Due amici, la recensione

Commedia tragicomica, quella diretta da Louis Garrel, uomo polivalente che, oltre a regista, è conosciuto internazionalmente come attore; e qui ne dà una prova, mettendosi in scena come Abel, l’amico di Clement (Vincent Macaigne), che lavora come comparsa per alcune produzioni cinematografiche e che nel giro di una settimana si è innamorato di Mona (Golshifteh Farahani), commessa di un bar nella Gare du Lion.

I due amici sono tipi diversi, l’uno (Clement) introspettivo, attento al prossimo, premuroso. L’altro, invece, è un donnaiolo, aspirante scrittore innamorato solo di sé stesso, e che più di una volta sembra credere poco nel rapporto con gli altri. Mona è una ragazza problematica e con un segreto: vive in prigione e può uscire solo per lavorare e in poche altre occasioni.  Questo il contesto in cui si svilupperà la più ovvia delle vicende.

Ed è qui che sta la prima critica a Due amici: una trama scontata, prevedibile, e poco arricchita da altri eventi. È vero che le commedie la maggior parte delle volte mettono in scena storie poco avvincenti di per sé, ma visto come inizia questo film ci si aspetterebbe molto di più.

Two Friends

La prima inquadratura, infatti, è una carrellata di donne che si stanno facendo la doccia. Siamo nel penitenziario e le ombre sono perfette, il regista sembra volerci dire: sì, voglio mettere a nudo la condizione di queste donne che vivono nel dolore quotidiano. Ma tutto si perde. E si perde nella psicologia dei personaggi, stilizzati all’inverosimile tanto da risultare delle macchiette. Si perde nella serie di avvenimenti, che vanno a coprirsi l’uno con l’altro tanto che non si riesce a definire la linearità dei caratteri e dei criteri secondo cui si compiono le azioni. Si perde anche a livello di senso, per cui non capisci più che cosa voglia comunicare il regista. E siamo sicuri che qualcosa lo volesse comunicare, vista la scelta di avere un personaggio che vive in prigione.

Two friends

Tuttavia, mi preme sottolineare come questo film abbia anche degli aspetti positivi. Prima di tutto, viene creata un’atmosfera di serenità e sicurezza, in cui gli spettatori si possono immergere. Questo grazie alle doti registiche di Garrel, abile a usare luci e ombre, gestire gli spazi e capace di muoverci dentro gli attori. Il risultato è che si crede di essere a contatto con gli amici di una vita, ragazzi che ti fanno divertire e passare volentieri un’ora e quaranta davanti allo schermo. Poi c’è appunto la comicità, alle volte fatta di semplici sguardi, altre di battute appena accennate. Questo genere di comicità prende molto dalla Francia (alcune battute forse non le può capire un pubblico internazionale), un po’ dall’Inghilterra (sketch, perlopiù).

two friends

Ed è un vero peccato che tutti questi aspetti non trovino una sceneggiatura convincente, che sia in grado di far riflettere chi guarda, e che lamenti carenze al di fuori dell’ambito “comico”. Poi sinceramente non si capisce il paradosso per cui una ragazza che ha problemi con la legge debba diventare protagonista di uno strano coinvolgimento con due uomini diversi ma accomunati da una grande stranezza di sottofondo. Probabilmente è proprio sul paradosso che Garrel ha voluto costruire questo lungometraggio, ma allora perché scegliere di inserire un elemento così forte come l’inclusione – o l’esclusione – sociale di chi è in carcere?

Domande a cui forse non vale nemmeno la pena di rispondere.

Roberto Zagarese

PRO CONTRO
  • Utilizzo della comicità.
  • La regia.
  • La sceneggiatura.
  • Struttura narrativa.

 

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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