E poi c’è Katherine, la recensione

La sorte sta per giocare un brutto tiro a Katherine Newbury (Emma Thompson), celebre e dispotica conduttrice televisiva di uno storico talk-show. Un graduale calo negli ascolti, accompagnato da spiacevoli attacchi ad personam, rendono più concreta che mai la possibilità che la donna sia sostituita.
L’ultima speranza della show runner è fare appello al suo bistrattato staff (composto prevalentemente da uomini) affinché dia una sonora ‘svecchiata’ al format. Katherine, inoltre, per salvare la faccia di fronte alle accuse di misoginia, assume la giovane alle prime armi Molly Patel (Mindy Kaling), che nella Newbury ha sempre individuato un modello da seguire.

Ciascuno di noi, facendo zapping o navigando sui social network, si sarà imbattuto almeno una volta nelle più famose scrivanie d’America. Al loro timone avrete visto Jimmy Kimmel, Jimmy Fallon o, più probabilmente, il mitico David Letterman. Quel che è certo, è che a condurre il programma di turno e intervistare i grandi nomi dello star-system c’era un uomo.
E poi c’è Katherine, al contrario, è un’operazione prevalentemente al femminile. La regista Nisha Gabatra, supportata da Mindy Kaling (The Mindy Project, Ocean’s 8), che è produttrice, sceneggiatrice e co-protagonista del film, svela tutto ciò che degli show televisivi non si vede, compresi segreti e limiti. Tra questi, la ridotta libertà creativa dei presentatori, i problemi con gli sponsor o la costante pressione esercitata dai risultati in termini d’ascolto.

La scelta dell’eccezionale Emma Thompson è assolutamente azzeccata. La crisi creativa di una donna famosa che per anni si è adagiata sul proprio successo e sentita troppo superiore per mettersi in gioco è portata in scena dalla protagonista con graffiante ironia e cognizione di causa. La sua interpretazione è, neanche a dirlo, monumentale, ma buona parte di merito va anche a una scrittura brillante e consapevole, in particolare proprio nelle scene ambientate dietro le quinte del talk show.

Il riflettore narrativo, però, è puntato anche sulla ‘new entry’ Molly e sugli ostacoli da lei incontrati per esser presa sul serio dal testosteronico team. La viralità del movimento #metoo approda ancora una volta sul grande schermo, mostrando una squadra di uomini far fronte comune contro la nuova e talentuosa arrivata. Uno spunto in cui è certamente facile identificarsi per tante donne e che, malgrado E poi c’è Katherine si muova nel range della commedia dallo humour garbato, si sarebbe potuto (e dovuto) approfondire con maggiore concretezza.

In conclusione, apprezziamo l’equilibrio con cui Katherine e Molly trovano spazio nel percorso emotivo dello spettatore. Sono entrambi ritratti femminili coraggiosi e genuini, che danno il massimo quando duettano. D’altro canto, tuttavia, alla fine della visione non resta molto di più che un feel good movie ricco di positività, vanificando lo spessore e la complessità di cui sarebbe stato interessante si avvalessero alcune tematiche. Ad esempio, la rivalità professionale tra donne, tanto attuale quanto poco trattata nel cinema.

Chiara Carnà

PRO CONTRO
  • La brillante scrittura dei personaggi e della storia, evidentemente realizzati con consapevolezza dell’argomento trattato.
  • Le due ottime protagoniste.
  • Uno spunto promettente e originale, ottima occasione per approfondire tematiche complesse e attuali, sfocia nell’ennesima, prevedibile favoletta.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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E poi c'è Katherine, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating

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