Halloween, la recensione

“Per otto anni ho tentato di riportarlo a noi, ma poi per altri sette l’ho tenuto chiuso, nascosto, perché mi sono reso conto con orrore che dietro quegli occhi viveva e cresceva… il Male.”

Con queste parole il dott. Samuel Loomis, interpretato da un immenso Donald Pleasence, esplicava chiaramente la sua diagnosi su Michael Myers, il paziente che gli cambierà la vita, personale e professionale, accompagnandolo fino alla tomba. Era il 1978 e nei cinema americani usciva Halloween – La notte delle streghe, un capolavoro assoluto che avrebbe rivoluzionato completamente il modo di fare e concepire il cinema horror. A firmarlo era John Carpenter, proveniente dal successo indie di Distretto 13: Le brigate della morte e qui alle prese con il suo primo successo commerciale che lo avrebbe consacrato tra i massimi esponenti della new wave horror statunitense.

In quarant’anni Michael Myers è stato resuscitato in tante, forse troppe occasioni, per l’esattezza sei volte ufficialmente, più altre due volte dalla vena autoriale di Rob Zombie, che ha realizzato un remake e un relativo sequel nel 2007 e nel 2009. Una saga amatissima dai fan ma anche altalenante, che è stata capace di toccare momenti anche abbastanza imbarazzanti (si veda Halloween – La resurrezione di Rick Rosenthal), tanto da spingere Jason Blum, che con la sua Blumhouse ha rilevato il franchise e affiancato Malek Akkad nella produzione, a ripartire da dove era cominciato tutto, azzerare la continuity e tenere come punto di riferimento solamente il film di John Carpenter. Il risultato si intitola semplicemente Halloween, senza numeri o sottotitoli, proprio come il film del 1978, pur essendone un sequel diretto.

Quarant’anni dopo il massacro della notte di halloween ad Haddonfield, in Illinois, quando quattro persone persero la vita per mano dello psicopatico Michael Myers, i giornalisti Aaron Korey e Dana Haines si recano all’ospedale psichiatrico di Smith’s Grove dove Michael Myers è rinchiuso. Per tutto questo tempo, l’uomo è rimasto calmo e solitario rifugiandosi nel silenzio e dopo la morte di Sam Loomis, il suo caso è stato preso a carico dal dott. Sartain. Korey e Haines vengono a sapere che Myers deve essere trasferito, insieme ad altri pazienti, in un’altra contea e come data è stata scelta la sera del 30 ottobre. Nel frattempo, a Haddonfield Laurie Strode, unica sopravvissuta a quel massacro, vive nella paranoia, armata fino ai denti, ha due matrimoni falliti alle spalle e un rapporto difficile con sua figlia Karen, che sta cercando di crescere Allyson lontano dalla nonna. Quando, durante il trasferimento, Michael Myers riesce a fuggire e Laurie viene a conoscenza dell’accaduto, si prepara ad affrontare di nuovo l’assassino mascherato, solo che questa volta non sarà presa alla sprovvista!

Ricordate il rapporto di parentela che lega Laurie e Michael? Bene, dimenticatelo! Oltre a cancellare dalla memoria dello spettatore i vari sequel, il nuovo Halloween ci tiene a specificare che quelle che davano Laurie come sorella minore di Michael erano solo voci, inventate per “rassicurare” le persone e spiegare l’assurdità di un caso di cronaca. Quella imbastita da David Gordon Green è una vera e propria operazione di rimozione e ribilanciamento che, malgrado il legittimo scetticismo degli spettatori fan, ha una ragione di essere, sia per ridare ordine a una situazione logica ormai smarritasi nell’avanzare dei sequel, sia per rilivellare la qualità del franchise. Perché quello firmato da David Gordon Green è, senza troppi giri di parole, il miglior Halloween dopo quello diretto da John Carpenter.

Già l’idea di introdurre la vicenda dallo sguardo morbosamente interessato dei due giornalisti, che sono palese metafora dello spettatore (e fan), è di per se vincente: aiuta a introdurci alla storia con naturalezza accompagnandoci in medias res in questo salto temporale, evitando quello sarebbe potuto essere un approccio spaesante. Inoltre, vedere Michael Myers indifeso e incatenato, invecchiato, spogliato della sua tuta da lavoro e della inconfondibile maschera getta una luce vulnerabilmente macabra su questa icona. Ma parliamo di icona, appunto, nel rispetto totale della visione carpenteriana del Male.

Jamie Lee Curtis riprende ancora una volta il ruolo che l’ha lanciata nel mondo del cinema, è di nuovo Laurie Strode, nemesi dell’Uomo Nero, ma stavolta la troviamo armata fino ai denti e determinata a uccidere il mostro che le ha stravolto la vita. In un’America ossessionata dalle armi da fuoco, Laurie vive sommersa da fucili da caccia, fucili a pompa, 9mm e revolver, si esercita quotidianamente nel tiro a segno e addestra alla difesa la figlia. Un’evoluzione caratteriale che potremmo considerare necessaria, non essenzialmente realistica, ma comunque propedeutica a un faccia a faccia epico che va a chiudere magnificamente un cerchio narrativo.

David Gordon Green, insospettabilmente abile nel costruire le scene di tensione miste all’azione, dirige con mano ferma dimostrando di aver capito alla perfezione la logica del serial killer. La sequenza nei bagni pubblici, insieme al momento della presa delle armi, sono esempi di grande cinema horror. Questo Halloween, inoltre, non lesina neanche in scene truculente, calcando la mano sulla violenza più grafica senza però perdere di vista l’obiettivo primario della lezione carpenteriana, ovvero l’atmosfera.

Oltre a Jamie Lee Curtis, abbiamo anche un altro ritorno, Nick Castle, che riprende il ruolo di Michael Myers dopo averne indossato la maschera nel 1978. A completare il cast ci sono la generazione di mezzo, Judy Greer, e quella più moderna, Andi Matichak, che danno vita a un terzetto di combattive donne, insieme a Jamie Lee Curtis, che trovano riscatto al classico ruolo di vittime in un interessante ribaltamento di prospettiva.

Halloween 2018 è un magnifico esempio di sequel/revival, realizzato con cognizione di causa da chi ha perfettamente compreso lo spirito che vive dietro l’Ombra della strega.

Presentato nella selezione ufficiale della 13esima Festa del Cinema di Roma, Halloween uscirà nei cinema italiani il 25 ottobre distribuito da Universal Pictures.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Rispettoso del prototipo e allo stesso tempo capace di portare i personaggi su un nuovo livello di caratterizzazione.
  • Scene di tensione alternate magnificamente all’azione conferiscono un gran ritmo al film.
  • Scene cult a go-go.
  • A tratti si ha la sensazione che ci sia un po’ troppa carne al fuoco e, almeno in un’occasione, un elemento interessante non viene sviluppato a dovere.
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Halloween, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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    One Response to Halloween, la recensione

    1. fabio ha detto:

      Fomento puro, non vedo l’ora che sia giovedì prossimo per gustarmi questo nuovo bagno di sangue messo in atto dal nostro adorato Michael.

      PS: L’idea della NON parentela tra i due però continua a dispiacermi moltissimo 🙁

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