Favola, la recensione

Stati Uniti, anni ‘50. In una colorata e ordinatissima casa prende vita la favola di Mrs. Fairytale (Filippo Timi). Passa le giornate tra barboncini impagliati, la simpatica Lady, lezioni di mambo, i regali della sua amica Mrs. Emerald (Lucia Mascino), aspirapolveri e poi uno strano timore: quello per l’arrivo degli Ufo. Da una piece teatrale, ecco arrivare al cinema, solo dal 25 al 27 giugno 2018, Favola, film di Sebastiano Mauri con Filippo Timi, Lucia Mascino, Luca Santagostino, in ben 3 ruoli, e Piera degli Esposti.

Il perugino Filippo Timi torna al cinema e ne invade ogni spazio: la sua Mrs. Fairytale è una presenza poderosa, brillante, ironica. Svetta nel perimetro di una scenografia chiave di tutto il film: il lavoro di Dimitri Capuani, già scenografo di Dogman, mostra una scelta di interni divertente, colorata e in piena coerenza con l’estetica anni ‘50 ma, al contempo, svela anche la sua finzione, si capisce bene che è uno studio con gli esterni fotografati. Perché Favola è così: una storia tra l’interno e l’esterno, tra il cuore e le regole, tra la confezione bella ma artefatta e il contenuto.

L’involucro è quello di una black comedy sgargiante con personaggi queer e costumi, di Fabio Zambernardi, di grande qualità. Dentro al racconto c’è il tumulto intimo di Mrs Fairytale: i suoi desideri che non rimano con le consuetudini sociali ed è allora che una bella casa si trasforma in una bella gabbia e Timi è bravo ad animare questo conflitto con la sua prossemica, una recitazione eccentrica e consona allo stile dell’opera.

Complimenti, poi, a Lucia Mascino, anche lei intrappolata dall’immagine, anche lei con Fairytale alla ricerca di se stessa. Questo ribollire di situazioni e segni si ritrova anche nel caleidoscopio di rimandi cinematografici: da Douglas Sirk a Pedro Almodovar senza dimenticare il fare cinema di Todd Haynes che in Favola riecheggia con Lontano dal Paradiso, anche se quella storia spingeva molto più il pedale sul drammatico. Menzione d’onore poi per i fraseggi jazz che fanno da sottofondo ai dialoghi di Fairytale ed Emerald, firmati da Pivio e Aldo De Scalzi.

Con un’audacia sorprendente che dà linfa al nostro Cinema, Favola è un film sulla ricerca del proprio io e sul diritto di esprimerlo in qualsiasi modo, anche sfidando regole e madri invadenti, come quella deliziosamente interpretata da Piera Degli Esposti. Il difetto che spunta è quello di eccessivi strascichi teatrali: specialmente nei dialoghi che, seppur brillanti e profondi, a volte risultano un po’ innaturali. Nel complesso la favola su desiderio e identità di Mauri trova un ottimo compromesso tra nobile tematica ed estetica ricercata e personale. Il risultato è quello di un racconto audace, stimolante, profondo.

Luca Marra

PRO CONTRO
  • Filippo Timi.
  • La scenografia.
  • L’atmosfera.
  • Dialoghi a volte troppo teatrali.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Favola, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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