Home – A casa, la recensione

A tentare di risollevare le sorti della Dreamworks Animation, piuttosto ammaccate dopo un 2014 da dimenticare, ci prova Home – A casa, trentunesimo e unico titolo del 2015 per la major di Jeffrey Katzenberg. Si tratta dell’adattamento, diretto da Tim Johnson, del libro The True Meaning of Smekday di Adam Rex, preannunciato dal divertente cortometraggio proiettato prima di Mr. Peabody e Sherman, gioiello ingiustamente sottovalutato. A saltare immediatamente all’occhio in questa coloratissima epopea aliena all’insegna dell’amicizia è un ritorno a un concept orientato prevalentemente verso un pubblico infantile. Mossa che stupisce da parte degli studios che, per primi, rivoluzionarono i target del cinema d’animazione grazie alla geniale saga di Shrek.

I Boov, buffa razza aliena in fuga perpetua da un terribile esercito di nemici, sono i protagonisti della vicenda. Sono esseri solitari, che tendono a non allacciare legami con i propri simili, e cambiano colore a seconda delle proprie emozioni. Tra loro, c’è Oh (doppiato, nella versione originale, da Jim Parsons) che, al contrario, è socievole e festaiolo, ma talmente maldestro da essere evitato da tutti. Quando i Boov scelgono di stabilirsi sulla Terra per farne la propria temporanea dimora, Oh ne combinerà una delle sue inviando, senza volere, un segnale che consentirà ai loro persecutori di rintracciare tutta la razza. Per rimediare al pasticcio, Oh dovrà unire le forze con la riccioluta e ribelle Tip (Rihanna), unica bambina rimasta sulla Terra alla ricerca della mamma (Jennifer Lopez)…

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Home riesce a farsi apprezzare senza difficoltà in virtù dell’ambizioso impianto visivo, dominato da colori scintillanti e paesaggi sconfinati, della notevole fantasia di moltissime trovate (su tutte, l’automobile modificata di Tip) e dell’accattivante colonna sonora, all’insegna della musica pop. A onor del vero, tuttavia, bisogna confessare che la massiccia presenza di brani di Rihanna (ben tre inediti) rischia di mettere a dura prova la pazienza e i padiglioni auricolari di chi non apprezza il genere e le sonorità che hanno reso celebre la giovane popstar.

Il regista Tim Johnson, già al timone di Z la Formica, firma un racconto di formazione e rivalsa il cui messaggio, forte e chiaro, è affidato ai grandi occhi e al carattere ricco di sfumature dei due protagonisti. Questi ultimi, ottimamente caratterizzati tanto nelle fattezze che nella personalità, non potrebbero essere più diversi, ma impareranno a collaborare e a volersi bene. È proprio il bisogno d’amore e di complicità uno dei temi portanti della pellicola che, ci suggerisce la storia, può travalicare la sterile diffidenza o il timore nei confronti di chi ci appare opposto o troppo lontano da noi, dando luogo, invece, a un costruttivo scambio e uno stimolante arricchimento reciproco. Anche i personaggi di contorno sono frutto di una scrittura accurata; tra questi, Captain Smek (Steve Martin), saccente e incapace leader dei Boov.

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In questa storia confezionata ad hoc per i più piccoli, come si accennava, non c’è però spazio per quell’intrattenimento pungente e graffiante che, negli anni passati, si era affermato come tratto distintivo della Dreamworks ed era riuscito ad appassionare anche un pubblico adulto. Questo non significa che Home non strappi qualche sana risata o non si lasci guardare volentieri anche da chi ha più di dieci anni; ma saranno senz’altro i bambini ad apprezzare maggiormente le buffe gag e ad affezionarsi a Oh. Lo sviluppo lineare e i prevedibili risvolti del plot, comunque, non intaccano l’urgenza di contenuti affatto inediti ma fondamentali per chi si affaccia alla crescita: il valore della famiglia, la tolleranza e il coraggio di affrontare le sfide piccole e grandi che la vita ci propone. Meglio se con un vero amico a fianco!

Home – A Casa non è certo un’operazione esente da furbizia o, comunque, dettata dalla volontà di andare incontro a un sicuro riscontro di pubblico e a un merchandising garantito. Rimane, tuttavia, un prodotto di qualità, animato da una buona dose di follia e da validi contenuti. E allora, perché no?
Questa spericolata ed esplosiva favola tecnologica – fatta di monumenti capovolti, ritmi ancheggianti e carburante al succo di frutta – è in sala dal 26 marzo, distribuita da 20th Century Fox.

Chiara Carnà

PRO CONTRO
  • Esteticamente incisivo e arricchito da trovate folli e originali.
  • Protagonisti accattivanti e ben caratterizzati.
  • L’intreccio lineare fa gioco alla diffusione di validi contenuti.
  • Prevalentemente orientato verso l’infanzia.
  • Mancano il graffio e l’irriverenza della Dreamworks di Shrek.
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