompagnerà proprio la fine dell’anno, il furgoncino di una ditta di catering – che trasporta aragoste, ostriche e champagne – fa il possibile per raggiungere uno chalet di montagna rimasto isolato per via dell’abbondante nevicata. Allo chalet, tuttavia, sono diretti alcuni strambi individui che hanno deciso di salutare l’anno organizzando una piccante serata tra scambisti. Quando tutti gli invitati sono giunti a destinazione, in attesa della mezzanotte e della tanto attesa “ammucchiata”, iniziano a conoscersi così da far subito emergere contrasti, alleanze e gelosie. Il vero problema, tuttavia, è che gli scheletri nell’armadio sono molti e nessuno è realmente chi dice di essere.

Solo qualche settimana fa abbiamo visto entrare ed uscire dalla sale Un nemico che ti vuole bene, il poco riuscito film diretto da Denis Rabaglia che coinvolgeva un inedito Diego Abatantuono all’interno di un’operazione che voleva essere – senza riuscirci – una commedia nera. A poche settimane di distanza la storia si ripete e adesso, in prossimità delle festività natalizie, lo scrittore e sceneggiatore Filippo Bologna esordisce dietro la macchina da presa con un bizzarro “cinepanettone” che apparentemente sembra avere le idee piuttosto chiare su cosa significa fare appunto una black comedy.

Arriva così nelle sale Cosa fai a Capodanno?, operazione tanto ambiziosa quanto scellerata che ha l’intento di voler creare un dialogo tra alcuni punti fermi della commedia all’italiana (quella più acidella alla Monicelli) e la cinematografia d’oltreoceano e modaiola di autori sempre più imitati come Tarantino o i fratelli Coen. Ed è proprio qui che si riscontra il primo, vero ed autentico  cortocircuito del film, in questa tendenza puerile di voler “scimmiottare” quello che hanno già fatto altri in tempi relativamente recenti. L’ispirazione non è certo un reato, ovvio, ma quando si cerca di ri-fare The Hateful Eight in modo così sciocco e grossolano viene da pensare che ci sia davvero qualcosa di grosso da rivedere. Imitare l’opera di Tarantino è ormai una tendenza che va avanti da oltre vent’anni ma, solitamente, è caratteristica di quei giovani filmmaker che hanno visto i suoi film a menadito fino ad impararne ogni dialogo a memoria. Stupisce, dunque, che il “filmmaker” della situazione è adesso Filippo Bologna, ossia uno degli sceneggiatori coinvolti in quel piccolo caso cinematografico che è stato Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese.

Nella realizzazione della sua black comedy, Bologna si perde subito in uno sterile giochetto citazionista e senza anima in cui l’obiettivo primario sembra appunto quello di omaggiare la cinematografia di Tarantino attraverso una narrazione ad incastro, dialoghi prolissi e vacui e citazioni elementari che fanno anche un po’ tenerezza (il foglietto ben in vista nel portafoglio di uno dei protagonisti che recita “Ezechiele 25.17” la dice davvero lunga).

Pur con un film estremamente dialogato alle spalle, come era appunto Perfetti sconosciuti da cui Cosa fai a Capodanno? eredita più di un’idea, i dialoghi di Filippo Bologna non sono quelli di Tarantino e la differenza è abissale. Bologna non fa altro che mettere in bocca ai suoi protagonisti battute forzate e davvero brutte, mal scritte e peggio ancora recitate, con ammiccamenti continui all’attuale scena politica-sociale italiana in cui non si fa altro che parlare di razzismo, immigrati e ruolo delle donne. Ma il taglio dato a questi dialoghi non è mai cinico o satirico, assolutamente, si sconfina continuamente in quel perbenismo ipocrita con “pistolettate dialogiche” volte ad esaltare la donna (intelligente e laboriosa, contrariamente all’uomo zotico e maligno) e difendere le minoranze etniche (gli extracomunitari sono più italiani degli italiani, pagano regolarmente le tasse e danno lavoro ai “bianchi”).

In questo scenario artisticamente apocalittico, vittima di brutte idee e cattivo gusto, Cosa fai a Capodanno? perde di vista dopo pochi minuti la sua principale missione, ossia quella di divertire lo spettatore. Trattandosi di una black comedy,  di comedy c’è davvero poco così che si sprofonda presto in una narrazione soporifera e frustrante in cui le pochissime battute messe in scena – tutte a sfondo sessuale, naturalmente – appaiono vecchie e spaventosamente poco ispirate.

Il cast è indubbiamente lo specchietto per le allodole. Tenendo bene in mente l’insegnamento del cinepanettone, in Cosa fai a Capodanno? si cerca di riunire una buona fetta di cinema italiano cercando di tirare dentro quanti più nomi noti possibili: Luca Argentero, Ilenia Pastorelli, Alessandro Haber, Vittoria Puccini, Isabella Ferrari, Massimo De Lorenzo ed anche Riccardo Scamarcio e Valentina Lodovini coinvolti in piccoli ruoli poco più che camei. Un cast notevole a cui viene chiesto tanto, indubbiamente troppo, e che non riesce in nessun modo ad evitare la tragedia. Ma la colpa non è certo da imputare agli attori, che ce la mettono anche tutta (in modo particolare Haber e Scamarcio, per il poco che è in scena), bensì alla scrittura così come alla loro direzione.

Insomma, Cosa fai a Capodanno? è un film sbagliato che non riesce proprio a funzionare sotto nessun punto di vista. Si prova un po’ di dispiacere nel riconoscere il disastro perché, oltre ad evidenziare un clamoroso passo falso per la nostra cinematografia, si annusa l’odore della grande occasione mancata dal momento che alcuni spunti interessanti per poter dar vita ad una vera commedia nera c’erano anche. Se siete in cerca di una commedia italiana alternativa e cattiva, ambientata durante la notte di San Silvestro, è il caso di rispolverare ancora una volta lo spesso sottovalutato L’ultimo Capodanno di Marco Risi.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
Davvero, pur volendo impegnarsi è impossibile trovare qualcosa di salvabile in un film così maldestro. Praticamente tutto, in modo particolare l’imbarazzante modo in cui il regista “scimmiotta” certo cinema americano.
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    2 Responses to Cosa fai a Capodanno?, La recensione

    1. Luisa ha detto:

      Un film ne comico ne costruttivo trovato veramente pessimo

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    2. Luisa ha detto:

      Che dire un film pessimo

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