Hotel Artemis, la recensione

Nella torrida estate italiana che avrebbe dovuto aprire agli spettatori le porte dei cinema senza “interruzione di servizio”, come sbandierato dalla fallimentare iniziativa Moviement, si stanno susseguendo nelle (poche) sale rimaste attive titoli che non potremmo di certo definire primizie. Film ormai vecchi di anni, rimasti nei magazzini dei distributori in attesa del momento più propizio per lanciarli, come la finestra lasciata praticamente vuota dalla possibile concorrenza. Oltre a tanto cinema festivaliero (si pensi a Tesnota, Il ritratto negato, Il segreto di una famiglia, L’ultima ora…), c’è anche qualche recupero tra le fila del cinema più mainstream, spesso titoli che si sono contraddistinti in patria per scarsi risultati al botteghino e un’accoglienza tiepida da parte della critica; titoli che distribuiti ora, nell’assoluta desolazione, possono invece realizzare buoni risultati. Sta accadendo con Serenity – L’isola dell’inganno, disastroso noir destrutturato di Steven Knight, e potrebbe accadere con Hotel Artemis, il lungometraggio d’esordio dell’apprezzato sceneggiatore Drew Pearce, uscito negli USA (con scarso risultato) più di un anno fa.

In confronto al film di Knight, siamo su ben altri lidi qualitativi e seppur non possiamo considerare del tutto riuscito Hotel Artemis, si apprezzano molti elementi che includono un cast prestigioso e ben utilizzato e un high concept accattivante.

Hotel Artemis

Siamo nel 2028 a Los Angeles, durante una notte infuocata dalle sommosse dei cittadini per la privatizzazione dell’acqua. In questo scenario, si è appena consumata la rapina in banca di Sherman e i suoi soci, una rapina sfociata in tragedia con il ferimento del criminale Lev. Per salvare il suo amico, Sherman si dirige all’Hotel Artemis, un luogo esclusivo in cui criminali di ogni nazionalità possono trovare riparo in caso di necessità, e allo stesso tempo zona franca all’interno della quale nessuno può commettere crimini. L’Hotel è gestito da Nurse e il bodyguard Everest e quella notte hanno già chiesto soccorso i sicari Nice e Acapulco, mentre Ilya, figlio del Re dei lupi che è anche proprietario dello stabile, rivendica la proprietà dell’Hotel cercando di entrare con la prepotenza. Sarà una lunga notte…

Unendo le atmosfere tipicamente carpenteriane da film d’assedio con elementi social-futuristici, Pearce dà vita a un curioso mix di suggestioni che promette tantissimo pur non mantenendo sempre il suo potenziale. L’incipit di Hotel Artemis ci porta subito in un mondo distopico in ci la violenza sembra essere l’unico linguaggio comprensibile ai più. L’inizio con la rapina andata male, che fa tanto Tarantino prima maniera, si trasforma immediatamente in thriller metropolitano che getta un oscuro sguardo su una Los Angeles realisticamente proiettata a un vicino futuro, in cui bande armate mettono a ferro e fuoco le strade per rivendicare semplicemente il proprio diritto alla vita.

Hotel Artemis

Quando l’azione si sposta nell’Hotel Artemis, la narrazione ha come un blocco repentino ingiustificato: pochissimi personaggi in scena, descritti grossolanamente, e una staticità di fondo che non riesce a preparare al grande epilogo. Il problema del film di Drew Pearce è fondamentalmente qui, sembra quasi che a pochi minuti dall’inizio, espletata una sommaria presentazione dei personaggi coinvolti, il film abbia una battuta d’arresto e tutta l’attenzione sia proiettata verso il finale. Una costruzione poco condivisibile, dal momento che di carne al fuoco ce n’è ed è sufficiente a coprire quei quaranta minuti abbondanti di noia.

Poi, quando ci si avvia verso la conclusione, il film riacquista quella vivacità e quell’interesse con i quali era partito, ci offre buone scene d’azione dove a dominare sono la sempre splendida Sofia Boutella e Dave Bautista, e si respira quell’aria da anti-Hollywood che a questo genere di film fa sempre bene.

Hotel Artemis

Si diceva del cast. Oltre ai già citati Boutella e Baustista, che sono quelle scelte che permettono di muoversi in territori sicuri, abbiamo una grande Jodie Foster nel ruolo principale, Nurse, l’Infermiera che gestisce l’Hotel. Personaggio interessante anche se un po’ banalizzato da un background che forse sarebbe stato meglio tener celato, Nurse si fa forte di un’ottima caratterizzazione da parte della Foster in un ruolo per lei inedito: invecchiata dal make-up e sempre energica, porta avanti un personaggio determinato da cui dipendono le sorti di tutti gli ospiti dell’hotel. Tra questi troviamo anche un Charlie Day fuori parte, alle prese con un criminale viscido dalla parlantina facile che attira immediatamente l’antipatia dello spettatore. In un piccolo ma determinate ruolo c’è anche Jeff Goldblum, mentre Zachary Quinto non convince più di tanto nel solito ruolo del villain dalle scarse motivazioni.

Con un evidente punto in comune con la saga di John Wick (l’Hotel Artemis ricorda molto il Continental dei film con Keanu Reeves) e delle suggestioni che richiamano la saga de La notte del giudizio (la situazione d’assedio e la violenza nelle strade), Hotel Artemis si sviluppa tra alti e bassi senza lasciare troppo il segno, pur offrendo allo spettatore innegabili buoni momenti di spettacolo.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Il cast è un grande punto di forza, ricco di nomi di cult!
  • Buone idee di base, a tratti derivative ma con una buona presa generale.
  • Un ingiustificato momento statico nel mezzo del film.
  • Non tutti i personaggi sono ben delineati.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Hotel Artemis, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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