Il lupo e il leone, la recensione

Orfana di entrambi i genitori, Alma è una ragazza tenace e determinata che sta investendo tutto per poter entrare nel Conservatorio e diventare una giovane pianista. Ma la vita le riserva un nuovo duro colpo quando riceve la notizia della morte dell’amato nonno. Affranta per l’accaduto, Alma decide di partire subito alla volta della sua casa d’infanzia – dove viveva il nonno – sita su un isolotto privato in Canada. La sera del suo arrivo, dopo aver raccolto gli ultimi affetti del nonno e a seguito di una brutta tempesta, Alma si trova nella inaspetatta situazione di salvare due cuccioli d’animale: un leoncino e un piccolo lupo. Alma non sa come gestire quella situazione e così decide di trattenersi più a lungo sull’isola e allevare i due cuccioli insieme. I giorni passano, i due cuccioli crescono rapidamente e diventano amici, quasi fratelli. Ma la felicità è destinata ad interrompersi nuovamente quando i due animali vengono scoperti e così, trattandosi di due specie pericolose, vengono separati dalla ragazza: il leone viene affidato ad un circo itinerante mentre il lupo viene portato in un centro di ricerca. Ma questa divisione non durerà molto perché il lupo capirà presto come fuggire dal centro e il suo obiettivo è chiaramente quello di ritrovare suo “fratello” e subito dopo anche Alma.

A tre anni di distanza dal suo precedente lungometraggio, Mia e il leone bianco, il regista e documentarista francese Gilles de Maistre torna a mettersi alla prova con un film di “fiction” e lo fa ancora una volta scegliendo come campo d’azione un family drama sul mondo animale. Una scelta molto interessante perché, oltre a permettergli di definirsi come regista, gli consente di portare avanti un delicato discorso di denuncia su cui sarebbe bene soffermarsi più spesso. E con più attenzione.

La Storia del cinema ce l’ha spesso insegnato che le grandi storie d’amicizia tra uomini e animali possono funzionare benissimo sul grande schermo. Un modo forse facile, ma anche onesto, di portare l’essere umano a riflettere sulla propria condizione di “animale evoluto” che, proprio a causa della sua decantata evoluzione, ha perso completamente il contatto con quella purezza che scaturisce più dall’istinto che dall’intelletto. L’essere umano ha reciso bruscamente quel cordone ombelicale che dovrebbe tenerci legati alla Natura, sempre e comunque, e solo osservando gli animali – forse – ci è possibile ricordare da dove veniamo.

Da Alaska di Fraser Clarke Heston (1996) ad Hachiko – Il tuo migliore amico di Lasse Hallström (2009), passando per la più recente e fortunata trilogia di Belle e Sebastien (il cui successo è stato sicuramente determinante per l’opera di Gilles de Maistre), la Storia del cinema è piena di film che focalizzano la propria attenzione su amicizie intense e costruttive tra il mondo animale e quello umano. Maestro indiscusso in questo genere non può che essere Jean-Jacques Annaud che con piccoli capolavori come L’orso, Due Fratelli o L’ultimo lupo ha saputo individuare la formula perfetta per piegare il linguaggio del cinema di finzione a quello del documentario di tipo naturalista.

Tanto in Mia e il leone bianco quanto ne Il lupo e il leone, il regista Gilles de Maistre sembra guardare alla lezione di Annaud per poi muoversi maggiormente sulle orme di quanto fatto dalla trilogia tratta dai racconti di Cécile Aubry (in modo particolare dai suoi due sequel). Perché è vero che la narrazione prende avvio dal regno selvaggio e si sviluppa in favore di un messaggio (ecologista) chiaro da impartire, ma è anche vero che i veri protagonisti della vicenda – nel cinema di Gilles de Maistre – non sono mai realmente gli animali bensì i loro padroni.

Con Il lupo e il leone, dunque, il regista francese porta in scena un film che non sarebbe errato considerarlo come una sorta di sequel ideologico di Mia e il leone bianco. E non solo perché viene narrata l’amicizia tra una giovane ragazza e un “feroce” felino (in cui si aggiunge, qui, anche un bellissimo lupacchiotto), ma perché anche questo film diviene l’occasione perfetta per sferrare una denuncia importantissima verso certe orride tradizioni che continuano ad essere portate avanti ai danni del regno animale. E in un periodo storico come il nostro, in cui si manifesta/protesta praticamente per tutto, fa rabbrividire che certe tematiche così importanti non riescano ad essere centrali in nessun dibattito quotidiano.

In Mia e il leone bianco la denuncia si muoveva direttamente contro il bracconaggio legale, quello che consente a ricconi di acquistare leoni (o comunque animali feroci) presso appositi allevamenti e ucciderli senza problemi per poterne ricavare un trofeo o una foto da sfoggiare in salotto. Con Il lupo e il leone, invece, il discorso si fa più delicato e ad essere preso di mira è sia il terrificante circo, dove non si fa altro che schiavizzare animali in favore di un becero divertimento, quanto anche le strutture di ricerca scientifica che nascono con lo scopo nobile di reinserire gli animali nel loro giusto habitat naturale ma che, di conseguenza, non fanno altro che privare gli animali della loro reale libertà di vita. E proprio sotto quest’ultimissimo aspetto, infatti, il discorso si fa più interessante perché il confine tra ciò che è giusto e ciò che è errato diventa davvero tanto sottile.

Concettualmente, dunque, Il lupo e il leone è un film estremamente interessante che riesce ad unire la riflessione giusta e intelligente ad un discorso devoto all’intrattenimento capace di parlare tanto agli adulti quanto ai più piccoli. Quando si dice l’utile e il dilettevole.

Il problema più grosso del film però è il medesimo che affligeva anche Mia e il leone bianco ossia l’incapacità di Gilles de Maistre di riuscire ad addentrarsi nel profondo del suo importante discorso. Si ferma alla superficie delle cose, non le graffia mai, non riesce mai ad entrare nell’intimo delle situazioni così da voltare continuamente le spalle alle emozioni. Qualunque esse siano.

Ogni cosa, dall’amicizia centrale tra Alma e i due animali alla difficile condizione famigliare della ragazza, dal “malvagio” gestore del circo agli ottusi ricercatori scientifici, tutto è raccontato con quell’eccessiva leggerezza pronta a sfociare tanto nella pigrizia quanto nel menefreghismo. E questo è un enorme problema che un film di questo tipo, con un messaggio così importante, non dovrebbe avere mai.

L’amicizia tra il leone e il lupo, benché dovrebbe costituire il focus del film, non viene mai realmente raccontata (dimenticatevi quanto fatto da Annaud in Due fratelli) e alla stessa maniera non viene sviluppato il forte legame che lega l’orfana umana (Alma) ai due orfani animali. Tre personaggi legati da un background simile ma sul quale il film non punta mai l’accento, anzi, sembra quasi non accorgersi delle potenzialità che aveva sottomano.

Ma quella de Il lupo e il leone non è solamente una problematica legata ai temi trattati perché, forse, la cosa peggiore risiede sia nell’assenza della dinamica avventurosa (grave in un film d’avventura) che nella bidimensionalità con il quale sono raccontati tutti i personaggi, compresi i protagonisti, con una delineazione maldestra e spesso ridicola dei buoni e dei cattivi. Così come suscita una certa rabbia l’inserimento di piccoli sketch pseudo-comici, alcuni decisamente imbarazzanti, sicuramente utili ad avvicinare maggiormente il film ad un pubblico giovane (ma dubito che i bambini possano realmente divertirsi con certe cose) ma alla fine capaci solo di sottrarre potenza al messaggio che si voleva enunciare.

Restano alcuni bei paesaggi, una protagonista bella e brava (Molly Kunz), una paio di fugaci momenti emozionanti legati alle interazioni tra il felino e il canide e un messaggio di fondo importante da far comprendere soprattutto alle nuove generazioni.

Non un film da bocciare in toto ma era giusto, anzi doveroso, aspettarsi di più perché a fine visione resta in bocca il retrogusto della grande occasione mancata.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
La denuncia, decisamente seria, verso l’esistenza di circhi che ancora oggi schiavizzano animali e centri di ricerca che si sorreggono su concetti decisamente ipocriti.

Alcune scene tra il leone e il lupo sono davvero belle e scaldano il cuore.

Una fastidiosa superficialità che ammanta ogni cosa.

Di base è un film d’avventura. Ma l’avventura dov’è?

Personaggi scritti male e situazioni ironiche decisamente fuori luogo.

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