Deadpool 2, la recensione

Creato nei primi anni ’90 da Fabian Nicieza e Rob Liefeld, Wade Wilson aka Deadpool ha conquistato il cuore di una moltitudine di spettatori grazie alla trasposizione cinematografica curata da Tim Miller 2016 che ne ha fatto uno dei più remunerativi cinecomix degli ultimi anni. Considerando, infatti, il budget inferiore alla media di questo tipo di film e il fatto che fosse vietato ai minori (negli Stati Uniti), Deadpool è riuscito a incassare uno sproposito, battendo anche qualche record, come ormai sta diventando prassi nel mondo dei cine-fumetti. Il sequel è stato messo immediatamente in cantiere, anche se Tim Miller si è tirato fuori (poi ingaggiato da James Cameron per il sesto Terminator) ed è stato sostituito da “uno di quelli che hanno ucciso il cane di John Wick”, ovvero David Leitch, autore anche di Atomica Bionda. Il risultato, a conti fatti, convince su tutta la linea e Deadpool 2 non si discosta molto dal suo predecessore.

In questo secondo capitolo, ritroviamo il mercenario chiacchierone felicemente innamorato di Vanessa, ma anche intento a portare avanti la sua attività da spietato assassino prezzolato in giro per il mondo. Un pesante lutto lo porterà a desiderare la morte, che gli viene negata dal suo potere rigenerativo che lo rende praticamente invulnerabile. Grazie all’aiuto di Colosso, che lo conduce alla tenuta di Xavier per farlo entrare nel gruppo degli X-Men, Deadpool trova una nuova missione di vita nella protezione del giovanissimo Russell Collins, un mutante con potere di pirocinesi vittima di abusi e finito nei guai. Ma una nuova minaccia si scorge all’orizzonte, Cable, un umano potenziato che viene dal futuro proprio per uccidere Russell.

Narrativamente più articolato del primo capitolo, Deadpool 2 perde quell’affascinate costruzione a flashback del predecessore (nonché la freschezza della “novità”) per raccontare una storia ad ampio respiro che, a mano a mano, si fa corale. Infatti, nonostante al centro di tutto ci sia sempre e comunque il mercenario chiacchierone interpretato da Ryan Reynolds, si riesce a dare il giusto spazio anche a personaggi “collaterali”, in particolare Cable, villain ma non solo di questa seconda avventura. Già annunciato nella scena post-credits di Deadpool, Cable è impersonato da Josh Brolin, già uomo-Marvel grazie a Thanos di Avengers: Infinity War, non così altro come descritto nei fumetti (“è appena 1.80 mt”, fa notare Deadpool) ma cazzutissimo, un viaggiatore del tempo alla Terminator che viene dal futuro per mettere in atto una sentita vendetta.

Se sappiamo che nei fumetti è proprio Cable il fondatore della X-Force, nel film questo gruppo di mutanti è rappresentato proprio da Deadpool e dà l’opportunità a David Leitch e agli sceneggiatori Rhett Reese, Paul Wernick e lo steso Ryan Reynolds di aggiungere carne al fuoco portando in scena alcuni mutanti “minori” (e quindi sacrificabili) dell’universo Marvel: da Bedlam a Shatterstar, passando per Zeitgeist, Svanitore (lol), Pete (lol²) e Domino, elemento di maggiore spicco del team. Interpretata dalla bella e simpatica Zazie Beetz, Domino anche nasce sui fumetti Marvel negli anni ’90 e ha il singolare superpotere della fortuna… cioè, altera le probabilità della realtà creando attorno a se un incredibile campo di fortuna. Questo insolito potere dà vita a scene spettacolari e del tutto folli in cui l’impudenza del personaggio va a braccetto con la sua buona sorte. Poi tornano Colosso e Testata Mutante Negasonica (qui fidanzata), c’è un cammeo degli altri X-Men e compare un personaggio storico dei fumetti che è forse la più bella sorpresa di questo Deadpool 2, tanto è ben riproposto nel look e corposo il suo intervento nel film.

La formula del primo film è perfettamente mantenuta in questo secondo capitolo, con un mix di azione, ironia e scorrettezze che vanno dal turpiloquio alla violenza estrema, anche se stavolta ci appare un pochino limitata la quantità di sangue mostrato. Aumentano esponenzialmente le battute a sfondo metacinematografico, spesso riferite proprio al mondo dei cinecomix, sia Marvel che DC, le frecciatine al “rivale” Wolverine/Hugh Jackman e una serie di battute sia alla carriera di Josh Brolin che di Ryan Reynolds, quest’ultimo al centro delle irresistibili scene post-credits.

Se avete apprezzato l’irriverente ventata di freschezza di Deadpool, sicuramente non rimarrete delusi da Deadpool 2 che rimane fedelissimo al format offrendo allo spettatore esattamente quello che lo spettatore chiede. E se pensate che la formula possa stancare, arrivate alla fine del film e probabilmente ne vorrete ancora e ancora. Deadpool crea dipendenza.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Riesce ad avere un’ampiezza narrativa che trasforma Deadpool in una storia corale, facendo le prove per quello che sarà X-Force.
  • Cable è un bel personaggio.
  • L’inserimento di un personaggio storico degli X-Men è riuscito benissimo.
  • Gli manca la freschezza della novità che aveva il primo Deadpool, in fin dei conti le cose più riuscite di questo numero due sono quelle mutuate dal numero uno.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Deadpool 2, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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