Il Campione, la recensione

Da quando nel 2016 è uscito nelle sale Veloce come il vento, Matteo Rovere si è imposto come punto di riferimento per tutto quel cinema “giovane” (nelle idee, oltre che per età dei suoi autori) che oggi si contrappone ad un sistema cinematografico che odora di acqua di colonia ma che sembra desideroso di abbracciare uno svecchiamento concettuale ed artistico. Rovere come punto di riferimento, certo, perché in parallelo alla sua attività registica (si pensi al suo ultimo dramma storico sulla fondazione di Roma, Il Primo Re) sta portando avanti un’interessante attività da produttore con la sua società Groenlandia fondata assieme a Sydney Sibilia (la trilogia di Smetto quando voglio). Ora esce nelle sale Il Campione, una dramedy prodotta da Rovere e Sibilia e diretta dall’esordiente Leonardo D’Agostini.

Christian Ferro è il goleador della Roma. Giovanissimo e pieno di talento, Ferro è una vera rock star del mondo del calcio. Oltre ad essere la punta di diamante della sua squadra, il Campione è anche un concentrato di sregolatezze noto per il suo carattere rissoso ed arrogante. A seguito dell’ennesima bravata in un centro commerciale, Tito, presidente dell’Associazione Sportiva Roma, decide che è ora di “ridefinire” agli occhi dei mass media l’immagine di Christian Ferro impartendogli un po’ di sana disciplina. Il Campione viene così affidato a Valerio, un ex-professore dal passato ombroso, che ha il duro compito di iniziare il Campione allo studio. I due, completamente differenti e praticamente opposti, finiranno per instaurare un profondo legame destinato a far crescere entrambi.

L’opera prima di Leonardo D’Agostini è praticamente un goal da centro campo. E non per l’acceso clamore che suscita all’apparire dei titoli di coda ma per essere riuscita a mandare a segno un’azione non facile e in modo tutt’altro che scontato.

Nonostante in Italia sia lo sport per eccellenza, il calcio non ha mai avuto modo di intraprendere nessun dialogo interessante con il cinema. Qualcuno c’ha pure provato, si pensi alla commedia antologica prodotta da Paolo Virzì 4-4-2 Il gioco più bello del mondo, ma senza raggiungere particolari meriti o risultati. Sembra quasi che cinema e sport siano due mondi in contrasto, tifoseria contro cultura, proprio come i due protagonisti de Il Campione. Ma esattamente come succede a loro, seppur difficile, l’intesa può esserci e Matteo Rovere, che con il già citato Veloce come il vento si era dimostrato all’altezza nel coniugare cinema e sport, porta avanti questa “sfida” personale proponendoci ancora una volta un cinema che parla anche agli sportivi.

Una dramedy a tutti gli effetti, con una componente comedy che si fa avanti al momento giusto e senza mai prevaricare i toni seriosi che conducono comunque le fila del racconto. Proprio sotto quest’aspetto Il Campione risulta vincente essendo riuscito ad individuare, in fase di scrittura, un equilibrio magistrale fra due generi opposti ma complementari (la commedia e il dramma) che rende l’intera narrazione costantemente piacevole, a tratti divertente e in molti casi anche emozionante.

La storia che D’Agostini ci racconta è apparentemente semplice, con un calciatore che deve tornare tra i banchi di scuola per dimostrare a tutti – in primis a se stesso – che non è così “vuoto” come i più potrebbero pensare. Potrebbe sembrare l’incipit di una barzelletta su Totti, eppure Il Campione si dimostra all’altezza di portare in scena un racconto garbato ed intelligente che contrappone i due emisferi per eccellenza dell’esser umano: l’azione e il pensiero. Due “essenze” scisse in corpi differenti, solo apparentemente incompatibili, ma di fatto incapaci di poter realizzarsi senza che l’una possa influenzare l’altra.

Un lavoro di scrittura davvero interessante che deve tanto della sua riuscita ai due interpreti principali, semplicemente favolosi, che sono il bravissimo Andrea Carpenzano (La terra dell’abbastanza) e l’altalenante Stefano Accorsi che per l’occasione ci appare decisamente in soprappeso. Tanto Carpenzano quanto Accorsi si rivelano perfetti per i due ruoli chiamati ad interpretare così che il primo è un “campione” decisamente credibile,  ricreato ad immagine e somiglianza di un qualunque idolo calcistico di oggi, mentre il secondo diventa un “professore” atipico, inizialmente ostile a tutto quel “mondo” di cui Christian Ferro fa parte, ma pronto a dimostrarsi l’unico in grado di capire realmente il ragazzo così da poter tirar fuori le sue capacità nascoste. E la pedagogia, in fin dei conti, ci ha sempre insegnato che dev’essere proprio questo il talento di un docente, dal momento che non esistono studenti bravi e meno bravi ma metodi giusti e sbagliati.

Ma il film di Leonardo D’Agostini non ci appare vincente solo per la buona sceneggiatura e per i due attori in stato di grazia, assolutamente no, perché Il Campione si dimostra molto efficace nel riuscire a riproporre sul grande schermo tutte quelle dinamiche insite al mondo del calcio, con sequenze sportive (ben calibrate in termine di minutaggio) realizzate davvero molto bene.

Un film moderno, dunque, che riesce a farsi forte dell’abilità di riuscir a passare agilmente da un genere all’altro senza avvertire mai lo scomodo peso di dover aderire per forza alle regole di un genere specifico. Il Campione è una commedia, ma non per questo deve far ridere, ma è anche un dramma e questo non significa che debba far piangere. Il film in questione è un genuino racconto di formazione che sa molto bene dove arrivare e nel perseguire la sua mèta non si fa il minimo problema di dover piacere ad un pubblico piuttosto che a un altro. Un’idea di cinema molto “internazionale”, questa, che tuttavia in Italia sembra l’abbiano colta ancora in pochi.

In definitiva Il Campione è un film che funziona molto bene, semplice e classico nella sostanza ma innovativo e giovane per il linguaggio adottato, un’operazione che fa bene al nostro cinema e che riflette questo periodo di “svecchiamento” a cui il cinema italiano si sta sottoponendo ormai da diversi anni.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
Un racconto di formazione, sostanzialmente classico, che passa attraverso il mondo del calcio.

Una scrittura ben calibrata e interpretata magistralmente da Andrea Carpenzano e Stefano Accorsi.

Decisamente ben realizzate le sequenze sportive.

Dramma o commedia? Un’indecisione (palesemente voluta) che a qualcuno potrebbe dar fastidio. Non a noi.
VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)
Il Campione, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
Condividi questo articolo

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.