Famiglia all’improvviso: Istruzioni non incluse, la recensione

Remake del messicano Instructions not included (2013), Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse è un film francese che gioca forte sui contrasti. Il più importante, il più evidente e il più meritevole di essere qui menzionato è un contrasto di sfondi.

Due capitoli nella vita di Samuel (Omar Sy), il nostro protagonista: il primo in un elegante resort nel sud della Francia, dove il nostro eroe mette alla prova il suo charme cialtronesco, bambino mai cresciuto, con risultati sorprendentemente (nemmeno troppo) lusinghieri. Questa prima parte del film si consuma rapida e scivola via senza troppi patemi; merito al  regista, il 37enne Hugo Gélin, per non aver ceduto alle lusinghe di un’esposizione iper – particolareggiata ed aver badato al sodo.

Secondo capitolo: Londra. Samuel, beato nella bolla di un’irresponsabilità senza rimorsi, incontra Kristin (Clémence Poésy). L’avventura di una notte, niente di più? Beh, non esattamente. Kristin propone a Samuel uno scambio non proprio all’insegna dell’equità: 20 euro per il taxi, ed in cambio ecco la piccola Gloria, interpretata dall’esordiente Gloria Colson, un ottimo affiatamento con il suo coprotagonista, sua figlia. Nel tentativo di riportare la bambina alla madre scomparsa, che si presume rintanata chissà dove a Londra, Samuel taglia i ponti con il passato, si improvvisa londinese senza mai imparare l’idioma locale e trova lavoro come stuntman grazie all’intercessione di Bernie, Antoine Bertrand, che tra parentesi ha calcato a lungo i palcoscenici canadesi indossando i panni di Driss, il personaggio di Quasi Amici che ha lanciato nella stratosfera la carriera di Omar Sy.

La vita di Samuel, Gloria e Bernie trova un suo equilibrio, bizzarro ma efficace, fino al giorno in cui Kristin ritorna nella vita della bambina e prova a rivendicare i suoi diritti.

Non è necessario proseguire oltre: notiamo innanzitutto come Famiglia all’improvviso affronti il tema della genitorialità, puntando coraggiosamente la sua attenzione sulla figura paterna. Clémence Poésy e la sua madre latitante restano sullo sfondo per buona parte del film, e questa è una soluzione abbastanza inedita. Forse ancor più che nella vita reale, sullo schermo la divisione dei ruoli e delle responsabilità è solitamente legata ad una stringente logica di genere. Non è questo il caso. La strategia di Samuel è semplice: non rigetta la sua immaturità ma ne fa il fondamento del suo essere padre. Incapace di gestire adeguatamente la situazione e non trovando il coraggio di raccontare la verità a Gloria, da consumato contaballe quale è, imbastisce una frottola colossale per proteggere la bambina e nasconderle una verità forse troppo dolorosa.

In maniera paradossale, la sua incapacità di fare i conti con la vita risulta in un atto d’amore sconclusionato ma commovente.

Hugo Gélin cura una messa in scena più ricercata rispetto allo standard abituale del genere. Ma è proprio questo il punto: a voler giocare il gioco delle etichette, varrebbe la pena di inserire questo film nella casellina “commedia drammatica”. La miscela è di riso e lacrime, l’essenza è quella della commedia, la logica del melodramma. Questa intercambiabilità dei registri drammatici è l’indiscutibile e spiazzante virtù del film, in parte smorzata dalla non plausibilità di alcune stiracchiate soluzioni di sceneggiatura.

Il film si regge in gran parte sulla verve, il carisma, i buoni tempi comici e la fisicità di Omar Sy, e sull’affiatamento e la complicità costruita con la piccola Gloria Colson, stante gli interventi occasionali di Antoine Bertrand, che fa un po’ da seconda madre alla bambina e soffre visibilmente il ritorno sulla scena di Kristin. Eppure, è proprio il personaggio interpretato da Clémence Poésy il perno strategico del racconto. La sorte del film dipenderà molto da come il pubblico risponderà alla complessità di questa madre commovente, irritante e a tratti incomprensibile nelle sue motivazioni. Un personaggio complesso, soltanto in parte simpatetico e reso con grazia e profondità, una profondità inusuale per una commedia.

In Francia il pubblico ha risposto bene, vedremo in Italia.

Francesco Costantini

PRO CONTRO
  • La complicità padre / figlia. Sono l’uno il genitore dell’altro.
  • Una Londra abbastanza realistica, niente cartoline.
  • Talvolta la progressione del racconto non è ben delineata. Si saltella da una situazione all’altra con troppa facilità e nemmeno in maniera credibile.
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