Dragon Ball Super: Broly, la recensione

Non è possibile affrontare in maniera del tutto obiettiva una colonna portante dell’infanzia/adolescenza come Dragon Ball. Il frutto del genio di Akira Toriyama ha accompagnato le generazioni a cavallo tra gli anni ’90 e l’inizio degli anni duemila diventando un cult, sistematicamente riproposto sulle reti Mediaset per via della sua iconicità. Rileggendo parodisticamente Lo Scimmiotto, testo fondativo della letteratura giapponese, il celebre fumettista giapponese ha creato via via un manga, un anime e poi un universo che ancora oggi non smettere di ingrandirsi.

È in questo solco che si colloca il primo film della serie Super e il ventesimo film della saga. Dragon Ball Super: Broly, diretto da Tatsyua Nagamine, è incentrato su una delle figure storiche dell’universo Dragon Ball, il misterioso Broly. L’obiettivo è presentare in maniera trasversale al pubblico una storia vecchia di oltre trent’anni. Non si tratta di strizzare solo l’occhio ad appassionati e nostalgici, ma dare linfa nuova ad un materiale narrativo che ha ancora molte potenzialità.

Che il nome Broly faccia o meno venire in mente qualcosa, sin dalle prime battute del film sembra di essere tornati a casa dopo un lunghissimo viaggio. È tutto come prima, niente sembra fuori posto, ma le cose sembrano avere un aspetto completamente nuovo. Lo sforzo in termini di animazione è evidente e lo testimonia lo stesso Nagamine quando afferma che il livello di forza raggiunto da Son Goku è talmente elevato da rendere necessario un aumento di livello dello stile visivo. I movimenti dei personaggi, lo studio dei combattimenti, la cromia ne sono la prova tangibile ed è effettivamente tutto estremamente godibile.

Se avete intenzione di andare al cinema e incontrare per la prima volta anche Broly, Vegeta, Freezer e il resto della compagnia, o se incontrate questa banda dopo un’enormità di tempo, per non essere presi alla sprovvista tenete a mente gli ultimi superstiti della razza aliena Sayan che vivono sulla Terra e sono due guerrieri fortissimi. Forse non esattamente gli ultimi, perché un altro misterioso Sayan fa la sua comparsa mettendo a repentaglio la serenità del mondo e dell’intero universo.

Prodotto da Taoi Animation e distribuito in Italia da Koch Media, questo vecchio-nuovo film dell’universo Dragon Ball è un’ottima operazione di attualizzazione e rinvigorimento di una storia che non teme il confronto con nessuna narrazione nata negli ultimi dieci anni. È il momento però che adesso qualcuno possa goderne in una versione approfondita e coerente con i progressi cinematografici. L’importante è sapere che potranno anche cambiare usi, costumi e anche generazioni, ma in un angolo del nostro globo qualcuno è sempre pronto a difenderci con una Kamehameha.

Andrea De Vinco

PRO CONTRO
  • La ricostruzione degli antefatti della saga originale.
  • Audio a tratti frastornante.
  • L’upgrade visivo.
  • Inizio estremamente aperto di una nuova saga.
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Dragon Ball Super: Broly, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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