Daitona, la recensione

Loris Daitona è un trentenne egocentrico, pigro, sociopatico e con una spocchia che gli causa non pochi problemi nell’intrattenere relazioni umane. Loris Daitona è il peggior esempio di essere umano che si possa immaginare, ma ha un insospettabile passato da romantico scrittore con il grande successo editoriale Ti lovvo, romanzetto teen-rosa scritto all’età di sedici anni. Oggi Loris è in cerca di un nuovo successo, chiestogli a gran voce dal suo editore, ma è l’ispirazione a mancare, ostacolata da una voglia di far nulla ormai epidermica. Noi conosciamo Loris al confuso risveglio nel letto di una ragazza, scacciato in malo modo dalla genitrice che lo sorprende mezzo nudo, sicuramente dopo aver rubato la virtù della figlia. Loris non ha idea di perché sia lì, chi è quella gente e – come nella commedia campione d’incassi Una notte da leoni – deve ricostruire cosa sia accaduto nelle sue ultime 24 ore per decifrare una serie di eventi incomprensibili che stanno accadendo attorno a lui: criminali da strapazzo gli danno la caccia e una misteriosa donna reclama un altrettanto misterioso “Passero rosso”.

Tra lunghi dialoghi, personaggi bizzarri e sopra le righe, momenti grotteschi, Daitona si distingue all’interno del panorama indie italiano per una voglia di allontanarsi drasticamente dalla classica commedia italiana. Guardando a un modello chiaramente statunitense, il film diretto da Lorenzo Giovenga e scritto dal regista insieme a Valentina Signorelli affida tutto alla costruzione dei suoi personaggi tralasciando, però, l’intreccio all’interno del quale i personaggi si muovono. Loris Daitona, interpretato da un convincente Lorenzo Lazzarini, è l’anima di questo lungometraggio, un personaggio sgradevole, a metà tra Jeffrey Lebowski e Willie di Babbo Bastardo, che possiede il suo punto di forza proprio nell’essere poco rassicurante, tutt’altro che amichevole e insofferente verso tutti.

Oltre al protagonista, riescono a lasciare il segno anche i numerosi personaggi che gravitano attorno a Loris Daitona, dall’amico agente-azzeccagarbugli interpretato da Luca Di Giovanni, alla “poetessa erotica” interpretata da Lina Bernardi, passando per il gretto editore che ha il volto di Pietro De Silva, immagine della volgare deriva commerciale dell’arte. In un piccolo ruolo (chiave) troviamo anche una rediviva Ornella Muti, elegante e misteriosa donna dalle meches grigie e forse villain del racconto.

Al lavoro di scrittura dei personaggi, a cui si unisce uno studio interpretativo molto convincente e sentito, si contrappone una meno convincete struttura narrativa degli eventi. La storia, volutamente frammentata come la memoria del protagonista, sembra non riuscire a restituire una visione d’insieme coerente e adeguatamente forte tanto che, con il procedere dei minuti, si perde interesse per i misteri che circondano la quotidianità di Loris e ci si abbandona alle divertenti divagazioni grottesche dal sapore episodico.

Un grande punto a favore di Daitona è senza dubbio l’ottima sinergia tra regia, montaggio e accompagnamento sonoro/musicale. Uno stile concitato che ricorda il Guy Ritchie dei bei tempi ed Edgar Wright capace di dar vita a un film veloce, frizzante e dal gran ritmo, sicuramente “poco italiano”, cinematograficamente parlando.

Forte di una campagna promozionale (rigorosamente indipendente) mirata a costruire il “mito” di Loris Daitona (potete ripercorrerne le fasi nel sito ufficiale del progetto), il film di Lorenzo Giovenga arriverà nei cinema italiani grazie a Distribuzione Indipendente nel mese di giugno.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Personaggi divertenti e ben congegnati.
  • Un buon ritmo e una confezione frizzante.
  • La storia non riesce a catturare l’attenzione come dovrebbe.
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