Godzilla II: King of the Monsters, la recensione

Il progetto della Warner Bros. e Legendary Pictures denominato MonsterVerse è molto ambizioso e allo stesso tempo rischioso perché si sa, quando si muovono capitali così ingenti e si mette mano a un mito assoluto come Godzilla, si rischia sempre di lasciare scontento qualcuno e da lì al flop il passo poi è breve. Ma c’è da prendere atto che, per il momento, tutto sta andando esattamente per il verso giusto e quell’avventura iniziata cinque anni fa con il Godzilla di Gareth Edwards sta dando dei buoni frutti.

Dopo lo splendido film del 2014, che rilanciava la figura del lucertolone atomico contestualizzandolo ai giorni nostri ma lasciando intatto il suo background storico, Legendary e Warner si sono imbarcati nell’ormai obbligato territorio dell’universo condiviso e così si è cominciato a progettare, uno dietro l’altro, film che abbracciassero l’immaginario dei monster movie classici con le icone che lo hanno generato. Nel 2017 è toccato a King Kong con Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts, ambientato temporalmente prima di Godzilla ma facente parte dello stesso universo, e oggi, nel 2019, salutiamo Godzilla II: King of the Monsters che oltre a riportare in scena il rettile radioattivo introduce altre creature, denominate Titani, che l’appassionato di kaiju-eiga già conosce: Rodan il mostro alato, la falena gigante Mothra e il drago tricefalo Ghidorah.

Per questo attesissimo ritorno è stato chiamato dietro la macchina da presa Michael Dougherty, esperto in horror festivi (suoi Trick or Treat – La vendetta di Halloween e Krampus) a cui manca la personalità autoriale di Gareth Edwards ma confeziona un onestissimo monster movie che mette al centro della vicenda uno spettacolo fatto di gargantuesche creature che se le danno di santa ragione.

Durante gli eventi che hanno visto la distruzione di San Francisco durante lo scontro tra Godzilla e i M.U.T.O., la famiglia Russell perde il figlio primogenito, un lutto che porta alla crisi famigliare e alla rottura tra Mark ed Emma. Anni dopo, mentre il comportamentista animale Mark si è allontanato dall’agenzia di criptozoologia Monarch, per la quale ha sviluppato il dispositivo ORCA utile a simulare il richiamo dei mostri, la sua ex moglie Emma lavora ancora come paleontologa per la stessa Monarch e insieme alla figlia adolescente Madison è impegnata in un sito in America Latina dove è stata rinvenuta la crisalide di un’antica creatura battezzata Mothra. La Monarch sta scoprendo tracce di mostruose civiltà preistoriche in giro per il mondo e, nonostante l’opposizione dei governi, le protegge; ha denominato queste creature Titani e sta monitorando diciassette siti, tra i quali un immenso drago alato e a tre teste, Ghidorah, ibernato in Antartide. Un incidente risveglia proprio Ghidorah, il cui richiamo fa riemergere dagli abissi Godzilla, forse unico in grado di fermare la distruttività del rettile tricefalo.

Come ogni buon sequel che si rispetti, Godzilla II: King of the Monsters si abbandona a uno spettacolo che massimizza gli elementi distintivi del capitolo precedente, quindi un film più grosso, ricco di azione, mostri e visivamente sontuoso. L’idea di far scontrare Godzilla con altri mostri celebri cella Toho risponde probabilmente all’esigenza di creare un vero universo condiviso da legare al brand e allo stesso tempo cerca di accontentare quanti erano rimasti delusi dalla scelta nel precedente di film di contrapporre il lucertolone ad altre creature create però appositamente per quel film. Vengono così introdotti personaggi che i fan ben conoscono: la falena Mothra (comparsa per la prima volta nell’omonimo film del 1961 e successivamente in 14 film, sia in progetti collettivi al fianco di Godzilla sia in stand alone), lo pteranodonte Rodan (visto per la prima volta nel 1956 in Rodan, il mostro alato e in altri 10 film) e il drago spaziale a tre teste King Ghidorah (introdotto nel 1964 in Ghidorah! Il mostro a tre teste e poi presente in altri 9 film della saga identificato come nemesi principale di Godzilla).

Tutti e quattro i mostri erano già stati coinvolti dalla Toho nel 1964 in Ghidorah! Il mostro a tre teste di Ishirō Honda di cui Godzilla II: King of the Monsters è un ideale e liberissimo rifacimento. Ma Michael Dougherty, anche sceneggiatore insieme a Max Borenstein e Zach Shields, sceglie si di porre i mostri al centro dell’attenzione, proprio come i leggendari kaiju-eiga di cui prosegue la tradizione, ma decide anche di concentrare l’attenzione su personaggi umani e – così come accadeva anche nel film di Edwards – è una famiglia americana a catalizzare l’interesse della storia. Si tratta questa volta di una famiglia dagli echi molti spielberghiani, distrutta da un lutto ma ancora illuminata dalla scintilla dell’amore, capace di muovere letteralmente l’azione che sta al centro della storia. Soprattutto il personaggio interpretato da Kyle Chandler ricorda molto da vicino l’eroe riluttante ma determinato, emotivamente vulnerabile ma fisicamente quasi indistruttibile che ha caratterizzato tanto cinema di Spielberg, così come a quel canovaccio sembra guardare anche l’adolescente Millie Bobby Brown di Stranger Things, costantemente avversa all’autorità (genitoriale o governativa) ma coraggiosa e affascinata dalla dimensione dell’ignoto. Meno convenzionale, in quest’ottica, è il personaggio interpretato da Vera Farmiga, ambiguo, forte e pieno di contraddizioni (ma questo è imputabile più alla sceneggiatura che a voluti tratti caratteriali). Umani tratteggiati con un’idea narrativa ben precisa che però scompaiono completamente se affiancati ai mostri, splendidi nel design (maniacalmente fedeli agli originali giapponesi e su questo i fan di vecchia data ringraziano), maestosi nella messa in scena e protagonisti di scene spettacolari che lasciano davvero a bocca aperta.

Godzilla II: King of the Monsters è proprio questo: uno spettacolo incredibile, un lunghissimo match a più riprese tra i Titani che dominavano la Terra e ora la stanno reclamando con clangore.

Questa caratteristica è allo stesso tempo croce e delizia del film e traduce alla perfezione le sensazioni contrastanti che sta suscitando nel pubblico di fan e nella critica. Da una parte abbiamo un oggetto che rispetta la tradizione del kaiju-eiga e dona ai suoi spettatori uno dei film più genuini e appassionanti del genere; dall’altra abbiamo un’opera sicuramente imperfetta, discontinua nel ritmo e con una scrittura poco curata che probabilmente non soddisferà il cinefilo “generalista”. Eh si, perché Godzilla II: King of the Monster, più del suo predecessore e del “cugino” Kong: Skull Island, è un film che parla all’appassionato di monster movie, lo coccola e gli dona il film di mostri (con mostri leggendari) che ha sempre sognato.

Non un film per tutti, dunque, ma un film che tutti i fan di Godzilla (e Ghidorah) ameranno alla follia.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Visivamente stupefacente, con colori e composizione di immagini che sembrano uscite direttamente da un dipinto impressionista.
  • Il design dei mostri: Godzilla, Ghidorah, Rodan e Mothra sono bellissimi!
  • Due ore di lotte tra mostri è quello che un fan dei monster movies desiderava da anni.
  • Due ore di lotte tra mostri è quello che potrebbe spingere lo spettatore comune ad abbandonare la sala prima della fine del film.
  • La sceneggiatura (e in particolare alcuni dialoghi) è poco curata.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Godzilla II: King of the Monsters, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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